Diana Cossetto sbugiarda la commissione del Comune di Reggio
“Il padre di Norma ucciso in un’imboscata
mentre andava a cercare la figlia”

DI PIERLUIGI GHIGGINI

2/12/2020 – Ha suscitato sconcerto in tutta Italia la decisione della commissione toponomastica del Comune che ha bloccato l’intitolazione di una via di Reggio Emilia a Norma Cossetto, la studentessa istriana torturata e violentata dai partigiani titini e infine gettata viva in un foiba, nell’ottobre 1943.

Norma Cossetto

Sono numerose le reazioni, nei social e come dichiarazioni ai media: fra gli altri il commissario regionale di Forza Italia senatore Aimi, il coordinamento reggiano di Fratelli d’ Italia, e Diana Cossetto, cugina della giovane martire italiana, che – come vedremo – ha smontato nel merito le dichiarazioni pubblicate a verbale sulla morte del padre di Norma.

La commissione toponomastica, nella riunione del 27 ottobre, si è spinta ben oltre le sue prerogative sino a mettere in discussione l’istruttoria e le conclusioni dell’alta commissione ministeriale – costituita in base a un decreto del presidente Ciampi – che 2005 conferì la Medaglia d’Oro al valor civile alla memoria di Norma Cossetto.

Il verbale della commissione

Nel verbale – venuto a galla grazie alla consigliera Rubertelli – si legge di un intervento dello storico reggiano Massimo Storchi, rappresentante di Istoreco, il quale senza mezzi termini dichiarato che mancherebbero “notizie storiche certe e verificate riguardanti le viss citudini che hanno portato alla cattura e all’uccisione della Cossetto “. Secondo Storchi “esistono solo fonti verbali circa l’accaduto tutte provenienti da una unica fonte: la famiglia (aderente al fascismo anche durante la repubblica di Salo’) . E aggiunge che il padre della Cossetto “morì combattendo a fianco dei nazisti nella repressione antipartigiana in Istria“.

Proprio su questa affermazione, è intervenuta Diana Cossetto, bollandola come un falso con un post il calce a un documento pubblicato su Facebook dal Comitato 10 febbraio Giorno del Ricordo .

IL POST DI DIANA COSSETTO


Il padre di Norma NON MORÌ A FIANCO DEI NAZISTI nella lotta di antirepressione partigiana.
FALSO
– scrive Diana Cossetto – Morì in un paesino assieme a Mario Bellini dopo essersi recato ad un incontro con alcuni partigiani per avere notizie della figlia, ignorava che fosse già morta. Fu ucciso assieme all’amico, vittime di un’imboscata all’interno di un cortile, che ho visto e che mi è stato indicato come luogo dell’esecuzione”.
E aggiunge: “E’ assurdo che per
colpevolizzare Norma si applichi sempre il principio della proprietà transitiva parlando del padre, chi era, il suo ruolo ecc…come se Norma avesse qualche responsabilità.
Evidentemente non essendoci colpe dirette si cercano quelle indirette”.
Inoltre “viene contestato che le uniche fonti verbali arrivano dalla famiglia: forse ci si scorda che la famiglia in questo caso è la parte lesa, la parte offesa. Da chi avrebbero dovuto arrivare le fonti?
Dagli stupratori? Dagli infoibatori?
Dagli assassini?

E chi conosce a fondo la storia di Norma, sa che esistono anche altre fonti verbali”.

Sin la nota di Diana Cossetto. Se il comportamento della commissione comunale si può spiegare, non giustificare, con le pregiudiziali ideologiche filo titine e nostalgiche del blocco sovietico c)he ancora sono dominanti nell’antifascismo di sinistra emiliano e che continuano a essere foraggiate con una gran quantità di denaro pubblico) è francamente sorprendente come uno storico di spessore come Massimo Storchi abbia potuto prendere un granchio di simili proporzioni, liquidando di fatto il martirio di una ragazza italiana come la conseguenza del suo essere fascista. Il che, alla latitudine di Reggio Emilia, costituisce ancora una macchia indelebile ch efinisce per giustificare ogni nefandezza, e oggi ogni manipolazione storica, culturale e anche ogni annebbiamento mentale in nome dell’antifascismo.

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5 risposte a Diana Cossetto sbugiarda la commissione del Comune di Reggio
“Il padre di Norma ucciso in un’imboscata
mentre andava a cercare la figlia”

  1. Carlo Menozzi Rispondi

    02/12/2020 alle 14:25

    Storchi storico di spessore…. se lo dite voi, sarà vero….

    • Alberto Rispondi

      02/12/2020 alle 16:16

      Di spessore e di color marrone!!

  2. Liliana Dazzi Rispondi

    03/12/2020 alle 11:01

    A Reggio Emilia le ideologie sono talmente radicate, merito di un condizionamento generale, sia dovuto ad una formazione scolastica a senso unico, che alle carenze di insegmamento sull’etica, sulla morale e sui punti salienti teologici nei seminari, indispensabili al completamento educativo e formativo dei ministri di Dio. Sono 70 anni che ci priviamo della possibilità di discernere il bene dal male! Cosí, tutto diventa buono, se soddisfa gli istinti e piace agli occhi! Allora, veniamo trascinati dalla corrente dei più, evitando di usare il nostro raziocinio. Norma Cossetto è un simbolo intoccabile di una storia cruenta e guai a chi cerca di sminuire la sua candida figura.Togliamo, piuttosto le intitolazioni di toponomastica a Tito e ai partigiani che hanno ammazzato solo per rivalse personali e iniziamo a cambiare queste pagine di storia, scritte al rovescio.

  3. nino Rispondi

    25/02/2021 alle 14:02

    qualcuno può pensare che l’esercito popolare yugoslavo non avrebbe decimato coloro che stavano dalla parte di chi invase la yugoslavia, la smembrò, se ne prese una parte, rinchiuse nei lager almeno 100 mila civili, ne ammazzò 50 mila tra civili e partigiani? La vendetta è parte importante della guerra.Non dovrebbe esistere, ma in guerra si manifesta.Se gli etiopi, i somali, i libici, i greci ne avessero avuto la possibilità, si sarebbero vendicati degli italiani.I francesi lo fecero con le truppe marocchine, a cui permisero di violentare le italiane

  4. Franco Rispondi

    27/07/2021 alle 01:15

    Giova ricordare, riguardo alla malafede di sinistra, che la maggior parte dei partigiani comunisti prima dell’8 settembre facevano parte del fascio, a cominciare da Nilde Iotti, persino Ingrao nel 35 partecipò al concorso di poesia dei giovani fascisti universitari. Bentivegna autore materiale nel piazzare la bomba di Via Rasella nel 42 in camicia nera prendeva il premio come giovane fascista universitario, si trovano le foto su internet, e si potrebbe continuare. Il problema è che alla gente di questa sinistra non piace la democrazia, ma ama il totalitarismo sono passati dal nero al rosso rifacendosi una nuova verginità. Per cui è logico che negheranno l’evidenza sempre, un’evidenza dolorosa con cui l’Italia non è ancora riuscita a fare i conti.

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