Martiri per la libertà
Ricordati don Borghi e l’anarchico Zambonini fucilati 77 anni fa

Oggi Reggio Emilia ha ricordato con due distinte cerimonie don Pasquino Borghi e il combattente anarchico Enrico Zambonini, fucilati dai fascisti al poligono di tiro all’alba del 30 gennaio 1944, insieme ad altri sette antifascisti: Ferruccio BattiniRomeo BenassiUmberto DodiDario GaitiDestino GiovannettiEnrico MenozziContardo Trentini ed Enrico Zambonini.

Alla commemorazione ufficiale, questa mattina alle 10 (in assenza di pubblico per restrizioni Covid) sono intervenuti il sindaco di Reggio Luca Vecchi, il presidente Anpi Fiaccadori, il presidente della provincia Zanni e altri sindaci. Alle 11 messa in suffragio dei caduti celegrata dal vescovo Massimo Camisasca nella Basilica della Ghiara. Nella giornata sarà deposta una corona alla lapide in vicolo dei Servi, nel retro dell’ostello della Ghiara, dove sorgeva il carcere in cui furono rinchiusi don borghi Zambonini egli altri martiri prima dell’esecuzione.

La commemorazione alla lapide di don Borghi

Il sacrificio di Enrico Zambonini viene ricordato con un presidio indetto dalla Federazione Anarchica (Fai) e dall’Unione sindacale italiana con un presidio davanti alla lapide commmorativa in piazza a Villa-Minozzo.

ENRICO ZAMBONINI UNA VITA PER LA LIBERTA’ (dalla Federazione Anarchica Italiana)

Il 30 gennaio 2021 ricorre il 77° anniversario dell’assassinio di Enrico Zambonini. Anche quest’anno non potevamo esimerci dal ricordare questa splendida figura tra i protagonisti dell’antifascismo anarchico del Novecento. Un percorso straordinario, quello di Zambonini, iniziato a Secchio di Villa Minozzo (RE) e sviluppatosi nelle lotte antifasciste e libertarie tra Francia, Belgio e Spagna per poi fare ritorno in Italia.

Avvicinatosi all’anarchismo agli inizi del 1919 diventa presto un punto di riferimento, tramite la sua militanza con l’Unione Sindacale Italiana, per la zona di Genova dove era emigrato agli inizi del secolo. Spesso torna a Villa Minozzo ma a causa della sua propaganda anarchica nel 1922 viene aggredito dai fascisti. Costretto all’esilio in Francia continua la sua militanza politica spostandosi di frequente anche in Belgio dove l’antifascismo libertario ha una buona presenza. Nel 1935 si traferisce in Spagna e l’anno successivo è fra i primi aderenti alla Colonna italiana “Ascaso” CNT-FAI, partecipando ai combattimenti di Huesca e Almudévar. Nel maggio 1937 è presente a Barcellona dove si registrano gli scontri fra comunisti e anarchici per il controllo della centrale telefonica, rimanendo gravemente ferito al volto.

Enrico Zambonini


Torna in Francia, ma viene consegnato alla polizia italiana che lo manda al confino di Ventotene. Nell’agosto del 1943 come tutti gli anarchici, a differenza degli altri antifascisti, non viene liberato ma inviato nel campo di concentramento di Renicci d’Anghiari (AR). Liberato il 4 dicembre del 1943, dopo un lungo viaggio, ritorna nelle montagne reggiane entrando nella Resistenza con un ruolo di primo piano. Dopo uno scontro fra partigiani e fascisti viene arrestato e dopo un processo sommario fucilato, insieme a Don Pasquino Borghi e ad altri 7 partigiani.

DON PASQUINO BORGHI, NOME DI BATTAGLIA ALBERTARIO

Pasquino Borghi nasce a Bibbiano il 26 ottobre 1903 da una famiglia di contadini mezzadri.

Entra in seminario a 12 anni, dimostrando una spiccata tendenza alla vita ecclesiastica. Nel 1924 entra nell’Istituto Benedetto XII delle missioni africane in Verona. Nel 1930, ordinato sacerdote, parte per la missione comboniana di Torit, nel Sudan all’epoca anglo-egiziano. Nel 1937 viene fatto rientrare in Italia per motivi di salute e curato presso l’istituto missionario di Sulmona. Nel 1938 entra nella Certosa di Farneta (Lucca), ove emette i voti di certosino. Nel 1939 chiede la dispensa papale per ritornare alla vita sacerdotale “nel mondo”, anche per poter aiutare la madre rimasta vedova e in povertà.

Nominato cappellano nella chiesa di Canolo (Correggio), assume decisa posizione contro la guerra e la dittatura fascista. Dall’autunno 1943 è parroco a Coriano-Tapignola di Villa Minozzo.

Dopo l’8 settembre 1943, inizia un’intensa attività di aiuto ai soldati italiani sbandati, ai prigionieri alleati fuggiti dai campi di internamento e ai primi partigiani. Aderisce alla Resistenza con il nome di battaglia di Albertario.

Don Pasquino Borghi

Il 21 gennaio 1944 viene arrestato e schiaffeggiato a Villa Minozzo da militi della Repubblica Sociale, mentre sta tenendo l’omelia della Messa. Inutili i tentativi per salvarlo: don Pasquino viene incarcerato a Scandiano e poi, nell’ultima notte, trasferito nel carcere dei Servi a Reggio Emilia.

Subisce percosse, torture e umiliazioni, sopportate con rassegnazione cristiana e grande forza d’animo.

.Il 30 gennaio 1944, per rappresaglia dopo l’uccisione di un milite fascista, senza alcun processo, viene fucilato insieme ad altri otto patrioti: Ferruccio Battini, Romeo Benassi, Umberto Dodi, Dario Gaiti, Destino Giovannetti, Enrico Menozzi, Contardo Trentini ed Enrico Zambonini. L’esecuzione ha luogo nello stesso Poligono di tiro dove un mese prima, il 28 dicembre 1943, erano stati fucilati i sette Fratelli Cervi e Quarto Camurri.

Un distaccamento partigiano viene ben presto intitolato a Don Pasquino, una delle figure più importanti della Resistenza reggiana.

 Il 7 gennaio 1947, in occasione delle celebrazioni del 150° Anniversario della nascita del Primo Tricolore, il Capo dello Stato, Enrico De Nicola, consegna alla madre, Orsola Del Rio, la Medaglia d’oro al Valore militare alla memoria.

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