Operazione “Kanonieri K’urdi”
Furti nelle case, 62 arresti in numerosi Paesi
Colpo senza precedenti a reti criminali di georgiani e ucraini

9/2/2021 – Da questa notte oltre 100 uomini della Polizia di Stato, col coordinamento dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia e il supporto dal Servizio Centrale Operativo e dal Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP), stanno dando esecuzione in Italia ed all’estero a 62 misure cautelari, emesse dal GIP nei confronti dei presunti appartenenti a due associazioni a delinquere transnazionali di matrice georgiana – diretta promanazione dell’associazione a delinquere denominata “Ladri di legge”, (Thieves in the Law”, “Vor v zakone” in georgiano Kanonieri K’urdi, espressione che ha dato il nome a questa indagine – e di matrice ucraina specializzate nei furti in abitazione e nella contestuale attività di ricettazione e riciclaggio all’estero dell’imponente refurtiva.

L’operazione ha coinvolto le Forze di Polizia di numerosi nazioni, anche con l’impegno di FAST Team, ed è stata eseguita, contestualmente, in Belgio, Grecia, Polonia, Ungheria e Slovenia.

I furti in abitazione venivano consumati attraverso un comune “metodo georgiano”, una sorta di “firma” delle azioni criminali, consistente nell’effettuazione di effrazioni delle serrature, senza apparenti segni di scasso, attraverso arnesi appositamente preparati. Le indagini hanno evidenziato come, quotidianamente, nella citta di Reggio Emilia si formino, coagulandosi intorno ad un “capo”, delle cellule criminali, composte da tre o quattro soggetti pronte a commettere furti, in città o in trasferta.

La traduzione di un ucraino dalla Questura al carcere

La lunga attività di indagine (dal novembre 2015 all’agosto 2018) ha permesso di raccogliere gli elementi per gli ulteriori 115 reati-fine contestati a vario titolo ai destinatari di misura e ha già permesso alla Polizia di Stato di procedere nei confronti di 37 persone all’arresto in flagranza di reato o a fermo di indiziato di delitto. Così come ha permesso di recuperare refurtiva relativa a oltre 20 furti in abitazione perpetrati in tutto il nord Italia (Reggio Emilia, Modena, Piacenza, Ravenna, Padova, Genova, Bologna) nonché numerosi monili di pregio, per i quali non si è ancora individuato il legittimo proprietario e documenti, anche validi per l’espatrio, falsi.

Nella cattura dei criminali è stata fondamentale la fitta attività di cooperazione internazionale di polizia svolta negli anni dallo SCIP, che ha fornito informazioni, localizzazioni, collegamenti tra bande, anche grazie al lavoro degli esperti per la sicurezza italiani all’estero.

IL PLAUSO DELL’ON. FIORINI

La deputata Benedetta Fiorini, della Lega, ha espresso il proprio plauso alla Polizia di Stato di Reggio Emilia per l’operazione coordinata dalla Procura col supporto di SCO E SCIP. “Contro una criminalità sempre più pericolosa ed aggressiva – scrive Fiorini – servono maggiori investimenti nel comparto della sicurezza, assicurando inoltre più tecnologie e mezzi per le donne e gli uomini in divisa impegnati giorno e notte nella tutela della legalità”.

L’OPERAZIONE: NASCITA E SVILUPPI

La criminalità di matrice Georgiana è stabilmente e storicamente radicata in Reggio Emilia, come emerso da precedente attività investigativa che ha accertato come stanziata in questa città una “cellula “criminale della stessa matrice.

La città di Reggio Emilia eloquentemente è definita, da alcuni destinatari di misura, nei dialoghi intercettati, la “nostra patria” e in questa città già erano stati commessi da cittadini georgiani, oltre a delitti contro il patrimonio, gravissimi episodi criminali connotati da violenza alla persona.

Nel 2012 a seguito dell’intervento per furto in abitazione, i poliziotti della Volante furono aggrediti e ad un agente venne sottratta la pistola di ordinanza che fu rivolta contro gli operatori ma fortunatamente, grazie alla sicura inserita, non venne esploso alcun colpo. Stessa condotta, con medesime circostanze, venne posta in essere da un altro cittadino georgiano nel 2017.

A Reggio Emilia è poi avvenuta, come aertato nel corso delle indagini , una riunione alla presenza di un elemento apicale della consorteria (eloquentemente definito “Ladrone“) che ha attirato tanti membri della stessa associazione ad ossequiarlo, tanto che uno degli arrestati giunse appositamente da Padova per recapitargli un dono.

Il gruppo è dedito in via professionale e sistematico alla commissione di furti in abitazione attraverso un comune “metodo georgiano”, una sorta di “firma” delle azioni criminali, consistenti nel riuscire ad aprire le serrature delle porte d’ingresso e casseforti, grazie ad arnesi appositamente preparati, senza lasciare l’evidenza dello scasso.

Si consideri, ad esempio, che una delle vittime solo dopo molto tempo e dopo il recupero della refurtiva si accorse di aver patito il furto.


Il procuratore Mescolini, il questore Ferrari e il
capo della Mobile di Reggio Emilia, Battisti

Le indagini hanno evidenziato che l’attività predatoria era pressoché quotidiana: a Reggio Emilia si formano quotidianamente dei gruppetti di 3/4 persone (“cellule”) coordinati da un “capo” pronte a commettere, in città o in trasferta, furti (che talvolta sfociano in rapina).

Appare “stupefacente la intercambiabilità dei componenti e la loro straordinaria mobilità sul territorio nazionale e internazionale, anche grazie alla disponibilità di documenti contraffatti”.

Si legge in proposito nel comunicato della Questura sull’operazione Kanonieri Kurdi“: Nel corso delle indagini uno degli associati, tratto in arresto in flagranza di reato e sottoposto a misura non detentiva, previ accordi, era pronto a recarsi in altro paese europeo per aggregarsi ad altra cellula operativa ivi operante.

L’attività delinquenziale del gruppo è certamente attuale come si evince dal recentissimo sequestro, operato in gennaio, a uno dei soggetti, di refurtiva relativa a furti in abitazione consumati a Reggio Calabria, nonché dall’arresto in Slovenia in flagranza di furto in abitazione di un altro destinatario di misura.

REGGIO EMILIA COME BASE LOGISTICA, DOVE RISIEDONO GLI ASSOCIATI “PULITI”

Reggio Emilia rimane anche una delle basi del gruppo, ove risiedono gli associati “puliti” il cui ruolo, all’interno dell’organizzazione, consiste nel mettere a disposizione alloggi ed autovetture per la commissione dei raid e ove si reinvestono parte dei proventi dell’attività criminale (per esempio nell’acquisto di una abitazione).

La seconda ed autonoma associazione a delinquere, di matrice ucraina, è complementare a quella georgiana ed è finalizzata alla ricettazione ed al riciclaggio dell’imponente refurtiva generata dalla commissione di furti in abitazione. Settimalmente, infatti, attraverso plurimi corrieri, buona parte della refurtiva viene inviata, da Reggio Emilia, in Ucraina.

Il dato è stato rilevato in più circostanze che hanno permesso, anche, il sequestro di refurtiva.

In questo caso il gruppo criminale è composto da soggetti incensurati titolari di rapporti lavoritivi e/o di società di import/export sedenti in Reggio Emilia, città in cui sono radicati e da un capo stabilmente domiciliato in Ucraina nazione in cui faceva confluire i preziosi.

Nel corso dell’attività di indagine e monitoraggio, avviata nel novembre 2015, il poliziotti della Squadra Mobile hanno proceduto all’arresto in flagranza di reato o a fermo di indiziato di delitto di 37 persone, recuperato refurtiva relativa ad oltre 20 furti in abitazione perpetrati in tutto il nord Italia (Reggio Emilia, Modena, Piacenza, Ravenna, Padova, Genova, Bologna) nonché numerosi monili di pregio, per i quali non si è ancora individuato il furto e, quindi, il legittimo proprietario e documenti, anche validi per l’espatrio, falsi.

Nell’ordinanza custodiale sono contestati 1 15 capi di imputazione relativi ai reati fine delle associazioni: furti in abitazione, rapine in abitazione, ricettazione, riciclaggio ed immigrazione clandestina.

Nel corso delle indagini si è rilevata la presenza di tatuaggi evocativi dell’appartenenza ad un gruppo. Con riguardo al significato, simbolico, dei tatuaggi, già il Gip di Bari sottolinea che tra le caratteristiche storiche del fenomeno associativo in esame, che affonda le sue radici nella “mafia russa” vi sono il gergo, i tatuaggi ed i soprannomi.

Si legge nell’ordinanza che “il gergo criminale comprende più di 10.000 parole ed espressioni; ne esiste uno comune e uno specializzato per settori, in cui rientrano i linguaggi delle singole categorie: “borsaioli, truffatori, malversatori, ricettatori di antiquariato, narcotrafficanti, taglieggiatori. Esso serve non solo per rivolgersi e per farsi riconoscere, non solo per mantenere una certa riservatezza nelle comunicazioni all’interno del gruppo, ma anche per selezionare il giro degli interlocutori. Per quanto riguarda il tatuaggio, anch’esso è una sorta di biglietto da visita del criminale, in base la quale si può capire chi si ha di fronte e da quale categoria esso appartenga“.

All’atto del suo arresto, sulla pelle di uno degli arrestati erano tatuate quattro stelle a otto punte assomiglianti a delle rose dei venti, di cui due tatuate sulla parte frontale delle spalle e due tatuate sulle ginocchia .

A tale proposito, si rileva che sulla base degli studi sociologici e storiografici condotti sul punto, che: “in particolare le stelle ad otto punte, come riportato su alcuni testi e saggi tra cui si riporta il più attendibile “Russian criminal tattoo police files pubblicato da Fuel e scritto da Damon Uurray, le stelle tatuate sulle spalle vengono portate dai “vory v zakone, i cosiddetti “ladri in legge“. Un “ladro in legge”, all’interno del mondo criminale di matrice georgiana russofona, è una figura specializzata: in particolare un abile ladro che soddisfa determinate caratteristiche della tradizione criminale.

La connotazione, peculiare, di entrambe le associazioni è quella della transnazionalità, riconosciuta dal GIP quale aggravante di entrambe le organizzazioni.

Proprio la spiccata vocazione internazionale di entrambe le organizzazioni criminali “ha spinto la Procura della Repubblica a delegare la Questura di Reggio Emilia ad accertamenti e monitoraggi internazionali effettuati grazie all ‘indispensabile concorso del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia.

Da settembre 2020 tutti gli spostamenti degli indagati sono stati monitorati al fine di assicurare l’esecuzione, contestuale a quella da effettuarsi in Italia per le misure custodiali, di 36 Mandati di Arresto Europeo emessi a carico di soggetti non presenti, al momento, sul territorio dello Stato. Grazie allo straordinario lavoro di Cooperazione internazionale di Polizia ed al contributo dell’Ufficiale di Collegamento Georgiano, si è potuto procedere alla localizzazione di numerosi destinatari di misura.

L’operazione ha coinvolto le Forze di Polizia di numerosi nazioni, anche con l’impegno di FAST Team, ed è stata eseguita, contestualmente, in Belgio, Grecia,Polonia, Ungheria e Slovenia.

IL PLAUSO DEL PREFETTO DI REGGIO EMILIA

Il Prefetto Iolanda Rolli ha espresso al Questore di Reggio Emilia Giuseppe Ferrari ha espresso “grande apprezzamento e soddisfazione per l’operazione che, grazie alla professionalità e all’impegno delle donne e degli uomini della Polizia di Stato, ha portato all’esecuzione di 62 misure cautelari detentive nei confronti di soggetti appartenenti a due presunte associazioni criminali, indipendenti anche se complementari tra loro”.

 “Si tratta di un risultato – scrive Il Prefetto in una nota diffusa in serata – “di particolare significato e valore per la città di Reggio Emilia e per l’intera comunità dei cittadini, che conferma l’impegno e la vocazione della Polizia di Stato e delle Forze dell’ordine nel loro complesso, alla tutela del bene primario della sicurezza e dei diritti fondamentali, cardine della nostra democrazia.

  L’operazione, che ha interessato oltre Reggio Emilia – dove le bande avevano il loro epicentro – anche altre province del territorio nazionale e paesi esteri – dove avevano diverse ramificazioni – si inserisce nell’ambito di un’articolata attività di cooperazione internazionale di polizia, strumento essenziale per contrastare gli interessi della criminalità organizzata che tenta di insinuarsi nel nostro Paese”.  

La capacità investigativa – ha aggiunto il prefetto Rolli – “ha garantito il raggiungimento di questo nuovo, importante successo che testimonia, ancora una volta, la qualità e la professionalità di tutto il personale della Polizia di Stato”.

Il Prefetto “nell’esprimere il proprio plauso per l’encomiabile lavoro dal Questure di Reggio Emilia e dal personale tutto, quotidianamente impegnato in prima linea con competenza e professionalità, ne sottolinea il lavoro instancabile, che assicura la massima presenza dello Stato sul territorio provinciale e rafforza nei cittadini la fiducia verso le Istituzioni”.

Be Sociable, Share!

Una risposta a 1

  1. Prospettiva Igor Rispondi

    09/02/2021 alle 11:53

    E’ un po’ tanto che manco da peggioreggio…e non me ne pento affatto, specie quando leggo di certe schifezze sempre vegete.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *