Affaire Ferrarini, sul “re” Piero Pini
l’ombra di una cauzione di 22 milioni
Maxi-inchieste per frode fiscale in Polonia e Ungheria

29/1/2020 – L’imprenditore valtellinese Piero Pini, il re della bresaola che in cordata con la finanziaria di Stato Amco contende il Gruppo Ferrarini di Reggio Emilia a alla cordata Bonterre sostenuta da Unicredit e Banca Intesa, ha pagato una cauzione di 100 milioni di zlotyits polacchi – equivalenti a 22 milioni di euro – per il caso di frode fiscale che lo coinvolge in Polonia e su cui ha aperto da tempo un procedimento la procura regionale di Lodz. Lo scrive un giornale on line ungherese .

Piero Pini, che il giornale definisce “il papa della carne“, deve fronteggiare un’accusa analoga anche in Ungheria. Praticamente identico il metodo contestato al gruppo: la riduzione contabile dei attraverso fatture “fittizie”.

” Piero Pini – scrive il web journal magiaro – è il proprietario italiano di Hungary Meat Kft., una delle più grandi aziende ungheresi di carne, e due dei suoi soci sono sospettati di miliardi di frodi di bilancio dalla Direzione penale delle pianure meridionali del NAV. Anche l’ex proprietario di Budapest dell’Honvéd FC è stato arrestato. Pini è stato preso in custodia all’inizio di marzo con l’accusa di frode fiscale per un ammanco particolarmente significativo. Poi, in novembre è stato rilasciato.

A proposito dei guai dei Pini in Polonia, il giornale Transparent ha interpellato la procura regionale di Łódź.

“La Procura regionale di Łódź sta indagando sul caso di un’organizzazione criminale guidata da Piero P., Elżbieta M. e Iwona S.- ha scritto Krzysztof Bukowiecki, portavoce della stampa della Procura regionale di Łódź in risposta a Transparent – Sulla base delle informazioni fornite finora, Piero P. e Elżbieta M. hanno creato un certo numero di società al fine di aumentare far lievitare le spese di manutenzione di PINI POLONIA sp. Z o.o. a Kutno. I consigli di amministrazione di queste società erano formati da persone povere e dipendenti dall’alcol o da giovani membri della famiglia di Elżbieta M. che non sapevano nulla della gestione. Secondo gli account firmati da falsi membri del consiglio di amministrazione, le aziende hanno accettato di tagliare carne e confezioni. Nulla di tutto ciò era vero – ha aggiunto il portavoce – “l’intero processo era guidato da Piero P. e Elżbieta M., e tutte le decisioni sono state prese da loro, non dai capi delle aziende. Un altro gruppo della criminalità organizzata guidato da Piero P. e Iwona S. ha operato allo stesso modo.

Piero P. ha pagato la cauzione di 100 milioni di zloty polacchi ma Elżbieta M è stata arrestata per due anni e Iwona S. è in carcere da 4 mesi. La Procura di Łódź ha bloccato beni per un valore di circa 230 milioni di zloty (circa 50 milioni di euro. ndr.)” .

Finora i pubblici ministeri hanno incriminato 96 persone per evasione fiscale, riciclaggio di denaro e falsificazione di documenti ma, si stanno cercando altri stranieri che risultano far parte della colossale cartiera di fatture false.

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Una risposta a 1

  1. gigi Rispondi

    29/01/2021 alle 20:13

    Questa storia sta diventando pesante. A quando la gara fra i due contendenti ?

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