Il caso First Aid occasione per cambiare le cose
Senza volontariato sanità e assistenza non reggono
Ora nuove opportunità

DI FEDERICO AMICO*

10/4/2021 – Il caso First Aid One e la concessione in appalto dei servizi di trasporto per le persone fragili a Reggio Emilia offre l’occasione di intraprendere un percorso per cambiare i punti di riferimento con cui si affrontano questi servizi. Ma ci mostra anche l’opportunità per ripensare il coinvolgimento del volontariato e del Terzo settore in generale nei confronti del servizio pubblico.

Proprio la settimana scorsa il Ministero del Lavoro ha emanato le nuove linee guida per regolare i rapporti tra la pubblica amministrazione, inclusi gli enti da essa controllati, e il Terzo settore. In sostanza ci si può avvalere di nuove modalità (contrattuali, di accordo e di progetto), che non devono sottostare a quelle del semplice mercato. Proprio perché si riconosce al volontariato e al Terzo settore anche il valore della coesione sociale, nonché l’impatto positivo che va ben oltre il dato economico, sarà possibile co-progettare i servizi accrescendone la qualità in un ambito particolarmente delicato come quello legato ai servizi alla persona.

Senza il Terzo settore l’emergenza pandemica sarebbe stata assai più drammatica: senza i 10mila volontari che durante il primo lockdown si sono attivati per portare sollievo a tanti ci saremmo sentiti tutti più soli e i più fragili avrebbero avuto un supporto di gran lunga inferiore.
E’ bene dirlo chiaramente: questo piccolo esercito non è una parte accessoria della nostra sanità. Tutt’altro. I volontari e le loro competenze rappresentano un patrimonio che non possiamo permetterci di perdere. Tutto l’impegno delle pubbliche assistenze – come la Croce Verde, l’Anpas, la Croce Rossa, le Misericordie – vede, accanto ai professionisti che operano in queste associazioni, il coinvolgimento di centinaia di volontari senza i quali il sistema sanitario e assistenziale non reggerebbe.

Un nuovo paradigma, soprattutto in questi tempi in cui il supporto alle persone si è dimostrato essenziale, è più che mai necessario. Certo, per metterlo in pratica c’è anche bisogno di maggiori risorse economiche da destinare alle nuove modalità di rapporto, ma se invece di considerarle una mera spesa assistenziale ne riconosciamo la qualità di investimento – producono economia, benessere, salute, coesione, beni immateriali ma essenziali – sicuramente riusciremo ad assumere una nuova prospettiva. Ovvero riconoscere che questo sarebbe un approccio più sostenibile, dove l’elemento economico, pur importante, non è più l’unico parametro con cui misurare la bontà dei servizi.

È indispensabile che le nuove linee guida trovino applicazione, anche grazie a norme comunali e soprattutto regionali. Questo porta sempre più verso un’amministrazione condivisa, radicata sul territorio, cooperativa e non competitiva, proprio a partire da quanto ci è più caro: la salute e il benessere dei cittadini, senza i quali nessuna economia avrebbe senso. Il mio impegno, per storia e indirizzo politico, sarà massimo perché si arrivi al più presto a questa piccola grande rivoluzione.

*Consigliere regionale Emilia-Romagna Coraggiosa 

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