MA QUALE CSM
“L’ex-procuratore Mescolini vittima della destra”
Chiamata alle armi di 50 esponenti della sinistra Cgil
Leggete l’appello e sbalordite

DI PIERLUIGI GHIGGINI

4/3/2021 – Il trasferimento dell’ex Procuratore di Reggio Emilia Marco Mescolini, deciso all’unanimità dalCsm a partire dall’esposto presentato da quattro sostitute dell’ufficio reggiano, sarebbe l’approdo finale di una campagna “di inaccettabili
semplificazioni e strumentalizzazioni”, “bene orchestrata da esponenti politici della destra”, che hanno preso “a pretesto” le intercettazioni di Luca Palamara. Un trasferimento punitivo, dunque, sul quale la destra reggiana avrebbe subornato il Csm, e che soprattutto mette in pericolo la battaglia contro la ndrangheta colonizzatrice del territorio reggiano.

Questa la sostanza di una lunga lettera-appello dal titolo “Per il futuro di Reggio Emilia“, sottoscritta da una cinquantina di esponenti della sinistra, in gran parte sindacalisti ed ex sindacalisti della Cgil, che esprimono “solidarietà umana” a Mescolini e in suo nome annunciano una campagna di “azioni ed iniziative di contrasto ai fenomeni di infiltrazioni e radicamento della criminalità organizzata”. E per questo invitano “tutti i cittadini” a firmare l’appello.

Marco Mescolini

Tra le firme, quella dell’ex deputato del Pci Antonio Bernardi, di Gianni Bernini, dell’ex segretario provinciale della Cgil ed ex vicesindaco Franco Ferretti, di Franco Pedroni, Gian Franco Riccò, del giornalista Paolo Bonacini, di Pierino Nasuti, Mirto Bassoli, Mauro Vicini, Letizia Valli, Vera Romiti e del segretario provinciale della Fiom Simone Vecchi (fratello del sindaco Luca Vecchi).

L’appello, una lettura ideologica dei fatti e dei contesti, ignora completamente il merito della decisione unanime del Csm (assunta sulla base di un’ampia relazione del consigliere Nino di Matteo, icona della magistratura antimafia) e respinge alla radice l’ipotesi che un partito politico, vale a dire il Pd, si stato tenuto al riparo dalle indagini di Aemilia, e non solo. Ancora una volta il nemico da battere è la destra, additata quale principale responsabile della rimozione deldottor Mescolini. Non un cenno di approfondimento dei fatti e del Sistema reggiano, tanto meno di riesame critico di quanto accaduto in questi anni dentro e fuori palazzo di Giustizia.

Di seguito il testo integrale dell’appello, per il quale comincia una raccolta di firme, e i nomi dei promotori

PER IL FUTURO DI REGGIO EMILIA


La decisione del Consiglio Superiore della Magistratura, che
all’unanimità ha stabilito il trasferimento del Procuratore della
Repubblica Marco Mescolini per incompatibilità ambientale, apre uno scenario nuovo e preoccupante per la provincia di Reggio Emilia.
Verranno meno le competenze, le relazioni, le capacità di coordinamento investigativo, che l’allora Sostituto Procuratore ha messo a disposizione per dieci anni della DDA bolognese con la sua attività inquirente e requirente. Conoscenze eattitudini che hanno consentito di colpire la cosca insediata in Emilia, nel più grande processo alla ‘ndrangheta della storia italiana.

Alla cosca, e ai tanti soggetti che in questa regione hanno ceduto alle sue offerte e chiesto i suoi servigi, è stato assestato un colpo durissimo, certificato da 150 condanne per oltre mille anni di carcere.
Sentenze giunte in Cassazione due anni fa nel rito abbreviato e che hanno retto al giudizio d’Appello nel 2020 per gli imputati del rito ordinario.
Quel patrimonio fatto di competenze investigative e conoscenze ambientali ha consentito, dopo l’insediamento di Mescolini a Reggio Emilia, di aggredire le nuove frontiere del crimine organizzato, che mostrano associazioni a delinquere comuni e mafiose capaci di condividere il proprio know how criminale nel comune obbiettivo di depredare il territorio e colpire il tessuto sano della società. Di falsare le regole del
mercato, di calpestare i diritti del lavoro e della libertà d’impresa, attraverso la commissione di una varietà infinita di reati.
In questi due ultimi anni sono giunte a conclusione indagini e sono iniziati processi, nel territorio reggiano, che dicono quanto le pratiche della malavita organizzata fossero diffuse. Da Billions a Grimilde, da Octopus a Kanonieri K’urdi, centinaia di indagati e centinaia di milioni di euro di guadagni illeciti testimoniano l’evoluzione dei crimini economici nei nostri territori e la necessità di saper attivare strumenti e metodi di contrasto all’altezza della sfida.
Preservare questo patrimonio, a partire dalla cultura della legalità che l’esperienza di Aemilia ha aiutato a diffondere tra i cittadini, è decisivo, e temiamo le possibili conseguenze che l’allontanamento di Mescolini, per il quale il CSM ha stabilito addirittura il divieto di operare nell’intera Emilia-Romagna, comporta.
Temiamo in particolare il pericolo da più parti denunciato di un rafforzamento della criminalità organizzata proprio ora, per le difficoltà economiche che la pandemia sta determinando, con imprese e lavoratori più deboli. Con il concreto rischio di cedimenti alle lusinghe dei capitali illeciti pronti a riversarsi anche a Reggio Emilia e in Emilia-Romagna.
Il provvedimento del CSM, come è emerso dalla discussione di merito nel Plenum del 24 febbraio, attribuisce al Procuratore rapporti privilegiati con una specifica parte politica e con i suoi esponenti.
Ciò è il risultato finale, a nostro avviso, di una campagna di inaccettabili
semplificazioni e strumentalizzazion
i, che si è intensificata poco meno di un anno fa prendendo a pretesto le intercettazioni dell’ex magistrato Luca Palamara, attualmente sotto indagine per corruzione, ma che già era emersa fin dalle battute iniziali del processo. Una campagna ben orchestrata da esponenti politici di destra, compreso un imputato del processo Aemilia, che sono giunti ad accusare il Procuratore Marco Mescolini sulla base di un singolare principio di par condicio
applicato al Codice penale: “Sono stati indagati solo esponenti di destra e non anche di sinistra, sebbene ce ne fossero i presupposti”.
È una tesi priva di riscontri e di attendibilità, come hanno già stabilito anche le sentenze di Aemilia, ma che trova sempre nuovi pretesti per essere riproposta.
Ciò è motivo di ulteriore profonda amarezza, per due ragioni di fondo:
1) L’azione di contrasto alla criminalità organizzata, e ancor più a quella di
matrice mafiosa, è frutto di un lavoro collettivo che investe decine e centinaia di magistrati, uomini delle forze di Polizia, delle Istituzioni, delle professioni e della società civile nelle sue espressioni organizzate. Che passa al vaglio di numerosi Collegi Giudicanti deputati ad emettere le sentenze (cinque fino ad oggi, esclusi gli stralci, per il solo processo Aemilia). Ipotizzare che una sola diabolica mente possa orientare a proprio piacere le indagini e di conseguenza le sentenze, a favore o a danno di questo o di quel partito, o persona, irrealistico e offensivo nei confronti, oltre che del diretto interessato, anche della pluralità di voci che mettono a disposizione le proprie competenze per il fine comune.
2) La comunità reggiana, nella sua variegata composizione frutto di processi storici, culturali, sociali e politici, si è confrontata dal 2015 ad oggi con le complesse implicazioni prodotte dall’avvio del processo Aemilia e con la necessità di rivedere criticamente scelte, vicende, cedimenti del proprio agire, che hanno consentito e tollerato la colonizzazione del territorio da parte della ‘ndrangheta. Pur tra mille contraddizioni e ricadute, questo percorso di acquisizione di consapevolezza è cresciuto e si è consolidato nella coscienza collettiva. È un processo irreversibile, che non può e non deve essere messo in discussione o interrotto, pena il fallimento del sogno che da sempre contraddistingue questa comunità: la capacità di costruire condizioni di vita dignitose per tutti, nel rispetto delle regole di democrazia stabilite dalla Costituzione e dei diritti inalienabili di ogni individuo.
Pensiamo sia nostro dovere assumere l’impegno, partendo dalle importanti
conclusioni del processo Aemilia, di promuovere azioni ed iniziative di contrasto ai fenomeni di infiltrazioni e radicamento della criminalità organizzata nel nostro territorio.
Con questo spirito invitiamo tutti i cittadini a sottoscrivere un appello che non fa riferimento alle appartenenze politiche o culturali, bensì al comune sentire per la tutela del nostro futuro.
E con il medesimo spirito affermiamo la nostra solidarietà umana al Procuratore Marco Mescolini, a cui è stata preclusa la possibilità di poter continuare a lavorare nel nostro territorio.

I FIRMATARI


Roberto Ballabeni, Ernestina Bazzi, Mirto Bassoli, Umberto Bedogni, Antonio Bernardi, Gianni Bernini, Nicola Bolzoni, Paolo Bonacini, Roberta Bonilauri, Betti Borciani, Loris Cavalletti, Luca Chierici, Luca Chiesi, Mauro Confetti, Marzia Dall’Aglio, Claudio Ferrari, Franco Ferretti, Tiziana Fontanesi, Silvano Franchi, Lucio Gambarini, Guida Giarelli, Simonetta Giglioli, Maura Giuffredi, Ivano Gualerzi, Romeo Guarnieri, Dumas Iori, Manuel Masini, Marco Massari, Sandro Morandi, Pierino Nasuti, Franco Pedroni, Francesca Perlini, Mauro Ponzi, Fiorella Prodi, Gian Franco Riccò, Vera Romiti, Arno Sassi, Giuliano Sassi, Massimo Silingardi, Marika Todaro, Anna Valcavi, Letizia Valli, Simone Vecchi, Mauro Vicini, Lauro Vignali.

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3 risposte a MA QUALE CSM
“L’ex-procuratore Mescolini vittima della destra”
Chiamata alle armi di 50 esponenti della sinistra Cgil
Leggete l’appello e sbalordite

  1. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    04/03/2021 alle 18:13

    Dispiace per l’ex deputato Antonio Bernardi, (gli altri non li conosco). Bernardi è un mio compaesano e amico di mio padre, dai tempi lontani quando era parlamentare per il PCI. Allora era brillante, dotato di verve, un cavallo di razza. Ma gli anni inesorabili passano e il fiato, la scintilla, come le scariche elettriche tra i neuroni, si attenuano. In qualche caso si spengono del tutto.
    Mi pare che nella stesura di questa penosa e infantile missiva tutto sia stato utilizzato meno che una onestà intellettuale ampiamente dovuta: manca il riconoscimento del degrado morale e politico della attuale “compagnia” politica che si trova ai vertici locali del PD.
    No, Bernardi, forse avrai il ricordo, una visione luminosa delle vecchie bandiere, ma è un miraggio, una allucinazione. In realtà quegli ideali e quelle bandiere sono state usate per le pulizie di casa e ora, piene di buchi, polvere e muffa, le aste spezzate, giacciono in qualche scantinato umido e buio di qualche vecchia sezione con le porte sbarrate.
    Capisco che vedere la realtà, guardarsi allo specchio, alla tua età possa far male. Ti consiglio quindi di continuare a sognare, e al circolo anziani raccontare, come fanno i reduci, di un lontano passato. Il presente non lo puoi più ne’ capire ne’ gestire.
    Un saluto, con infinita tristezza, “o tempora o mores”,
    Alessandro Raniero Davoli

  2. paolo Rispondi

    04/03/2021 alle 21:12

    Dispiace, ma quella del pm Mescolini appare come una posizione indifendibile per un magistrato.

  3. Anna Rispondi

    05/03/2021 alle 22:56

    Dovrebbero rifare tutto il processo AEmilia.

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