Strage di Bologna, quanto c’entrano i servizi israeliani?
Effetti collaterali del libro di Paolo Cucchiarelli

18/1/2021 – La rivista di studi geopolitici Eurasia, diretta da Claudio Mutti, pubblica nel suo ultimo numero (1/2021, anno XVIII) un’ampia recensione dello storico e studioso Luca Tadolini dedicata al libro di Paolo Cucchiarelli “Ustica & Bologna attacco all’Italia” , uscito in occasione del quarantesimo anniversario delle due stragi del Dc9 Itavia, precipitato nel Tirreno tra Ustica e Ponza la sera del 27 dicembre 1980, e della bomba alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 che provocò 86 morti (una ancora senza nome).

Tadolini lavora di bulino nelle tracce lasciate da Cucchiarelli, corroborandole con un vasto corredo di notizie, citazioni e note a margine (consultabili nel testo cartaceo) per approfondire l’ipotesi di un intervento dei servizi segreti israeliani nella strage di Bologna, già sollevata in un suo articolo pubblicato da Reggio Report . Ipotesi peraltro affacciata e subito abbandonata da investigatori e studiosi all’indomani della strage del 2 agosto, che fu messa in moto da una misteriosa telefonata di rivendicazione (da parte, si dice, di un palestinese) all’Agenzia telegrafica ebraica di Parigi.

Così l’autore mette insieme le tessere di un puzzle tuttora senza soluzione, tessere disseminate da Cucchiarelli nel suo libro, e da una messe non indifferente di ricercatori e di inchieste: da Corsini a Cutonilli, Pelizzaro e Paradisi autori dell’inchiesta sulla strage pubblicata a Reggio Report, sino al fondamentale articolo di Pelizzaro del 2012 sul trasporto in Italia di sei quintali di esplosivo che dovevano costituire la riserva strategia dell’Fplp del professor Habbash.

Per Tadolini lo scenario è quello di Bologna stazione di transito dell’esplosivo palestinese, con la presenza decisiva nello scenario dell’attentato di Thomas Kram, esperto di esplosivi inserito, secondo la Stasi, nel gruppo Ori-Separat del terrorista internazionale Carlos. Ma l’ipotesi accarezzata da Tadolini va oltre, sino a un possibile intervento degli israeliani che avrebbero provocato l’esplosione perchè quella valigia (o valigie?) erano destinate appunto ad attentati contro obiettivi ebraici. In chiusura, lo studioso mette sul tavolo il carico da undici di una celebre intervista al socialista Rino Formica – all’epoca il politico più informato e ragionatore sul Deep State (oggi lo chiamiamo così), i servizi segreti e la strategia stragista. Intervista che oggi tutti fanno finta di aver dimenticato.

Va detto che se gli elementi concreti a suffragio della tesi di Tadolini appaiono labili, talvolta evanescenti, non può non sollecitare serie riflessioni il contesto geopolitico con la sua concatenazione di eventi e circostanze nel conflitto israeliano-palestinese proiettato dentro il Belpaese, la sua politica e i suoi servizi segreti.

Forse la verità è dentro i famosi dispacci del colonnello Giovannone da Beirut, sui quali il premier Conte ha incredibilmente confermato il segreto almeno sino al 2029. E non possiamo escludere, allo stato delle conoscenza attuali, che sia anche o proprio lo scenario adombrato da Tadolini a imporre il segreto e il silenzio di un’Italia sempre più ridotta – come già allora sosteneva Formica – a un ruolo ancillare nello scacchiere mediterraneo. (p.l,g,)

Pubblichiamo di seguito la recensione di Luca Tadolini, su concessione dell’editore di Eurasia. Per le note a margine rimandiamo all’edizione cartacea della rivista

La rivista Eurasia

USTICA E BOLOGNA GUERRA ALL’ ITALIA: LA RECENSIONE

DI LUCA TADOLINI*

Luca Tadolini

In occasione dell’anniversario del tragico attentato alla stazione di Bologna del 2 Agosto 1980, essendo trascorsi quarant’anni ed essendo ancora in corso processi e polemiche, sono stati pubblicati alcuni libri che hanno proposto ricostruzioni ed ipotesi sulla vicenda.

Ne cito alcuni. I terroristi della porta accanto. Una storia del terrorismo nero: Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, dai NAR all’ergastolo per la strage di Bologna del giornalista Piero A. Corsini, ripercorre l’esistenza dei due principali imputati per l’attentato alla stazione, condannati in primo grado, assolti in appello, poi rinviati di nuovo in appello dalla Corte di Cassazione, fino alla condanna definitiva all’ergastolo.

Anni dopo si aggiungerà la condanna all’ergastolo per Luigi Ciavardini. «Con quest’ultima sentenza, – scrive Corsini – la strage di Bologna diventa così la sola strage italiana di cui si conoscano i nomi dei responsabili

Il libro di Corsini tuttavia non si conclude con la targa nella sala d’aspetto della stazione che riporta l’elenco delle vittime del «terrorismofascista», ma con un elenco di dubbi e di quesiti irrisolti e manifestando un timore: “Un pericolo s’annida tuttavia in questa ricerca, in particolare per quanto riguarda la strage di Bologna, ed è che chiunque azzardi un interrogativo, o verifichi un’ipotesi, venga subito tacciato di depistaggio, di voler mistificare una verità acquisita in modo definitivo“.

In effetti i dubbi e gli aspetti irrisolti che pesano sulla ricostruzione giudiziale della strage di Bologna sono tali che possono facilmente essere rappresentati a fumetti: questa è stata l’idea editoriale di Riccardo Peliccetti, Francesco Bisaro e Valerio Cutonilli che hanno pubblicato Le verità negate. Bologna, 2 Agosto 1980, Un libro che interpreta a fumetti la storia anche giudiziale dell’attentato, riproducendo poi i più decisivi documenti d’indagine e aggiungendo contributi di Nicola Porro, Gian Marco Chiocci, Massimiliano Mazzanti, Paola Frassineti.

L’ipotesi più importante, che ha elementi capaci di costituire un’alternativa al terrorismo fascista sancito dalle sentenze, è data dalle circostanze che conducono al conflitto israelo-palestinese.

Si deve segnalare, in questi mesi, il giornale “Reggio Report” di Pierluigi Ghiggini, che pubblica a puntate le indagini di Gabriele Paradisi e Gian Paolo Pelizzaro su quella che è stata definita la “pista palestinese”, che trae origine dal fatto, accertato, che la mattina dell’attentato era presente alla stazione di Bologna il cittadino tedesco Thomas Kram, soggetto al tempo collegato al gruppo di Ilich Ramírez Sánchez, nome di battaglia Carlos, con santuari in Paesi del Patto di Varsavia e collegamenti con organizzazioni della Resistenza palestinese.

Sulla matrice internazionale dell’attentato alla stazione di Bologna interviene con una mole di dati e di ipotesi Paolo Cucchiarelli con il libro Ustica & Bologna. Attacco all’Italia.

La copertina del libro di Paolo Cucchiarelli

Cucchiarelli inquadra la strage di Bologna e l’abbattimento dell’aereo di linea a Ustica del 27 Giugno nel contesto internazionale del 1980. In particolare, Ustica e Bologna farebbero parte di un insieme di circostanze e trame, fra cui l’esordio della televisione privata di Berlusconi e la presenza tentacolare della massoneria di Licio Gelli, miranti ad incardinare l’Italia nel nuovo corso della Guerra Fredda dell’amministrazione Reagan. Il 1980, conclude Cucchiarelli, sarebbe uno snodo decisivo, che avrebbe visto in Italia un’operazione coperta della CIA (il Secret Team), ancora una volta impegnata ad evitare successi del PCI, con la partecipazione, secondo i bisogni, delle strutture politiche e militari del Bel Paese, sempre disponibili ad ogni piano atlantico.

Queste conclusioni di Cucchiarelli fanno sorgere alcune perplessità: non si capisce come un devastante attentato del “terrorismo fascista” potesse servire a limitare il PCI, che anzi cavalcò immediatamente la strage di Bologna. Il PCI, peraltro, era ormai una verificata pedina atlantica, con accordi sotto banco risalenti alla Seconda Guerra Mondiale.

Cucchiarelli conclude che Ustica & Bologna è una pagina della Guerra Fredda, in chiave dirty war della CIA, per costringere l’Italia a seguire il nuovo ordine nordamericano. Ma una tale conclusione presta il fianco all’obiezione che l’Italia – della DC e del PCI – fin dal 1945 si è sempre docilmente allineata agli USA.

Nel suo libro, invece, Cucchiarelli riporta un’imponente quantità di dati che conducono non al conflitto USA-URSS, ma al conflitto israelo-palestinese, tanto che vi è un capitolo che recita «Gli israeliani giocano da soli e se necessario contro gli Usa».

Il conflitto israelo-palestinese entra nella storia della strage di Bologna con il Lodo Moro, l’accordo che consentiva ai Palestinesi il transito e il deposito di armi ed esplosivi in Italia purché questa fosse esentata da attentati; con l’abbattimento di Argo 16, l’aereo dei servizi segreti italiani usato per rimpatriare terroristi palestinesi, che vede sul banco degli imputati i capi del Mossad; con i fatti di Ustica, dove un Mig libico venne abbattuto sulla Sila. Poi con gli uomini di Carlos nella stazione di Bologna, città in cui risiedeva il responsabile del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina; con importanti ammissioni, anche di un Presidente della Repubblica italiana, che a Bologna sarebbe esploso un trasporto di esplosivo palestinese.

Cucchiarelli fornisce un quadro che vede l’Italia come retroguardia e santuario del conflitto palestinese.

E gli Israeliani? Dove sono e cosa fanno?

Esiste un’ipotesi sulla responsabilità dei servizi speciali israeliani per la strage alla stazione di Bologna del 2 Agosto 1980?

Nel libro di Cucchiarelli questa ipotesi appare a pagina 502: «Gli americani di stanza in Italia (…) erano stati ragguagliati sua alcune dichiarazioni di Rabin, tra le quali quella di una gravissima irritazione del governo israeliano per le forniture di materiale nucleare da parte dell’Italia al Pakistan. A fronte di ciò il governo israeliano aveva dichiarato una sorta di guerra allo stato italiano fatta a mezzo di attentati. Mi fu detto che uno di questi attentati era stata la strage di Bologna (…) Mi fu spiegato che il Mossad si era avvalso di mercenari (…)».

Si deve osservare che fra tutte le circostanze a disposizione di Cucchiarelliche giustificano una pista israeliana per la strage di Bologna (Lodo Moro, esplosivi palestinesi destinati ad attentati antiebraici, presenza di militanti del gruppo di Carlos, ecc.) l’autore sceglie spesso rivelazioni di pentiti di estrema destra, come quello che avrebbe raccolto da contatti statunitensi le dichiarazioni del premier Rabin, ricoverato per un infarto negli USA. Tant’è che poi in Ustica & Bologna la pista israeliana si smarrisce nel labirinto di altre trame e intrighi.

Strage di Bologna, un corpo sotto il treno fermo sul primo binario

Da parte nostra proveremo a formulare l’ipotesi israeliana in questi termini:

  • il 2 Agosto 1980 il gruppo di Carlos, Ilich Ramírez Sánchez – struttura rivoluzionaria filopalestinese con appoggi anche nell’Est europeo – stava trasportando un carico di esplosivo che avrebbe dovuto essere usato per colpire obiettivi ebraici in Europa.
  • Il contesto sarebbe l’inasprimento, in quei mesi, della crisi mediorientale e libica.
  • Alla stazione di Bologna il carico sarebbe stato intercettato dagli agenti di Tel Aviv e fatto brillare appoggiando vicino alla valigia che conteneva l’esplosivo una piccola carica ad alto potenziale.
  • Il micidiale attentato avrebbe così conseguito un triplice scopo: veniva scongiurato un attentato antiebraico, veniva punito l’accordo italiano con i gruppi della Resistenza palestinese – il Lodo Moro, che consentiva ai Palestinesi il transito di armi e prevedeva la loro liberazione in caso di arresto – e veniva colpito il gruppo Carlos, uno dei più sofisticati e pericolosi nemici d’Israele.

Questa ipotesi trova riscontri nel libro di Cucchiarelli?

In Ustica & Bologna troviamo una circostanziata definizione del Lodo Moro, tratta da una intervista al Giudice Mastelloni: «1) Libero transito di armamento leggero con relativa liberazione “garantita” in caso di arresto (…)

2) L’appoggio diplomatico italiano in tutte le sedi internazionali, CEE e Onu, alle aspirazioni palestinesi. 3) La vendita di armi, destinate all’OLP, attraverso “triangolazioni” con Libano e Giordania oltre ad aiuti con borse di studio per studenti che spesso erano solo componenti di cellule sul territorio italiano».

La presenza alla stazione di Bologna, il 2 Agosto 1980, di Thomas Kram del gruppo Carlos è riportata da Cucchiarelli più volte, anche se viene attinta da fonti dell’estrema destra: «Thomas Kram, doveva ritirare la valigia di esplosivo in transito a Bologna il 2 Agosto». Oppure sempre da ambienti di destra, da «alcuni saggi, ottimamente documentati sul mensile“Area”,stesi in gran parte da Gian Paolo Pelizzaro, che mettono sotto la lente d’ingrandimento la pista palestinese, cioè il fatto che da quasi subito la polizia seppe della presenza quella mattina a Bologna di Thomas Kram, l’esponente delle “Cellule rivoluzionarie” che faceva parte della rete Separat, strumento di gestione delle operazioni “esterne” del FPLP di George Habbash. A capo della struttura c’era Ilich Ramírez Sánchez, “lo Sciacallo”, uno dei maggiori terroristi ideologici dell’ultima parte del secoloscorso.»

Thomas Kram

La posizione di Thomas Kram viene a prendere una posizione centrale rispetto alla strage di Bologna quando Cucchiarelli riporta le dichiarazioni di Carlos:

«È vero, a Bologna c’era un compagno, anche se non era membro dell’ORI (Organizzazione rivoluzionari internazionalisti, guidata da Carlos). Poco tempo dopo la strage ho ricevuto un rapporto scritto nel quale si dice che un compagno tedesco era uscito dalla stazione pochi istanti prima dell’esplosione: Thomas Kram era un insegnante comunista di Bochum rifugiato a Perugia.(…)».

Difficile poter pensare che la presenza di Kram in stazione a Bologna nell’istante dell’esplosione sia frutto di una coincidenza. Si può aggiungere una circostanza rivelatrice riportata da Gabriele Paradisi, che però non si trova nel libro di Cucchiarelli: «Era successo qualcosa e, dovendolo comunicare, Kram era andato a telefonare trovandosi così a poca distanza dalla sala d’aspetto della stazione al momento dello scoppio, che lui comunque visse in diretta – spiega–.La telefonata, che di fatto gli aveva salvato la vita, fu quella di un uomo terrorizzato». ( G. Paradisi, Bomba in stazione, uomini di Carlos a Bologna prima e durante la strage, “Il Tempo”, 13 Ottobre 2013).

A questo punto viene d’obbligo chiedersi se il gruppo Carlos, o comunque il FPLP, avessero una qualche ragione per colpire Bologna con un attentato devastante.

Possiamo cercare di rispondere affidandoci a Cucchiarelli, ma con un dato che – salvo non sia sfuggito alla lettura – non è stato inserito in Ustica&Bologna. Nel 2010 Cucchiarelli, giornalista per l’ANSA, riporta una dichiarazione del Giudice Mastelloni: «Dire al contempo che sia estraneo alla strage di Bologna non significa però che Carlos non conoscesse la città. Probabilmente c’era stato perché teneva i contatti con gli studenti palestinesi che lì risiedevano di Fplp, compreso l’Abu Saleh Anzeh».

Dal punto di vista dei Palestinesi, Bologna, al tempo dell’attentato, poteva essere considerata un santuario, una zona di latitanza, un porto sicuro. Certamente non un obiettivo per un attacco terroristico. Lo conferma Bassam Abu Sharif, esponente storico del FPLP, che dichiara di avere trattato personalmente il Lodo Moro: «Il massacro non ha niente a che vedere con organizzazioni palestinesi. Neppure un incidente. Non c’era nessuna ragione per farlo, soprattutto a Bologna».

In Ustica & Bologna vi sono importanti citazioni che indicano come la presenza di esponenti del gruppo Carlos a Bologna, in zona stazione, la mattina dell’esplosione, fosse dovuta ad un trasferimento di esplosivo destinato ad obiettivi posti altrove. In particolare, Cucchiarelli riporta due dichiarazioni di Cossiga: «La strage è un incidente accaduto agli amici della “resistenza palestinese” che, autorizzata dal “lodo Moro”, a fare in Italia quel che voleva purché non contro il nostro paese, si fecero saltare colpevolmente una o due valige di esplosivo». Sempre il Presidente Cossiga aggiungerà: «(…) la strage fu causata, appunto fortuitamente e non volontariamente,da una o due valige di esplosivi che attivisti della resistenza o del terrorismo palestinese trasportavano per compiere attentati fuori dall’Italia e non comunque a obiettivi italiani, peraltro“legittimamente”se non“legalmente”,secondo gli accordi segreti (…)».

2 agosto 980, stazione di Bologna

A questo punto, sempre sistemando le tessere fornite – in ordine confuso

  • da Cucchiarelli, è possibile comporre un mosaico sempre più preciso. Il 2 Agosto 1980 esponenti del Gruppo Carlos si trovano alla stazione di Bologna, città sicura in virtù del Lodo Moro, per ricevere la consegna di un carico di esplosivo da utilizzare per un attentato.

Nel libro di Cucchiarelli si indica con precisione la disponibilità di esplosivo del FPLP in Italia, fatto arrivare usando corrieri delle Brigate Rosse: «Nel 1979, estate, la nave a vela Papago-riprendiamo queste notizie dal saggio “OperazioneFrancis”, il tassello mancante del “lodo Moro”- L’ultimo segreto della Prima repubblica – veleggia verso il Libano per imbarcare, per conto del FPLP ,circa sei quintali di esplosivo (plastico),(…) Quel carico andò a costituire il deposito strategico del FPLP di George Habash in Italia(…). Gli esplosivi del FPLP furono stipati in due nascondigli a Montello, in Veneto e a Lula in Sardegna».

(Il saggio “Operazione Francis” è sul sito segretidistato.it. Lo ha scritto Gian Paolo Pelizzaro, con la collaborazione di François de Quengo de Tonquédec)

Proprio questo passaggio del libro di Cucchiarelli ci riporta alla mattina del 2 Agosto 1980 alla stazione di Bologna: «Oggi sappiamo con certezza che il tedesco Kram, per sua stessa ammissione e per le conferme di Carlos, doveva recarsi in stazione poco prima dell’esplosione e che era sotto il controllo dei nostri servizi segreti. Per ritirare un carico del FPLP da usare in un’operazione attiva contro obiettivi americani? Una base Nato?».19

Di quale attentato si poteva trattare?

Nel libro di Cucchiarelli risulta che ci sia un solo documento che indica quale poteva essere l’obiettivo cui era destinato l’esplosivo che transitava dalla stazione di Bologna. Non era un obiettivo americano e nemmeno una base NATO. L’esplosivo era destinato ad una “scuola sionista.

Ecco il documento riportato a pagina 415 di Ustica & Bologna:«L’agenzia telegrafica ebraica, nel suo bollettino n.2514 dell’11 agosto (1980) afferma che questo attentato sarebbe un “incidente”: non erano i viaggiatori che stavano per prendere il treno alla stazione di Bologna ad essere presi di mira, ma un istituto ebraico. Una telefonata, effettuata da un uomo con forte accento straniero e che parlava a nome di una organizzazione palestinese, l’avrebbe indicato: “Desideriamo fare le nostre scuse al popolo italiano per ciò che è accaduto alla stazione di Bologna ”ha dichiarato lo sconosciuto“. L’esplosione è stata un errore commesso da un nostro agente di collegamento. La bomba era destinata ad una scuola sionista”.»

Aggiungendo questa tessera al mosaico della tragedia di Bologna – una spedizione di esplosivo diretta contro un obiettivo ebraico – diventa obbligatorio chiedersi se i servizi israeliani fossero intervenuti per impedire l’attentato.

La presenza a Bologna in più occasioni di esponenti del FPLP e del gruppo Carlos costituiva un logico motivo perché i servizi speciali israeliani ne seguissero i movimenti e fossero pronti a colpire, al fine di evitare la spedizione di un esplosivo da utilizzare per un attentato contro un obiettivo ebraico.

È noto che i servizi segreti d’Israele avevano già compiuto operazioni in Italia. Risultano alcune operazioni, ormai in letteratura, di omicidi commessi in Italia, come quelli effettuati da squadre israeliane per vendicare l’attentato palestinese di Monaco contro gli atleti di Tel Aviv.

Ne fa menzione anche il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga: «L’azione del Mossad contro gli assassini degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco nel 1972 è passata anche per Roma, dice. Come noto, Adel Wahid Zuaitar, il simbolo della furbizia [sic] fu ucciso a Roma.».

Si aggiunga che i servizi segreti d’Israele avevano già colpito l’Italia per punirla per il Lodo Moro. Il fatto più noto è l’attentato contro l’aereo Argo 16 dei servizi segreti italiani, precipitato a Venezia dopo che era stato utilizzato per trasportare in Libia militanti palestinesi arrestati in Italia, essendo stati trovati in possesso di missili terra-aria e di piani per abbattere aerei di linea israeliani. Per l’attentato contro l’Argo 16 vennero processati – e assolti Zvi Zamir, ex-capo del Mossad, e Asa Leven, ex-responsabile del Mossad in Italia. «Sono stati i servizi segreti israeliani, secondo il giudice istruttore di Venezia Carlo Mastelloni, ad abbattere l’Argo 16, l’aereo dei servizi segreti italiani, precipitato a Marghera il 23 novembre 1973, con quattro uomini a bordo, tutti deceduti. Il magistrato veneziano ha incriminato per concorso in strage il generale Zvi Zamir, ex capo del servizio segreto israeliano, il Mossad. Mastelloni ha firmato un mandato di comparizione nei confronti di Zamir perché sospetta che l’ex capo del Mossad abbia fatto manomettere l’Argo16, in concorso con l’allora capo dello stesso servizio segreto israeliano in Italia, Asa Leven (poi deceduto).»

Nel 1980, nell’ipotesi relativa all’attentato di Bologna, la punizione israeliana contro l’Italia per l’attività segreta filopalestinese dei nostri servizi segreti sarebbe stata più cruenta rispetto al precedente di Argo16, per aver essi consentito al gruppo Carlos di utilizzare Bologna come base per un attentato antiebraico.

La situazione poteva esser vista da Israele come il superamento di una linea rossa intollerabile rispetto ai già indigeribili precedenti del Lodo Moro.

La data del 2 Agosto, poi, è di poco successiva a quella del disastro di Ustica, dove emergono ormai in maniera formidabile le risultanze di una lotta senza quartiere nel Mediterraneo, derivante dai conflitti mediorientali, con una violenza che non si ferma neppure davanti all’abbattimento di un aereo di linea civile italiano.

Torniamo alla stazione di Bologna.

Nel libro di Cucchiarelli troviamo il capitolo Le due esplosioni. Le testimonianze, i danni devastanti, i rilievi sul tipo di esplosivo portano a valutare l’ipotesi di una detonazione ad alto potenziale, con esplosivo di uso militare, che avrebbe fatto deflagrare il carico dei terroristi. Cucchiarelli riporta alcune dichiarazioni di testimoni al momento dell’attentato:

«Ho visto una grande fiammata e poi ho udito due scoppi. Sono certo. Due scoppi».(…) «Voglio precisare che la prima deflagrazione è stata più lieve della seconda, come se fosse stata provocata dall’accensione di un innesco, mentre la seconda è stata di una potenza inaudita» (…) «Prima un colpo sordo e poi un grosso boato a distanza di attimi di secondo. La mia macchina si è alzata dal selciato.»

Un’altra tessera che va al suo posto. Un carico di esplosivo diretto ad un attentato ad una scuola ebraica viene fatto saltare mentre transita nella stazione di Bologna, dove avrebbe dovuto essere preso in consegna da un terrorista tedesco del gruppo Carlos. Chi può aver intercettato il carico? È legittimo pensare al Mossad.

Nemmeno la tessera più indecifrabile del mosaico ostacola l’ipotesi dell’intercettazione del carico per l’intervento di un servizio segreto straniero.

La sparizione del corpo di Maria Fresu, una signora presente nella sala d’aspetto della stazione al momento dell’esplosione, cui era stato erroneamente attribuito un lembo di volto femminile, a questo punto apparterrebbe ad una ennesima misteriosa vittima. I resti del corpo sconosciuto possono essere quelli di chi trasportava l’esplosivo, rimasto vittima della deflagrazione generata da una carica ad alto potenziale appoggiata vicino alla valigia dei terroristi. È lecita pure una seconda ipotesi: chi trasportava l’esplosivo può essersi avveduto del pericolo rappresentato dalla presenza di agenti ostili e può aver abbandonato il carico.

Tant’è che l’uomo di Carlos a Bologna si salva. Paradisi ha scritto sul Tempo (13 agosto 2013) “Era successo qualcosa e, dovendolo comunicare, Kram era andato a telefonare trovandosi così a poca distanza dalla sala d’aspetto della stazione al momento dello scoppio, che lui comunque visse in diretta–spiega–.La telefonata, che di fatto gli aveva salvato la vita, fu quella di un uomo terrorizzato”.

I resti della persona sconosciuta potrebbero anche appartenere all’agente dei servizi andato a depositare la carica di innesco, eventualmente esplosa prima che lo stesso riuscisse ad allontanarsi, essendo andato storto qualcosa. Questo spiegherebbe la necessità di far sparire alcuni corpi dal cratere dell’esplosione, per evitare che venisse scoperta l’operazione. Un comportamento coerente con l’agire dei servizi speciali. Israeliani in particolare.

I rapporti geopolitici italiani del 1980 (ma anche quelli attuali) non consentivano all’Italia sgarri rispetto alla Nato o ad Israele – specie in uno scacchiere come quello mediterraneo.

L’Italia, colpita da un avvertimento sanguinoso e terribile, non aveva (non l’avrebbe neppure ora) la forza di denunciare un servizio segreto “occidentale”, per non parlare di quello israeliano. La strage fu coperta con una soluzione di comodo, facilmente difendibile, politicamente, sul piano interno: “terrorismo fascista”. E qui anticipiamo la citazione di Rino Formica, senatore del Partito Socialista Italiano: «Altro che strage fascista: è accaduto qualcosa di totalmente nuovo, qualcosa che pone il problema della nostra autonomia internazionale».25

Qualcuno ha denunciato la pista israeliana? Esplicitamente Carlos, in più occasioni, con lettere e interviste tramite i suoi legali, dal carcere in Francia, chiedendo anche, inutilmente, di essere sentito dai giudici di Bologna.

Lo stesso Cucchiarelli dichiara in Ustica & Bologna di essere stato protagonista di una di queste interviste: «Diversi anni fa ho avuto modo di intervistare Carlos in carcere a Parigi tramite uno dei suoi avvocati (…) Sì per Carlos, è andata esattamente così: hanno fatto saltare per aria il trasporto”.

Una dozzina di pagine più avanti Cucchiarelli riporta un’altra dichiarazione di Carlos: «L’attentato contro il popolo italiano alla stazione di Bologna “rossa”, costruita dal Duce, non ha potuto essere opera dei fascisti e ancor meno dei comunisti. Ciò è opera dei servizi yankee, dei sionisti e delle strutture Gladio […] (…)». La stessa dichiarazione di Carlos, riportata dal “Corriere della Sera”, aggiunge: «Siamo sempre stati convinti che sia stata organizzata dai servizi americani e israeliani: i veri “padroni del terrore nero” in Italia.»

Cucchiarelli riporta anche la dichiarazione di Bassam Abu Sharif del FPLP:

«La Cia o il Mossad potrebbero aver usato un palestinese, un loro agente. È stato fatto esplodere, senza che lo sapesse, per accusare noi.»

LE SCONVOLGENTI E INASCOLTATE PAROLE DI RINO FORMICA

Rino Formica

Nonostante sia citato una decina di volte, in Ustica & Bologna manca la straordinaria dichiarazione dell’esponente del PSI Rino Formica, la quale inchioda la pista israeliana in un quadro che tutta l’Italia ha potuto vedere. È un’intervista che Rino Formica rende al quotidiano “Repubblica”, raccolta dal giornalista Mino Fuccillo, il 29 Dicembre 1984: «Ce la prendiamo col fascista assassino così come abbiamo fatto per le altre stragi. E non a caso non abbiamo mai trovato nessun colpevole. Tranne in un caso: il 17 maggio del 1973 in via Fatebenefratelli Gianfranco Bertoli, ex informatore del Sifar, lancia una bomba contro il Presidente del Consiglio Rumor. Quattro morti, decine diferiti. Sedicente anarchico veniva da un kibbutz israeliano. Se lo sono dimenticato tutti, eppure è l’unico filo, l’unico nome che abbiamo in materia di stragi. (…). Ci hanno avvertito, ci hanno mandato a dire con la strage che l’Italia deve stare al suo posto sulla scena internazionale. Un posto di comparsa, di aiutante. Ci hanno fatto sapere col sangue che il nostro Paese non può pensare di muoversi dasolonelMediterraneo. Ci hanno ricordato che siamo e dobbiamo restare subalterni. E noi non abbiamo un sistema di sicurezza nazionale capace di opporsi a questi avvertimenti. I nostri servizi di sicurezza sono inefficienti perché così li hanno voluti gli accordi internazionali. Non difendono l’Italia perché non debbono difenderla. Sono funzionali alla nostra condizione di inferiorità. Altro che strage fascista: è accaduto qualcosa di totalmente nuovo, qualcosa che pone il problema della nostra autonomia internazionale. (…) Insomma, qualcuno ci ha avvertito, dall’estero e col sangue, che stavamo diventando troppo autonomi. (…) Perché stavamo diventando un Paese che cominciava a dire la sua. In campo economico, sullo scacchiere del Mediterraneo. Perché stavamo diventando Nazione all’interno delle alleanze. E invece ci ricordano che al massimo possiamo mandare qualche corvetta da qualche parte. Oggi non è problema di questa o quella forza politica al governo. Chiunque comandi in Italia deve ricordarsi di stare al suo posto.(…) Vuol dire che una volta si sta con Israele e una volta no. E che vuol dire capire l’avvertimento senza subirlo? Vuol dire sofferenza per tutti i partiti. Perché significa imparare a discriminare il bene e il male sullo schieramento internazionale senza garanzie e certezze. Vuol dire diventare Nazione. L’unità antifascista, purtroppo, non basta più né per capire né per fermare le stragi. È questo il dramma della pista internazionale, quella vera».

Paolo Cucchiarelli nel suo libro Ustica & Bologna ha lasciato sparse le tessere del mosaico. Affiancando quelle tessere, per quanto riguarda la strage di Bologna è apparsa una pista che porta ai servizi segreti d’Israele. Abbiamo erroneamente confuso tessere e frammenti del mosaico? Chissà. Forse è stata aggiunta qualche tessera che nel libro non c’era. La si prenda come una di quelle azioni di cui sono capaci gli Italiani quando fanno di testa loro.

*Luca Tadolini è un avvocato, storico e saggista di Reggio Emilia

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Una risposta a 1

  1. Giancarlo Vetri Rispondi

    19/01/2021 alle 18:29

    Proprio in questi giorni sto leggendo il libro di Cucchiarelli. Al momento sono ai capitoli su Ustica. Però mi sfugge il perché, si prendano per verosimili tutte le ipotesi ad eccezione di quelle emerse a livello processuale. D’accordo che la “maschera facciale” non ha ancora un’identità. Ma sembra verosimile, stando alle ipotesi paventate, che il Kram, fermato, controllato dalla polizia italiana, viaggi in treno per prelevare dell’esplosivo in un luogo pericoloso e affollato come la stazione di Bologna al 2 agosto? Sinceramente no, non sembrerebbe. Come mai il signor Picciafuoco era in stazione, da latitante ricercato va Bologna in taxi per prendere un treno per Milano. Perché c’è il signor Bellini, stando alle indagini della procura e ai riscontri fotografici di Paradisi? Si potrebbero citare, anche altre coincidenze, dagli alibi dei condannati, ai casi di Vettore Presilio, agli alibi discordanti, ecc., ecc.. Per avere un quadro più chiaro occorre identificare lo “scalpo”. Le affermazioni di alti responsabili istituzionali andavano fatte davanti ai giudici e non in chiacchierate con i giornalisti. Anche se gli scenari tratteggiati dall,onorevole Formica sono del tutto verosimili. Come verosimile è il fatto che molti nello stato abbiano giurato fedeltà a più entità invece che all’unica legge a cui avrebbero dovuto: la Costituzione della Repubblica.

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