Strage di Bologna, quel colpo di scena di Cossiga a Venezia
Il super movente dietro l’attentato emerge dalle carte del Consiglio Europeo del 12-13 giugno 1980
Documenti inediti in un saggio di Pelizzaro, Matassa e Paradisi. UN INSTANT BOOK DA SCARICARE

DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI *

15/2/2021Sono stati travisati perfino fatti storici nel tentativo di negare l’innegabile e cioè l’esistenza di un’intesa negoziata segreta risalente al 1973 tra governo italiano da una parte e Yasser Arafat (per Fatah) e George Habbash (per il FPLP) dall’altra. Quello che poi è passato alla storia col nome di Lodo Moro. Un accordo non scritto, clandestino, ma vincolante per ambedue i contraenti che prevedeva da una parte libertà di manovra per i palestinesi operanti in Italia (traffico di armi, spostamenti, scarcerazione per i militanti arrestati) e appoggio alla causa palestinese da parte del governo italiano (apertura di un ufficio di rappresentanza dell’OLP a Roma, scorporato dalla Lega Araba, sostegno diplomatico dell’Italia a livello internazionale alle aspirazioni palestinesi), dall’altra tregua armata sul territorio italiano con la sospensione delle attività terroristiche.

Prima ci avevano provato gli inquirenti bolognesi che si erano occupati della cosiddetta pista palestinese. Poi sono intervenute le motivazioni della “monumentale” sentenza di oltre duemila pagine di condanna all’ergastolo dell’ex Nar Gilberto Cavallini depositate lo scorso 7 gennaio dalla Corte d’Assise di Bologna. Tentativi mal riusciti per negare un fatto storico oramai accertato e documentato, nonostante l’imbarazzante testimonianza di un ex alto funzionario dell’allora SISMI che – nel 2014 – si è avventurato in una serie di dichiarazioni totalmente destituite di fondamento. Il dossier che potete scaricare in formato PDF nel link alla fine dell’articolo scava a fondo su questi inopinati tentativi di negare la storia e i fatti, partendo proprio da ciò che accadde il 12 e 13 giugno 1980 alla Fondazione Cini a Venezia, nel corso del Consiglio Europeo, presieduto proprio dal nostro presidente del Consiglio, Francesco Cossiga.

La sentenza della Corte d’Assise di Bologna, tra errori, sviste, scambi di persona e gaffe, nell’intento di smentire l’esistenza di quell’accordo segreto con i palestinesi, ha preso a pretesto proprio la Risoluzione dei nove leader europei di Venezia del giugno 1980 per cercare di smontare la tesi del Lodo e quindi delle ripercussioni politiche e istituzionali alle gravissime minacce lanciate dal FPLP di George Habbash, tra il gennaio e il maggio-giugno 1980, per la mancata scarcerazione del loro uomo a Bologna, Abu Anzeh Saleh, finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta sul traffico di due lanciamissili da guerra terra-aria di fabbricazione sovietica Sam 7 Strela, sequestrati nel furgone di tre esponenti dell’Autonomia operaia romana la notte tra il 7 e l’8 novembre 1979 nei pressi del porto di Ortona (provincia di Chieti).

Per i giudici, questo fatto non poteva costituire una vera e seria minaccia alla sicurezza nazionale perché – a loro dire – l’Italia, con il governo Cossiga, si era fatta promotrice proprio al vertice di Venezia di una iniziativa che soddisfaceva le ambizioni e le aspettative di Arafat e del suo entourage e cioè il riconoscimento dell’OLP come soggetto diplomatico da associare ai negoziati di pace per il Medio Oriente. Quindi, per i giudici, che motivo avevano i palestinesi a colpire l’Italia proprio quando il nostro Paese si era fatto promotore di questa iniziativa politico-diplomatica a livello europeo?

Purtroppo, però, le cose non andarono come prospettato in sentenza. I documenti originali del Consiglio Europeo che abbiamo ritrovato smentiscono tutte le illazioni scritte sull’argomento. A Venezia accadde l’esatto contrario di quanto afferma la Corte d’Assise di Bologna. E qui si apre un mistero, perché non riusciamo a capire come si possa aver commesso un così macroscopico errore di valutazione storica sulla Risoluzione dei nove di Venezia (sorvoliamo sul reiterato errore che la sentenza fa, fissando a sabato 14 invece che a venerdì 13 giugno 1980 la data della stessa Dichiarazione dei nove), per giungere poi a conclusioni infondate. Ciò che stupisce è il travisamento del testo della deliberazione finale del Report approvato dal Consiglio Europeo.

Forse, e questo pare evidente, nessuno sembra essersi preso la briga di ricercare e leggere il documento finale (report in lingua inglese) del Consiglio Europeo in cui viene dato atto di quanto discusso e approvato nella due giorni di Venezia e nel quale, soprattutto, compare lo statement ufficiale del presidente di turno del Consiglio Europeo, Francesco Cossiga, proprio su uno dei punti più delicati e qualificanti della Dichiarazione dei nove. Perché non sono stati fatti i doverosi approfondimenti e verifiche sulla posizione che il nostro governo tenne all’esito del vertice di Venezia?

Una foto storica: Venezia, summit del G7 del 22-23 giugno 1980. Da sinistra il cancelliere tedesco Helmut Schmidt, il presidente francese Valery Giscard d’Estaing, il presidente del Consiglio Francesco Cossiga, il presidente americano Jimmy Carter e il premier britannico Margaret Thatcher. Una settimana prima, sempre a Venezia, si era tenuto il vertice del Consiglio Europeo, con presidenza di turno dell’Italia come presidente di turno. Il 13 giugno, al termine dei lavori i nove leader europei congedarono una Risoluzione sul Medio Oriente e la questione palestinese articolata in 11 punti. Proprio sull’undicesimo punto, il più delicato e importante, Cossiga disse…

Fretta, approssimazione, superficialità, dimenticanza? Non sappiamo cosa sia accaduto al momento di redigere le motivazioni della condanna all’ergastolo di Cavallini. Resta il fatto che in sentenza viene travisato un fatto storico di straordinaria importanza, attribuendo a questo evento della nostra storia recente – sulla base di dati, informazioni e notizie totalmente infondate o non confermate – un giudizio perentorio, lapidario e categorico sulla politica estera italiana di quella tarda primavera del 1980. I documenti e i fatti, malauguratamente, ci raccontano tutta un’altra storia rispetto a quella presentata dai giudici in questa sentenza. E così si scopre che, nel giugno del 1980, si crearono le condizioni di un super movente per una grave rappresaglia legata alle posizioni del nostro governo rispetto ai ricatti palestinesi e quindi alle minacce di ritorsione contro l’Italia: Cossiga di fatto sabotò la Risoluzione dei nove di Venezia nello stesso momento in cui avrebbe dovuto dare una risposta all’ultimatum di George Habbash per la questione di Saleh (crisi missili di Ortona).

Si avverarono tutte le condizioni di una tempesta perfetta. Cossiga non solo non diede mai seguito alle minacciose pretese di Habbash, ma si rifiutò soprattutto di aderire al punto 11 della Risoluzione dei nove. Il nostro presidente del Consiglio disse proprio questo ufficialmente al termine del vertice europeo di Venezia in veste di presidente di turno del Consiglio Europeo. Per Arafat e il suo cerchio magico, fu una dichiarazione di guerra. Non dimentichiamo che il Lodo era stato stretto sia con il leader di Fatah sia con il capo del FPLP al quale Saleh faceva riferimento come rappresentante dell’organizzazione in Italia. Peraltro Saleh era in contatto diretto, attraverso la sua casella postale 904 aperta alle Poste di Bologna, con il terrorista Carlos, e nel contempo si frequentava con il giudice istruttore di Bologna, Aldo Gentile, il quale nel settembre del 1980 si assegnerà il fascicolo dell’inchiesta sulla strage.

I documenti originali del Consiglio Europeo di Venezia del 12 e 13 giugno 1980 svelano cosa accadde realmente in quei drammatici giorni. L’Italia non fu affatto la promotrice delle aspirazioni dell’OLP – come si legge nella sentenza della Corte d’Assise di Bologna – non patrocinò nessun salto in avanti rispetto al perimetro degli accordi di pace di Camp David che avevano visto come protagonista il presidente americano, il democratico Jimmy Carter, insieme al presidente egiziano Anwar al-Sadat e al premier israeliano Menachem Begin. La formula era una sola e assolutamente non modificabile o superabile: i negoziati di pace in Medio Oriente dovevano procedere in modo bilaterale con Israele e sempre tenendo fuori Arafat e la sua entità-ombrello OLP, ritenuta dagli USA e da Israele un’organizzazione terroristica con la quale non si doveva trattare o scendere a patti. Questa era la posizione dell’amministrazione Carter. E così fece Cossiga, attenendosi scrupolosamente alle direttive della Casa Bianca. La sua linea della fermezza con il FPLP di Habbash e la sua intransigenza nei confronti dell’OLP di Arafat al quale aveva sbattuto la porta in faccia a Venezia innescarono un conto alla rovescia catastrofico.

Yasser Arafat, presidente dell’Olp ad Amman nel 1970

L’unico che ebbe il coraggio di dire la verità, anche se in modo criptico, è stato il tanto ingiustamente accusato e diffamato colonnello Stefano Giovannone, capo della stazione SISMI di Beirut dal 1972 al 1981, quando nella sua ultima intervista rilasciata alla BBC dichiarò a futura memoria: «Il mio dialogo con i palestinesi ha dato sette anni di pace all’Italia». Sette anni, partendo dal 1973 quando Aldo Moro lo incaricò di farsi garante personale degli accordi segreti stipulati con i palestinesi…

CLICCANDO SU QUESTO LINK potete scaricare il saggio (formato PDF) “Dalla crisi dei missili di Ortona al vertice di Venezia del 12-13 giugno 1980. Un quadro storico travisato in sentenza” di Gian Paolo Pelizzaro, Lorenzo Matassa e Gabriele Paradisi.

CON QUESTO LINK POTETE SCARICARE gli allegati al saggio, con i documenti originali e integrali fra cui il report del Consiglio Europeo e gli appunti e le schede dei servizi segreti italiani e tedeschi mai pubblicati prima.

*Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi sono giornalisti investigativi e saggisti, fra i maggiori esperti di terrorismo internazionale

Una risposta a 1

  1. Alessandra Rispondi

    16/02/2021 alle 18:53

    Bellissimo e dettagliatissimo saggio frutto del lavoro di chi con grande passione ama e ricerca la verità, sempre.

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