Il Comune tace sullo scandalo Reggiane
però vieta i gadget del ventennio
Gli spacciatori ringraziano,
gli ambulanti rimediano con Stalin e Pol Pot

DI PIERLUIGI GHIGGINI

29/3/2021 – Oggi il consiglio comunale di Reggio Emilia non si è occupato dello scandalo ex-Reggiane, tanto meno del reportage-choc di Vittorio Brumotti sulla “fabbrica della droga” lanciato da Striscia La Notizia in prima serata, e men che meno del silenzio assordante del sindaco Luca Vecchi. Silenzio che continua nello sconcerto generale e anche nella preoccupazione delle autorità (non dice proprio niente, al sindaco, il vertice improvviso tra il vescovo Camisasca e il prefetto Iolanda Rolli?). La Sala del Tricolore on line si è invece occupata con profitto di aliquote Imu e addizionale Irpef, oltre che del regolamento della famigerata tassa di soggiorno (sino 5 euro a pernottamento!) destinata – ha confermato l’assessora Rabitti – ha diventare operativa in autunno.

Nondimeno l’assemblea cittadina ha avuto il tempo di occuparsi giustamente di un nuovo editto contro lo smercio di gadget che richiamino fascismo e nazismo e di approvare un documento in materia presentato da Dario De Lucia , ex Pd ora Gruppo Misto, insieme ai colleghi Burani di Immagina Reggio, Fabiana Montanari e Giuliano Ferrari del Pd.

Hanno votato contro Lega e Forza Italia.

Dario De Lucia

Con questo diktat viene vietata la concessione di occupazione di aree pubbliche, sia permanenti che temporanee – spiega il consigliere De Lucia – finalizzate in tutto o in parte alla vendita o alla promozione di materiale di propaganda di ideologie nazifasciste, xenofobe, razziste, sessiste o in contrasto con la Costituzione e la normativa nazionale di attuazione della stessa. Come si vede, la casistica è molto ampia e si spinge ben al di là del fascismo e del nazismo per mettere alla gogna punti di vista differenti dal politicamente corretto che domina la scena politica. Sotto razzismo, ad esempio, potrebbe ricadere un ritratto di Salvini che blocca legittimamente un barcone di migranti, mentre la lotta al sessismo condanna senza appello le riproduzioni, in effetti trivialucce, dei tariffari dei bordelli del secolo scorso che vanno a ruba da anni.

In particolare “è vietata la vendita e la diffusione di gadget fascisti e nazisti di produzione successiva a quella fascista e nazista con chiari intenti apologetici”. De Lucia ha cura di precisare che “tutti gli oggetti di quell’epoca che possono invece ritenersi documenti e oggetti di valore storico, devono riportare espressamente l’indicazione “Documento storico”, nel rispetto della vigente normativa in materia di contrasto all’apologia di fascismo” e dello spirito antifascista della Repubblica italiana, su tutto il territorio comunale sia all’interno delle installazioni commerciali a posto fisso che attraverso le altre forme di distribuzione”. La delibera comunale si estende anche all’e-commerce, che del resto sta soppiantando i mercatini?

Naturalmente resta libero il commercio dei gadget di feroci tiranni comunisti come Stalin, Pol Pot e, se volete, di Osama Bin Laden, che comunista non era ma tuttavia conta molti estimatori nelle schiere dell’emigrazione islamica. Per loro la nostra Costituzione non viene invocata. Verseranno calde lacrime i pochi nostalgici, ma non i commercianti di gadget. Perchè, in Franza o in Spagna purchè se magna, si può sempre saltare a piè pari da Mussolini a Stalin e continuare far girare la cassa. Del resto, come si può vedere qui sotto, il futuro è già cominciato. Sino a quando, come vuole la ruota della storia, non finiranno all’indice anche i nostalgici del comunismo.

Campionario di cover per smartphone inneggianti a Stalin

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Una risposta a 1

  1. Nino..che fu. Rispondi

    30/03/2021 alle 09:24

    Titolo da Vernacoliere!

    Ahahahahah

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