Vi racconto la grandezza di un prete
Don Incerti, unico faro di luce nel disastro delle Reggiane

DI PAOLO COMASTRI

Paolo Comastri

20/11/2020 – Di Don Gaetano Incerti serbo un ricordo vivissimo e non tanto per essere sempre stato lui un assiduo frequentatore di casa mia, per la profonda amicizia che lo legava a mio padre fin dai tempi del Seminario in cui si erano ritrovati compagni per un decennio; un legame poi mantenuto saldissimo per tutta la vita vissuta in…abito talare, peraltro mai smesso e, anzi, sempre indossato con orgoglio e fierezza da Don Gaetano; e in…abiti borghesi da mio padre nella così detta società civile. Dicevo, di Don Gaetano Incerti serbo un ricordo vivissimo come, peraltro fiero ed orgoglioso, ex dipendente delle OMI Reggiane dal 1984 fino a quel tristissimo Aprile del 1994; un decennio iniziato, “regnante” in Via Agosti lo storico ammistratore delegato Ivan Giuseppe Bonora, con gli ultimi fasti delle gloriose Reggiane, seppur già minate dal non certo lungimirante grembo dell’imprenditoria di Stato, leggasi partecipazioni statali, nello specifico, EFIM, e terminato in quella primavera di 26 anni fa quando un’eccellenza imprenditoriale italiana, una storia di tecnologia e progresso, una vicenda industriale tra le più rinomate ed avanzate in quasi un secolo di storia italiana è stata letteralmente svenduta, per non dire di peggio: con i risultati oggi sotto gli occhi di tutti…

Don Incerti col suo libro sulle Reggiane

Ma tant’è, e, ad ogni buon conto, lui, Don Gaetano, storico Cappellano delle Reggiane, sempre presente nella vita della “fabbrica”, di più, animatore instancabile di iniziative e progetti peraltro sempre tutti tesi alla tutela dei suoi amatissimi operai e impiegati: la mensa, il dopo lavoro, lo spaccio, il contatto quotidiano, indifferentemente che fossero maestranze e/o dirigenti, che lui, nella sua grandezza, sapeva trattare solo ed unicamente come le “sue pecore” di quel gregge che il buon Dio gli aveva affidato.

Don Gaetano non faceva distinzioni; dall’amministratore delegato, al più umile degli operai per lui erano solo ed esclusivamente anime da seguire, ascoltare, consigliare; un punto fermo, saldissimo, che nei momenti più difficili e bui dell’azienda, ad iniziare la fallimento del 1955…, ha rappresentato per tutti l’unico squarcio di luce.

A volte rimproverava, i suoi rimbrotti spesso echeggiavano imperiosi nei capannoni e nei corridoi degli uffici; ma era “il papà” che con immenso affetto redarguiva i “figli” a volte, come dire, un po’ ribelli.

Un’episodio credo connoti alla perfezione chi fosse davvero Don Gaetano; si riferisce al Natale del 1993, quindi a quattro mesi dalla chiusura della fabbrica, con tutte le maestranza reduci da un biennio di pesante cassa integrazione e ben consapevoli della fine certa ed annunciata dell’azienda.

Ma Don Gaetano, nonostante tutto questo, volle mantenere quella che da sempre rappresentava una delle più sentite tradizioni alle Reggiane: gli auguri di Natale tra tutti i dipendenti e la dirigenza.

La grande sala mensa era colma di gente. Non mancava nessuno; tutti i dipendenti presenti in azienda, le rappresentanze sindacali sia interne che esterne. Credo ci fosse anche l’allora segretario provinciale della FIOM, un certo…Maurizio Landini ora segretario nazionale della CGIL, e soprattutto l’intera dirigenza, dall’AD Saraceno, ai direttori, generale, Giuliano, amministrativo, Gallo, del personale Zanasi etc, etc,

Don Gaetano pronunziò alcune frasi di circostanze per lasciare subito la parola all’Amministratore Delegato il quale, con l’alterigia che peraltro lo aveva sempre contraddistinto, iniziò una sconcertante intemerata contro le maestranze, colpevoli a suo dire, del fallimento dell’azienda con il loro scarso attaccamento al lavoro, il loro lassismo, la loro poca professionalità.

Come se l’inarrestabile dissesto dell’intero “sistema” della Partecipazioni Statali unitamente a non lungimiranti, per utilizzare un eufemismo, scelte produttive associate ad una gestione aziendale a dir poco non all’altezza della pesantissima crisi in atto, non rappresentassero le uniche, vere e reali motivazioni dell’ingloriosa fine delle OMI Reggiane; su tutto questo non una mezza parola da parte dell’ing. Saraceno.

Un silenzio davvero pesantissimo, assordante, si impadronì del salone; i dipendenti quasi inebetiti, le rappresentanze sindacali incredibilmente mute e silenti.

Trascorsero secondi, tanti, che parvero davvero un’eternità; Don Gaetano allora letteralmente si impadronì del microfono e con tutto il fiato che aveva in corpo proferì parole di fuoco contro l’AD esortandolo rudemente a “vergognarsi”: sì, lo ricordo perfettamente, fu quella la parola che usci dalla bocca di Don Gaetano, di tutto ciò che aveva appena pronunciato.

L’ing Saraceno letteralmente sbiancò in volto con tutta la dirigenza sbalordita e smarrita, quasi inebetita.

Nemmeno il tempo di un amen che Don Gaetano si scagliò a male parole anche contro i sindacati presenti e colpevoli di non avere avuto il coraggio ma soprattutto la dignità di ribellarsi alle inaccettabili parole dell’ing. Saraceno.

Nessuno ebbe la forza di un benchè minimo cenno, tutti, soprattutto le maestranze, ancora incredule di ciò che, loro malgrado, avevano avuto in sorte di vivere e soprattutto ascoltare.

Ma, per chi seppe e/o volle “interpretare”, una figura, maestosa, gigantesca emerse inequivocabilmente; quella dell’umile cappellano delle Reggiane, quel semplice, ma ricchissimo di fede, bontà, intelligenza, umanità, vera e sincera dedizione al prossimo, quel prete degli operai, come amava sempre definirsi e con questo per non essere confuso con certe pulsioni sessantottarde di una certa ..teologia della liberazione in salsa italiana che ammaliarono alcuni suoi confratelli tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso.

Sempre e comunque, Don Gaetano, incrollabilmente coerente con la sua amatissima veste talare, mai smessa, mai rinnegata.

Don Gaetano Incerti, cappellano delle Reggiane, direttore degli Artigianelli, fondatore della tv del vescovo, è morto a 101 anni. I funerali sono fissati per sabato 21 novembre alle ore 9 nella cattedrale di Reggio Emilia .


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