Lettera a Storchi su Norma Cossetto
Caro Massimo, stento a riconoscerti
“Dov’è finito il coraggio di Sangue al bosco del Lupo ?”

8/12/2020Pubblichiamo una lettera di Andrea Rossi, ricercatore storico di Ferrara, a Massimo Storchi, a proposito della vicenda Norma Cossetto

Andrea Rossi

Caro Massimo,

ci conosciamo da venti anni, e ci occupiamo di storia dell’occupazione tedesca, di guerra civile e di guerra partigiana da ancora più tempo; non lo faccio per “mettere il naso” in cose di Reggio Emilia, ma la vicenda relativa alla tua bocciatura della proposta di intitolare una strada a Norma Cossetto mi ha molto addolorato.

Norma Cossetto

La questione, caro Massimo, secondo me sovrasta l’episodio specifico, ma tocca ciascuno di noi per il modo con cui facciamo il “mestiere dello storico”; forse ci siamo incattiviti e inaciditi (io per primo) a causa del degrado di un dibattito politico che ci fa arroccare ancora di più sulle nostre posizioni; probabilmente una decina di anni fa i toni dottrinali che hai usato nella riunione della commissione toponomastica per descrivere la tragedia di una ventenne morta ammazzata, non li avresti usati.

Faccio fatica a riconoscere nel Massimo Storchi di oggi l’autore di “Sangue al bosco del lupo”, dove con coraggio e sincerità squarciavi il velo della retorica resistenzialista reggiana su fatti di sangue spesso ignorati o colpevolmente oscurati. Ma davvero, caro Massimo, ci interessa sapere il dettaglio dell’ultimo respiro di Norma? Conoscere come scivolò nel buio della foiba? Sapere quanto era fascista (e certamente lo era) la famiglia Cossetto?

Massimo Storchi

Massimo non siamo anatomopatologi, siamo storici. Dobbiamo documentare, non fare autopsie; dobbiamo indagare, non fare referti clinici. Qualche politico, forse, vuole anche questo da noi, ma io mi sono sempre tirato indietro; cosa dobbiamo indagare sui proiettili che falciarono i martiri del Castello estense di Ferrara? Occorre sapere dove furono colpiti con esattezza i fratelli Cervi dal plotone di esecuzione della GNR? Cosa ci cambia? Cosa ci dà in più?

Ignoro, caro Massimo, se tu, come altri, operi in questo modo perché pensi di difendere la storia della guerra di liberazione come una sorta di “linea del Piave”.

Di certo indagare sulle motivazioni per cui Carlo Azeglio Ciampi concesse a Norma Cossetto la medaglia d’oro alla memoria, o richiedere “supplementi di istruttoria” su questa vicenda atroce, non fa guadagnare simpatie alla causa dell’antifascismo, se non quelle dei tardi epigoni di chi, ancora oggi, fatica a separare i patrioti dai delinquenti.

Le uniche foibe che oggi vale la pena di esplorare, caro Massimo, sono quelle che noi storici oggi ci portiamo dentro, fatte di rancori fuori luogo, difese di ufficio dell’indifendibile, di veleno ideologico che purtroppo ci intossica, anche quando pensiamo di agire bene, e in nome di un interesse superiore. Cerchiamo di fare qualcosa per unire, non per dividere; per cucire, non per strappare. Una strada per una maestra morta ammazzata, non toglie niente a nessuno. Nemmeno a Reggio Emilia.

Con stima immutata,

ANDREA ROSSI

ricercatore storico, Ferrara


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3 risposte a Lettera a Storchi su Norma Cossetto
Caro Massimo, stento a riconoscerti
“Dov’è finito il coraggio di Sangue al bosco del Lupo ?”

  1. FABIO FILIPPI Rispondi

    08/12/2020 alle 18:55

    Complimenti allo storico Andrea Rossi per la bella e giusta lettera.
    Massimo Storchi, dopo aver visto il certificato medico sulle motivazioni della morte del partigiano Ludovico Landini, la cui morte giustificava “si fa per dire” la strage di Cernaieto, aveva promesso una revisione.
    Io questa revisione non l’ho mai vista: parole, parole parole…
    Complimenti al grande direttore Ghiggini che tiene sempre la schiena dritta e pubblica articoli scomodi che molti altri giornalisti nascondono

  2. giovanni libero Rispondi

    09/12/2020 alle 10:50

    Vorrei ringraziare il signor Andrea Rossi.

    Certo, Marc Bloch – uno dei più influenti storici di sempre, nonchè martire della Resistenza francese e ufficiale durante l’invasione tedesca – scrisse chiaramente che la ricerca della verità è il dovere dello Storico.

    Certo, la ricerca delle fonti, il confronto fra i dettagli, l’analisi dei fatti è la base per dire cosa sia Storia e cosa sia narrativa.

    Certo, il signor Rossi si fa foto con baffetti buffi, scrive libri dai titoli ambigui sull’RSI e l’SS e fa eventi revisionisti ispirati a canzoni fasciste.

    Ma lo ringrazio…

  3. andrea rossi Rispondi

    11/12/2020 alle 17:48

    ringrazio anche qui per lo spazio concesso da REGGIO REPORT.

    riguardo al signor Giovanni Libero, spiace che i titoli delle mie pubblicazioni non piacciano. magari troverà qualcosa di suo interessa nella mia bibliografia complessiva, che trova nel sito dell’associazione degli storici contemporaneisti italiani. https://www.sissco.it/soci/rossi-andrea/

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