Morto a 90 anni don Ercole Artoni , il prete degli ultimi

DI PIERLUIGI GHIGGINI

4/1/2020 – Un altro grave lutto ha colpito la comunità reggiana. Questa mattina al Santa Maria Nuova è morto don Ercole Artoni, il prete degli ultimi, fondatore della comunità di recupero Centro sociale Papa Giovanni XXIII attiva a Reggio, nella sede centrale di Villa Sesso – diventata anche punto di riferimento nazionale per la cura delle ludopatie – in Sardegna e in altre città italiane. Don Ercole aveva compiuto 90 anni. Aveva da tempo non pochi problemi di salute, e le sue condizioni si erano aggravate sotto Natale tanto da imporne il ricovero.

Questa sera alle 20,30 il rosario in suffragio di don Artoni nella chiesa pastorale di Castelnovo Sotto. I funerali giovedì 7 gennaio alle 10,30 nella parrocchiale di Villa Cadè. La messa sarà celebrata dal vescovo di Reggio e Guastalla Massimo Camisasca.

Don Ercole ha trascorso l’ultima parte della suo ciclo terreno nella Comunità di Sesso, accanto ai suoi “ragazzi” in una casetta del terremoto del recuperata da Uber Mazzoli, presidente della fondazione collegata al Centro sociale, e destinata alla demolizione.

E’ stato il prete scomodo a tutti, pietra d’inciampo a tutti gli effetti: del resto aveva intitolato il suo libro biografico proprio così: “Storia di un prete scomodo“. Una vita anche turbolenta in quel suo darsi totalmente agli altri, in mezzo a brigatisti a causa dei quali conobbe anche il carcere, ma anche a gladiatori. Stava con i ragazzi che occupavano le scuole, e diede un contributo decisivo alla liberazione di un giovane rapito…

Don Ercole Artoni, tre mesi fa

Aveva dato tutto, tutte le sue risorse, don Artoni per assistere i diseredati e riabilitare i tossicodipendenti. Era stato il primo prete a Reggio, negli anni Settanta, ad andare parlare e a portare con sé i ragazzi che si facevano di eroina sotto il monumento del Crostolo. E in questa sua opera scontava anche una malcelata diffidenza da parte degli ambienti istituzionali. Anche dagli alti gradi della Curia.

E’ stato instancabile nell’impegno civile al servizio dei diseredati. Prete del Concilio e intimamente libero, non risparmiava le sua critiche alle istituzioni, anche con parole severe. Era stato consigliere comunale di Reggio Emilia, eletto come indipendente nella lista del Pci, gesto che gli costò non poche reprimende e anche la sospensione. Poi la riconciliazione e il grande lavoro, senza sosta e con la cassa sempre vuota, per il recupero dei tossicodipendenti , la protezione delle donne vittime di violenze, la cura delle ludopadie.

Don Ercole Artoni

Ha avuto la soddisfazione di ricevere l’omaggio del vescovo Camisasca nella sede della comunità di Villa Sesso, l’opera che ha coronato una vita dedicata gli altri, di grandi sacrifici, ma retta dall’ottimismo della volontà e di una fede autenticamente vissuta. Da ultimo, poche settimane prima di andarsene, ha avuto il sollievo di un’assoluzione piena dal tribunale di Ancona dall’accusa di presunte minacce alla presidente del Tribunale di Reggio, accusa per la quale la Procura e il giudice di Reggio Emilia lo avevano gratificato di un’ingiusta detenzione preventiva ai domiciliari all’età di 88 anni.

MATTEO IORI: RICORDO DI UNA PERSONA STRAORDINARIA e SCOMODA

Tutti coloro che l’hanno conosciuto non possono che definire Don Ercole una persona straordinaria; nel senso etimologico del termine significa “fuori dall’ordinario”, e Don Ercole lo era certamente. Una vita piena di tantissimi avvenimenti, che paiono quasi incredibili se pensati vissuti da una sola persona; tant’è che il libro sulla sua vita (“Don Ercole Artoni, lo scomodo prete reggiano”) creò curiosità nazionali: dalla rivista Vanity Fair a una trasmissione di Maurizio Costanzo su Rai 1.

Don Ercole era colui che divenne famoso in tutta Italia perché prete eletto come indipendente nelle liste del PCI, era colui che occupava le case, che conobbe diversi brigatisti, che picchettava le fabbriche con gli operai, ma che fu anche inconsapevolmente al servizio di Gladio.

Era un prete insolito che insieme agli studenti preparava in anticipo i piani di contestazione, che collaborò con Loris Malaguzzi, che aiutò lo sviluppo di missioni in Brasile, che andò a Mosca nella delegazione italiana contro la guerra del Vietnam e a Berlino nella Commissione disarmo; ma che finì anche in carcere in isolamento, che fu protetto dalla malavita reggiana, che fu sostenuto dal comitato delle prostitute, che conobbe la “Primula Nera” Paolo Bellini, che liberò un giovane rapito… e soprattutto che, nel frattempo, apriva le porte della sua canonica e della sua casa ai più poveri e ai più emarginati, divenendo uno dei primi a dare risposte concrete per affrontare il flagello della droga sin dagli anni ’70.

Don Ercole era una persona straordinaria. E come tale aveva tantissime virtù ma anche dei difetti, come tutti gli esseri umani; ma il suo grande amore per i più poveri e i più bisognosi faceva si che non si potesse che volergli profondamente bene e perdonargli ciò su cui non si era d’accordo. Per questo motivo ha sempre avuto intorno moltissime persone ad aiutarlo e a credere in lui: dai suoi famigliari, a cui va il mio abbraccio più forte, ai tanti amici.

Gli piaceva ricordare il 24 giugno del 1956, giorno nel quale divenne prete. Di quel giorno disse: “fu il più bel giorno della mia vita”, ma si capì subito che il sacerdozio di Don Ercole sarebbe stato diverso da tanti altri: “C’era l’usanza di baciare le mani ai nuovi consacrati e quel giorno, in fila per me, c’era anche il Capo Cellula (il capo dei comunisti) di Villa Gaida. Lo ricordo ancora bene, perché fu un mezzo scandalo.” Molte volte le scelte di Don Ercole hanno creato “scandalo” nel mondo cattolico, ma le stesse scelte sono quelle che l’hanno portato ad aprire una comunità nella quale accogliere tossicodipendenti, detenuti, pazienti dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Una comunità che, anche grazie alla sua fede e alla sua guida, è cresciuta e negli anni ha accolto migliaia di persone.

Ora è giunto al termine del suo viaggio terreno e già lo immagino a creare qualche scompiglio in cielo con tutti quei “suoi ragazzi” che lo hanno preceduto in questi anni e magari insieme agli amici reggiani, come Don Lorenzo Braglia o Loris De Pietri, che come lui hanno dedicato la vita ad aiutare i tossicodipendenti a ritrovare sé stessi. Una vita spesa per gli altri seguendo la sua scelta di “cercare di seguire il Vangelo in modo coerente e di mettere in pratica l’avvertimento di mio padre di non fregare mai i poveri.”

(Matteo Iori, presidente del consiglio comunale di Reggio Emilia, già presidente della Comunità Centro sociale Papa Giovanni XXIII)

Don Ercole Artoni

LA DIOCESI IN LUTTO. IL VESCOVO CAMISASCA: “LA SUA OPERA FRUTTO DELLA FANTASIA DI DIO”

Di seguito il comunicato diramato dalla Diocesi di Reggio Emilia

La Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla è in lutto per la morte di don Ercole Artoni. Il novantenne sacerdote si è spento alle ore 8 di lunedì 4 gennaio all’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, dove si trovava ricoverato da oltre una settimana per un aggravamento complessivo del suo stato di salute, senza attinenza con il Covid-19. Meno di un mese fa, il 9 dicembre 2020, tutta la comunità reggiana aveva accolto con profondo sollievo e intima gratitudine la sentenza del Tribunale di Ancona che stabilisce l’assoluzione del presbitero dall’accusa di minacce aggravate al presidente del Tribunale reggiano, al termine di un processo sofferto che due anni prima aveva visto don Ercole messo agli arresti domiciliari a Castelnovo Sotto.

Ercole Artoni era nato il 13 settembre 1930 a Cerreto Alpi e aveva ricevuto l’ordinazione presbiterale il 24 giugno 1956. Il primo incarico pastorale, dal 1957 al 1964, fu quello di vicario cooperatore nella comunità di Mancasale, dove in seguito divenne parroco fino al 1977.

In quell’anno, grazie a don Ercole Artoni, nasceva a Reggio Emilia la prima comunità di accoglienza della Papa Giovanni  XXIII: una struttura che iniziò ospitando ex carcerati e pazienti dell’ospedale psichiatrico giudiziario e dopo un paio d’anni i primi tossicodipendenti. Nel tempo il “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII” si strutturò ulteriormente con una nuova sede a Villa Sesso. Oltre a continuare a gestire comunità per tossicodipendenti, dal 2000 la Papa Giovanni iniziò ad essere in prima linea anche su tante altre forme di disagio sociale, comprendendo tra l’altro gruppi e comunità per giocatori d’azzardo patologici, attività di prevenzione e di promozione umana per i più giovani, assistenza agli alunni diversamente abili nelle scuole comunali, accoglienza di stranieri richiedenti protezione internazionale. Presso la sede del Centro Sociale, il 24 giugno 2016 don Ercole aveva celebrato la Messa per il suo 60° anniversario di sacerdozio e il 27 maggio 2017 aveva festeggiato i primi 40 anni della “sua” Comunità. “Sono venuto qui e sono rimasto strabiliato – aveva detto il vescovo Massimo Camisasca in quell’occasione – dall’ampiezza dell’opera, dei collaboratori, delle attività, dal raggio delle sofferenze che vengono incontrate e curate, o per lo meno condivise. Penso che quest’opera sia un segno della fantasia di Dio. E come ‘affronta’, Dio, i problemi sempre nuovi che si presentano nella società? Suscitando degli uomini come don Ercole, che si mettono sulla strada di altri uomini e vanno incontro a una serie infinita di difficoltà che sorgono nella vita delle persone, per curarle e per lasciarsi curare, perché «siamo soccorsi da coloro che soccorriamo»”.

Don Fortunato Monelli, da pochi mesi collaboratore pastorale alla Pieve di Scandiano, ricorda come negli ultimi anni don Ercole andasse frequentemente nella parrocchia di Villa Sesso per concelebrare con lui: “Ormai di voce don Ercole non ne aveva più, ma veniva volentieri per quello che era anzitutto un momento di fraternità. Fino all’ultimo ha testimoniato una straordinaria sensibilità per la povera gente: se chiedeva qualche cosa, era per chi ne aveva bisogno”.

La salma di don Artoni rimarrà esposta presso l’obitorio dell’Arcispedale cittadino.

Lunedì 4 gennaio alle 20.30 il santo Rosario in suo suffragio sarà recitato nella chiesa parrocchiale di Castelnovo Sotto, dove don Ercole è stato collaboratore pastorale per diversi anni.

Il funerale sarà celebrato invece nella chiesa parrocchiale di Villa Cadè (90 i posti disponibili per le vigenti misure anti-Covid) giovedì 7 gennaio alle ore 10.30; la Messa esequiale sarà presieduta dal vescovo Massimo Camisasca.

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Una risposta a 1

  1. Stella Borghi pres.Amici della Terra di Reggio Emilia Rispondi

    04/01/2021 alle 18:30

    Mi dispiace moltissimo. Siamo tutti più poveri

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