Lo Chef D’Amato lascia Reggio: chiuso il Caffè Arti e Mestieri
Non solo effetto pandemia, ma declino del centro storico

1/2/2021 – Reggio Emilia è tornata in zona gialla, ma oggi almeno un ristorante non riapre: ed è il numero uno, il simbolo stesso della grande cucina nell’esagono. Da oggi il Caffè Arti e Mestieri di via Emilia San Pietro resta chiuso.

Lo chef Gianni D’Amato, ex-Rigoletto, pluristellato con due stelle Michelin perse a causa del terremoto del 2012, e mai restituite (ingiustamente, secondo esperti e critici gastronomici di prima fila) ha deciso di lasciare il centro di Reggio Emilia insieme alla moglie Fulvia Salvarani e al figlio Federico, brillante figlio d’arte, considerato fra i giovani chef emergenti più interessanti del Paese.

Gianni D’Amato con Fulvia Salvarani e Federico D’Amato

La pandemia e l’interminabile chiusura imposta dai decreti sulle restrizioni hanno funzionato detonatore di una decisione che tuttavia covava da tempo, e che è stata soppesata in tutti i suoi aspetti in lunghi consigli di famiglia.

Gianni D’Amato col figlio Federico (ph. G. Picciotto)

D’Amato lascia Reggio a testa alta ed evitando accuratamente ogni polemica, ma la verità è che la perdita del CAM e soprattutto di uno chef tra i più apprezzati del Paese – ambasciatore riconosciuto delle cucine del terroir coniugate con l’innovazione e una ricerca incessante, nel solco tracciato da Angelo Paracucchi, che con gualtiero Marchesi è stato il più grande del Novecento italiano – è un effetto dirompente del declino del centro storico di Reggio e della sua capacità attrattiva.

“Il Covid ha accelerato – ha dichiarato Fulvia Salvarani al Carlino Reggio – ma avevamo già in mente di prenderci una pausa. Se abbiamo qualcosa da dire per cui lamentarci, lo faremmo con chi governa la città senza polemiche sulla stampa”. Del resto la famiglia ha subito parecchie batoste in questi anni, a partire dal disastro del terremoto di Reggiolo, che in poche ore aveva dissolto un locale celebrato a livello internazionale e amato dai critici più importanti, primo fra tutti Edoardo Raspelli. Per tacere di quelle due stelle Michelin incredibilmente mai restituite.

L’addio dei D’Amato a Reggio ( o un arrivederci?) oggi assume la forma di un messaggio in bottiglia, un breve affresco che in poche righe riassume le avventure, i sacrifici e gli incredibili paradossi di questi anni e soprattutto questi mesi. Un messaggio da incorniciare e scolpire sulla pietra serena a futura memoria. Eccolo.

Non parleremo degli otto anni di Caffè Arti e Mestieri

Non parleremo della pandemia,

Non parleremo delle difficoltà,

Non parleremo del ritrovarsi a fare il delivery,

Non parleremo dello Stato, Non parleremo nemmeno di terremoto e di Rigoletto,

Non parleremo della chiusura, Non parleremo delle nostre emozioni,

Non parleremo della resilienza, Non parleremo del nostro amore per la cucina,

Ma vi ringraziamo, tutti, per il sostegno che ci avete dato.

La nostra cucina non muore, rinascerà sicuramente in altri luoghi

L’appuntamento è dunque altrove, in altri locali e con nuove iniziative, ma non a Reggio e (forse) neppure in Emilia-Romagna. Per fortuna di Gianni, Fulvia e Federico l’Italia del buon mangiare e della cultura enogastronomica avrà sempre bisogno di loro, della loro professionalità e creatività. La perdita ora è tutta di Reggio Emilia.

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2 risposte a Lo Chef D’Amato lascia Reggio: chiuso il Caffè Arti e Mestieri
Non solo effetto pandemia, ma declino del centro storico

  1. giò Rispondi

    01/02/2021 alle 14:18

    E chi percepiva l’affitto ha ridotto notevolmente il canone , almno fino alla fine della pandemia? Forse li avrebbe aiutati a restare .

    • Marcello Nizzoli Rispondi

      01/02/2021 alle 16:57

      La Famiglia Maramotti, credo, sia la proprietaria dei muri,
      Non credo che sia d’interesse che la Famiglia D’Amato lasci il Caffè Arti e Mestieri, anzi, per il vicinissimo negozio pilota Max Mara, che ha una vetrina all’ingresso, sicuramente è un danno avere un bistellato Michelin che se ne va. Era un servizio complementare perfetto, per l’attività dei Maramotti.
      Il problema è come hanno gestito il Centro di Reggio, l’affitto è relativo, se si hanno pochi clienti e concentrati solo nei giorni di picco, avere uno sconto non serve a nulla.
      In Centro a Reggio ci vuole normalità, le persone devono andarci anche al martedì a mezzogiorno, per affari od alla sera.
      Ormai il Centro vive di picchi ingestibili e di desolazione minima, il resto dei giorni, la maggior parte

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