Zona stazione, piano faraonico da 76 milioni con duecento persone da deportare
E’ il progetto R60: ha il nome del mitico trattore prodotto dagli operai Reggiane

17/3/2021 – Lo hanno intitolato “R60” ed e’ il primo progetto organico di riqualificazione urbanistica e sociale del quartiere della stazione storica di Reggio Emilia a sud dei binari ferroviaria (in sostanza la tribolata zona di via Turri, investita negli ultimi 20 anni da un’ondata migratoria incontenibile), in connessione con il cosiddetto “Parco dell’innovazione” dell’area ex Reggiane posta a nord, al di là del fascio di binari.

Il nome è molto evocativo, perchè “R 60″ fu il primo e unico trattore prodotto in autogestione dagli operai durante l’occupazione delle Omi Reggiane: la “vacca di ferro” cantata nel poema di Franco Cigarini, che all’epoca vinse il premio letterario de l’Unità assegnato da una giuria presieduta da Italo Calvino. Era il 1951: esattamente settant’anni fa.

Di quel mitico trattore sono rimaste solo delle fotografie: ma da allora quella sigla R60, nel mondo sindacale, è rimasta a simboleggiare il protagonismo dei lavoratori nella rinascita economica di Reggio. Forse questo non lo sanno neppure i progettisti e i comunicatori, o forse non ci hanno pensato, perché molto probabilmente il numero 60 in questo caso fa riferimento ai sessantamila metri quadrati della zona interessata di un intervento che si annuncia poliennale e faraonico, almeno per la consistenza delle cifre messe in campo. Tuttavia si deve ammettere che la suggestione è alta: quanto sia ben riposta, è altra questione.

Il trattore R60 (Fototeca Istoreco)

Parliamo di 17 progetti per un costo globale di circa 76 milioni di euro, equivalenti a circa 150 miliardi del vecchio conio. Cifra che in altri tempi, neppure lontanissimi, avrebbe permesso di costruire anche una metropolitana o ancora meglio una ferrovia sospesa (come a Wuppertal, in Renania), oppure di ruotare l’orientamento della stazione ferroviaria per trasformarla, Lione insegna, nella connessione fra città storica e area nord. Ma tant’è.

Di questo di questo nuovo e costosissimo R60, presentato in ieri in una conferenza stampa e approvato in serata nel giubilo generale dalla competente commissione del consiglio comunale, esiste per ora un concept lontano da una progettazione esecutiva, con una sequela di rendering (disegnini al computer) neppure particolarmente entusiasmanti.

Rendering dell futura piazza

Da ora parte la progettazione dei primi tre stralci su 17, che costeranno 24,8 milioni di euro: tre progetti in corsa per i finanziamenti del bando PinQua (Programma innovativo nazionale per la Qualità dell’abitare) del Ministero Infrastrutture, al quale il comune di Reggio chiede 15 milioni di euro. Progetti che riguardano la costruzione di 51 alloggi di edilizia residenziale sociale, in un unico mezzo grattacielo (cosiddetta “densificazione urbana”) principalmente per sostituire quelli che saranno demoliti; il recupero e trasformazione del Capannone 17 (secondo stralcio), definito storicamente come “la Cattedrale”) da destinare a quarto polo universitario dedicato al Digitale, a sedi di aziende ed enti di ricerca nell’ambito del Parco Innovazione; e la realizzazione di un lungo ponte ciclopedonale per scavalcare l’intero parco ferroviario e connettere direttamente la zona Turri all’area del parco innovazione. Opera considerata un fiore all’occhiello e simbolo dell’intero progetto, anche se qualcuno dubita che siano soldi spesi bene: passerelle del genere, se non realizzate in ambienti protetti o particolarmente specializzati, sono per lo più un fallimento urbanistico. E più sono lunghe, meno sono attrattive.

Il viadotto del Partigiano

La prima operazione prevista è, quella che ha originato l’intero concept, è anche la più delicata dal punto di vista sociale. Coinvolge infatti circa 200 residenti del cosiddetto comparto “902”, tra via Turri e via Paradisi, che vivono nei condomini dei numeri civici 12, 14 e 16 al “confine” con il sovrappasso di viale del Partigiano. Come i loro vicini di casa dei civici 6, 8 e 10, devono prepararsi a lasciare casa per dare campo libero alla costruzione di nuovi alloggi di edilizia residenziale sociale. I proprietari saranno espropriati a prezzi di mercato (vale a dire prossimi allo zero) e dovranno andare altrove o ricomprarsi l’appartamento, per le quali avranno la prelazione. Un bel premio per tante vite di sacrifici e di sudore per comprarsi una casa. Resta a vedere, a questo punto, chi ci guadagnerà nell’intera opera di demolizione-ricostruzione-deportazione, visto che dai rendering spuntano diversi funghi architettonici destinati a residenze da mettere sul mercato.

L’intervento, per essere precisi, nei numeri dal 6 al 10 sarà attuato riqualificando l’esistente, ma dal 12 al 16 con l’abbattimento e la ricostruzione ex novo dell’edificio. A lavori ultimati saranno 51 gli appartamenti pubblici realizzati con elevati criteri di efficienza energetica, di cui circa 20 sottoposti ad una clausola di “vendita convenzionata” con prelazione per gli ex residenti che volessero continuare a rimanere nel quartiere.

Rendering della futura via Turri

“Una decina di giorni fa- ha riferito l’assessore alla Casa Lanfranco De Franco– ho incontrato i cittadini per spiegare loro il progetto e fornire tutte le informazioni sulle soluzioni di ‘accompagnamento all’abitare’ aperte nei loro confronti”.

Inoltre, spiega l’assessore, “il progetto è corredato da una lettera che ne attesta l’interesse non solo da parte delle 23 associazioni del quartiere firmatarie di un accordo col Comune per il rilancio della zona al 2023, ma anche da altre realtà che non fanno parte della cabina di regia che coordina le azioni”.

Nel quadrante 902 i metri quadri di residenza saranno 10.500, più 5.000 di funzioni pubbliche. Si prevedono in particolare due nuove palestre, il deposito esterno dei libri delle biblioteche e uno spazio specifico per la creatività giovanile con tecnologie digitali.

Marco Corradi, presidente di Acer ( impegnata ad anticipare due milioni e a intervenire nella ricerca dei fondi), fa notare: “In termini di efficienza e servizi pubblici gli inquilini dei nuovi alloggi avranno un risparmio tra i 4 e i 6000 euro all’anno. Una cifra enorme rispetto a chi vive in case tradizionali”.

La seconda opera candidata al bando ministeriale è, come accennato, il sovrappasso ferroviario ciclopedonale (largo 8 metri) che dalla “sponda” sud di piazza Domenica Secchi scalvacherà la ferrovia, connettendo fisicamente il quartiere alle ex Reggiane, dove è previsto il terzo intervento con riqualificazione del Capannone 17/2 (“la cattedrale”) e di parte del capannone 15/C, delle ex-Reggiane.

“Soprattutto nell’epoca della pandemia che stiamo vivendo- ha commentato il sindaco Luca Vecchi– credo sia compito di un’amministrazione consegnare alla città una visione di futuro. E siccome io stesso sono stato criticato nello scorso mandato per non aver proposto un piano organico sulla stazione (ma. ha aggiunto – “le elezioni le ho vinte anche lì”), oggi siamo pronti a consegnare alla città questa proposta strategica”.

Via Paradisi

Aspettando il responso del bando previsto tra circa 6 mesi, il primo cittadino ci crede: “Se anche non dovessimo vincere il finanziamento- conclude Vecchi- nulla vieta che i privati si facciano avanti per manifestare interesse a questo primo e innovativo progetto per il rilancio del quartiere”. Vedremo, insomma, ci ci guadagnerà.

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2 risposte a Zona stazione, piano faraonico da 76 milioni con duecento persone da deportare
E’ il progetto R60: ha il nome del mitico trattore prodotto dagli operai Reggiane

  1. Rossana Rispondi

    18/03/2021 alle 15:26

    L’assessore Pratissolo nelle linee di indirizzo del nuovo Piano Urbanistico Generale ha dichiarato che a RE il fabbisogno abitativo da soddisfare è per le fascie di basso di reddito, che occorre più edilizia pubblica. Infatti non si previligeranno interventi per il residenziale ma solo per il produttivo e il terziario.
    Via libera agli interventi in tutta l’area nord e nel lungo periodo se sarà utile si demoliranno tutti i fabbricati di via Turri angolo via Sani. L’intorno si valorizzerà dal punto di vista immobiliare di conseguenza.
    Questa è la riqualificazione urbana bellezza!
    Anche a Reggio Emilia.

  2. Marco Brambilla Rispondi

    24/05/2021 alle 10:42

    Articolo di una qualità pessima, degno dei migliori titoli di libero, complimenti a chi l’ha scritto! Fate ridere campagnoli

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