Pagliani non fece alcun patto con la ndrangheta
Le motivazioni dell’assoluzione dopo 6 anni di calvario

18/3/2021 – Mancanza totale dell’elemento oggettivo del reato e assenza di prove attestanti  una condotta penalmente rilevante. Giuseppe Pagliani non aveva sottoscritto alcun accordo con la ndrangheta, e da essa non ha mai ricevuto alcun favore. Inoltre si è sempre comportato correttamente nei confronti del Prefetto Antonella De Miro e non si è mai mosso per delegittimare le sue azioni di contrasto alla consorteria criminale, in particolare le interdittive antimafia.

Giuseppe Pagliani

Queste per sommi capi le motivazioni della sentenza con cui il 23 dicembre la Corte d’Appello di Bologna ha assolto con formula piena l’avvocato Giuseppe Pagliani dall’accusa infamante di concorso esterno in associazione mafiosa. Una persecuzione giudiziaria, firmata dall’ex procuratore Mescolini come pm di punta dell’inchiesta Aemilia, durata sei anni, dal febbraio 2015 con prezzi personali e politici tremendi per quello che, al momento dell’arresto (annullato dal Riesame dopo vdenti giorni di detenzione) era l’esponente di punta del Popolo della Libertà a Reggio Emilia, Tricolore.

E’ lo stesso Pagliani a rendere note le motivazioni della sentenza d’appello (alla quale si era approdata dopo l’annullamento in Cassazione per gravi motivi del precedente verdetto di secondo grado). “Arriva sempre il momento in cui il bene vince – commenta – E questo è uno di quei momenti, che dedico in primis a mio padre Sandro, scomparso due anni e mezzo fa,  a mia mamma Anna ed alle tante persone che mi sono state vicine in questi anni difficili”.

Riferisce l’avvocato Pagliani: “Con grande soddisfazione ho appreso  il contenuto delle motivazioni relative alla sentenza della Prima Sezione della Corte di Appello di Bologna che, il 23 Dicembre scorso , mi ha assolto per non avere commesso il fatto nel procedimento penale che mi ha accompagnato negli ultimi 6 anni della mia vita.

Quanto motivato dai giudici rispecchia quello che ho sempre sostenuto, ovvero di non essere mai stato in alcun modo la sponda politica e mediatica  di un’associazione criminosa di stampo mafioso“.

In proposito “la Corte di Appello attesta che non vi è alcuna prova di un mio apporto fattivo all’attività dell’ associazione criminale in questione e che io, oltre a non aver mai accettato di sottoscrivere  né conseguentemente onorato alcun accordo con qualsivoglia consorteria mafiosa, non ne ho mai ricevuto in cambio favori  di sorta“. E “a ulteriore riprova di quanto sopra esposto i  Giudici della Corte d’Appello riconoscono che nei confronti del Prefetto De Miro ho sempre tenuto una condotta  corretta e non mi sono mai mosso strumentalmente per delegittimare il suo operato allo scopo di favorire la ndrangheta, anzi, ho sempre sostenuto il suo lavoro”.

“Quello che in questa sentenza viene  sottolineato con decisione dalla Corte d’Appello è la mancanza totale dell’elemento oggettivo del reato e l’ assenza di prove attestanti  una condotta penalmente rilevante del sottoscritto”.

E a proposito della famigerata cena al ristorante Antichi Sapori di Gaida, Pagliani aggiunte: “Io dei commensali alla cena del 21 marzo conoscevo Paolini e Brescia , considerati insospettabili dalla Corte di Appello. Non corrisponde al vero l’interpretazione della Corte che ipotizza una mia conoscenza della caratura criminale di Sarcone, di cui il sottoscritto ne censura violentemente l’operato in occasione del Consiglio provinciale del 28 marzo 2013″.

In definitiva “così come l’ordinanza del Tribunale del Riesame ed il Gup nel giudizio di primo grado, anche la Corte d’Appello ha attestato la mia totale estraneità a questo reato“. E del resto “già 9 testimoni avevano rappresentato la mia piena innocenza nelle udienze svoltesi nell’estate del 2020 presso la Corte d’Appello di Bologna”.

Conclude Pagliani: “So che nessuno potrà restituirmi il tempo perso e la sofferenza subita a causa di un giogo che mi ha inutilmente e indebitamente tolto serenità ed energie per 6 lunghissimi anni.

Rimane il piacere per avere per l’ennesima volta la conferma del fatto che sebbene le persone per bene possano essere perseguitate per anni ed accusate ingiustamente, arriva sempre il momento in cui il bene vince.

Questo è quel momento, che io dedico in primis a mio padre Sandro, scomparso due anni e mezzo fa,  a mia mamma Anna ed alle tante persone che mi sono state vicine in questi anni difficili”.

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Una risposta a 1

  1. Space Clearing Rispondi

    19/03/2021 alle 07:05

    A Reggio sono sempre stati propensi ai ‘gioghi’ infernali..
    ai danni di chi non è allineato al ‘gratta&vinci legalizzato’, putrido e molto redditizio che hanno intavolato.
    Un bell’ambientino..

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