Dov’è finito il Castello del Vescovo?
Giovanni Tadolini svela le torri nascoste del centro di Reggio

27/1/2021 – È arrivato al quarto volume lo studio di Giovanni Tadolini sul Castello del Vescovo, la fortificazione costruita nel centro storico di Reggio Emilia a cavallo dell’anno Mille dopo l’ultima devastante incursione barbarica, quella degli Ungari.

Esce in questi giorni, sempre con le Edizioni Terra e Identità, il libro “Torri e mura nascoste. La torre del bastione di levante”.

L’autore, Giovanni Tadolini, storico imprenditore reggiano,studioso e saggista infaticabile alla bella età di 95 anni, aveva alzato il velo su uno dei più misteriosi aspetti del Medioevo reggiano nel primo volume, “Il Castello del vescovo. La Fortezza del X secolo in Reggio a difesa dalle invasioni barbariche”, dove aveva spiegato che l’attuale sistemazione del cuore di Reggio, fra le due piazze e la via Emilia, era il risultato del formidabile circuito di mura che, a partire dell’anno 900, Re e Imperatori avevano autorizzato a costruire sotto la guida vescovile, dopo l’orribile morte del Vescovo Azzo, sopraffatto e ucciso dagli Ungari eredi di Attila e degli Unni.

Nel secondo volume, “Le mura del castello del Vescovo”, Tadolini aveva ricostruito la mappa delle mura ed aveva discusso le modalità di costruzione, confrontando la realtà reggiana con altre situazioni analoghe e contemporanee, come il castello del Vescovo Leodoino a Modena.

Nel terzo studio, “I bastioni contro i barbari”, era stato approfondito l’impatto dei Longobardi durante la loro permanenza a Reggio nell’arroccarsi nella zona alta della decaduta città romana, quella appunto tra le due piazze, oggi del Duomo e San Prospero. Una zona anche sacra, la faramannia, che quel popolo guerriero avrebbe iniziato a fortificare.

Nel nuovo libro, “Torri e mura nascoste del castello del Vescovo”, Giovanni Tadolini affronta il quesito più affascinante: come scomparve il Castello del Vescovo? E cosa è rimasto di quei forti nella Reggio dei giorni nostri?

La fortificazione vescovile venne nei secoli assorbita dagli edifici che vi si addossarono una volta che, costruite le nuove mura esterne intorno la città, le sue funzioni difensive divennero inutili. Il potere poi passò all’autorità comunale e non tornerà più al Vescovo. Il castello scomparve, anche dalla memoria degli abitanti.

Giovanni Tadolini, utilizzando disegni e reperti di scavi in cantieri di lavoro in via Vittorio Veneto e del Vescovado, dagli anni 30’ fino agli anni più recenti, descrive mura, torri e feritoie rimaste prigioniere fra gli edifici attuali, pur completamente ristrutturati nell’Ottocento, ma di origine medievale.

Nelle abitazioni che fronteggiano l’attuale residenza del Vescovo di Reggio Emilia emergono tracce di un bastione e di una torre di quella che fu la difesa del suo antico antenato, con ancora feritoie, antichi pozzi e fondamenta rimasti nascosti nei cortili e nelle cantine.

I libri di Giovanni Tadolini sono disponibili presso la Libreria del Teatro di via Crispi e la libreria Bizzocchi di via Vittorio Veneto.

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