Strage di Ustica, la verità affonda in un mare di fandonie
Purgatori e le bugie sui nastri del radar di Marsala

DI GABRIELE PARADISI*

Gabriele Paradisi

30/12/2020 – Continua la nostra analisi della puntata di «Atlantide» andata in onda su La7 mercoledì 24 giugno 2020, intitolata «Ustica, 40 anni di bugie» e condotta dal giornalista Andrea Purgatori che sulla strage del 27 giugno 1980 ha costruito gran parte della sua carriera.

Il motivo per cui ci siamo concentrati su questa trasmissione è presto detto. Essa costituisce una sintesi perfetta di quell’impianto che, attraverso un lavoro prevalentemente giornalistico e mediatico, ha letteralmente costruito una “verità” ufficiale sulle cause della strage di Ustica, pur in mancanza assoluta di elementi certi sia dal punto di vista giudiziario penale sia dal punto di vista tecnico peritale.

In altre parole, non esiste nessuna sentenza penale che abbia stabilito che quella sera nei cieli di Ustica ci sia stata una battaglia aerea e tantomeno che il DC9 Itavia sia stato abbattuto, per errore o volutamente, da un missile, o che sia precipitato per una collisione o per una “quasi collisione” con un caccia militare.

La sentenza della 1ª Corte di Assise d’Appello di Roma – Proc. Pen. N. 23/05 R.G. C/ASS. APP – relega addirittura l’ipotesi della battaglia aerea a mera “fantapolitica o romanzo […] frutto della stampa che si è sbizzarrita a trovare scenari di guerra, calda o fredda”.

D’altra parte le numerose perizie tecniche svolte negli anni non hanno mai risposto unanimemente e con certezza alla domanda chiave: che cosa ha causato, pochi secondi prima delle ore 21 del 27 giugno 1980, la destrutturazione in quota e la caduta del volo IH870?

I rottami del DC9 Itavia al Museo della memoria di Bologna

Ma come si diceva, nonostante le sentenze penali abbiano assolto “perché il fatto non sussiste” i vertici dell’Aeronautica Militare dall’accusa di aver depistato e nascosto quanto accaduto realmente (Corte Suprema di Cassazione, Prima sezione penale, sentenza n. 34 del 10 gennaio 2007) e nonostante l’ipotesi più probabile sul disastro resti quella dell’esplosione interna, avvenuta per lo scoppio di una bomba posta nella toilette a poppa (lo hanno attestato 11 su 11 componenti il collegio peritale internazionale, formato nel luglio 1990 dal G.I. Vittorio Bucarelli e poi ampliato dal giudice Rosario Priore, composto da accademici ed autorevoli esperti in indagini aeronautiche italiani, inglesi, tedeschi e svedesi – Collegio Misiti*), la vulgata che si è imposta è, a grandi linee, quella che prende ispirazione dalla Ordinanza-Sentenza depositata nel 1999 da Priore, dopo nove anni di istruttoria formale.

*In seguito i periti Carlo Casarosa, Professore Ordinario di Meccanica del Volo presso l’università di Pisa e Direttore del Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale presso la facoltà di Ingegneria della stessa Università e Manfred Held, depositarono delle Osservazioni in cui non escludevano la possibilità che l’incidente fosse dovuto ad una quasi collisione qualora ci fossero stati aerei nelle vicinanze del DC9.
Rosario Priore

In tale ordinanza-sentenza Priore non riuscì a dimostrare che la caduta del DC9 era avvenuta per un’esplosione esterna (missile), né per una esplosione interna (bomba a bordo), tantomeno per una collisione con un altro velivolo. Dunque egli avanzò l’ipotesi della “quasi collisione” – un unicum nella storia dell’aviazione – ovvero la turbolenza innescata dal passaggio ravvicinato di uno o più velivoli avrebbe provocato la destrutturazione del DC9 Itavia. Tutto questo nell’ambito di uno scenario di guerra aerea in tempo di pace tra non meglio identificati caccia militari della Nato e/o francesi e Mig libici.

Ma, fatta questa doverosa premessa, torniamo alla trasmissione de La7 condotta da Purgatori.

Al minuto 23:18, in collegamento con l’avvocato di parte civile Daniele Osnato, Purgatori domanda:

«Quella sera, lei riesce a raccontarmi che cosa accadde tra i vari Centri di controllo radar che si sono diciamo scambiati una serie di comunicazioni, di messaggi drammatici perché temevano appunto che fosse stato un aereo americano a entrare in collisione con il DC9?».

Il riferimento, assolutamente esagerato ed incompleto, riguarda probabilmente il colloquio avvenuto alle 22:23 del 27 giugno 1980 tra il tenente colonnello Guido Guidi, direttore del Centro di Controllo del traffico aereo di Roma e il colonnello Nicola Fiorito De Falco, suo diretto superiore all’Ispettorato Telecomunicazioni e Assistenza al volo dell’Aeronautica. Nella conversazione i due si chiedono se ci sono novità; Guidi fa cenno ad una esercitazione che Fiorito ignora e aggiunge testualmente:

«Sì, c’era l’esercitazione perché dice, dice che vedono razzolà diversi, diversi aeroplani… americani, no, io stavo pure ipotizzando un po’ una eventuale, una eventuale collisione»

Fiorito: «Sì, o un’esplosione… esplosione in volo».

Guidi e Fiorito proseguono il loro ragionamento che viene sintetizzato nella Ordinanza-Sentenza di Priore con queste parole:

«Guidi: “O esplo… e sì perché sto fa… se c’avevano st’esercitazione, ma e adesso vogliamo vedere un po’ cercando di entra’ in contatto con gli americani eventualmente lì a Sigonella… Che se non fosse stato così, quel velivolo avrebbe avuto la possibilità di mettere il codice d’emergenza sul transponder e qualcuno avrebbe dovuto “vederlo”.

Un qualcuno che non è della Difesa, bensì gli americani”, come appare chiaro dal seguito del discorso sia di Guidi che di Fiorito, che testualmente affermano “ammesso che non sia avvenuta una esplosione in volo e da 25.000 piedi se ha fatto in tempo a mettere il codice 77 e qualcuno lo deve aver visto, evidentemente la Difesa no, perché adesso i loro sistemi con i quali recepiscono immediatamente un codice emergenza non lo so quali sono”

. “Beh, ce l’hanno pure loro, quindi indubbiamente non hanno visto, non hanno visto niente, quindi c’è da escludere che, che il pilota abbia fatto in tempo a mettere ‘sto, ‘sto codice emergenza”. […] “…e adesso vogliamo cerca’ di stabilire un contatto con gli americani, se ci avevano ’ste esercitazioni, probabilmente ce sarà magari pur… anche una portaerei da quelle parti”

“E qui c’era una esercitazione a noi sconosciuta?” – “No, no, l’esercitazione è… che probabilmente la conosciamo, eh, l’esercitazione, però per… evidentemente non, non, non dava nessuna interferenza con la… con la nostra attività, forse qualche cosa a basse quote, eh”» (Ord-Sent Priore pag. 452).

Radar Marsala

Teniamo conto che è trascorsa poco più di un’ora dall’incidente e in quel momento si potevano fare solo ipotesi senza avere ancora in mano di fatto nessun elemento concreto. È vero che nel colloquio a caldo i due ufficiali tirano in ballo gli americani, ma il riferimento è dovuto al fatto che il traffico di aerei militari americani nel Tirreno era normalmente prevalente rispetto al traffico inglese, francese o di altri paesi. ùÈ stato quindi il primo a venire in mente. Poi assolutamente a livello discorsivo, com’è normale che accada in un frangente simile, i due ufficiali ipotizzano che l’incidente possa essere stato provocato da una collisione [Guidi] o anche da una esplosione [Fiorito] evidenziando che quest’ultima eventualità non avrebbe consentito al pilota di squoccare il codice d’emergenza, come nella realtà è poi accaduto.

Contrariamente a quanto sostiene Purgatori, non esistono altri “messaggi drammatici”, ammesso che questo lo sia, scambiati quella sera tra i “vari Centri di Controllo Radar”, nei quali si tema e si affermi che siano stati gli americani ad abbattere l’aereo.

Va anche notato che il col. Fiorito, che rivestiva un ruolo di una certa rilevanza, ignora l’esistenza di esercitazioni in atto – come vedremo, la Synadex (Synthetic Air Defence Exercise) è semplicemente una simulazione elettronica. Questa testimonianza genuina dimostra ciò che poi venne assodato in dibattimento e cioè che nel basso Tirreno quella sera non era in corso nessuna esercitazione Nato e un ufficiale del suo grado e ruolo in caso contrario ne sarebbe stato sicuramente a conoscenza.

Ma proseguiamo e ascoltiamo le parole dell’avvocato Osnato:

«Molto sinteticamente perché la questione è abbastanza complessa. Intanto vorrei ricordare Borsellino [è sempre molto utile, oggi, per attirare consensi e simpatia richiamare, laddove possibile, il giudice palermitano, tragicamente morto nella strage di via D’Amelio nel luglio 1992, ndr] perché lui essendo procuratore a Marsala fece un intervento come dire ispettivo, ma fece proprio uno sfondamento dei cancelli della sede radar di Marsala e Marsala in realtà nascose tutto dicendo che in quel preciso momento stava facendo un’esercitazione simulata che si definisce Synadex che fu a mio modesto parere un sistema per nascondere le registrazioni radaristiche perché coprirono il nastro radar con un video gioco che era un’esercitazione simulata…»

Purgatori: «In realtà, se la posso interrompere, non solo, il cambio del nastro avvenne proprio in concomitanza con l’esplosione del DC9»

LE BUGIE SUI NASTRI DEL RADAR DI MARSALA

Le cose sono andate realmente come sostengono Purgatori e Osnato?

I nastri di Marsala sono stati nascosti, distrutti, sovrascritti? La registrazione radar è stata interrotta esattamente pochi secondi prima delle 21 ovvero quando il DC9 è esploso?

A questo punto bisogna andarsi a leggere gli atti per capire come stanno realmente le cose e quindi vediamo cosa c’è scritto nei documenti raccolti e prodotti durante la lunga inchiesta e sui quali, poi occorre ricordare, si è formato il convincimento dei giudici.

«I dati relativi a Marsala, scaturendo da un sistema di registrazione automatica, avrebbero potuto essere in grado di fornire più dettagli, necessari per un controllo incrociato spaziale dei dati Selenia-Marconi [i due radar di Ciampino].

Per questo motivo la Commissione ha giudicato insufficienti i dati forniti dall’A.M. ed ha richiesto la disponibilità dei nastri originali. Con successivo atto di sequestro i nastri sono stati consegnati alla Commissione che ha proceduto, di concerto con l’A.G., alla Ioro lettura. […] Si evidenzia infine che il nastro principale della registrazione presenta un vuoto di registrazione a partire da quattro minuti dopo l’incidente e che tale vuoto è parzialmente colmato da un altro nastro. La sostituzione del nastro dopo circa quattro minuti dalla scomparsa del segnale secondario dell’aereo incidentato non trova spiegazione tecnica dal punto di vista della capacità ed idoneità di registrazione del nastro stesso, che è stato infatti riutilizzato senza problemi. Risulta, da ulteriore indagine dell’A.G., che il cambio dei nastri è avvenuto per scopi di dimostrazione ad un operatore della base. […] Tali registrazioni non hanno apportato alcuna ulteriore informazione utile ai fini dell’indagine. Esse, infatti, si limitano a confermare la traiettoria e la regolarità del volo sino al momento dell’incidente. Va, tuttavia, fatto notare che il nastro della registrazione presenta un’interruzione della durata di otto minuti avvenuta a partire da circa 4 minuti dopo I’incidente» [Commissione Luzzatti, Relazione della Commissione d’inchiesta tecnico-formale incivolo A/M DC9 I-TIGI giorno 27 giugno 1980, pp. 33-42].

Quindi, ancora una volta, non è vero ciò che dice Purgatori e cioè che “il cambio del nastro avvenne proprio in concomitanza con l’esplosione del DC9”. Il tragico volo dell’aereo dell’Itavia è stato regolarmente registrato dal radar di Marsala fino al momento dell’incidente e le tracce registrate confermano la traiettoria e la regolarità del volo al pari dei tracciati prodotti dagli altri Centri radar.

Che non ci sia stata nessuna manipolazione è confermato anche da ciò che si può leggere nella perizia Dalle Mese e altri del 16 giugno 1997:

«Da quanto detto nella relazione Misiti, da quanto emerso negli incontri avuti con gli esperti NATO, da quanto il CP [Collegio peritale] ha potuto appurare esaminando in dettaglio i tabulati ottenuti dai nastri, sono state riscontrate evidenze tecniche che escludono una manipolazione dei nastri. In altri termini l’analisi dei nastri consegnati all’AG fornisce, a parere del CP, uno scenario corrispondente a quanto il sistema semiautomatizzato di Marsala ha visto quella sera. In particolare è stato accertato che: […] i nastri di registrazione numero 99 e 100 di Marsala potrebbero essere delle copie dei nastri originali, anche se i dati in essi contenuti non sono stati manipolati […] Nonostante le precedenti conclusioni, il CP ritiene comunque che i dati disponibili possano consentire di tracciare uno scenario radar attendibile» [Perizia radaristica Dalle Mese, Donali, Tiberio, 16.06.97, pp. 7-8; pp. 3190-3191].

Dove allora l’avvocato Osnato rileva che “Marsala in realtà nascose tutto”?

Quali elementi lo inducono ad affermare che “la Synadex fu un sistema per nascondere le registrazioni radaristiche perché coprirono il nastro radar con un video gioco che era un’esercitazione simulata”?

Ma soprattutto come si può ancora accettare che la realtà dei fatti sia così tranquillamente manipolata?

Poniamoci nei panni di chi segue una trasmissione come quella che stiamo esaminando. Quale può essere la percezione di chi ascolta? Quali elementi può avere un semplice cittadino inconsapevole per capire di essere stato in realtà trascinato in un mare di fandonie?

In una manciata di articoli – e non abbiamo certo terminato qui, anzi – abbiamo già evidenziato, denunciato e documentato una serie incredibile di menzogne. Dati errati, notizie completamente distorte che, facendo leva sul sensazionalismo e sul fascino emanato dai cosiddetti “misteri” e “complotti”, disegnano uno scenario completamente falso della vicenda di Ustica. Non dimentichiamo poi che queste stesse (dis)informazioni propalate in tv da Purgatori, sono rimandate da altri giornalisti o addirittura da storici e accademici i quali si guardano bene dal verificare la veridicità di ciò che riprendono pedissequamente.

Un esempio? Vediamo, sull’argomento che abbiamo qui appena discusso, cosa ha scritto lo scorso 27 giugno 2020 su Il Fatto Quotidiano il prof. Mirco Dondi che insegna Storia contemporanea e dirige il Master di Comunicazione storica all’Università di Bologna:

«L’Aeronautica militare si premura anche di cancellare le prove, distruggendo registrazioni dei tracciati radar per rendere impossibile la ricostruzione dell’evento. Nascoste le prove, nei primi mesi si afferma l’ipotesi, suffragata dalla stampa di tutte le tendenze, del cedimento strutturale dell’aeromobile

Inaccettabile da un accademico. L’intero articolo di Dondi è un florilegio di falsità, ma non è questa la sede per parlarne.

È comunque con questo sistema e con questo spiegamento di forze che i media sono stati di fatto monopolizzati e si è formata la cosiddetta “verità” su Ustica.

Cominciamo a chiederci “cui prodest” e cominciamo a chiedere e a pretendere un giornalismo corretto. Almeno su fatti ormai vecchi di quarant’anni, per quanto gravissimi, forse sarebbe finalmente ora che ciò avvenisse.

*Gabriele Paradisi è un ingegnere, giornalista e saggista, studioso del terrorismo internazionale. Con Gian Paolo Pelizzara ha realizzato la grande inchiesta sulla strage di Bologna pubblicata da Reggio Report

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    La tragedia di Ustica – 27 giugno 1980, 81 vittime – ancora oggi rimane una strage senza colpevoli e nonostante a livello mediatico si sia affermata una certa “verità” – abbattimento del DC9 Itavia, partito da Bologna, tra le isole di Ponza e Ustica nel corso di una battaglia aerea – le risultanze processuali e le perizie tecniche svolte nelle fasi istruttorie non l’hanno affatto provata e tantomeno confermata.
    Sulle varie ipotesi in gioco – bomba a bordo, missile, collisione o quasi collisione con altro velivolo – si scontrano da anni non solo i ricercatori e gli storici. Tanto per dire, esistono due Associazioni dei familiari delle vittime con opinioni sulle cause del disastro contrapposte.

    Purtroppo in questa come in altre tragiche vicende che hanno costellato la storia della nostra Repubblica, grazie ad una certa pubblicistica si sono radicate nell’opinione pubblica convinzioni che non hanno alcun riscontro con la realtà dei fatti.
    Iniziamo qui un percorso di contro-disinformazione: prenderemo in esame e segnalaremo alcuni passaggi di questa vicenda per dimostrarne, attraverso unae rigorosa analisi dei documenti disponibili, fornendo sempre e comunque gli opportuni riscontri, la natura menzognera e truffaldina.
    In questo primo articolo cominciamo dai ritardi del DC9 e dalle manipolazioni rilanciate in una recente inchiesta di Andrea Purgatori su Atlantide (La 7).
    ECCO COME ANDARONO DAVVERO LE COSE. BUONA LETTURA

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