L’altro 25 Aprile
Corone alle croci delle stragi partigiane di Osteriola, Campagnola e Castelnovo Sotto

24/4/2021 – Alla vigilia del 25 aprile, Festa della Liberazione, c’è chi ha ricordato i molti morti, altrimenti dimenticati per ragioni di convenienza politica ma ben poco umane, delle stragi compiute dai partigiani poco prima e dopo la Liberazione. Nella giornata di oggi una delegazione del Centro Studi Italia, dell’Associazione Culturale Pietro e Marianna Azzolini e dell’Associazione Nazionale Volontari di Guerra hanno portato corone d’alloro presso alcune delle Croci che ricordano i martiri del Triangolo della Morte in terra reggiana. Le corone sono state deposte in località Osteriola a Rio Saliceto, al cavoun di Campagnola e sull’argine del Crostolo fra Castelnuovo Sotto e Cadelbosco Sopra. 

La Croce sull’argine del Crostolo fra Cadelbosco Sopra e Castelnuovo Sotto – spiegano Laurenzia Azzolini, Luca Tadolini e Alessandro Casolari – ricorda l’eccidio della sera del 23 Aprile 1945 quando i partigiani condussero 42 Reggiani sull’argine del Crostolo “uccidendoli a colpi di mitra buttando i loro cadaveri nelle acque del Crostolo”, COME scrisse Don Flaminio Longagnani, Parroco di Meletole, “in complesso, nel castelnovese, il numero delle vittime di queste esecuzioni sommarie nei giorni della Liberazione fu circa di un centinaio”.

La Croce del cavoun di Campagnola ricorda il luogo prescelto dai partigiani per altre esecuzioni di massa. Scrive Umberto Righi“le operazioni per far sparire i corpi degli uccisi durarono ben tre giorni. I condannati, ridotti in fin di vita dalle violenze subite, vennero trasportati con due carri bestiame al cavoun”.

La Croce di Osteriola ricorda le vittime nel camaroun  di Rio Saliceto, dove il 9 Marzo 1945 vennero violentate e uccise dai partigiani insieme ai genitori e parenti Marisa Nicolini e Maria Domenica Ghidini, entrambe di 18 anni. Scrive Flavio Parmiggiani: “una anziana signora non ha mai dimenticato le urla disperate di persone violentate e torturate provenienti quella sera da camaroun”.

Il Prefetto Avvocato Vittorio Pellizzi scrisse nel saggio Trenta mesi che a Reggio Emilia, dopo la Liberazione vennero uccisi circa mille Reggiani.

“Questa iniziativa – specificano i promotori – si svolge nello spirito della Riconciliazione nazionale, che prevede che la storia del drammatico periodo bellico e guerra fratricida tra 1943 e 1945 possa essere studiato a fatta conoscere liberamente, con confronto plurale e corretto, e che le Istituzioni ricordino tutte le vittime della guerra civile”.

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