Paolo Bellini e Thomas Kram
Destini incrociati sul processo di Bologna

DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI*

18/4/2021 – Venerdì 16 aprile si è aperta a Bologna in Corte d’Assise, a 40 anni e 8 mesi dal 2 agosto 1980, la prima udienza dell’ennesimo processo sulla strage alla stazione Centrale: 84 vittime identificate, 200 feriti, una vittima sicuramente presente nella sala d’aspetto di seconda classe – Maria Fresu – ma di cui non è mai stato ritrovato alcun resto, infine un volto appartenente ad una giovane donna non attribuibile, grazie all’esame del Dna e ai referti tanatologici, a nessun’altra vittima tra le 41 di sesso femminile. Questo, oggettivamente e scientificamente, il macabro bilancio della più grave strage avvenuta nel dopoguerra nel nostro Paese (e in Europa, prima delle stragi di Madrid-Atocha del 2004).

Imputato principale di questo nuovo processo è Paolo Bellini il quale, grazie ad un fotogramma estratto da un filmato amatoriale girato in stazione quella tragica mattina che parrebbe ritrarlo, viene ritenuto dalla Procura generale, addirittura colui il quale avrebbe trasportato l’ordigno che provocò l’eccidio.

Paolo Bellini in tibunale a Bologna

In realtà la pubblica accusa, attraverso Bellini e altri due imputati minori accusati di depistaggio e false dichiarazioni, tende a dimostrare che l’organizzazione ed il finanziamento della strage fu ideato da personaggi ormai defunti e non più processabili, ovvero Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi. Si compirebbe così finalmente il quadro che vede la responsabilità dei neofascisti, della P2, dei servizi deviati e perché no, dei circoli oltranzisti atlantici.

Tornando a Bellini, un personaggio sicuramente dal rilevante curriculum criminale, omicida confesso, ladro di mobili d’antiquariato nonché collaboratore di giustizia, è ritenuto un elemento del gruppo neofascista Avanguardia Nazionale. Egli fu già oggetto d’indagine nella prima istruttoria su Bologna, ma non essendo mai stato rinviato a giudizio né tantomeno condannato, oggi può essere processato, rimettendo in discussione gli elementi e l’alibi, che all’epoca vennero ritenuti sufficienti a considerarlo estraneo ai fatti.

L’uomo del filmino girato prima della strage

Ma quel giorno in stazione a Bologna non c’era, ammesso che ciò sia dimostrato, solo Paolo Bellini.

THOMAS KRAM IL 2 AGOSTO ALLA STAZIONE DI BOLOGNA: COSA DISSE CARLOS LO “SCIACALLO”

«Il 2 agosto eravamo a Budapest e mi ricordo che quella mattina Magdalena [Kopp, moglie di Carlos] venne e mi disse: “Kram ha rischiato di farsi uccidere» (Bologna e Ustica. Le verità di Carlos di Emanuele Midolo, Francesco Piccinina, Agoravox, 2 agosto 2010).

«Mi venne anche detto dalla Kopp che il giorno dell’esplosione Kram si trovava alla stazione per telefonare e si allontanò appena qualche istante prima che l’ordigno deflagrasse» (Verbale di dichiarazioni rese da Ilich Ramirez Sanchez “Carlos” all’avvocato Gabriele Bordoni nel carcere di Poissy il 4 giugno 2012).

«Kram (su cui si concentrò l’attenzione degli inquirenti come una delle possibili piste per rintracciare i responsabili della strage, ndr), ti ricordi?

Sì sì, lui non era alla riunione a Berlino per riferire le cose. Le ha raccontate al telefono a qualcuno in Germania, un compagno, ciò che era successo da quando era arrivato in Italia. (…) È stato seguito da un sacco di gente con dei cappotti lunghi, e che si era perso e poi invece ha ritrovato la strada, (…) e solo dopo c’è stata l’esplosione a Bologna. Questo l’ha detto al telefono, non era alla riunione a Berlino, no. Lì c’erano dei compagni e loro hanno raccontato la storia punto e basta. E poi, dopo tutto quanto, un compagno è venuto a trovarmi per raccontarmi la storia. L’avvocato bolognese, lui non lo sa, ha detto delle cose molto strane, molto strane c’è gente che ha interesse a non far passare la verità… Sono io che ci ho pensato, quando mi hanno raccontato la storia, deve avermela raccontata Maddalena con il compagno tedesco che era alla riunione a Berlino, quello con cui aveva parlato al telefono il compagno tedesco, Thomas Kram, quello che era successo a Bologna. Stava per uscire quando c’è stata l’esplosione» [Il Fatto Quotidiano, 22 aprile 2014].

Questi che abbiamo appena letto, sono alcuni passaggi tratti da interviste rilasciate negli anni da Ilich Ramirez Sanchez, più noto come Carlos, nome di battaglia affibbiatogli nei primi anni ’70 dal dirigente del Fronte popolare per la liberazione della Palestina Bassam Abu Sharif.

Kram pochi anni fa
Thomas Kram nel 1980

Fu proprio il terrorista venezuelano a rivelare per la prima volta la presenza nel capoluogo felsineo di un “compagno” il 2 agosto 1980, giorno della strage alla stazione: «A Bologna un compagno, probabilmente sotto sorveglianza, viaggiava senza bagagli cercando di fuggire dopo l’identificazione. È sceso alla stazione mentre il treno era ancora in corsa e si è trovato nel piazzale della stazione poco prima che esplodesse una bomba» [Il Messaggero, 1º marzo 2000].

Ci vollero però altri cinque anni dopo quelle incredibili ed inaspettate dichiarazioni di Carlos, nonché la meticolosa ricerca di due consulenti della Commissione Mitrokhin, Gian Paolo Pelizzaro e Lorenzo Matassa, perché venisse scoperto il nome di quel “compagno” – Thomas Kram – e perché la Procura di Bologna aprisse un fascicolo per indagare la cosiddetta pista palestinese.

Membro delle Cellule rivoluzionarie tedesche, poi membro effettivo dell’Organizzazione dei Rivoluzionari Internazionalisti di Carlos, Thomas Kram nell’organigramma del gruppo terroristico stilato dalla Stasi, la polizia politica della ex DDR, occupava il numero 7, ed era indicato dalla magistratura tedesca come “esperto di cariche esplosive e detonatori a tempo”.

Ilich Ramirez Sanchez detto Carlos

Dunque una expertise la sua, che rende ancora più singolare ed inquietante il fatto che il suo nome, essendosi egli registrato la notte tra il 1° e il 2 agosto in un hotel bolognese, sia rimasto coperto per ben 25 anni.

Peccato che qualche “manina” avesse affogato nel faldone delle segnalazioni anonime i sei telegrammi che lo riguardavano e che la Digos aveva fornito ai magistrati bolognesi. Il nome di Thomas Kram infatti, fin dal 12 maggio 1980, era inserito nella Rubrica di Frontiera “per provvedimento di perquisizione sotto aspetto doganale e segnalazione per riservata vigilanza”. Fu grazie a questa disposizione che la mattina del 1° agosto proveniente da Karlsruhe fu intercettato, perquisito e fatto ripartire da Chiasso verso Milano. Lo ritroveremo per l’appunto a Bologna la sera stessa.

Gli spostamenti di Kram nel nostro Paese erano monitorati fin dal 1979, quando egli aveva frequentato un corso di italiano a Perugia. Kram si trovava in quella città anche il 7 novembre 1979 quando Samir, il fratello di Abu Anzeh Saleh, si recò alla Sip del capoluogo umbro da dove effettuò una telefonata al fratello a Bologna. In assenza di Saleh, rispose una donna che riferì a Samir che il fratello era già partito per la «nota destinazione». Quella stessa notte, a Ortona, verranno sequestrati due missili Sam 7 Strela di fabbricazione sovietica e verranno arrestati i tre autonomi romani che li trasportavano – Daniele Pifano, Giorgio Baumgartner e Giuseppe Luciano Nieri.

Abu Anzeh Saleh

La settimana successiva verrà arrestato a Bologna anche Abu Anzeh Saleh, responsabile del Fplp in Italia. Il 25 gennaio 1980 i quattro verranno condannati a 7 anni di reclusione. Da quel momento partirono minacce ed ultimatum dell’Fplp, poiché quell’arresto e quel sequestro di missili di fatto rompevano l’accordo oggi noto come “Lodo Moro”. Molta documentazione a riguardo è nota, ma va ricordato che il grosso delle informative di quei giorni del capocentro del Sismi a Beirut colonnello Stefano Giovannone sono ancora oggi secretate.

Tornando a Kram, l’11 dicembre 1979, la Questura di Perugia riferì gli esiti della perquisizione domiciliare a suo carico, avvenuta il 27 novembre 1979 nel suo appartamento e nel cui contesto era stato rinvenuto un documento in lingua tedesca (di 15 pagine) sui metodi seguiti dalla polizia tedesca per l’interrogatorio di indiziati di reato con l’ausilio di computer. Kram stava studiando il modus operandi delle polizie europee.

Kram e la sodale Christa-Margot Fröhlich – arrestata nel 1982 a Fiumicino con una valigia esplosiva e segnalata a Bologna il giorno della strage da un testimone però non ritenuto credibile – nel 2011 vennero iscritti dalla Procura bolognese nel registro delle notizie di reato nell’ambito delle indagini sulla cosiddetta pista palestinese. Nel luglio 2014 la stessa Procura chiese l’archiviazione, confermata poi nel febbraio 2015 dal gip Bruno Giangiacomo. Una richiesta di archiviazione per certi versi incredibile, piena di perplessità e dubbi in cui si sottolineava con parole inequivocabili come la vicenda non potesse in alcun modo ritenersi esaurita.

LE PERPLESSITA’ E I DUBBI NELLA RICHIESTA D’ARCHIVIAZIONE DELLA “PISTA PALESTINESE”

«“… mi trovavo nel posto sbagliato all’ora sbagliata …” ha dichiarato [Thomas] Kram al pubblico ministero ma quella imprevista e sorprendente presenza a Bologna, il giorno della strage, dell’esperto di cariche esplosive e detonatori a tempo avrebbe richiesto una risposta persuasiva, una precisazione o un’indicazione che consentisse di apprezzarne la casuale verità di una stravagante coincidenza del destino, fugando, ragionevolmente, il sospetto di un qualche coinvolgimento nell’esecuzione della strage.

Il silenzio opposto da Kram alle domande che gli sono state rivolte il 25 luglio 2013 risponde certamente ad insindacabili esigenze difensive ma quella presentazione spontanea era l’occasione per marcare radicalmente l’estraneità da un turpe crimine terroristico ai danni della inerme popolazione civile di Bologna, per indicare le ragioni di quell’insolito viaggio a Bologna e dell’immediata partenza, per indicare le persone incontrate, i luoghi visitati ed i mezzi utilizzati.

[occorre qui ricordare che, in base a documenti recuperati presso il BStU di Berlino – l’istituto che gestisce il patrimonio documentale della Stasi – Thomas Kram, il quale in una intervista aveva dichiarato di essersi recato il 2 agosto a Firenze e di essersi colà trattenuto per 4-5 giorni, la sera del 5 agosto 1980 viene segnalato a Berlino Est. Quella stessa notte vi giunse da Budapest Johannes Weinrich, numero due del gruppo Carlos. Entrambi lasciarono la DDR la mattina del 10 agosto].

La prova giudiziaria della responsabilità penale esige una precisione indiziaria che è negata dalla possibilità di inferenze alternative: se la ingiustificata presenza a Bologna, il giorno della strage del 2 agosto 1980, di un terrorista tedesco esperto di esplosivi, identificato con carta di identità, alimenta un grumo residuo di sospetto che vanifica quello “sforzo […] di concludere definitivamente questo capitolo del suo passato” […] quel solo e sorprendente fatto non è, tuttavia, sufficiente alla formulazione dell’accusa di partecipazione alla strage alla stazione ferroviaria» (pp. 81-82).

Dunque archiviazione nonostante il “grumo residuo di sospetto”… Tant’è.

Ma non è tutto. Un elemento, a nostro avviso non trascurabile, lega ciò che abbiamo appena narrato circa Thomas Kram e l’attualità.

Prima di quel tragico 2 agosto 1980 infatti, Kram era stato a Bologna almeno un’altra volta. Esattamente il 22 febbraio 1980. Aveva alloggiato all’hotel Lembo di via Santa Croce. In quello stesso hotel, quel giorno, era inspiegabilmente registrato un altro personaggio, che normalmente quando soggiornava a Bologna si recava sempre e solo all’Hotel Regina di via dell’Indipendenza. Quell’uomo all’epoca si registrava con una identità falsa utilizzando però documenti veri intestati al brasiliano Roberto Da Silva. Quell’uomo in realtà si chiamava e si chiama tutt’ora Paolo Bellini.

L’appunto Digos sulla presenza di Bellini-Da Silva all’hotel Lembo

Sembrerebbe dunque che Thomas Kram e Paolo Bellini – sempre che le ipotesi della Procura generale di Bologna siano confermate – abbiano “casualmente” incrociato nel giro di pochi mesi i loro destini almeno un paio di volte. L’ultima in stazione intorno alle 10.25 di sabato 2 agosto 1980.

Sarebbe veramente una bella cosa se nel dibattimento che avrà a luogo nei prossimi mesi in Corte d’Assise questa incredibile “casualità” venisse approfondita e chiarita. Noi ci speriamo. Come si dice in questi casi? “Non tutto è perduto. Il tempo è galantuomo”.

*Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi sono giornalisti investigativi, saggisti e studiosi del terrorismo internazionale, autori della grande inchiesta sulla strage di Bologna pubblicata da Reggio Report

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    DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI*
    Paolo Bellini e Thomas Kram si ritrovarono a Bologna nello stesso albergo.
    È giovedì 21 febbraio 1980. Bellini, 26 anni di cui gli ultimi tre latitante sotto la copertura della falsa identità brasiliana di Roberto Da Silva, entra nella hall dell’Hotel Lembo in via Santa Croce 26 e si dirige verso la reception. Chiede una stanza per due notti, con check-out sabato 23 febbraio. Al concierge la “primula nera”, come lo chiamano i giornali, consegna come documento di riconoscimento un «libretto dell’aviazione civile n° 4357, rilasciato a Roma nel 1978».
    Con lui non c’è nessuno ad accompagnarlo, come invece era capitato venti giorni prima, sempre a Bologna, quando prese una stanza nell’Albergo Atlantic di quarta categoria in via Galliera 46 con una donna del frusinate di 39 anni residente a Bologna «dedita alla prostituzione».
    La sua presenza all’Hotel Lembo tra il 21 e il 23 febbraio 1980 costituisce un fatto che anche Bellini non ha mai voluto chiarire. Lo ha taciuto agli inquirenti in tutti i suoi interrogatori. A volte anche mentendo.
    Perché? Il 22 febbraio 1980 Bellini era all’albergo Lembo quando arrivò Thomas Kram, il terrorista tedesco dirigente delle Cellule Rivoluzionarie (RZ) e membro «a pieno titolo» del gruppo Carlos. Kram, nato a Berlino il 18 luglio 1948, braccio destro del terrorista tedesco Johannes Weinrich, anche lui membro di spicco delle RZ e numero due della rete Separat.
    Lo stesso Thomas Kram sorvegliato speciale come pericoloso terrorista e che il 2 agosto 1980 è alla stazione di Bologna…

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