Addio a Emanuele Macaluso
ultimo patriarca dei riformisti italiani

DI PIERLUIGI GHIGGINI

19/1/2021 – Il giornalista, politico, scrittore e sindacalista Emanuele Macaluso è morto stanotte a Roma all’Ospedale Gemelli. Era ricoverato per problemi cardiaci aggravati dai postumi di una caduta. Avrebbe compiuto 97 anni il prossimo 2 marzo,   Nato a Caltanissetta nel 1924, fu esponente del Partito comunista sin dai tempi della clandestinità e venne chiamato da Palmiro Togliatti alla Segreteria divenendone uno tra i più giovani componenti.

Guidò le lotte dei contadini in Sicilia e nel Sud, lotte che contribuirono in modo decisivo a crreare un nuovo clima che sfociò nella grande riforma agraria degli anni 50. Il 1 maggio del 1947 fu tra i testimoni della strage di Portella della Ginestra, quando il bandito Salvatore Giuliano sparò contro la folla uccidendo 11 lavoratori e ferendone molti altri. Sempre in gioventù, da capogruppo alla regione Sicilia, fu tra gli artefici del cosiddetto governo Milazzo, un’ampia coalizione da destra a sinistra che tentò, ma senza successo, di arginare il potere tentacolare della Democrazia Cristiana in Sicilia.

Dal 1982 al 1986 fu direttore del quotidiano L’Unità, guidandolo magistralmente in anni complicati e nel periodo contrassegnato dalla morte di Enrico Berlinguer. Successivamente fu presidente della società editoriale.

Macaluso stato soprattutto un esponente di primo piano ed eminenza grigia dell’area riformista del Pd, con una proverbiale autonomia di giudizio sulla politica italiana e internazionale, sino a diventarne il patriarca indiscusso e politicamente attivo sino sino a pochi mesi fa (il suo ultimo articolo su facebook risale all’ottobre scorso.) In tale veste è stato tra i fondatori del quotidiano Il Riformista, che ha diretto nel 2011 e nel 2012.

Emanuele Macaluso nel 2011, direttore del Riformista

E’ stato fra i dirigenti che cercarono senza stancarsi di traghettare il Pci verso un approdo socialdemocratico. e non mancò mai la sua critica quando il nuovo Pd, nato dall’abbraccio con la Margherita, si allontanò progressivamente dal quella prospettiva. E’ bene ricordarlo oggi, nei giorni del 70 mo anniversario della prima ribellione antistalinista del Pci, quella di Cucchi e Magnani, cominciata proprio a Reggio Emilia.

L’acume politico di Macaluso era riconosciuto da tutti. Viene ricordato da chi lo ebbe come direttore all’Unità come colui che “sfrondava le questioni andando al nocciolo. Riusciva sempre a cogliere l’intima essenza delle cose e poi su quello era capace di costruire la polemica, il confronto, la riflessione con mirabile arguzia e profondità“.  

E parimenti era dotato di una capacità prodigiosa di fissare sulla carta, in modo fluente, ragionamenti mai scontati sulla situazione del Paese. Era capace di scrivere di getto, su fogli e tovaglioli di carta, l’editoriale per la prima pagina mentre conversava a cena con i compagni a qualche festa de l’Unità. E non aveva bisogno di correggerlo. Per tutta la vità lonha accompagnato un cruccio: sbagliavano invariabilmente il suo cognome. Quando lasciò la direzione de l’Unità, la redazione gli fece dono di un’orologio d’oro: un riconoscimento che non toccava a tutti. Nella cassa fecero incidere il suo nome, come d’uso, ma con MaCCaluso con due emme. E lui, ai giornalisti riuniti, col suo innato senso dell’umorismo: “Ma anche voi, dopo tanti anni, non avete ancora imparato che il mio cognome si scrive con una emme sola…”.

L’ultima sua visita a Reggio, l’ultima delle tante, è avvenuta nel novembre 2018, per il dibattito “Sinistra anno zero?” ai Chiostri della Ghiara.

(Pierluigi Ghiggini)

IL CORDOGLIO DI MATTARELLA

“La morte di Emanuele Macaluso mi addolora profondamente. Desidero esprimere i miei sentimenti di vicinanza ai familiari, a quanti, hanno condiviso con Macaluso impegno e ideali, e a coloro che, nel confronto democratico, anche su posizioni diverse, ne hanno apprezzato l’acuta intelligenza e il senso del bene comune. Macaluso è stato un protagonista della storia repubblicana e ha contribuito da dirigente politico e da intellettuale alla crescita democratica del Paese”. Queste le parole di cordoglio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

L’ULTIMO ARTICOLO DI EMANUELE MACALUSO

Sul Corriere della Sera, Walter Veltroni scrive: “Se in questo momento drammatico per l’Italia governo e opposizione trovassero, nel rispetto dei ruoli, uno strumento di permanente consultazione e condivisione delle scelte fondamentali? Ci sono contingenze, nella storia di un Paese, in cui le ragioni di parte dovrebbero essere superate dagli interessi generali”.
Veltroni dice cose giuste ma a me pare che parli come se ci fossero ancora Togliatti, De Gasperi, Moro, Nenni, Berlinguer, La Malfa. Oggi quel mondo non c’è più. Guardando ai protagonisti che sono sul campo, gli auspici di Veltroni non sembrano possano avere uno sbocco reale e positivo.

Questo non significa che non bisogna lavorare e operare per superare il clima politico attuale e i rapporti che ci sono tra le forze politiche che appaiono lontane non solo nei loro interessi ma nella visione stessa della vita politica. L’auspicio di Veltroni di vedere, in questo momento drammatico, il governo e l’opposizione costruire uno strumento di consultazione e condivisione delle scelte fondamentali, sembra senza sbocco.
Quel che, invece, potrebbe essere possibile è avviare un dibattito tra le forze politiche, e all’interno stesso dei partiti, per valutare la situazione italiana e mondiale. A questo fine, trovare il modo di avviare un confronto pubblico coinvolgendo anche gli strati intellettuali e manageriali che hanno responsabilità sociali, e anche i sindacati. Bisogna cercare una vita d’uscita.
È ormai evidente che il governo attuale, con tutta la buona volontà del suo presidente, non è in grado di guidare l’Italia in ore difficili come queste. Occorre, quindi, una maggiore convergenza di forze diverse, per trovare soluzioni possibili sul piano economico, sociale e anche su come affrontare la pandemia. Mi pare che non vi sia un’azione adeguata al cospetto della crisi.

Occorre una maggiore consapevolezza per radunare le forze che possono dare un contributo e maggiore certezza al domani del Paese.
Vorrei sollecitare il Pd ad avere un’iniziativa su questo fronte dato che, in questa fase, sembra che amministri solo l’esistente e non costruisca il futuro.

EM.MA / Emanuele Macaluso

(21 ottobre 2020, da facebook)

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