Poesofie e disegni fulminei a cavallo tra due millenni
Le intriganti “avarie creative” di Gianfranco Cuccoli

DI PIERLUIGI GHIGGINI

14/3/2021 – C’è un mondo invisibile, sorprendente e talvolta inquietante, impalpabile eppure reale come quello interiore che ci agita e innalza, e talvolta sprofonda in dimensioni difficilmente immaginabili e tuttavia vere, nella poesia di Gianfranco Cuccoli. Un modo descritto con profondità, con dolcezza e una capacità non comune di esplorazione del non conosciuto. Di questo dà prova il noto architetto e studioso, segretario generale e vicepresidente della Fondazione Bozzano De Boni Onlus di Bologna, istituzione culturale che custodisce una biblioteca esoterica, dedicata alla ricerca psichica e metapsichica, fra le più rilevanti d’Europa . La fondazione pubblica anche la rivista Luce e Ombra, conosciuta a livello internazionale.

Con le sue “poesofie e disegni: raccolta di avarie creative a cavallo di due millenni” Cuccoli – alla sua seconda fatica letteraria – ci accompagna in punta di piedi, e senza mai usare alrezzosa prepotenza, nel mondo invisibile che si agita e interagisce con noi, ma solo raramente rendendosi percepibile. Inevitabile dunque che le “poesofie” risalgano dall’esperienza personale e interiore sino ai cerchi superiori che si addensano attorno alla dimensione del sogno, e costituiscono di per se stessi una scoperta sorprendente.

I versi, autentico diario di bordo di una ricca esperienza spirituale, sono accompagnati da disegni offerti dallo stesso autore con tratto felice, che in poche linee materializzano, per così dire, la narrazioni del mondo oltre e dentro di noi: come Il Pensatore che in copertina introduce alle liriche di Cuccoli.

Nella prefazione, Sergio Antonio Laghi (medico pediatra illustre, dai multiformi interessi culturali) descrive Gianfranco Cuccoli come ” un “entronauta”, uno skipper che sa condurre con maestria la propria imbarcazione interiore, manovrando con disinvoltura le scotte delle sue vele piene di vento ed altrettanto bene reggendo con forza e consapevolezza il timone delle facoltà razionali“.

Le sue immagini poetiche “simili alle pennellate di un pittore impressionista, si alternano a riflessioni e a domande che l’artista pone a se stesso e agli altri e che suscitano altre domande e altre immagini. E anche le sue riflessioni filosofiche spesso sono alonate di dubbi, di speranze, di “forse” ricordano l’indeterminatezza dei contorni di uno sfumato leonardesco e anche in questo sono poetiche“.

L’“io” dell’Autore – aggiunge Laghi – “non prevale mai, non dogmatizza, non stigmatizza, non si impone, ma si lascia sollevare dal vento dello spirito universale, dal pathos esistenziale. E i soggetti che il poeta tocca sono estremamente vari: sono stati d’animo, stati di coscienza come il sonno, il silenzio, il dolore profondo per la scomparsa di un essere caro (“Quel giorno di Santa Lucia”) oppure la tragica straziante situazione in cui ci si è venuti a trovare con la recente pandemia (“La fabbrica dei morti soli”), altre volte sono esseri viventi come il cammello, le cicale e il loro coro, la distesa dei rossi papaveri, e l’uomo nelle sue varie condizioni.

E con la sua capacità di usare “con egual destrezza i due lobi cerebrali armonizzando le proprie conoscenze tecniche e scientifiche con le sue doti filosofiche e con le sue ispirazioni poetiche e spirituali”, il Cuccoli poeta filosofo “riporta alla mente gli antichi Rosacroce del Medioevo“.

Il mondo che chiamiamo esterno, la sua necessità ed esistenza indipendente dal nostro spirito, ha solo una autonomia apparente illusoria. Ma qui “le immagini “materiali” diventano realtà interiori e le realtà interiori si concretizzano in immagini ed entrambi diventano una cosa sola…

“Mi sembra che le “poesofie e disegni: raccolta di avarie creative a cavallo di due millenni” facciano sentire profondamente questa unità”.

I disegni, che accompagnano spesso le poesie, non sono certamente un semplice complemento al lavoro, ma ne hanno la stessa dignità e la stessa forza. “Non solo vi è magia, poesia, ma intrecciata ad esse una profonda conoscenza tecnica e una sensibilità estetica non comune date anche dalla sua professione di architetto e che raddoppiano le qualità artistiche dell’Autore. Cito ad esempio la figura della copertina, ”Il pagliaccio”, “Lo spaventapasseri”, ”A Mara”, “Recitazione”, “Sguardi”…..

Quello che sorprende veramente in questa raccolta di “poesofie” “è la naturalezza e la disinvoltura con cui l’Autore passa dall’inconscio alla coscienza, dal fascino di una immagine a una riflessione logica o a una asserzione etica”.

Gianfranco Cuccoli, in definitiva, “ci insegna che in questo mondo ogni cosa ha un senso, anche un sasso (come diceva “il matto” a Gelsomina nel film “La Strada “di Federico Fellini) ci mostra che tutto è simbolo, tutto è poesia e che non vi è mai opposizione fra il mondo che è oltre il velo e quello che è al di qua di esso. Ci insegna infine a mantenere aperto il varco tra i due mondi, usando armonicamente entrambe le nostre antenne conoscitive”. Buona lettura.

Pietra di Bismantova: sfere di luce a cavallo tra due mondi (Ph. Nicola Tosi)

PROSPETTIVE (di Gianfranco Cuccoli)

Una finestra sull’infinito:

Vedo aride distese

Vedo verdi prati

Vedo cime smisurate

Visioni che si perdono

Prospettive irreali

che appaiono, poi scompaiono.

Squarci di natura

Squarci di pensieri

Poi un bosco di idee.

Cerco di capire dove sono.

Cosa vedo?

Una quiete immaginaria

avvolge ora la mente.

Abbraccio allora ipotesi reali.

Sconclusionati versi per raccontare.

Immagini che pur la vita offre,

a piene mani, quasi fossero in saldo.

Spettacolo d’incanto.

Posso ora vedere, libero.

Gianfranco Cuccoli

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