Il dottor Giuliano Bedogni al Centro Medico Spallanzani
Tumori al colon: parla il luminare dell’endoscopia
Da aprile esami in convenzione con l’Ausl

31/3/2021 – Il dottor Giuliano Bedogni – pioniere e luminare dell’endoscopia di livello internazionale – è entrato a far parte dell’equipe di endoscopia digestiva e gastroenterologia del Centro medico Lazzaro Spallanzani, l’istituto diretto dal dottor Roberto Gallosti che, proprio in questi giorni, sta definendo un accordo con l’AUSL di Reggio grazie al quale tutti i cittadini potranno sottoporsi a visite specialistiche ed esami strumentali non solo in libera professione, ma anche in convenzione con il Servizio sanitario nazionale.

Roberto Gallosti

E’ stato proprio l’accordo fra l’Ausl e lo Spallanzani a far propendere il dottor Giuliano Bedogni per l’istituto di via Fratelli Cervi, dove il famoso professionista reggiano ha già ripreso da alcune settimane la propria attività diagnostica, in seguito alla chiusura, da fine dicembre 2020, del servizio di endoscopia digestiva della Casa di cura nella quale il dottor Bedogni ha lavorato per oltre dieci anni.

“Dopo l’interruzione per tanti mesi dell’attività endoscopica, tuttora senza una data certa di riapertura, del servizio di endoscopia digestiva da parte della Casa di Cura Villa Verde – spiega il dottor Bedogni – non me la sono sentita di fare aspettare ancora tanti pazienti che necessitavano di un esame strumentale e desideravano essere seguiti da me. A tal proposito ho quindi scelto di entrare a far parte della famiglia del Centro Medico Lazzaro Spallanzani, dove mi sono di nuovo messo a disposizione dei cittadini, nella speranza di salvare tante vite”.   

Siamo orgogliosi di collaborare con un medico così illustre nel suo settore come il dottor Giuliano Bedogni – afferma il dottor Roberto Gallosti, direttore del Centro Medico – Il suo ingresso nell’equipe dello Spallanzani impreziosisce il servizio di endoscopia digestiva, già presente da oltre dieci anni nella nostra struttura grazie al lavoro dei dottori Bertoni e Olivetti. All’interno del reparto vengono eseguite gastroscopie e colonscopie, oltre al posizionamento di palloncini intragastrici per la correzione dell’obesità. Il nuovo servizio di endoscopia digestiva, dai primi giorni di aprile, grazie all’accordo che abbiamo stipulato con l’Ausl locale, sarà quindi attivo e a disposizione dei cittadini; di tale segmento operativo se ne occuperà proprio lo stesso dottor Giuliano Bedogni”.                                                                                                      

Il dottor Giuliano Bedogni

Dottor Bedogni, al Centro Medico Lazzaro Spallanzani lei ha quindi ripreso regolarmente l’attività endoscopica?

“Sì, ho infatti ricominciare da poco a operare in libera professione. Dai primi di aprile, però, grazie all’accordo che è stato stipulato tra il Centro Spallanzani e l’AUSL di Reggio Emilia, tutti i pazienti che hanno intenzione di rivolgersi a me per un esame endoscopico potranno anche farlo liberamente prenotando attraverso il servizio sanitario nazionale”.

Dai dati pubblicati di recente dall’Istituto Superiore di Sanità emerge che l’anno scorso sono stati diagnosticati 377 mila nuovi casi di tumore, 6 mila in più rispetto al 2019 e questo malgrado molte strutture abbiano limitato le indagini endoscopiche causa covid. Ciò significa che, se il 2020 fosse stato un anno normale, i numeri dei carcinomi sarebbero stati addirittura più alti?

“Purtroppo temo di sì. Diversi miei colleghi endoscopisti, reggiani e non solo, hanno sollevato questo problema. Da quando ho ripreso l’attività, dopo il primo lockdown, io stesso ho riscontrato un aumento dei tumori del colon e dello stomaco.

Questo è un aspetto che ci preoccupa e che ci esorta a recuperare il tempo perduto; proprio per questo motivo ho deciso di riprendere l’attività endoscopica il prima possibile grazie al Centro Lazzaro Spallanzani”.

Dottor Bedogni, malgrado il numero dei tumori sia in aumento, sempre dai dati diffusi dall’Istituto Superiore della Sanità, ci sono però 3,6 milioni di persone che possono considerarsi guarite dopo una diagnosi di carcinoma: in pratica il 37% in più rispetto a 10 anni fa. Questa è una notizia che dà speranza e che soprattutto conferma l’importanza delle indagini strumentali?

“Certamente. Noi, tra l’altro, a Reggio rivendichiamo una preminenza rispetto al panorama nazionale e forse anche a livello europeo. Siamo stati tra i primi a proporre lo screening del cancro del colon-retto, che è stato poi affidato da me al dottor Romano Sassatelli, quando ero ancora direttore della gastroenterologia ed endoscopia digestiva del Santa Maria Nuova. Ancora oggi purtroppo esistono ancora due “big killer” a livello di carcinoma: il cancro della mammella e quello del colon-retto. Nel primo caso si è ottenuto un calo della mortalità, ma non dell’incidenza, che sta invece aumentando: le donne, che sono più brave di noi uomini nella cura di loro stesse, si sottopongono a mammografia e ciò rende molto più veloce il passaggio dalla diagnosi all’intervento chirurgico, tant’è che la mortalità è calata decisamente, ma purtroppo non l’incidenza. Nel caso del colon-retto, invece, sono diminuite sia la mortalità che l’incidenza e questo grazie soprattutto alla colonscopia che permette di intercettare la presenza del polipo, eliminando il problema alla fonte”.

Quindi, dopo una visita specialistica, soprattutto dopo i 50 anni, è fondamentale procedere con l’indagine strumentale, che in molti casi può risultare risolutiva.

“Dipende dalle condizioni cliniche e dalla sintomatologia del paziente e sarà compito del medico di medicina generale indirizzarlo dallo specialista o direttamente a fare un esame endoscopico, come nel caso in cui la ricerca del sangue occulto nelle feci risulti positiva. In Italia, però, ci sono regioni in ritardo rispetto ad altre: l’Emilia Romagna, da questo punto di vista, se ricordo bene gli ultimi dati epidemiologici, è tra le più virtuose. Basti pensare che in Emilia Romagna l’età media di vita per le donne è di 84,5 anni, mentre per gli uomini è di 80,2 anni e tale risultato è stato possibile grazie al grande contributo delle nuove tecnologie e dei tanti professionisti che dedicano la loro vita alla cura delle persone”.

Nella sua carriera qual è stato il paziente più importante che ha seguito?

“Premesso che per me i pazienti sono tutti importanti e tutti uguali, dal leader politico al mendicante, come ci insegna Ippocrate, del quale noi medici ancor’oggi pronunciamo il giuramento subito dopo la laurea, sarebbe facile dire Silvio Berlusconi e invece, per me, la mia paziente più importante fu una signora che viveva nell’eremo di Castelnuovo Monti, la professoressa Maria Campagna, che operai all’età di 105 anni, salvandole la vita; era un’insegnante di filosofia e prima di sottoporsi all’intervento citò una frase di Immanuel Kant, adatta a tutti e in particolare modo ai medici: “Tratta sempre l’uomo come un fine, mai come un mezzo”. Con lei rimasi in contatto fino alla sua morte, che avvenne all’età di 111 anni”.

Dottore, grazie all’attuale campagna di vaccinazione, messa a punto dal governo Draghi, crede che si possa tornare presto a tempi di attesa accettabili per gli esami diagnostici?

“Non sono un virologo, ma mi auguro di cuore che anche le vaccinazioni permettano di raggiungere al più presto l’immunità di gregge, consentendo parallelamente anche ai percorsi diagnostico-terapeutici di ritornare alla normalità. Io stesso, purtroppo, lo scorso anno, stato costretto a ridurre del 30-40% le indagini endoscopiche, con conseguenti ritardi nella diagnosi e nella cura di patologie più o meno gravi che comunque compromettono la qualità di vita delle persone e che, ribadisco, non sono scomparse con l’avvento del virus.

Mi auguro, quindi, che entro settembre la campagna vaccinale possa permetterci di archiviare questa triste pagina della nostra storia”.

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *