Mescolini, un affare che scotta
Documento: le dichiarazioni delle magistrate e le conclusioni della Prima commissione

24/2/2021 – Il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura riunito oggi pomeriggio, ha approvato all’unanimità (assente il vicepresidente Ermini) la proposta di trasferimento d’ufficio del dottor Mescolini, procuratore della Repubblica di Reggio Emilia. La proposta di delibera, con un esame analitico dell’istruttoria, è stata redatta dal consigliere Nino Di Matteo e approvata sempre all’unanimità dalla Prima Commissione del Csm, competente sui procedimenti disciplinari.

Il Procuratore Marco Mescolini

Qui pubblichiamo, a titolo di documentazione, le parti della relazione Di Matteo con le dichiarazioni rese alla Prima Commissione dai sostituti procuratori di Reggio Emilia Maria Rita Pantani, Isabella Chiesi, Valentina Salvi e Giulia Stignani che avevano inviato un esposto al Csm dopo la pubblicazione delle chat tra Palamara e Mescolini, il quale nel pieno del processo Aemilia premeva per ottenere la nomina alla Procura di Reggio.

Pubblichiamo inoltre le conclusioni della proposta di delibera in discussione oggi al plenum del Csm.

MARIA RITA PANTANI

“Il 3 novembre 2020 veniva audita la dott.ssa Maria Rita Pantani che riferiva una serie di circostanze rilevanti.
Segnalava che nel maggio 2020 i giornali locali avevano riportato la notizia che tra le chat intercorse tra il dott. Palamara e numerose altre persone, tramite WhatsApp ed altri applicativi informatici – chat estrapolate dal telefono portatile del dott. Palamara sottoposto a
sequestro – ve ne erano alcune riguardanti la procedura di nomina del dott. Mescolini quale Procuratore di Reggio Emilia.
In particolare, i giornali riportavano il messaggio inviato dal dott. Morlini, all’epoca giudice del Tribunale di Reggio Emilia e candidato consigliere per il gruppo associativo Unità per la Costituzione al Consiglio Superiore, al dott. Palamara nel quale chiedeva notizie sulla nomina del Procuratore della Repubblica di Reggio Emilia giustificando la sua insistenza per essere “…pressatissimo dal Dott. Mescolini”.
A seguito della divulgazione su molte testate giornalistiche locali il dott. Mescolini convocava telefonicamente per il medesimo giorno i Sostituti presenti in ufficio. Lo scarso preavviso consentì la partecipazione solo dei dott.ri Pantani, Stignani e Marano i quali
ascoltarono il Procuratore dar loro delle rassicurazioni: “ci aveva detto che si sentiva in dovere di darci delle spiegazioni visto che era il nostro procuratore, giurò anche sui suoi figli di non aver mandato nessuna chat, di non conoscere quasi il dott. Dott. Palamara e che
quindi dovevamo stare tranquilli
”.
Nel mese di luglio, invece, iniziò una pressante campagna giornalistica, specie locale, contro il dott. Mescolini. Vennero riportati i messaggi del dott. Mescolini con il dott. Palamara e, a dire della dott.ssa Pantani, la Procura di Reggio Emilia venne attaccata e additata di “benevolenza”, nello svolgimento della propria attività, nei confronti di una parte politica: il Partito Democratico.

L’ufficio percepì l’attacco giornalistico come forte e violento
anche perché era in corso un’indagine sui bandi pubblici del Comune che vedeva quali indagati il Sindaco e gli assessori, esponenti proprio del suddetto partito politico.
Sebbene la pubblicazione delle conversazioni tra il dott. Palamara e il dott. Mescolini avesse confutato la versione dei fatti che quest’ultimo aveva prospettato ai suoi Sostituti, il
Procuratore non ritenne di convocare alcuna riunione, né di fornire alcuna giustificazion
e.
La prima riunione venne convocata per il 18 settembre ed ebbe ad oggetto la riforma della disciplina delle intercettazioni.

Atteso il generale clima di imbarazzo i Sostituti decisero di fare un preliminare incontro informale, senza il Procuratore, per decidere che tipo di atteggiamento assumere.

Il Palazzo di Giustizia di Reggio Emilia

In tale occasione, cosìcontinua la dott.ssa Pantani ” tutti e nove i sostituti procuratori manifestavano disagio per l’accaduto ed anche un certo senso di abbandono. Nelle more, infatti, il dott. Mescolini aveva rilasciato un’intervista in cui aveva parlato solo di sé, affermando di sentirsi sereno. Non aveva, dunque, ritenuto opportuno tutelare anche l’immagine dell’Ufficio. Inoltre, la circostanza che il dott. Mescolini aveva sostenuto contro la realtà dei fatti di non aver avuto contatti con il dott. Palamara aveva lasciato tutti amareggiati e aveva determinato una perdita di credibilità in ordine alla sua terzietà e imparzialità.
Riferiva, poi, che le colleghe Stignani e Salvi si erano lamentate del fatto che, nel corso dell’indagine sui bandi del Comune, avevano subito pressioni dal dott. Mescolini il quale, in particolare, per come le era stato raccontato, aveva preteso la posticipazione di già
programmate perquisizioni negli uffici comunali a una data successiva allo svolgimento delle consultazioni elettorali per l’elezione del Sindaco.
A dire della dott.ssa Pantani la situazione di disagio era generalizzata e percepita anche dalle forze dell’ordine, che avevano difficoltà ad avere un’interlocuzione diretta con il Procuratore; dal personale amministrativo, che sovente si lamentava con i Pubblici Ministeri;
oltre che dai Sostituti medesimi, essendo manchevole il dott. Mescolini non solo sotto il profilo del rapporto umano, ma anche sul piano professionale, in particolare, del coordinamento delle indagini.
Infine, anche una parte del foro aveva manifestato il proprio disappunto. Alcuni avvocati, infatti, avevano sollecitato il Consiglio dell’Ordine a prendere posizione sulla vicenda chiedendo, addirittura, le dimissioni del dott. Mescolini.

L’iniziativa, peraltro oggetto di ampia diffusione mediatica, si era conclusa con una delibera del COA di non luogo a procedere.
Sottolineava che la causa principale del sentimento di generale disagio era stata la risonanza che la pubblicazione delle chat aveva avuto sui giornali locali. La stampa aveva sostanzialmente dipinto la Procura di Reggio Emilia come un ufficio non imparziale
nell’esercizio dell’azione penale.
L’insieme di tali considerazioni aveva indotto i quattro Sostituti procuratori a firmare la nota inviata al CSM. I colleghi Forte e Giannusa, pur condividendo in gran parte le ragioni dell’iniziativa, invece, si erano semplicemente dichiarati disponibili ad essere sentiti al CSM, mentre i tre colleghi di nuova nomina non avevano firmato ritenendo di essere troppo inesperti per farsi promotori di una tale iniziativa”.

ISABELLA CHIESI

“La Commissione procedeva, quindi, ad audire la dott.ssa Isabella Chiesi la quale confermava che, quando il 12 agosto il giornale “La Verità” aveva pubblicato le chat tra il dott. Palamara e il dott. Mescolini, i Sostituti erano rimasti sorpresi ed amareggiati perché, leera stato raccontato, che nel corso della riunione di maggio il dott. Mescolini, in esito alla pubblicazione del messaggio del dott. Morlini, aveva giurato di non avere mai interloquito con il dott. Palamara in merito alla procedura di nomina del Procuratore di Reggio Emilia.
Era, poi, iniziata una campagna mediatica che descriveva il dott. Mescolini come un Procuratore propenso, nella sua attività, a favorire e proteggere gli esponenti del PD.
Nel corso della riunione di settembre i Sostituti avevano, pertanto, ripercorso l’attività svolta dal dott. Mescolini come Procuratore sotto una diversa luce, quella della paventata vicinanza ideologica/politica, valutando diversamente, ad esempio, l’intervento del Procuratore volto a ritardare le perquisizioni delle indagini sui bandi del Comune. Tale ricostruzione a loro avviso trovava conferma nella circostanza che in occasione della conferenza stampa, successiva alle perquisizioni e alle elezioni comunali, il dott. Mescolini aveva detto che era stata una scelta “condivisa” con i magistrati titolari dell’indagine, che
invece avevano sul punto aderito alla richiesta del Procuratore
.
Nell’indagine “Angeli e Demoni”, poi, si dovevano fare le notifiche degli avvisi di conclusione indagini a gennaio, ma il dott. Mescolini non voleva perché c’erano le elezioni regionali. La collega Salvi, in tale occasione, si impose ma poi venne lasciata sola nella
conduzione delle indagini senza neanche un coassegnatario.
Anche la dott.ssa Chiesi riferiva di una Procura in “stato di abbandono”, senza coordinamento effettivo delle indagini dei diversi sostituti, e insanabilmente spaccata all’esito della pubblicazione delle chat.
Confermava che erano state fatte riunioni, solo per discutere del progetto organizzativo e mai per assicurare l’effettiva circolazione delle notizie ai fini dell’efficacia dell’azione investigativa”.

VALENTINA SALVI


“Nel corso della seduta del 10 novembre 2020 veniva audita la dott.ssa Valentina Salvi la quale ribadiva che la stampa nel corso dell’estate aveva sferrato un attacco all’intera Procura e non alla persona del Procuratore. Gli articoli erano, infatti, volti a chiedere notizie sullo stato delle indagini sui bandi del Comune e sulle case di riposo. In pratica, la stampa di destra attaccava la Procura, mentre quella di sinistra manifestava solidarietà al Procuratore.

Addirittura anche il Sindaco Vecchi, indagato dalla Procura di Reggio Emilia proprio nell’ambito dell’inchiesta sui bandi di gara del Comune, aveva pubblicamente esternato la sua solidarietà al Procuratore Mescolini.
Particolarmente significativa appariva una affermazione della dott.ssa Salvi: “la mia riflessione era che d’ora in avanti qualunque tipo di indagine fosse stata fatta da questa Procura sicuramente avrebbe suscitato in un senso o nell’altro un sospetto, un sospetto di
essere conniventi con qualche parte politica
”.
Ripercorreva, poi, più analiticamente alcuni scontri avuti con il dott. Mescolini sulla conduzione delle indagini per reati contro la p.a.:
nell’indagine sui bandi del Comune il Procuratore aveva chiesto, a fronte di una precisa denuncia della Polizia Giudiziaria che aveva redatto l’informativa di reato, di non iscrivere i soggetti la cui posizione indiziaria appariva debole, e fra questi il Sindaco Vecchi, ma di fare provvedimenti di non iscrizione motivati;
al momento delle perquisizioni presso gli uffici comunali il Procuratore aveva insistito per rinviare la perquisizione perché erano prossime le elezioni. In considerazione della necessità di un ballottaggio tra due candidati (e quindi del connesso prolungamento dell’esito elettorale) la perquisizione venne di fatto eseguita mesi dopo rispetto alla tempistica inizialmente programmata.

Il giorno dopo il dott. Mescolini in conferenza stampa dichiarava
che, con i magistrati titolari dell’indagine, avevano valutato di non procedere alle perquisizioni prima delle elezioni per non turbare il voto. Tale affermazione lasciò i Sostituti stupiti e dispiaciuti in quanto loro erano stati pubblicamente coinvolti in una decisione che
non condividevano; anche se la ritardata perquisizione non aveva arrecato danno all’indagine, quella scelta era stata strumentalizzata da una parte politica la quale aveva insinuato il sospetto che il
ritardo fosse dipeso dal fatto che il Sindaco doveva “aggiustare quelle che erano le cariche dirigenziali all’interno del Comune”;
nel luglio 2020 i titolari del procedimento erano pronti a depositare gli avvisi di conclusione indagini ma il dott. Mescolini di fatto bloccò quell’iniziativa affermando che non aveva trovato il tempo di leggere, pur dovendo apporre solo un visto per conoscenza e non di
assenso. Infatti, non appose il visto e andò in ferie. Solo ad agosto, dopo la pubblicazione delle chat, rientrò in servizio, appose il visto per conoscenza e così, di fatto, consentì di avviare la procedura prevista dall’art. 415 c.p.p.

Confermava che in Ufficio era assente il coordinamento e si versava in una situazione di autogestione: “Non vorrei essere troppo pesante nel giudizio ma attualmente io ritengo che il Procuratore non esista, nel senso che anche fisicamente in ufficio è presente più o meno due ore e mezzo/tre e chiuso. Tra l’altro faccio presente – cosa che mi ha colpito molto – che inizialmente il Procuratore non appena insediato appose un cartello con su scritto “vietato bussare” e questo denota molto l’atteggiamento che lui ha nei confronti del personale, che non riceve, nei confronti della P.G. che non riceve…”

GIULIA STIGNANI


La dott.ssa Giulia Stignani, audita in pari data, ricordava la riunione di maggio indetta dal dott. Mescolini subito dopo la prima pubblicazione delle conversazioni tra il dott. Palamara e il dott. Morlini, nel corso della quale il Procuratore aveva sostenuto di non aver avuto contatti col dott. Palamara e che, pertanto, non riteneva fare dichiarazioni alla stampa.
Confermava, poi, che le riunioni d’ufficio avevano avuto ad oggetto solo il progetto organizzativo e che a proposito dell’indagine sui bandi di gara aveva più volte auspicato che il Sindaco non venisse iscritto nel registro degli indagati.”
Sul solco già tracciato dalla collega Salvi aggiungeva “gli ho detto che tutto quello che era uscito sui giornali al di la delle chat con Luca Dott. Palamara tutto quello che era uscito anche queste insinuazioni sui suoi collegamenti con il PD con le indagini non fatte su Delrio
e tutto quanto, avevano gettato questa ombra incredibile sulla Procura e che le nostre indagini venivano prese in mezzo e che tutto l’ufficio appariva non essere imparziale
”.
Concludeva rappresentando il clima di sfiducia che ormai aleggiava attorno alla figura del Procuratore e la sensazione generalizzata dell’assenza di una vera e autorevole guida dell’Ufficio.
All’esito di tali audizioni veniva, pertanto, deliberato di procedere all’apertura del procedimento ex art 2 del regio decreto n. 511/1946″

.

Nella seduta del 17 novembre 2020 la Prima Commissione deliberava di aprire nei confronti del dott. Marco Mescolini, Procuratore della Repubblica di Reggio Emilia, procedimento ex art. 2 del Regio Decreto n. 511/1946,per il trasferimento d’ufficio “per essersi venuto a trovare sul piano obiettivo – a prescindere dall’eventuale esistenza di condotte colpevoli riconducibili a fattispecie disciplinari e/o penali – in una situazione tale da poter incidere sulla piena indipendenza ed imparzialità nello svolgimento delle funzioni ricoperte di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia”.

Al termine dell’istruttoria, la Prima Commissione all’unanimità ha proposto al plenum del Csm la delibera per il trasferimento d’ufficio del dott. Marco Mescolini, ” per incompatibilità con ogni funzione giudiziaria nel distretto di Bologna“.

Una riunione plenaria del Csm



LE CONCLUSIONI DELLA PRIMA COMMISSIONE


“Ritiene la Commissione che il complesso degli elementi probatori acquisiti consenta di affermare che il dott. Mescolini non possa esercitare, in piena indipendenza ed imparzialità, le
funzioni giudiziarie requirenti, specie quelle direttive, nella sede di Reggio Emilia.
In proposito si deve valutare, come primo elemento impediente, che la pubblicazione del contenuto delle interlocuzioni con il dott. Palamara ha generato una compromissione della credibilità dell’interessato sul territorio, determinata dalla risonanza che la pubblicazione ha avuto.
Tale compromissione si è avuta, non solo perché in una fase iniziale il dott. Mescolini aveva negato di essersi interessato della sua pratica di conferimento dell’incarico quale Procuratore di Reggio Emilia per il tramite del dott. Palamara, ma anche perché sono state oggetto di pubblicazione anche le conversazioni tra il dott. Palamara e il dott. Morlini e tra il dott. Palamara e il dott. Ceroni. Da tali conversazioni è emerso come la nomina del dott. Mescolini sia stata sponsorizzata al fine di far crescere il comune gruppo associativo nel distretto di Bologna.


D’altro canto, va rilevato che, il dott. Mescolini, anche dopo essere venuto a conoscenza dell’esistenza della nota firmata dai Sostituti e inviata al CSM, non ha ritenuto proficuo tentare un confronto sincero con i Sostituti, volto a ricucire lo strappo venutosi a
creare, ma ha scelto di non interloquire con nessuno di loro, riducendo i rapporti allo stretto indispensabile.
Tale ostinazione nel reiterare deliberatamente un comportamento che sapeva essere stato oggetto di forti critiche, ha determinato un ulteriore appannamento della propria credibilità nell’esercizio delle funzioni che si riflette in negativo, quanto meno nella percezione sociale, sull’esercizio indipendente ed imparziale della funzione.
Si tratta, infatti, di una situazione che non può non ripercuotersi sull’esercizio indipendente della giurisdizione, quanto meno sotto il profilo dell’apparenza esterna. Con rapporti personali così marcatamente e notoriamente deteriorati tutte le occasioni di confronto aventi ad oggetto determinazioni investigative e/o organizzative rischiano di essere conflittuali ed influenzate da rancori personali (il che, peraltro, risulta già essersi verificato,
come riscontrato in premessa), in tale modo, impedendo anche il corretto e sereno esercizio delle funzioni dirigenziali.


La Commissione non pretermette di valutare che alcuni colleghi continuano a manifestargli stima, ma ha raccolto anche le preoccupazioni della gran parte dell’Ufficio, che, proprio in ragione delle vicende qui sintetizzate, hanno ritenuto necessario fare un esposto a CSM; e questo è un indice sintomatico di una criticità ambientale che non può essere trascurato.
A tale proposito appaiono chiarificatrici le dichiarazioni del Procuratore Generale della Corte di Appello, il quale ha parlato di un valido investigatore ma dirigente “inesperto”, che non è stato in grado di trovare una soluzione di compromesso neanche nella pratica di assegnazione dei fascicoli al MOT (magistrato ordinario in tirocinio, ndr.), determinando, invece, degli inutili dissidi.
In proposito deve ribattersi che qui non è in gioco una vicenda personale tra alcuni magistrati e il dott. Mescolini, ma l’incompatibilità di quest’ultimo con l’ambiente di Reggio
Emilia
, rispetto al quale le dichiarazioni rese dai P.M. non rappresentano altro che la fonte di prova.
Quanto riferito dai colleghi ha determinato, ad avviso del Consiglio e sulla base della complessiva situazione probatoria, una situazione di obiettiva incompatibilità ambientale che non è rimuovibile, specie in considerazione del ruolo dirigenziale rivestito dal dott. Mescolini…

La dichiarazione del Presidente del Consiglio dell’Ordine, per le ragioni sopra esposte, non è idonea a confutare il quadro di insieme che si è manifestato in esito alla articolata istruttoria svolta.
Peraltro l’indipendenza e l’imparzialità, che certo non esauriscono l’essere della giurisdizione, sicuramente ne costituiscono nucleo fondamentale di talché il venir meno dei due elementi ben può determinare, determina e ha determinato, nella specie, la
compromissione anche della credibilità della funzione.


Il Consiglio, dunque, accertato il fatto nella sua materiale oggettività ed accertato, altresì, il rapporto di causalità con l’evento, ben può disporre il trasferimento officioso del magistrato attraverso l’adozione di un provvedimento orientato a ripristinare un corretto
esercizio del prerequisito di una funzione giudiziaria esercitata in condizioni di indipendenza e imparzialità.
In altre parole, i fatti analiticamente descritti, hanno di per sé arrecato un vulnus all’immagine della Procura di Reggio Emilia e hanno inevitabilmente generato un serio appannamento della figura del magistrato la cui credibilità, in un ambiente piccolo come
quello reggiano, è stata fortemente deteriorata.

La vicenda, complessivamente considerata, integra i presupposti dell’incompatibilità ambientale del dott. Mescolini e ne impone il trasferimento d’ufficio ad altra sede giudiziaria diversa da quella del distretto di Bologna.
La compromissione della credibilità dell’interessato sul territorio e nell’esercizio delle funzioni direttive requirenti non sarebbe, infatti, attenuata da uno spostamento all’interno del
medesimo distretto
. Va, infatti, ricordato che il clamore mediatico ha riguardato anche fatti occorsi quando il dott. Mescolini era un pubblico ministero della DDA di Bologna, e che è stata tratteggiata la figura di un magistrato che ha cuore le sorti degli esponenti politici locali del Partito Democratico. Tale operazione di discredito, allo stato, mina fortemente la fiducia
che il cittadino ripone nell’esercizio indipendente e imparziale della giurisdizione.

Deve affermarsi che sussistono i presupposti dell’incompatibilità del dott. Mescolini con l’ambiente del distretto giudiziario di Bologna essendo, tra l’altro, emerse evidenti criticità anche nell’attività di coordinamento e direzione.
Se ne impone dunque il trasferimento d’ufficio alla funzione requirente in sede diversa da quella del distretto di Bologna.


Il Consiglio, pertanto,
delibera

il trasferimento d’ufficio ai sensi dell’art. 2 regio decreto n. 511 del 31 maggio 1946 del dott.
Marco MESCOLINI, attualmente Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio
Emilia, per incompatibilità con ogni funzione giudiziaria nel distretto di Bologna e la
comunicazione della presente delibera alla Terza Commissione, per quanto di competenza”.

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2 risposte a Mescolini, un affare che scotta
Documento: le dichiarazioni delle magistrate e le conclusioni della Prima commissione

  1. Willer Rispondi

    24/02/2021 alle 22:04

    Finalmente si possono leggere le vere ragioni che hanno dato il via a questa vicenda e alla conclusione di oggi pomeriggio. Non entro nel merito dei fatti, ognuno di noi si sara’fatto la propria opinione in merito. Quello che voglio evidenziare è il tipo di informazione che invece ha prodotto il direttore di TG Reggio Gabriele Franzini
    in questi ultimi giorni, con servizi a mio avviso maldestramente tesi a difendere politicamente il dott. Mescolini e cercare di estraniare il Procuratore dai soggetti che invece si evince abbia favorito, sindaco Vecchi compreso. Concludo dicendo che c’è modo e modo di fare informazione e quindi a Voi faccio i complimenti!!!!!

  2. Carlo Menozzi Rispondi

    25/02/2021 alle 14:39

    “Addirittura anche il Sindaco Vecchi, indagato dalla Procura di Reggio Emilia proprio nell’ambito dell’inchiesta sui bandi di gara del Comune, aveva pubblicamente esternato la sua solidarietà al Procuratore Mescolini.”
    Quindi il sindaco è un conta balle? Lui dice di non aver ricevuto nessun avviso di garanzia….
    Ricordiamo che è da intendersi un avviso a garanzia della persona non una condanna a priori….

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