La Commissione Csm : “Mescolini via dall’Emilia”
Mentì su Palamara, rapporti privilegiati col Pd
“Compromessa la credibilità della Procura di Reggio”

19/2/2021 – E’ in programma mercoledì prossimo la seduta del Plenum del Consiglio superiore della Magistratura, che dovrà decidere sulla “incompatibilità ambientale” del Procuratore di Reggio Emilia Marco Mescolini già pm di punta dell’inchiesta e dell’accusa del processo Aemilia, nominato alla sede di Reggio Emilia nel 2018 dopo un lungo braccio di ferro a palazzo dei Marescialli.

Il plenum dovrà decidere sul trasferimento del dottor Mescolini sulla base di una relazione della Prima Commissione, che ha condotto il procedimento disciplinare sulla base di una segnalazione pervenuta da quattro sostituti procuratori su nove dell’ufficio Reggiano: Valentina Salvi, Giulia Stignani, Isabella Chiesi e Maria Rita Pantani. Segnalazioni inviata dopo il caso Palamara a seguito del quale sono emerse anche in WhatsApp in cui Mescolini premeva sull’ex deus ex machina di Unicost per ottenere la nomina in via Paterlini perchè “Reggio è importante per tutto“.

Il procuratore Mescolini

Secondo la Prima Commissione l’incompatibilità ambientale “è chiara” e di conseguenza il procuratore di Reggio Emilia, non può più svolgere “alcuna funzione giudiziaria nel distretto dell’Emilia Romagna”. La richiesta di trasferimento porta la firma di Nino Di Matteo, ed è severa nel giudizio quanto clamorosa nei contenuti: secondo quanto anticipato dall’edizione on line di Repubblica Bologna, con un articolo di Giuseppe Baldessarro, Il procuratore Mescolini chiese ai suoi pm di non iscrivere sul registro degli indagati il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, e impose il rinvio delle perquisizioni al Comune per evitare di “influenzare” le amministrative del giugno 2019. Anche sul “caso Bibbiano” -secondo le anticipazioni sulla relazione della Prima commissione – stabilì che non era il caso di chiudere le indagini a poche settimane dalle elezioni regionali del gennaio 2020.

Duro il giudizio conclusivo della Commissione: “Il complesso degli elementi acquisiti consente di affermare che il dottor Mescolini non può esercitare, in piena indipendenza ed imparzialità, le funzioni giudiziarie requirenti, specie quelle direttive, nella sede di Reggio Emilia”.

Ciò perché “la pubblicazione del contenuto delle interlocuzioni con Palamara ha generato una compromissione della credibilità dell’interessato sul territorio, determinata dalla risonanza che la pubblicazione ha avuto”. In presenza “di tale situazione di fatto si è ingenerata nei colleghi e nella collettività la percezione, o quanto meno il dubbio, che la direzione delle indagini sia avvenuta in base a personali convincimenti politici”.

Di più. “La percezione di assenza di trasparenza nell’operato del magistrato emerge dalla involontaria e incolpevole sussistenza della ormai diffusa convinzione (non solo) nell’ambiente giudiziario di rapporti privilegiati con una parte politica”.


COM’E’ NATO L’ESPOSTO DELLE QUATTRO PM

L’esposto delle quattro sostitute – riassume Repubblica Bologna – ha messo in luce due elementi particolarmente critici: da un lato le reazioni al di fuori del palazzo di giustizia dopo la pubblicazioni delle nete chat tra Mescolini e Luca Palamara. Dall’altro la gestione “apparentemente parziale” dell’Ufficio da parte di Mescolini dal giorno del suo insediamento e le decisioni su alcune inchieste che coinvolgevano il Pd.

Nel provvedimento della Commissione sono citati decine di messaggi e dialoghi tra Palamara e Mescolini, fioniti sui giornali.

Alcune ricostruzioni dei media lasciano intendere che il magistrato della Dda di Bologna sia arrivato a Reggio Emilia sotto la decisa spinta dal Pd, di cui parla chiaramente Palamara in un breve passaggio nel libro, A Reggio Giovanni Paolo Bernini e Marco Eboli scendo in campo con una conferenza stampa per affermare e all’epoca dell’inchiesta “Aemilia” Mescolini aveva chiuso un occhio nei confronti alcuni esponenti del Pd, non tenedo conto di centinaia di intercettazioni di esponenti dem con imputati di ndrangheta.

“IO PALAMARA NEPPURE LO CONOSCO”

In Procura i pm iniziano ad agitarsi e a ritenere il loro lavoro screditato. Mescolini convoca una riunione e tranquillizza i suoi: “Io Palamara neppure lo conosco, solo una volta mi ha contattato lui. Lo giuro sui miei figli”.

Ma pochi giorni dopo , quando escono nuove intercettazione (Palamara Re di Roma etc.) i sostituti scoprono che il capo del loro ufficio ha mentito: le chat dimostrano senza ombra di dubbio un’assidua frequentazione, “quanto meno telefonica”, con Palamara.

Da qui almeno una riunione dei pm e il successivo esposto delle quattro magistrate al Csm per segnalare come ormai fosse messa in discussione “la terzietà dell’ufficio”, perché “la Procura viene percepita come influenzabile” e “ha perso credibilità”.

Il sindaco di Reggio Luca Vecchi

NON ISCRIVETE IL SINDACO VECCHI NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI”

Nel periodo in cui era in corso l’indagine sui bandi pubblici del Comune di Reggio Emilia che vedeva indagati il sindaco e gli assessori, esponenti del Pd, “il Procuratore aveva chiesto – scrivono le pm – a fronte di una precisa denuncia della Polizia Giudiziaria che aveva redatto l’informativa di reato, di non iscrivere nel registro degli indagati i soggetti la cui posizione indiziaria appariva debole, e fra questi il sindaco Vecchi, ma di fare provvedimenti di non iscrizione motivati”.

Al momento delle perquisizioni degli uffici comunali, inoltre, “il Procuratore aveva insistito per rinviare la perquisizione perché erano prossime le elezioni (maggio-giugno 2019). In considerazione della necessità di un ballottaggio tra due candidati la perquisizione venne eseguita mesi dopo rispetto alla tempistica inizialmente programmata”. Nessun danno all’indagine, ma una scelta, secondo le pm, che aveva permesso a una parte del centrodestra, “di insinuare il sospetto che il ritardo fosse dipeso dal fatto che il sindaco doveva aggiustare quelle che erano le cariche dirigenziali all’interno del Comune”. Fatto lesivo della credibilità dell’ufficio.

Nell’inchiesta “Angeli e Demoni”, poi “si dovevano fare le notifiche degli avvisi di conclusione indagini a gennaio 2020, ma Mescolini non voleva perché c’erano le elezioni regionali (del 29 gennaio)”. La pm Salvi, titolare del fascicolo “in tale occasione, si impose ma poi venne lasciata sola nella conduzione dell’inchiesta”.

Luca Palamara da Giletti


LA DIFESA DI MESCOLINI

Nella fasi istruttoria il procuratore è stato sentito due volte e in entrambi i casi ha sempre respinto le accuse ripetendo il concetto che i contatti con Palamara erano solo per sapere a che punto era l’iter per la nomina del procuratore di Reggio a cui era interessato, ma non certo per fare pressioni a suo favore. A Reggio poi era finito nel mirino a seguito dell’inchiesta “Aemilia” che aveva provocato un scossone nell’ambiente cittadino. Una tesi, quella delamgiostrato sotto attacco dalla destra perchè ha colpito la ndrangheta, rilanciata in questi giorni anche da un’inchiesta a puntate da Telereggio, la tv di Alleanza 3.0 e storicamente organica al potere politico e amministrtivo della sinistra.

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