Sciopero metalmeccanici, cifre boom nel reggiano
“Confindustria, taglia corto e firma il contratto”

5/11/2020 – Adesione più alta delle aspettative oggi allo sciopero generale unitario dei metalmeccanici indetto da Fiom, Fiom e Uilm.

Quattro ore di sciopero a sostegno della vertenza per il rinnovo del contratto nazionale che hanno coinvolto le circa 350 aziende reggiane aderenti a Federmeccanica, per oltre ventimila addetti.

Lo sciopero alla Dana di Reggio

Secondo i dati diffusi dalle centrali sindacali, le percentuali di adesione degli operai allo sciopero mediamente superano l’80% nelle maggiori imprese metalmeccaniche: alla Ognibene Power circa il 90% della produzione si è fermato, alla Comer Industries 100% di adesione in tutto il reparto agricolo e 90% ai montaggi, alla Landi Renzo circa l’80%, alla Leuco il 90%, Bombardi 85%, alla Gianni Ferrari il 50%. Alla Armet di Brescello tutti gli operai sono usciti insieme in sciopero, alla System Ceramics il 60% di adesione, alla Dieci di Montecchio il turno del mattino si è svuotato e così anche per la VP Italy (ex Vertex), 98% alla Ip Cleaning di Rubiera.

Alla Landini di Fabbrico

Sempre secondo il resoconto sindacale, adesione “bulgara”nei reparti produttivi della Dana (ex Brevini), la più grande fabbrica metalmeccanica del Comune di capoluogo, con un fermo totale della produzione. Al gruppo Interpump infine 99% di adesione a Calerno, e altissima partecipazione anche nel maggior stabilimento Walvoil, a Bibbiano.

Bandiere, striscioni e cartelli non sono mancati neanche questa volta, così come le brevi assemblee organizzate per confrontarsi sulla situazione in corso.

Alla Landi Renzo



“Il contratto nazionale è un elemento di unità e solidarietà di cui i lavoratori non possono fare a meno – hanno dichiarato i segretari provinciali di Fim Fiom Uilm, Giorgio Uriti, Simone Vecchi e Jacopo Scialla -. Il contratto unisce le piccole e le grandi imprese dal nord al sud del Paese ed è un importante antidoto ad una società basata sull’isolamento e la competizione individuale che mette persone e aziende una contro l’altra. Per questo va rinnovato mantenendolo tutti gli attuali contenuti e non svuotandolo come invece una parte degli industriali vorrebbe.”

Alla Walvoil

“La maggioranza delle imprese reggiane in queste settimane sta lavorando, non sta facendo cassa integrazione, e il clima dal punto di vista produttivo è decisamente cambiato rispetto a qualche mese fa. Cosa vogliono le aziende reggiane? Seguire l’intransigenza di una Confindustria sempre più politicizzata o condividere un contratto nazionale che riporti pace nei reparti produttivi?” .

I lavoratori “chiedono a Federmeccanica un gesto di responsabilità accogliendo le richieste della piattaforma – votata da oltre 500mila lavoratori ormai un anno fa- per chiudere questa trattativa e permettere alle aziende di lavorare in un clima di serenità.

“E’ ora di tagliare con il passato: il modello di sviluppo costruito sulla compressione del costo del lavoro ha frenato la produttività e ridotto i consumi, ed è la principale ragione della scarsa competitività del sistema Paese -concludono Vecchi, Uriti e Scialla -. Per questo un contratto che riconosca le richieste salariali dei lavoratori non è solo una risposta alla questione salariale che esiste in Italia ma una politica industriale di rilancio dell’economia”.

CORGHI: PRESIDIO IN COLLEGAMENTO VIDEO

In mattinata davanti alla Corghi si è tenuto un breve presidio in collegamento video con gli scioperi delle altre piazze di Italia, e in particolare con le iniziative bolognesi.

Alla Corghi

Racconti, interviste, storie di metalmeccanici di tutta Italia sono state proiettate e ascoltate. Dai microfoni di Correggio, collegati con il presidio che contemporaneamente si svolgeva alla Ducati Motor di Borgo Panigale e con Roma, sono intervenuti lavoratori della Nexion (ex Corghi) e il Segretario Generale dell’Emilia Romagna Luigi Giove: “È il lavoro a salvare il Paese – ha dichiarato – e Confindustria deve rinnovare i contratti nazionali, nel settore metalmeccanico come negli altri settori, perché i lavoratori hanno diritto a salario, dignità e sicurezza sul posto di lavoro. Non dimentichiamo che in questo Paese c’è un’emergenza salariale dove i lavoratori hanno pagato e continuano a pagare il prezzo di scelte politiche sbagliate. Adesso è il momento di rinnovare i contratti. La lotta continuerà e non ci fermeremo finché non li avremo rinnovati tutti.”

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