Conte ter, magari anche no
Come tenere l’Italia in ostaggio passando da destra a sinistra , e viceversa

DI DARIO CASELLI

Dario Caselli

31/1/2021 – Da tempo, anche prima dell’apertura della crisi di governo, si era capita una cosa: Conte tiene in ostaggio i 5 Stelle e pure il Pd, e tutti assieme tengono in ostaggio l’Italia.

Non si era mai visto un Presidente del Consiglio che passasse così disinvoltamente da destra a sinistra, fino a tentare di fare il suo terzo governo con transfughi di ogni specie, dalla signora Mastella, alla badante di Berlusconi, ai reprobi cacciati dai 5 Stelle perché non pagavano le quote. Al netto di ogni giudizio etico, quelli li possono dare solo gli esponenti della sinistra, l’abilità manovriera di Conte è pari solo all’immobilismo del suo governo.

Ora dopo il cedimento del Movimento 5 Stelle che ha tolto ogni pregiudiziale nei confronti dell’”innominabile” Matteo Renzi, si apre quella trattativa che Giuseppe Conte avrebbe potuto e dovuto fare due settimane fa invece di tentare di “fregare” Renzi, col goffo tentativo di una maggioranza coi voltagabbana. Però quando si forma un governo bisognerebbe in primo luogo chiedersi per fare che cosa e poi decidere come e con chi la si fa. Invece ancora una volta si parte dal nome, quello di Conte, che appunto tiene in ostaggio i 5 Stelle e con il suo tirare a campare, pure il Paese.

Se si possono capire le ragioni dei grillini, avviati verso la scomparsa, non si comprendono quelle del Pd. Arrivare al termine della legislatura con Conte, vuol dire consegnare al suo erigendo partito, la maggioranza dello schieramento opposto al centro-destra e la leadership del centro-sinistra, ma ormai senza il potere il Pd non esiste comunque.

Quindi incarico a Roberto Fico, che per la seconda volta in questa legislatura si veste da esploratore alla ricerca di una mediazione fra Conte e Renzi. Se andrà bene, Conte verrà incaricato di formare il suo terzo governo in tre anni, stavolta con una maggioranza “pentapartita”, Pd-LeU-M5s-Iv-Responsabili.

Non è scontato ma probabile: dipenderà da Renzi, che è obiettivamente nelle condizioni di chiedere moltissimo, sia dal punto di vista del programma che soprattutto della squadra di governo, ma dubitiamo possa spingersi oltre, fino al governo del Presidente, con liquidazione di Conte, pena la spaccatura del suo gruppo.

Le questioni sono molte, visto che il Conte 2 non ha deciso quasi nulla: si va dal Recovery plan, alla lotta alla pandemia, alla devastante crisi economica. Sono i buchi neri su cui si è aperta la crisi e quindi su questi occorrerebbe la massima discontinuità: in pratica l’affidamento del Recovery plan a un nome forte, sottraendolo all’evanescente Gualtieri, la testa di Bonafede dovendo riformare la giustizia e quella di Domenico Arcuri, in grande difficoltà non solo da adesso per via dei ritardi nella gestione della pandemia.

È possibile anche che Renzi chieda, giustamente, la cancellazione o il radicale cambiamento delle due leggi-chiave addirittura del Conte gialloverde: quota 100 e reddito di cittadinanza, oltre che del cashback, leggi costose e mal fatte, oltre che inique, ma è una speranza eccessiva, probabilmente lo scoglio sarà sui ministri, sulla Boschi e Di Battista, sulla Azzolina e la De Micheli. Insomma, il solito gioco che proseguirà tra inefficienze e polemiche fino almeno a dopo la elezione del Presidente della Repubblica, dove in assenza di accordi, si ripiegherà su Mattarella, mentre l’Italia è già tecnicamente fallita.

E non è difficile prevedere una stagione di lacrime e sangue che inizierà con la fine del blocco dei licenziamenti, quello degli sfratti fatti pagare ai proprietari e il fallimento di centinaia di migliaia di attività e finirà con nuove patrimoniali e tagli delle pensioni, quando la BCE rallenterà gli acquisti e lo spread salirà. Ma di questo per ora nessuno si interesserà.

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