Appello Aemilia
Condanne per 700 anni: quasi dimezzate rispetto al primo grado
Sconti di pena e 27 assoluzioni

17/10/2020 – Sono in totale quasi 700 gli anni di reclusione inflitti dalla Corte d’Appello di Bologna per 91 dei 118 imputati del maxiprocesso ‘Aemilia’, contro la ‘ndrangheta in Emilia-Romagna. La procura generale aveva chiesto pene per 1.029 anni.

Si contano 27 tra assoluzioni, proscioglimenti e prescrizioni.
    Condanna a due anni confermata per Vincenzo Iaquinta, imputato per la detenzione di una pistola. All’ex calciatore campione del mondo i giudici hanno concesso però il beneficio della sospensione condizionale. Il padre, l’imprenditore edile Giuseppe Iaquinta, accusato di associazione mafiosa, si è visto ridurre la pena da 19 a 13 anni.
    I giudici hanno letto in serata un lungo dispositivo nell’aula bunker del carcere della Dozza a Bologna, dopo cinque ore di camera di consiglio a conclusione di dieci mesi di udienze.

L’accusa di associazione mafiosa è confermata per la maggior parte dei 33 imputati (su un totale di 118) contro cui è stata formulata. Da rilevare che tre imputati (Pasquale Brescia, il costruttore del ristorante Antichi sapori di Gaida, Rosaria Ameglio e Alessandro Lupezza) sono stati di recente giudicati da un’altra Corte.

Nondimendo, nella sentenza di appello di Aemilia pronunciata alla Dozza sono numerosi gli sconti di pena, anche a seguito dell’unificazione del rito ordinario e dell’ abbreviato, e – come detto – non mancano i proscioglimenti per assoluzione o prescrizione dei reati contestati. Anche chi è stato condannato per associazione mafiosa ha quindi ottenuto degli sconti non solo rispetto alla sentenza di primo grado, in cui complessivamente erano stati comminati oltre 1.200 anni di carcere, ma anche rispetto alle richieste avanzate dalla Procura. Nella sostanza, il complesso delle pene appari quasi dimezzato rispetto alla sentenza di primo grado del 30 ottobre 208.

Così, ad esempio, Michele Bolognino, per cui erano stati chiesti 28 anni, è stato condannato a 21 anni e tre mesi, mentre Gaetano Blasco si è visto comminare una pena di 22 anni e 11 mesi contro i 25 anni e sei mesi chiesti dall’accusa. Sconti anche per Alfredo e Francesco Amato, per i quali era stata chiesta la conferma dei 19 anni e 19 anni e un mese decisi dai giudici di primo grado: i due sono stati condannati rispettivamente a 17 anni e a 16 anni e nove mesi. Riduzione più robusta per Giuseppe Iaquinta, la cui condanna e’ scesa da 19 a 13 anni (la Procura generale aveva chiesto la conferma della pena inflitta in primo grado), mentre per il figlio Vincenzo, ex attaccante della Juventus e della Nazionale, e’ stata confermata la condanna a due anni per reati in materia di armi, ma con il beneficio della condizionale.

La nuova aula bunker al carcere della Dozza di Bologna per il processo Aemilia

Tra gli altri accusati di associazione mafiosa, Eugenio Sergio (parente di Maria Sergio, dirigente del comune di Modena ed exdirigente dell’urbanistica di Reggio, moglie del sindaco Luca Vecchi) è stato condannato a 13 anni e otto mesi contro i 17 anni e mezzo chiesti dall’accusa, mentre per i costruttori cutrresi di Montecchio Giuseppe e Palmo Vertinelli le pene sono, rispettivamente, di 16 anni e quattro mesi (chiesti 23 anni e sei mesi) e 17 anni e 4 mesi (anziche’ 23 anni e nove mesi).

Sconto di pena consistente anche per un altro imputato di associazione mafiosa, Mario Vulcano, condannato a 13 anni e 11 mesi contro i 21 anni chiesti dall’accusa, mentre cade l’imputazione di associazione mafiosa per Gabriele Valerioti, condannato per altri reati a sette anni e tre mesi e a 33.000 euro di multa.

Scende inoltre da 15 anni e otto mesi a 12 anni la condanna inflitta ad Alfonso Paolini,, cosi’ come scendono le pene comminate ad Antonio Muto classe ’55, Antonio Muto classe ’71, Antonio Muto classe ’78, Luigi e Salvatore Muto, condannati rispettivamente a 10 anni e otto mesi, otto anni e sei mesi, 11 anni e quattro mesi, 12 anni e nove anni e due mesi.

Sconti di pena anche per i due latitanti Karima e Moncef Baachaoui, condannati a 17 anni e sette mesi e a 12 anni e sei mesi (l’accusa ne aveva chiesti, rispettivamente, 21 e quattro mesi e 19). Per altri due imputati di associazione mafiosa, Antonio e Gianni Floro Vito, le condanne sono a 10 anni e otto mesi e a 13 anni e un mese, anche in questo caso con forti sconti rispetto ai 18 anni chiesti per entrambi dalla Procura generale.

Complessivamente, a fronte di richieste di pena per oltre 1.000 anni di carcere, le condanne comminate dai giudici della Corte di appello ammontano a poco meno di 700 anni, con 91 condanne e 27 proscioglimenti tra assoluzioni (con varie formule) e prescrizioni. Confermate anche le condanne al risarcimento dei danni pronunciate in primo grado nei confronti di 32 imputati, mentre 30 di loro sono stati condannati a rifondere le spese di difesa sostenute da 14 parti civili (tra cui la Regione, la presidenza del Consiglio, varie Province e Comuni e sindacati) per un totale di 52.200 euro. Le motivazioni, infine, dovrebbero essere depositate entro 90 giorni.

NOVE ANNI AL COSTRUTTORE MODENESE AUGUSTO BIANCHINI

Confermata la pena del capofamiglia e ridotte quelle alla moglie e al figlio. Questo in sintesi il verdetto per i costruttori modenesi Bianchini emesso dai giudici della Corte d’Appello di Bologna, che dopo cinque ore di Camera di Consiglio hanno pronunciato oggi la sentenza di secondo grado per 118 imputati del maxi processo Aemilia contro la ‘ndrangheta. In dettaglio Augusto Bianchini, condannato in primo grado a nove anni e 10 mesi, ha riportato una nuova condanna a 9 anni (leggermente scontata). Per lui la Procura generale aveva chiesto 13 anni di reclusione. Per il figlio Alessandro Bianchini la pena è di un anno e sei mesi (sospensione condizionale) a fronte della condanna a tre anni in primo grado e della richiesta di cinque anni della Procura. Per la moglie di Bianchini, Bruna Braga, la pena in primo grado era stata di quattro anni. In secondo grado scende a due anni e due mesi, mentre la Procura generale ne aveva chiesti sette. A Braga e’ revocata anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

PENA RIDOTTA DI QUASI 4 ANNI AL PENTITO ANTONIO VALERIO

Sconto di pena anche per il collaboratore di giustizia Antonio Valerio: il collegio presieduto da Alberto Pederiali lo ha condannato a 7 anni e 5 mesi di reclusione, quasi quattro in meno degli 11 anni e due mesi comminati in primo grado. Tuttavia la pena è pi severa della richiesta derlla Procura generale , che era stata di di 6 anni e 2 mesi.

Mano pesante, da parte dei giudici, a con un altro collaboratore di giustizia, Salvatore Muto, che si è visto comminare una pena di 9 anni e 2 mesi, contro i 4 anni e 8 mesi chiesti dall’accusa. Sconto di pena per Gaetano Valerio, fratello di Antonio, la cui condanna scende da 4 anni e 6 mesi a 3 anni e 4 mesi.

FONTE: AGENZIA DIRE

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