Via Paradisi, il comune non molla sugli espropri
Le famiglie dovranno pagarsi una casa nuova
Sono le sorti luminose e progressive del welfare reggiano

7/11/2020 – Altro che marcia indietro. Il comune di Reggio non molla sugli espropri delle case di via Paradisi. Stringi stringi, è questa la sostanza dei due incontri del 19 ottobre e del 2 novembre tra l’amministrazione reggiana, Acer e il Comitato abitanti di via Paradisi sul progetto 902/Abitare solidare, presentato in febbraio e che ha ottenuto un finanziamento di 5,3 euro dalla Regione, dove evidentemente non sono arrivate (o più realisticamente le hanno ignorate) le proteste dei proprietari, ai quali sarà espropriata la prima casa in base ai piano del sindaco Vecchi.

Bisogna dire che nel corso degli incontri si è registrato un cauto e assolutamente parziale avvicinamento delle posizioni: il comune ha presentato due opzioni, una delle quali giudicata interessante dal Comitato, ma non di più. Comitato ch ha nominato Tomaso Prodi (figlio di Quintilio e nipote di Romano) come proprio tecnico di fiducia. Prodi ha partecipato agli incontri insieme alla delegazione del Comitato composta da Laura e Alessandro Scillitani, Valbona Dhora e Marisa Riva. Dall’altra parte l’assessore Lanfranco de Franco, il presidente di Acer Reggio Emilia Marco Corradi e l’architetto  Vittorio Gimigliano coordinatore del progetto. C’era anche il Centro di Mediazione sociale e dei Conflitti, la cui presenza voluta del Comune resta misteriosa e per lo meno ambigua visto che il centro di Mediazione non è un organismo indipendente, come dovrebbe essere, ma è uno strumento di partepagato dal Comune, che è appunto in conflitto con i proprietari espropriandi.

Sono due, dunque, le ipotesi alternative presentate dal Comune: la prima consiste nella possibilità di riservare, una volta finiti i lavori, una quota di appartamenti dei civici 6, 8 e 10 ad un bando Ers che prevederebbe la locazione convenzionata con possibilità di riscatto a 20 anni, con accesso prioritario ai mono-proprietari residenti alla data della pubblicazione del progetto.

Il comparto interessato al progetto Abitare Solidale

La seconda ipotesi prevede che, attraverso la riorganizzazione dell’area sportiva già urbanizzata, si realizzi un edificio per Ers a vendita convenzionata in diritto di superficie, con accesso prioritario per i mono-proprietari residenti dei numeri 6, 8 e 10.

“Anche in questo caso – fa sapere il comune – le caratteristiche tipologiche dei singoli appartamenti sarebbero progettate in coerenza con le istanze espresse dai residenti negli incontri svolti negli ultimi mesi. La realizzazione dell’edificio sarebbe il primo intervento da attuare nell’ambito del Piano di riqualificazione”.

Il Comitato ha bocciato la prima ipotesi per varie ragioni (compreso il riscatto a venti anni) mentre ha considerato la seconda proposta come “interessante e un passo avanti nel confronto con il Comune”, in quanto – è sempre palazzo Civico che esterna – “permetterebbe agli attuali residenti di effettuare un solo trasloco per entrare da subito in una condizione di proprietà dell’appartamento, a pochi metri dall’attuale edificio di residenza”.

Resta il fatto che le famiglie, oggi propritarie della loro casa, verrebbero comunque espropriate a prezzi di mercato (ormai prossimi allo zero nella zona, nonostante gli appartamenti negli anni 70 fossero quanto di meglio si costruiva a Reggio) per pagarsi invece un altro tetto. Così la proposta ben difficilmente sta in piedi, ammendo che esproprio e acquisto del nuiovo appartamento non avvengano alla Pari. Edè vero che gli alloggi sarebbero nuovi di zecca, ma è altrettanto vero che ai proprietari verrebbe comunque strappata la casa dove abitano. E comunque si parla di mono-proprietari, perchè chi ne ha due di appartamenti verrebbe buttato fuori senza alternative. Per tacere del fatto che la zona si è degradata anche e soprattutto per responsabilità delle politiche urbanistiche e sociali del Comune stesso.

Le posizioni tra comitato e amministrazioni, restano distanti soprattutto per la prospettiva di un nuovo ghetto socio democrafico, anche se tutti sono d’accordo sulla necessità di riqualificare l’isolato di via Turri e via Paradisi.

Il Comitato peraltro “ha ribadito più volte le difficoltà di carattere affettivo e personale, in particolare dei residenti più anziani e in ogni caso di coloro che sono residenti da lungo tempo in zona, nell’immaginare un cambiamento di vita così rilevante come quello proposto”.

Comune e Acer in proposito “hanno ribadito la massima disponibilità nel costruire percorsi di accompagnamento all’abitare per permettere a tutti i residenti di trovare una soluzione adeguata alle ulteriori esigenze che emergeranno nel percorso”.

Ma sono solo promesse, la sostanza è che vengono spesi fior di milioni per strappare dalle loro case famiglie che vi abitano da venti e trent’anni, case pagate col sudore della fronte e che oggi l’amministrazione Vecchi, pur indorando la pillola, appare più che mai decisa a espropriare.

PIERLUIGI GHIGGINI

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2 risposte a Via Paradisi, il comune non molla sugli espropri
Le famiglie dovranno pagarsi una casa nuova
Sono le sorti luminose e progressive del welfare reggiano

  1. Maria Rispondi

    08/11/2020 alle 04:58

    Sembra che il Comune abbia un interesse per quei palazzi. Possibile che non possa costruirne dei nuovi per realizzare il suo progetto?
    E se il finanziamento è legato al fatto che non occorre effettuare nuove costruzioni è possibile mai che i soldi dettino legge in una città che si definisce ‘delle persone’? Ciò dimostra che pur di ricevere il finanziamento si è disposti a calpestare il diritto alla casa, alla proprietà privata,alla persona.
    Sono a conoscenza di ciò i rappresentanti regionali e nazionali pd?

  2. duilio cangiari Rispondi

    08/11/2020 alle 09:15

    se le cose vengono fatte a prezzi di mercato è una fregatura ovviamente. Non può essere così.Il comune deve farsi carico completamente dei residenti che devono poter fare il passaggio alla pari. si dirà che ci guadagnano. Si, è così ma come riportato nell’articolo non sono loro i responsabili del degrado, anzi in tanti si sono dati da fare. la situazione non è neppure tuta colpa del comune . troppi privati della reggio benpensante hanno fatto affari nella zona.In ogni caso il comune non può non farsi carico del problema. Con gli espropri dell’AV a suo tempo come si è fatto? Sappiamo bene che i privati espropriati non ci hanno rimesso……Duilio Cangiari

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