Paolo Bellini, agente dei servizi, il 2 agosto era
a Bologna”. Memoria al processo per la strage
Perchè torna centrale il ruolo di Thomas Kram

11/1/2021 – Oggi, nell’aula bunker del carcere della Dozza a Bologna, si è tenuta una delle udienze preliminari del cosiddetto “processo ai mandanti” della strage di Bologna del 2 agosto 1980. Gli avvocati di parte civile Andrea Speranzoni, Roberto Nasci e Lisa Baravelli hanno depositato una memoria di 55 pagine in cui evidenziano vari aspetti delle indagini sul k iller reggiano Paolo Bellini, da molto tempo collaboratore di giustizia, oggi principale imputato con l’accusa di aver partecipato materialmente alla strage della stazione del 2 agosto 1980. Per i difensori dell’associazione dei familiari delle vittime, il giorno dell’attentato, Bellini “predispose e orchestrò un falso alibi a sostegno della propria linea difensiva di estraneità alla strage, e fu spalleggiato dal suo clan familiare in cui spicca la figura del padre, Aldo Bellini (legato all’allora Procuratore di Bologna Ugo Sisti), nella condotta di sviamento delle indagini”.

Paolo Bellini alla prima udienza preliminare

“Per le ore della mattina” della strage – evidenziano gli avvocati – l’alibi gli è fornito in sostanza solo dagli stessi famigliari, sulla attendibilità dei quali è lecito nutrire dei dubbi, atteso l’atteggiamento di totale solidarietà e copertura dagli stessi sempre mostrato nei confronti del congiunto nelle sue varie vicende note alle
cronache giudiziarie”.

Inoltre – evidenzia ancora la memoria -, “il quadro probatorio acquisito nell’indagine colloca Paolo Bellini
all’interno della realtà eversiva neofascista Avanguardia Nazionale, realtà che numerosissimi dati dichiarativi emersi nel corso di svariati processi in materia di eversione collocano come integrata
e in rapporti con uomini e strutture dei servizi di sicurezza (in modo particolare del ministero dell’Interno)”.

“In tale ambito – si legge ancora – l’odierno imputato aveva operato (ufficialmente) fino al 1977, commettendo due anni prima l’omicidio
politico progettato dal vertice di Avanguardia nazionale secondo le stesse parole di Bellini di Alceste Campanile, militante di Lotta
Continua
(ma, si ricordi, fino al 1972 militante del Fronte della Gioventù a Reggio Emilia, proprio assieme a Paolo Bellini), per poi passare alla latitanza, dopo essersi creato una falsa identità in
Brasile. Quest’ultima, come lui stesso ha ammesso, asserendo di essere tornato a Massa Carrara dopo il viaggio in Brasile, doveva essere nota ai vertici di Avanguardia Nazionale”.

La memoria sottolinea, poi, la presenza del nome di Bellini nell’agenda di Gilberto Cavallini. “Bellini – si legge – venne condannato in primo grado nel 1976 per
tentato omicidio” e “la condanna in questione e il relativo passaggio in giudicato – 1981 – verranno annotate di pugno da Gilberto Cavallini nella propria agenda”.

L’udienza preliminare del cosiddetto processo ai mandati (in realtà i presunti mandanti sono tutti morti, quindi non possono essere giudicati) riprenderà il primo febbraio. Oltre a Paolo Bellini, accusato di concorso
nella strage, sono imputati l’ex generale del Sisde Quintino Spella e dell’ex carabiniere Piergiorgio Segatel – entrambi accusati di depistaggio- e Domenico Catracchia, amministratore di alcuni immobili di via Gradoli a Roma, sotto accusa per false informazioni al pm.

Oggi il gup di Bologna, Alberto Gamberini, ha accordato il rinvio a quella data per consentire ai legali di leggere le oltre 2.000 pagine di motivazioni della sentenza con cui la Corte d’Assise bolognese ha condannato l’ex Nar Gilberto Cavallini per concorso nell’attentato alla stazione ferroviaria, e il fascicolo relativo alla richiesta di custodia cautelare in carcere per Bellini, avanzata dalla Procura generale ma respinta dal gip Francesa Zavaglia.
Nell’udienza odierna, inoltre, è stato prodotto un
certificato medico in cui le condizioni di Spella, che ha più di 90 anni, vengono definite gravi. All’ex ufficiale del Sisde è stato quindi riconosciuto il legittimo impedimento, e se le sue condizioni non dovessero migliorare nella prossima udienza -m a cui
ne seguiranno altre fissate per tutti i lunedì del mese – la sua posizione sara’ con tutta probabilità stralciata.

Le parti civili sono allineate alla Procura generale a (e alla stessa sentenza del gip Zavaglia) nel ritenere certa la presenza della ex-primula nera alla stazione di Bologna, la mattina del 2 agosto. Questione alla quale Reggio Report ha dedicato una parte non marginale della grande inchiesta di Pelizzaro e Paradisi, anche con scoop che hanno aperto scenari inediti e soprattutto inattesi. Perchè la presenza a Bologna di Bellini, imputato come co-autore della strage, rimette inevitabilmente al centro del processo anche il professore tedesco Thomas Kram, esperto di esplosivi agli ordini del terrorista internazionale Carlos, il quale era al servizio della causa palestinese. E neppure va dimenticato che proprio a Bologna era residente Abu Anzeh Saleh, referente in Italia dell’Fplp e ufficiale di collegamento tra George Habbash e Carlos. Lo stesso Saleh arrestato per i missili palestinesi intercettati ad Ortona, e per il quale il sanguinario Fronte di Habbash minacciava dure rappresaglie contro l l’Italia; lo stesso Saleh in relazioni amichevoli col giudice Aldo Gentile, consigliere istruttore dell’inchiesta sul 2 agosto.

E’ assodato che Bellini e Kram, il 22 febbraio 1980, pernottarono nello stesso albergo del centro di Bologna, l’hotel Lembo: Bellini, alias Roberto Da Silva, non frequentava mai quell’albergo: ci andò appositamente per incontrare Kram lontano da occhi indiscreti? E per conto di chi? E cosa si dissero, quali affari dovevano trattare?

Se a quel particolare clamoroso e non certo marginale, rivelato da Reggio Report, aggiungiamo che Kram era a Bologna anche la mattina della strage, e vi si trovava lo stesso Bellini, il quadro si complica notevolmente e invoca risposte certe e non dilettantesche sul rapporto tra il killer della destra, collegato ai servizi, e il terrorista marxista collegato a Carlos e attraverso lui ai palestinesi di Habbash. La pista palestinese cacciata dalla porta rientra on fragore dalla finestra.

E contrariamente ai desiderata di Paolo Bolognesi, se ne parlerà ancora. Soprattutto nel processo. Perchè è proprio attraverso il ruolo di Bellini e il suo rapporto con Kram che essa finisce per assumere una dimensione centrale, in uno scenario neppure immaginabile sino a pochi mesi fa, ma che Pelizzaro e Paradisi hanno illuminato rigorosamente attraverso i documenti delle istruttorie giudiziarie.

Così come sarà inevitabile dare risposte degne di tale nome alla scomparsa del cadavere di Maria Fresu e soprattutto all’identità di “ignota 86”, la donna sconosciuta a cui appartiene il lembo facciale scoperto nella tomba della signora Fresu a Montespertoli, e che la stessa sentenza Cavallini, pubblicata in questi giorni, non riesce a fare a meno di paragonare a un “kamikaze”. Alle prossime puntate.

PIERLUIGI GHIGGINI (fonti: adn kronos e Dire)

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Una risposta a 1

  1. Giancarlo Vetri Rispondi

    12/01/2021 alle 21:36

    Come emerge dalle indagini di Paradisi e lelizzaro, Bellini Da Silva e Kram, avrebbero soggiornato per un paio di giorni nello stesso hotel di Bologna nei primi mesi del 1980. Sarebbe veramente curioso che emergessero riscontri probatori della collaborazione tra i due per realizzare l’attentato.

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