Condanna per usura: in carcere Giuliano Floro Vito
Un pentito lo indicò fra i reggenti della cosca reggiana

24/4/2021Giuliano Floro Vito, 49 anni di Cutro e residente a Cadelbosco Sopra, definito da un pentito della ndrangheta come uno dei capi della Cosca Grande Aracri, è stato arrestato e nella tarda mattinata di ieri dai carabinieri di Cadelbosco Sopra: deve scontare 2 anni di reclusione per una brutta storia di usura avvenuta nel Cremonese, e perla quale aveva patteggiato la pena di due anni di reclusione e 4000 euro di multa. L’esecuzione della condanna era stata sospesa in quanto il 49enne cutrese aveva presentato istanza a Brescia per l’ammissione ad una misura alternativa al carcere, che però lo scorso 3 marzo è stata rigettata.

Di conseguenza l’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura presso il Tribunale di Cremona ha emesso il provvedimento di revoca del provvedimento di sospensione e il ripristino dell’ordine di esecuzione per la carcerazioni. I carabinieri di Caldebosco hanno ricevuto il provvedimento nella tarda mattinata di ieri, e hanno condotto in carcere Giuliano Floro Vito per l’espiazione della pena. condotto in carcere per l’espiazione della pena.

Nell’ottobrer 2017, nel corso di un’udienza del processo Aemilia, il pentito di ndrangheta Antonio Valerio lo aveva definito come uno dei tre reggenti della cosca insieme a Carmine Sarcone e Luigi Muto, dopo l’uragano dell’inchiesta Aemilia che aveva disarticolato la cosca reggiana dominata da Nicolino Grande Aracri.

La vicenda risale al 2011 quando il proprietario di un bar di Cremona si era rivolto a un 58enne imprenditore di Cutro residente nel piacentino (che ha patteggiato nello stesso processo a 2 anni e 4 mesi di reclusione) per ottenere un prestito di 15.000 euro. L’accordo prevedeva il pagamento di interessi per 3.200 euro al mese a un tasso usuraio di circa il 260% su base annua. Non riuscendo ad onorare il debito, l’imprenditore si era visto costretto a richiedere nei mesi successivi un ulteriore prestito di 10.000 euro che questa volta gli era stato concesso ad un tasso di interesse pari al 162%.

In poco più di un anno il barista era arrivato a pagare, solo per gli interessi, oltre 50.000 euro, scontando un tasso superiore al 210% su base annua.

ll denaro consegnato dal barista al cravattaro cutrese gli era stato a sua volta prestato da Giuliano Floro Vito. Nel maggio del 2012 il 59enne finì in manette e Floro Vito fu denunciato, come il complice, per concorso in usura. Quindi il processo che ha visto i due imputati patteggiare la pena. Per Floro Vito, una volta divenuta esecutiva, l’espiazione della condanna era stata sospesa avendo lo stesso fatto istanza per la misura alternativa che è stata rigettata. Rigetto che quindi ha portato all’odierno provvedimento che è stato eseguito dai carabinieri di Cadelbosco Sopra che hanno arrestato Giuliano Floro Vito condotto ieri in carcere per l’espiazione della pena.

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