Strage di Ustica, smontiamo le fake
Il radar di Marsala e la telefonata di un “aviere” svanito
nel nulla: così la buffonata andò in onda da Augias

DI GABRIELE PARADISI*

Gabriele Paradisi

Il nostro precedente articolo su Ustica ha scatenato in rete una serie di reazioni che per certi versi non ci aspettavamo. In esso abbiamo dimostrato che un’affermazione da decenni rimandata come un disco rotto, in particolare dal giornalista Andrea Purgatori, ma ripresa nel tempo da tanti altri, è semplicemente una bugia. Ci riferiamo alla notizia che il DC9 Itavia fu costretto per via di un temporale a sostare due ore sulla pista dell’aeroporto di Bologna e per questa ragione sarebbe da escludere l’ipotesi di una bomba a bordo, in quanto il presunto attentatore non poteva prevedere tale circostanza.

Documenti che tutti possono consultare nella Ordinanza-Sentenza del giudice istruttore Rosario Priore, dimostrano che il ritardo di due ore dell’aereo era stato in realtà accumulato nelle tratte precedenti e che l’eventuale bomba poteva essere stata piazzata in un qualunque scalo toccato dall’aereo prima di giungere a Bologna. disponendo poi un timer ad un’ora precisa, per esempio le 21 quando, secondo gli orari teorici, il DC9 avrebbe dovuto trovarsi parcheggiato a Palermo.

Il fatto in sé, più che dimostrare o confutare una data teoria sulle cause del disastro, semplicemente mostra la cialtronaggine di un certo giornalismo nostrano che pretende di sviluppare inchieste senza conoscere, o ignorando volutamente, i documenti e i reperti originali, i quali dovrebbero essere sempre e comunque il punto di partenza irrinunciabile di ogni investigazione. 

Ma la cosa ancora più grave è constatare come queste oggettive falsità si tramandino per anni poiché trovano spazio e amplificazione nei media più diffusi e popolari.

Il relitto del Dc9 al Museo della Memoria di Bologna

IL NOSTRO IMPEGNO A SEGNALARE MANIPOLAZIONI E FALSITA’

È tempo di attivare una vera e propria contro-disinformazione. Quarant’anni di teatro dell’assurdo sono più che sufficienti. Ora basta!

Noi ci siamo presi l’impegno di segnalare le imprecisioni, le manipolazioni, le falsità che hanno costellato ahimè questa tragica vicenda, e le suddette reazioni di pseudo esperti ci stimolano a proseguire. Non sappiamo se mai si potrà giungere a conoscere come andarono le cose e a chi va attribuita la responsabilità della strage di Ustica. Sicuramente prima è necessario togliere dal percorso tutte le menzogne che costituiscono il vero depistaggio che ostacola il raggiungimento della verità.

Il 24 giugno 2020, a tre giorni dal quarantesimo anniversario della strage di Ustica, su La7 è andata in onda una lunga diretta condotta da Andrea Purgatori nell’ambito del format Atlantide. Storie di uomini e di mondi, interamente dedicata alla tragedia che il 27 giugno 1980 costò la vita alle 81 persone che si trovavano a bordo del DC9 Itavia precipitato nel Tirreno tra le isole di Ponza e di Ustica.

Indicando un vecchio telefono SIP anni ’70, il conduttore ha introdotto la puntata con queste parole:

«Ecco dunque che cosa faremo stasera: memoria e inchiesta. Con un’aggiunta. Questo telefono. Questo telefono con una linea diretta che speriamo possa servire a chi dovesse decidere, anche dopo quarant’anni, di avere voglia e coraggio di liberarsi la coscienza anche da un piccolo pezzetto di verità e di raccontarcelo. Adesso vi darò il numero. Questo telefono lo utilizzeremo esattamente come è stato utilizzato in una trasmissione di RAI 3 che ha fatto la storia della nostra televisione: Telefono giallo, condotta da Corrado Augias. Era il 6 maggio 1988 e durante quella diretta, alla quale ho partecipato anch’io, arrivò improvvisamente una telefonata che diede una svolta imprevista e imprevedibile all’inchiesta».

ECCO IL LINK

https://www.stragi80.it/ustica-40-anni-di-bugie-il-video-integrale-della-puntata-di-atlantide-condotta-da-andrea-purgatori/
(tra i minuti 3:59 e 5:02)

Ed effettivamente quella telefonata, passata in diretta in studio quella sera di trentadue anni fa, è rimasta impressa nella memoria collettiva di chi si trovò davanti ai teleschermi ma non solo, ed è considerata uno degli esempi più riusciti della cosiddetta “televisione verità”.

In quegli anni, non solo nel nostro Paese, cominciarono infatti ad essere realizzati programmi televisivi nei quali si «cercava di istituire un rapporto diretto fra la rappresentazione televisiva e la realtà».

Quindi nelle trasmissioni cominciarono ad essere protagonisti attivi non solo conduttori professionisti o attori, ma anche pubblico vero, cittadini, gente comune che per la prima volta aveva l’occasione e la possibilità di intervenire in prima persona e far sì che il proprio «problema privato divenisse improvvisamente pubblico».

Corrado Augias ai tempio di Telefono Giallo

CORRADO AUGIAS DA PURGATORI RIEVOCA L’INCREDIBILE TELEFONO GIALLO DEL 1988

Quella sera di maggio del 1988 accadde effettivamente qualcosa di incredibile. Due giorni dopo il quotidiano La Stampa titolò: “Dibattete in tv qualcosa resterà. Augias ha «illuminato» il mistero di Ustica”. Il giornalista Ugo Buzzolan scrisse: «Si apre la tv e c’è sempre una discussione in corso. Si dice: “A che serve? Tanto le cose non cambiano”. Può darsi. Ma può anche darsi che certe discussioni, attraverso un mezzo seguito da milioni di persone, abbiano un’eco, scuotano, gettino il dubbio, sveglino qualcuno ai vertici, facciano riaprire qualche fascicolo».

Non c’è che dire. L’eco di quella trasmissione è arrivata fino a noi, ha attraversato indenne tre decenni e più.

È lo stesso Corrado Augias, in collegamento video con lo studio di Purgatori, il quale «idealmente ne raccoglie il testimone sperando che anche questa volta ci sia una telefonata che illumini, che faccia un po’ di luce su quello che accadde», a rievocare quel momento “storico”: «Ero molto emozionato. Posso dire una cosa a distanza di tanti anni, forse è stata la prima volta, l’unica volta in 90 puntate di Telefono giallo in cui mi sono veramente emozionato, cosa che un conduttore non dovrebbe fare, dovrebbe conservare sempre il controllo totale di sé stesso e dello studio, invece l’avevo un po’ perso».

Ma vediamo che cosa venne detto quella sera del 6 maggio 1988 durante quella famosa telefonata:

«Pronto? – Sì – Mi sente? – La sento piano ma la sento. – Mi scusi non riuscivo ad arrivare in trasmissione; io ero un aviere in servizio a Marsala la sera dell’evento della caduta del DC9. Purtroppo non mi volevano prima passare la telefonata perché gli elementi che comunico sono molto pesanti. Ad ogni modo, noi abbiamo esaminato le tracce, i dieci minuti di trasmissione di cui parlate, di registrazioni che non sono stati visti, non è vero perché noi li abbiamo visti perfettamente. Soltanto che il giorno dopo, il maresciallo responsabile del servizio ci disse… praticamente di farci gli affari nostri e di non avere più seguito sulla questione. Dopo dieci anni vedendo la trasmissione, ho avuto questo fatto emotivo interiore di dover dire la verità! Anonimamente, perché cado nel nulla, però la verità è questa: ci fu ordinato di starci zitti! E la saluto, e saluto anche l’on. Rodotà e tutti quelli che hanno cercato di dire la verità, perché non voglio rogne e non voglio fare brutte figure… buonanotte… – Gentile amico non attacchi, ha attaccato il telefono».


(tra i minuti 5:04 e 6:11 della stessa trasmissione di Purgatori)

IL RADAR DI MARSALA E QUEL PRESUNTO AVIERE SCOMPARSO NEL NULLA

Ecco qua. Otto anni dopo il disastro aereo un testimone, mosso da un «fatto emotivo interiore», che finalmente scoperchia il vaso di Pandora.

Un aviere in servizio a Marsala che quella sera vede le tracce radar, capisce, nonostante sia solo un semplice aviere, tutto ciò che è accaduto, ma un maresciallo responsabile del servizio ordina a lui e probabilmente a tutti gli altri presenti, di stare zitti, di farsi gli affari loro e di non dare seguito alla questione.

Beh, può succedere che ad un certo punto di una vita la voce della coscienza assuma toni talmente alti e insistenti da indurre un uomo a vuotare il sacco, a dire tutto ciò che sa o che ha visto, pur di rimuovere dal suo animo un macigno ogni giorno più pesante ed insopportabile. Vero. E comprensibile.

Dunque possiamo immaginare che quel presunto aviere, pur avendo detto in diretta televisiva di non volere «rogne e… fare brutte figure», il giorno appresso si sia messo a disposizione dell’Autorità giudiziaria per confermare a verbale quanto detto in un attimo sublime e inarrivabile di “televisione verità”.

Invece no. Niente. Il fantomatico aviere non dette seguito a quel suo nobile slancio emotivo. Forse gli bastò quella telefonata, sentita in diretta da milioni di persone e assurta a cult intramontabile. Forse, con quel semplice gesto, sentì comunque di essersi tolto definitivamente di dosso il peso che lo tormentava.

NESSUN TESTIMONE RICONOSCE LA VOCE DEL TELEFONISTA

Ovviamente però, a prescindere, la macchina giudiziaria si mise immediatamente in moto. Tra il 9 e il 30 maggio la Procura della Repubblica di Marsala «escute a verbale» ufficiali, sottufficiali ed avieri in servizio nel 1980 ed in particolare quelli presenti la sera del 27 giugno nella sala operativa di Marsala, al fine di identificare l’anonimo telefonista. Nessuno dei testi riconobbe la voce dell’anonimo telefonista.

Nell’Ordinanza-sentenza del giudice istruttore Rosario Priore del 31 agosto 1999 si legge:

«In data 9 giugno [1988] gli atti vengono trasmessi all’AG di Roma dalla Procura di Marsala che nel provvedimento di trasmissione degli atti, precisa: “… l’indagine preliminare espletata in ordine all’anonima notitia criminis di favoreggiamento, verificatasi in Marsala, emersa nel corso della trasmissione televisiva “Telefono giallo” andata in onda sulla 3ª rete RAI il 6.05.88, non ha consentito di verificare la fondatezza della notizia medesima, non riscontrata in alcuna delle deposizioni rese da parte di militari addetti alla sala operativa del radar di Marsala la sera del 27.06.80 […]”. Dagli esami testimoniali non si acclaravano elementi tali per consentire l’identificazione del sedicente aviere» (Procedimento penale nr. 527/84A G.I., vol. 1, parte 1ª, libro 1º, capo 1º, titolo 1., capitolo III: 7. La trasmissione “Telefono giallo” del 6.05.88; citazioni alle pp. 145-146).
https://www.stragi80.it/documenti/gi/Titolo1.pdf

That’s all folks. Questo è tutto. La «telefonata che diede una svolta imprevista e imprevedibile all’inchiesta… che ha fatto la storia della nostra televisione» è mestamente la telefonata di un anonimo mai identificato, che sicuramente si era attribuito un ruolo di aviere che non aveva ed infine «gli elementi molto pesanti» che egli aveva comunicato in diretta tv non hanno mai trovato riscontro alcuno, né conferma.

Tutto ciò dovrebbe far provare un’immensa tristezza a tutti coloro i quali si dichiarano giornalisti, ovvero professionisti che avrebbero il dovere di informare correttamente l’opinione pubblica.

Invece, a distanza di decenni, si manda in onda l’autocompiacimento, rievocando una volgare buffonata e senza avere il benché minimo decoro e coraggio di raccontare come andarono realmente le cose, di dire che cosa fu effettivamente quella telefonata. Immensa tristezza, per l’appunto.

(Seconda puntata- CONTINUA)

*Gabriele Paradisi è un ingegnere, giornalista, scrittore ed esperto di terrorismo internazionale. con Gian Paolo Pelizzaro ha realizzato l’inchiesta suimisteri della strage di Bologna pubblicata da Reggio Report

Articoli correlati:

  • Ustica: così la bomba diventò missile Smontiamo le fake della…

    DI GABRIELE PARADISI
    La tragedia di Ustica – 27 giugno 1980, 81 vittime – ancora oggi rimane una strage senza colpevoli e nonostante a livello mediatico si sia affermata una certa “verità” – abbattimento del DC9 Itavia, partito da Bologna, tra le isole di Ponza e Ustica nel corso di una battaglia aerea – le risultanze processuali e le perizie tecniche svolte nelle fasi istruttorie non l’hanno affatto provata e tantomeno confermata.
    Sulle varie ipotesi in gioco – bomba a bordo, missile, collisione o quasi collisione con altro velivolo – si scontrano da anni non solo i ricercatori e gli storici. Tanto per dire, esistono due Associazioni dei familiari delle vittime con opinioni sulle cause del disastro contrapposte.

    Purtroppo in questa come in altre tragiche vicende che hanno costellato la storia della nostra Repubblica, grazie ad una certa pubblicistica si sono radicate nell’opinione pubblica convinzioni che non hanno alcun riscontro con la realtà dei fatti.
    Iniziamo qui un percorso di contro-disinformazione: prenderemo in esame e segnalaremo alcuni passaggi di questa vicenda per dimostrarne, attraverso unae rigorosa analisi dei documenti disponibili, fornendo sempre e comunque gli opportuni riscontri, la natura menzognera e truffaldina.
    In questo primo articolo cominciamo dai ritardi del DC9 e dalle manipolazioni rilanciate in una recente inchiesta di Andrea Purgatori su Atlantide (La 7).
    ECCO COME ANDARONO DAVVERO LE COSE. BUONA LETTURA

    Condividi

     

2 risposte a Strage di Ustica, smontiamo le fake
Il radar di Marsala e la telefonata di un “aviere” svanito
nel nulla: così la buffonata andò in onda da Augias

  1. anonimo Rispondi

    29/11/2020 alle 23:07

    la mattina dopo l’incidente Davanzali e il tecnico della MCdonalddouglas si recarono presso la regione informazione volo a Ciampino.
    fu loro presentata la registrazione del radar civile (recente)posizionato a nord di fiumicino vicino l’autostrada .
    il tecnico della mcdonalddouglas richiamò l’attenzione su alcuni echi vicinia quello del DC9.
    tali echi sembra li abbia visti solo quel radar e non erano continui ma saltuari.
    non è mai stato detto quante battute al minuto facesse quel radar, comunque date le dimensioni e le possibili velocità di rotazione le battute potevano variare da 6 a 12 battute al minute.
    per quanto riportato dai giornali gli echi erano decisamente più saltuari ogni 20 0 40 secondi.
    Inoltre sia il dc9 che i supposti caccia erano visti dal radar all’incirca di coda con la minima radar cross section.
    quando il supposto caccia passa da ovest a est del Dc9 di traverso al fascio radar con la massima radar cross section gli echi sono saltuari.
    mancano inoltre gli echi della fuga dell caccia che pur se avesse fatto una affondata verso il livello del mare , dato l’orizzonte radar , sarebbe stato visibile fino a 5000-8000 piedi.
    non corrispondono e sono mancanti ameno 10 battute radar.
    Perchè ???
    il radar civile moderno trattava i dati degli echi in digitale.
    tali dati venivano trasformati in analogici , trasmessi necessariamente alla centrale telefonica di commutazione del sito radar, qui commutati su una linea telefonica normale SIP.
    tale linea sip proseguiva verso una centrale telefonica sip commutata su altra linea sempre analogica, verso una altra centrale.
    probabilmente un paio di cntrali di commutazione lungo il raccordo anulare ed un’altra a Ciampino.
    da qui veniva commutata sulla centrale telefonica dell’aeroporto di Ciampino e qui commutata verso l’armadio di commutazione della regione informazione volo, sempre in analogico, fino allo schermo catodico di presentazione, subito prima veniva trasformata in segnale digitale e presentato agli operatori.
    Dati accennati in un processo trasmesso su radio radicale ma non approfondito tecnicamente.
    la trasformazione da digitale ad analogico di un segnale introduce numerosi errori.
    Le centrali di commutazione di Sip erano di costruzione antecedente al 1980 e quindi introducevano errori dovuti ala suscettibilità magnetica , anche se in misura minore alla prima trasformazione del segnale.
    le centrali di commutazione di allora (costruite per segnali analogici ) erano ben differenti dalle attuali costruite per segnali digitali.
    il filo telefonico in arrivo si spelava e si avvolgeva attorno al contatto su una parete, commutando il segnale su un contatto vicino o sulla parete retrostante su un filo dedicato spelato ed avvolto a mano.
    forse l’armadio di commutazione della postazione radar , della fine anni 70 , era quello meno suscettibile a disturbi.
    ricordo che su un giornale dell’epoca lessi che un operatore del radar militare di marsala aveva telefonato al controllore dell’aerovia civile, chiedendogli se aveva notato la perdita di quota del DC9 il cui profilo di quota si scostava dall’usuale profilo di avvicinamento a Punta raisi.
    possibile che non abbia notato aerei attorno al Dc9??? (A quella quota ed a quella distanza).
    i missili aria aria normalmente hanno spolette di prossimità e testate a frammentazione.
    anche se la spoletta di prossimità non avesse funzionato e il missile fosse penetrato nella carlinga gli effetti delle schegge della testata sarebbero dovute vedersi.
    Guardare le foto dei rottami dell’aereo russo abbattuto sul sinai, o dei rottami dell’aereo indonesiano abbattuto sull’ucraina.
    ho letto che una delle salme sottoposta a autopsia ha nel corpo una scheggia ma è di alluminio non di acciaio, quindi un pezzo dell’aereo scardinato dall’esplosione , non un frammento della testata esplosiva di un missile.
    purtroppo l’analisi fatta dal laboratorio chmico fisico della aeronautica affermava presenza di tracce di esplosivo , credo sui sedili, ma l’analisi qualitativa non definiva il tipo di esplosivo.
    in conclusione credo che gli echi visti sullo schermo a Ciamino siano falsi echi conseguenti alla doppia trasformazione del segnale ed ai disturbi assorbiti principalmente nelle centrali di commutazione della linea telefonica analogica.
    Ne consegue bomba a bordo.
    saluti

  2. Gabriele Paradisi Rispondi

    30/11/2020 alle 11:04

    I plot -17 e -12 a cui immagino l’anonimo faccia riferimento, sono effettivamente stati rilevati a fiumicino dal radar Marconi. Il più moderno Selenia, così come i radar della Difesa aerea, non rilevarono nulla in quella zona.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *