Strage di Bologna No del giudice all’arresto di Bellini
Cosa faceva il killer reggiano con Thomas Kram?
Domande che scottano sul nuovo processo

DI PIERLUIGI GHIGGINI

7/1/2021 – La Procura generale di Bologna voleva l’arresto del killer reggiano Paolo Bellini, storico collaboratore dei servizi segreti e da anni collaboratore di giustizia (attualmente sarebbe uscito dal programma di protezione, nonostante le condizioni di salute). Ma il Tribunale ha rigettato la richiesta di misura cautelare a pochi giorni dalla nuova udienza preliminare del cosiddetto “processo ai mandanti” della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. In questo processo – morti da tempo tutti i presunti mandanti: Gelli, D’Amato, Ortolani e Mario Tedeschi – Paolo Bellini oggi è il principale imputato, accusato di essere il co-autore materiale della strage insieme ai Nar.

La persona del filmino del 2 agosto e a destra, Bellini nel documento d’identità dell’epoca

La richiesta della misura cautelare era stata depositata l’ 8 giugno per pericolo di fuga e di inquinamento delle prove. Secondo la Procura sarebbe ormai assodato che Bellini era alla stazione di Bologna la mattina della strage e che – come emerso da intercettazioni e testimonianze – fu la famiglia a procurargli l’alibi del viaggio in Riviera per portare i congiunti, entro la giornata, in vacanza al passo del Tonale.

Da qui il rischio di inquinamento delle prove paventato dagli inquirenti, su cui però il Tribunale non ha concordato, pur ritenendo certa la presenza di Bellini alla stazione di Bologna, la mattina del 2 agosto: a quarant’anni di distanza dai fatti, secondo il giudice, non vi sarebbe più alcun rischio del genere. Non rischio di inquinamento probatorio, e nemmeno pericolo di fuga per le ragioni che la lettura delle motivazioni potrà chiarire in tutti i suoi aspetti.

D’altra parte, Bellini ha già promesso da tempo rivelazioni nel corso del processo (“Ci sarà da ridere”). E di certo il suo ruolo di imputato-chiave ha già generato come effetto collaterale, del tutto imprevisto ma ora diventato centrale, la clamorosa riapertura del dossier della pista palestinese, archiviato a suo tempo dalla Procura di Bologna ed escluso a priori dall’orizzonte del nuovo procedimento.

La pista è tornata in gioco con le rivelazioni dell’inchiesta di Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi sui misteri della strage, pubblicata nel 2020 da Reggio Report e che ha avuto larga eco in tutto il Paese. L’inchiesta – fra le tante rivelazioni – ha portato alla luce un appunto della Digos di Bologna che attesta come Bellini (all’epoca sotto il falso nome di Roberto Da Silva) il 22 febbraio 1980 si trovasse all’hotel Lembo di Bologna, dove lo stesso giorno era arrivato Thomas Kram, il libraio tedesco esperto di armi delle Revolutionäre Zellen, inserito nel gruppo Separat del terrorista internazionale Carlos, al numero 7 della lista compilata dalla Stasi, il servizio segreto dell’allora Germania comunista.

All’epoca Carlos, acquartierato nel lussuoso Hotel Palast di Berlino Est sotto il controllo della Stasi e del Kgb, era al soldo dei palestinesi del Fronte Popolare di Georges Habbash che annunciava rappresaglie contro l’ Italia per la rottura del lodo Moro, a seguito della vicenda dei missili Strela in transito in Italia e intercettati a Ortona e l’arresto di Abu Anzeh Saleh – esponente palestinese di primo piano, che teneva i contatti con Carlos per conto di Habbash e in sconcertante relazione d’amicizia col giudice Aldo Gentile, alla quale era affidata proprio l’istruttoria sulla strage.

Ora, da anni è provato che Kram nella notte tra l’1 e il 2 agosto era all’hotel Centrale di Bologna, e non per caso. Lo ha confermato lo stesso Carlos, pur senza farne il nome (“C’era un nostro compagno, e volevano farlo fuori“). D’altra parte anche Bellini quella mattina era in stazione a Bologna, probabilmente per conto dei servizi, e forse per tener d’occhio un trasporto di armi o di esplosivo consentito dal cosiddetto “lodo Moro”?

Che fosse in stazione lo afferma la Procura Generale sulla base del fotogramma di un vecchio filmino amatoriale recuperato solo di recente. Inoltre lo avrebbe riconosciuto anche la ex moglie, e ora lo sostiene anche il Tribunale nell’ordinanza di rigetto della richiesta di misure cautelari.

In proposito Reggio Report ha pubblicato spezzoni video e immagini dei momenti immediatamente successivi all’esplosione, in cui si vede un giovane molto somigliante a Paolo Bellini impegnato nei soccorsi.

Giovane somigliante a Bellini corre con una paletta della polizia in mano

A questo punto, se è assodato che Paolo Bellini alias Roberto da Silva era alla stazione di Bologna la mattina del 2 agosto 1980, il processo dovrà dare risposta a non poche domande:

  • Perchè Paolo Bellini (collaboratore dei servizi e all’epoca ricercato internazionale) e Thomas Kram, del gruppo terroristico Separat al soldo dei palestinesi, si ritrovarono il 22 febbraio 1980 all’hotel Lembo di Bologna, per lasciarlo entrambi il giorno successivo ?
  • Perchè Paolo Bellini e Thomas Kram erano il 2 agosto alla stazione di Bologna, peraltro in compagnia di altri esponenti dell’eversione e “barbe finte” di vari Paesi?
  • Cosa facevano Bellini e Kram alla stazione? E per ordine di chi? Si “incrociarono” anche quella mattina, casualmente o volutamente?
  • Perché dopo la strage Paolo Bellini, se è lui come sembra assodato il giovane ritratto nel video, dirigeva il traffico dei mezzi di soccorso con una paletta della polizia?
  • E infine, l’interrogativo numero 1: perché il governo continua a mantenere il segreto su dispacci e rapporti del colonnello Giovannone dal centro Sismi di Beirut?

Articoli correlati:

  • STRAGE DI BOLOGNA, VIDEO ESCLUSIVO Un uomo corre con la…

    DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI*

    E’ lui o non è lui? E’ Paolo Bellini o no l’uomo che corre nella piazza della stazione di Bologna, con una paletta della polizia nella mano destra, pochi minuti dopo la strage?
    Pubblichiamo in esclusiva un video girato sul posto, all’epoca, dalla troupe di Radio Punto Tv.
    Sono immagini rintracciate da Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi: in un frame di pochi secondi hanno individuato una persona che assomiglia in modo stupefacente all’uomo filmato dal tedesco Polzer all’interno della stazione, prima dell’esplosione, e che sarebbe proprio Paolo Bellini, secondo la testimonianza della ex moglie Maurizia Bonini.
    Bellini o no, I due uomini sembrano proprio la stessa persona, con i baffi, la capigliatura a ricci e la maglia azzurra (che nella nuova immagine appare come lacerata sul petto).
    L’uomo ha una paletta in mano, e sembra voler fare strada a un camion dei vigili del fuoco che esce dal lato est del piazzale della stazione.

    Il mistero si aggiunge al mistero, l’ultima scoperta dei giornalisti investigativi Pelizzaro e Paradisi può dare un contributo decisivo alle indagini e al processo in cui Bellini è imputato come esecutore materiale della strage.
    Perchè se non è lui, non lo è nemmeno il giovane del filmino di Polzer; se è lui, perchè ha la paletta per dirigere il traffico? Chi gliel’ha fornita?
    REGGIO REPORT LANCIA UN APPELLO
    SE QUALCUNO SI RICONOSCE NEL GIOVANE CHE CORRE CON LA PALETTA, SI FACCIA AVANTI.

    SE QUALCUNO HA VISTO E RICORDA QUALCOSA, SI FACCIA AVANTI.

    OGNI DETTAGLIO PUO’ ESSERE DETERMINANTE PER ARRIVARE ALLA VERITA’ (Pierluigi Ghiggini)

    Condividi

     

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *