Reggio sogna una nuova urbanistica
Via al Pug che azzera le aree edificabili e dimezza le emissioni di Co2

25/11/2020 – Stop agli interventi edilizi fuori dal territorio urbanizzato. L’azzeramento di fatto delle aree edificabili ereditate dai precedenti strumenti urbanistici, e ancora, non sfruttate, costituirà uno dei punti-chiave del Piano urbanistico generale (Pug) del Comune di Reggio Emilia, documento strategico di pianificazione dello sviluppo della città per i prossimi 10 anni, che manderà in soffitta il vecchio piano strutturale (Psc). L’avvio del processo di formazione del Pug -destinato essere approvato in via definitiva nell’estate 2022- è stato al centro di una conferenza stampa web tenuta questa mattina dal sindaco Luca Vecchi e dal vicesindaco Alex Pratissoli.

Il sindaco Luca Vecchi in streaming

Attraverso l’applicazione della nuova legge urbanistica regionale che prevede un consumo di suolo massimo pari al 3% del territorio urbanizzato entro il 2050, viene fatta tabula rasa dei cosiddetti diritti edificatori acquisiti in termini di nuove aree potenzialmente urbanizzabili in territorio agricolo. Il Pug, hanno affermato Vecchi e Pratissoli , “interviene solo sull’esistente e considera la rigenerazione urbana come unica opportunità per
lo sviluppo della citta’”.
Nelle premesse, le previsioni che comportano nuove espansioni sarebbero alquanto contenute. Nelle intenzioni resteranno validi solo i piani per i quali i soggetti attuatori hanno stipulato una convenzione con il Comune. Poichè l’amministrazione non approva nuovo piani residenziali dal 2015 e le convenzioni hanno una durata di 13 anni, si stima che il “volume di cemento” ancora utilizzabile in
città sia pari a circa 730 alloggi. “Una strategia coerente con i provvedimenti assunti negli scorsi anni”, nei quali fra l’altro si esclude la possibilità di realizzare nuove gallerie di commercio di vicinato fuori dal centro storico.

Il tutto è ricompreso nella “sfida” del Pug della città “dei
15 minuti
“, con servizi raggiungibili a piedi in quel lasso di
tempo per il il 75% dei cittadini entro il 2030. ciò implica una scelta radicale per la mobilita’ sostenibile (confermato il progetto della Tranvia Mancasale-Rivalta) e l’ampliamento dei
“confini” della città storica, per insediare nei comparti che vi rientreranno -come la zona stazione- funzioni in grado di rivitalizzare i quartieri, a iniziare dai negozi di vicinato che migliorano il presidio sociale.

Reggio Emilia vista dal drone

Altro macrotema del piano è la “sfida ecologica” (l’ennesima sulla carta nella storia della pianificazione urbanistica di Reggio Emilia) dove con nuove aree verdi e altre azioni si punta a ridurre del 55% le emissioni di CO2 al 2030, fino a raggiungere la neutralità climatica al 2050.

Qusta fase di elaborazione del piano, pur avendo alle spalle un centinaio di incontri più o meno riservati con i portatori di interesse della città, dal punto di vista amministrativo è ancora agli inizi.
Il primo atto deliberativo sul Pug è previsto con
“l’assunzione” da parte della giunta comunale entro il primo semestre del 2021. Successivamente sarà possibile presentare osservazioni al piano, ed entro la fine del 2021 se ne prevede l’adozione in Consiglio comunale. La definitiva approvazione del
documento è invece prevista per l’estate del 2022.
L’assessore Pratissoli ha promesso che tutte le future azioni “saranno accompagante dalla semplificazione delle procedure amministrative, ma anche da una forte attenzione per la legalità, prevedendo ad esempio l’iscrizione alla white list degli esecutori degli interventi”.

Sarebbe augurabile che a cià si aggiunga anche una scelta strategica e dichiarata di trasparenza anche in queste fasi preliminari, con il coinvolgimento sin d’ora del consiglio comunale e mettendo i materiali a disposizione della città, anche con consultazioni via web. Al momento tuttavia non è stato nemmeno rivelato quali urbanisti e architetti firmeranno il nuovo Pug: vale a dire se ci si affiderà a grandi nomi possibilmente indipendenti dalla politica, oppure se il lavoro sarà fatto in house . Del resto, siamo ancora alle mozioni di sentimenti.

Giochi di luce sulla Torre civica


LE TRE SFIDE DEI PROSSIMI ANNI: LO SCHEMA PRATISSOLI

  1. TRE GRANDI SFIDE: NEUTRALITÀ CLIMATICA, BENI COMUNI, ATTRATTIVITÀ – Le sfide definiscono il senso e le priorità per la crescita della città. Rappresentano cioè le direttrici di sviluppo da perseguire al fine di raggiungere i due obiettivi di rigenerazione e cura che si pone il Piano.
  2. NEUTRALITÀ CLIMATICA – Nel Pug servono scelte nette e coraggiose, nel segno della neutralità climatica e della sostenibilità. Occorre uno sforzo straordinario e condiviso per costruire un futuro sostenibile del nostro territorio e della sua comunità, che includa e vada oltre l’ambiente e lo stesso clima. La Sostenibilità sarà infatti l’elemento distintivo tra Paesi ed economie avanzati e Paesi ed economie agganciati a modelli di sviluppo obsoleti, basati su alti consumi, fonti fossili, bilanci economici e sociali che non considerano la variabile ambientale fra quelle strategiche. Il contributo del Piano, in tal senso, si declina attraverso obiettivi più stringenti rispetto a quelli imposti a livello nazionale sulla riduzione delle emissioni di CO2, l’efficienza energetica, l’uso di fonti rinnovabili e il consumo di suolo.
  3. Rigenerazione versus consumo di suolo – La nostra città è passata, dal 2001 al 2011, dal 17% di territorio urbanizzato al 20,7% (+3,7%).
Il vicesindaco Pratissoli

Lo sfitto è pari a solo il 3,7% delle unità immobiliari ovvero circa 3.000 alloggi concentrati nel Centro storico e nelle frazioni al confine del territorio comunale a nord, sud e ovest.

Il residuo relativo a Piani convenzionati è, inoltre, ancora pari 730 alloggi, nonostante non sia stato approvato nessun nuovo piano residenziale dopo il 2015.

Scegliere di investire sulla neutralità climatica, a partire da questi dati, significa non poter scendere a compromessi con il consumo di suolo. Con il nuovo Piano si rafforzano le scelte di questi ultimi cinque anni e si decide di investire in maniera esclusiva sul riuso degli spazi esistenti. Non possono, infatti, coesistere strategie di rigenerazione urbana e nuove previsioni di espansione nel rurale.

La riduzione del consumo di suolo è al contempo condizione necessaria, e non solo conseguenza, della rigenerazione urbana.

Una della principali novità introdotte dal Pug sarà rappresentata dalla definitiva cancellazione dell’eredità urbanistica degli ultimi trent’anni, in termini di nuove aree potenzialmente urbanizzabili in territorio agricolo, esterne cioè al territorio urbanizzato.

Il superamento di “diritti edificatori”, più o meno esplicitati, consente finalmente di poter avviare politiche di rigenerazione urbana non come alternativa, ma come unica opportunità per lo sviluppo della città.

La facoltà concessa dalla legge urbanistica regionale del consumo di suolo massimo pari al 3% del territorio urbanizzato entro il 2050 verrà preservata esclusivamente per funzioni produttive e terziarie, ad alta occupabilità e valore aggiunto, a confine con il territorio urbanizzato.

Mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici – Al Pug, in maniera coerente e armonizzata con altri strumenti dell’Amministrazione più specifici sul tema, viene assegnato il compito di individuare le azioni da mettere in campo e le dotazioni ecologico ambientali necessarie per contribuire a ridurre del 55% le emissioni di CO2 al 2030, fino a raggiungere la neutralità climatica al 2050.

La nostra città si posiziona entro un contesto fra i più dinamici in Europa dal punto di vista economico e sociale, ma anche fra i più inquinati. I giorni annui di superamento dei limiti di Pm10 sono stati 53 nel 2019, mentre la vulnerabilità alle ondate di calore riguarda il 32% territorio urbanizzato pari a 95.000 abitanti.

Al contempo registriamo dati molto positivi sulla raccolta differenziata pari ad oltre l’83%, sul verde per abitante pari a 57,4 metri quadrati, ovvero più del doppio del valore richiesto dalla Regione e sulla dotazione arborea pari a 450mila alberi di cui 73mila in aree pubbliche (pari a 0,4 alberi/abitante).

Il Piano deve creare le condizioni affinché, fin da subito, azioni concrete per la mitigazione dei cambiamenti climatici si trasformino in opportunità di incremento della biodiversità del territorio. Per la difesa dalle ondate di calore, ad esempio, si prevede:

  • l’aumento della dotazione arborea ad 1 albero/abitante entro il 2030 grazie alla piantumazione su area pubblica di oltre 100.000 nuovi alberi;
  • la risistemazione naturalistica dei corridoi fluviali del Crostolo, Rodano, Modolena;
  • soprattutto la creazione di corridoi ecologici continui, anche nel territorio urbanizzato, attraverso la messa in rete dei parchi urbani e del verde privato nonché la salvaguardia dal consumo di suolo dei cunei verdi per riconnettere la città al territorio rurale.

Su un altro versante, la difesa dalle alluvioni impone interventi urgenti di riduzione dell’impermeabilizzazione dei suoli, l’uso diffuso di tetti verdi, nonché una gestione integrata più efficiente delle acque meteoriche.

I progetti strategici pensati per accelerare i processi di mitigazione e adattamento climatico sono invece rappresentati da:

  • la riqualificazione ecologica e fruitiva del tratto urbano del Crostolo;
  • la realizzazione Parco del Campovolo come nuovo parco urbano dalla grande potenzialità ecologica a nord della città grazie alla piantumazione di oltre 25.000 alberi e 78 nuovi ettari di verde pubblico;
  • la realizzazione del Km Bianco, ovvero una fascia boscata a cintura dell’autostrada per la compensazione delle emissioni di CO2 provocate dal passaggio degli autoveicoli.

Riqualificazione energetica e sismica del patrimonio edilizio – Per quanto attiene l’edilizia, larga parte del costruito dovrà essere soggetta ad una riqualificazione energetica e sismica spinta. Oggi, infatti, oltre il 75% degli edifici risale a prima della Legge 10 del 1991 e l’82% ha criteri sismici non attuali.

Il Piano incentiverà le dinamiche edilizie già presenti in termini di riqualificazione del patrimonio costruito, al fine di ridurre drasticamente il fabbisogno energetico, migliorare il comfort ed indirettamente preservare il valore patrimoniale e sociale del tessuto edilizio residenziale esistente.

L’obiettivo è aumentare il tasso annuo di ristrutturazione del parco immobiliare almeno al 2% (corrispondente anche all’obiettivo dell’Agenda 2030) contro l’attuale 1,5%, aumentando al contempo del 30% l’efficienza energetica complessiva rispetto al 1990 e, grazie alla diffusione delle comunità energetiche, del 7% le energie rinnovabili nel mix energetico.

Mobilità sostenibile e città “dei 15 minuti” – L’obiettivo è “riconquistare le brevi distanze” come elemento chiave della rigenerazione urbana, per avere ciò che serve alla vita quotidiana ad una distanza sostenibile, ovvero percorribile entro i 15 minuti, con mezzi alternativi all’auto privata.

Oggi, oltre il 62% della popolazione abita la città dei 15 minuti, calcolata considerando circa 800 metri a piedi per raggiungere i servizi essenziali (quelli sanitari, l’istruzione 0-6 anni, il verde pubblico ed un esercizio commerciale alimentare) oltre ad almeno un presidio di comunità come luoghi di culto, biblioteche, centri sociali.

L’obiettivo del Piano è incrementare ad almeno il 75% entro il 2030 la popolazione inclusa nella città dei 15 minuti.

Il Pug persegue, in generale, una strategia di totale integrazione tra la pianificazione urbanistica e la pianificazione della Mobilità attraverso il coordinamento in tutte le fasi di formazione e gestione del Pug con il nuovo Piano urbano della Mobilità sostenibile (Pums) del Comune di Reggio Emilia.

A partire dal progetto strategico di mandato corrispondente alla Tranvia Mancasale-Rivaltacome connessione rapida e sostenibile casa-servizi-lavoro e alla realizzazione di circa 30 chilometri di nuove superciclabili, in sede propria, per il collegamento veloce dei quartieri e frazioni esterne alla città storica.

Tra gli obiettivi indicati dal Piano vi è anche il completamento del sistema infrastrutturale principale: la chiusura dell’Anello delle tangenziali; il completamento della Via Emilia bis verso il casello di Campegine; la nuova Via Emilia bis verso ovest, tangenziale a Masone e Bagno; la nuova complanare di via Gramsci a servizio della nuova Arena, dello Stadio e della Stazione Av Mediopadana; la quarta corsia A1 e il nuovo casello Reggio Est; le tangenziali di Rivalta e Fogliano.

Nella nuova logica di mobilità per l’accessibilità sostenibile, centrali nel progetto urbano, risultano infine le due grandi porte di accesso alla città ovvero la Stazione storica come asset anche per la rigenerazione del quartiere stazione e santa croce, e la Stazione AV da potenziare in termini di nuovi servizi per l’area vasta.

Agricoltura sostenibile e tutela storica – Il contributo in termini di sostenibilità richiesto all’agricoltura parte da una duplice lettura del territorio rurale: la tutela storica e paesaggistica da un lato e il sostegno e promozione delle produzioni agricole di eccellenza dall’altro.

Interventi edilizi diretti nel tempo hanno generato conflittualità con le attività agricole, il paesaggio ed un elevato impatto ambientale in termini di mobilità, gestione delle acque, consumo di suolo; criticità sono state indotte inoltre da interventi di riuso del patrimonio edilizio e di nuovo insediamento per esigenze della produzione agricola spesso indifferenti al contesto paesaggistico e ad un dialogo con la tradizione.

Il Piano, rispetto alle funzioni residenziali in territorio rurale, esclude ogni possibilità di nuove urbanizzazioni, incentivando al contempo il recupero del patrimonio esistente attraverso l’utilizzo dell’intero volume e la definizione di un numero adeguato di unità immobiliari per rendere sostenibile, al contempo, l’investimento e l’impatto sul territorio.

Si è per altro consolidata una forte economia agricola composta da oltre 1.000 aziende e allevamenti di cui quasi la metà di dimensione inferiore ai 5 ettari concentrate soprattutto in periurbano. Molte di queste imprese non solo producono, ma trasformano e vendono beni e servizi in un processo di progressiva multifunzionalità delle aziende agricole che ricomprende attività ricettive, didattiche e commerciali.

Obiettivo del Piano è declinare su scala locale la strategia del Farm to Fork promossa con il Green Deal europeo che mira a rendere i sistemi alimentari equi, sani e rispettosi dell’ambiente. Ad essi è infatti attribuito quasi un terzo delle emissioni globali di gas serra, consumano grandi quantità di risorse naturali, causano la perdita di biodiversità e impatti negativi sulla salute e non consentono un equo ritorno economico per i produttori primari.

L’obiettivo del Piano deve essere allora quello di fare della sostenibilità un fattore competitivo per l’agricoltura, aumentando dal 12% al 25% la Superficie agricola utilizzata (Sau) biologica, riducendo al contempo del 30% i prodotti fitosanitari e fertilizzanti.

Considerati rilevanti, anche nel sistema agricolo, la ricettività e la vendita di prodotti a Chilometro zero. Il progetto simbolo è rappresentato dalla candidatura di una vasta zona a sud del centro abitato al Mab Unesco, al fine di valorizzarne la dimensione paesaggistica nel rispetto delle produzioni tipiche insediate.

Infine, un ulteriore salto di qualità atteso, è quello di uniformare e, per quanto possibile anticipare, le previsioni della nuova programmazione europea sul Piano strutturale rurale (Psr) in modo tale da mettere nelle condizioni la pianificazione urbanistica di accompagnare gli investimenti comunitari.

BENI COMUNI E CITTÀ PUBBLICA – La seconda sfida è rappresentata dalla gestione e qualificazione dei Beni comuni, ovvero quei beni che concorrono ad innalzare il livello di qualità di vita di una determinata comunità: la salute pubblica, gli spazi comuni, le reti infra e info-strutturali, ma anche i tanti servizi territoriali dai trasporti alla gestione dei rifiuti.

Cambia sia il modello di città, riorientato verso la rigenerazione, sia la sua popolazione che non cresce più da ormai 10 anni, vede ridursi di quasi il 5% la popolazione straniera e contemporaneamente invecchia (+10% della popolazione over 80 e -20% quella under 6), mentre le famiglie monopersonali sono oggi il 36%.

Il Pug prevede, per costruire risposte di welfare e partecipazione, il Piano di Comunità, costruito a più mani dai servizi del Comune come esito dei cinque anni di lavoro dei Laboratori di quartiere, dei Poli sociali e delle attività associative presenti sul territorio, una evoluzione naturale del precedente Piano dei servizi.

Fra i beni comuni, il Diritto all’abitare diviene sempre più cruciale nel garantire un futuro solidale e inclusivo. E’ necessario delineare nuove strategie finalizzate a:

  • sviluppare una nuova fase di investimenti pubblici per la rigenerazione dei quartieri popolari e l’ampiamento dell’offerta sia di Erp che di Ers;
  • dare risposta ad una nuova domanda abitativa collegata alle modifiche demografiche e sociali, nonché a nuove opportunità offerte dalla città (università);
  • confermare le aree private non attuate dello 005 da destinare ad Ers avendo però cura di condividere una definizione economica e tecnica di Ers non interpretabile da parte del privato;
  • definire una quota minima di Ers in tutte le nuove grandi trasformazioni della città esistente non inferiore al 30% della superficie destinata ad edilizia privata e dunque superiore alle previsioni della Legge urbanistica regionale.

ATTRATTIVITÀ – La terza sfida è rappresentata dall’Attrattività come elemento chiave per una politica urbana che vuole favorire la promozione di investimenti sul territorio, quale fattore abilitante per uno sviluppo sostenibile coerente con gli obiettivi del Green New Deal europeo.

Le azioni da intraprendere, a tal fine, sono molteplici a partire dal ruolo del Commercio urbano e del turismo.

Il Piano dovrà stimolare la nascita di mix di funzioni lavorando sulla qualificazione dell’esistente, a partire dallo spazio pubblico, e sulla accessibilità delle funzioni commerciali di vicinato.

E inoltre, sulla riduzione della distanza fra quanto pianificato al fine di rispondere al reale fabbisogno della città e quanto richiesto dagli operatori di mercato. Permane infatti una carenza su alcuni generi specialistici del non alimentare la cui risposta potrà essere ricercata in maniera mirata e funzionale ai processi di rigenerazione urbana.

Per quanto riguarda i Centri commerciali: si esclude la possibilità di realizzare nuove gallerie di commercio di vicinato fuori dal centro storico. Tali funzioni rappresentano infatti il principale competitor dell’offerta commerciale del centro cittadino.

Infine, si sceglie l’esclusione delle attività di impresa afferenti al commercio fra quelle ammesse sia alla presentazione di Accordi operativi fuori dal Territorio urbanizzato sia ad interventi di ampliamento, sempre in territorio agricolo.

In tema di Attrazione turistica, il Piano si pone l’obiettivo di raddoppiare le presenze turiste entro il 2030. Questo significa, da un lato, potenziare e ripensare la ricettività, dall’altro valorizzare e mettere in rete i principali magneti dell’attrattività turistica: dal Centro Internazionale Malaguzzi all’Arena campovolo, dalla Collezione Maramotti alla Reggia di Rivalta, dai Musei e Centro storico all’enograstronomia diffusa e alle ciclovie in territorio rurale.

Sempre nell’ottica dell’attrattività, le Attività produttive devono poter usufruire di luoghi ad esse dedicati, facilmente accessibili, sicuri, efficienti, attraverso il rinnovo e qualificazione dei comparti produttivi storici da un lato e dall’altro definendo meccanismi flessibili di sostegno e incentivo all’insediamento di tipologie innovative di produzione di beni e servizi, superando la rigida distinzione urbanistica tra funzione terziario-direzionale e produttiva.

In un contesto economico dinamico, quale quello dell’Emilia occidentale, il Piano deve essere in grado di parlare il linguaggio dell’impresa: rispettarne i tempi e assecondarne le esigenze. Con questo approccio, la lettura del territorio, ha portato alla suddivisione del sistema produttivo in tre macrocategorie.

1) Per quanto attiene i poli produttivi specializzati (che rappresentano 1/3 della superficie complessiva destinata alla produzione), l’obiettivo è quello di replicare le esperienze positive realizzate nel Parco Industriale di Mancasale (dove un’impresa su cinque dal 2016 al 2019 ha ammodernato il proprio stabilimento) e nel Villaggio Industriale Crostolo, sia in termini di opere pubbliche che di normativa edilizia, ai Poli di Prato-Gavassa, della Zona annonaria e Corte Tegge. L’obiettivo è quello di mettere nelle condizioni le aziende insediate di:

  • migliorare gli spazi di lavoro e di vita riqualificando gli edifici produttivi dal punto di vista funzionale, energetico e sismico portando il tasso annuo di ristrutturazione del parco immobiliare produttivo almeno al 2,3% (ovvero l’attuale dato di Mancasale);
  • arricchendo la dotazione dei servizi presenti per le imprese e i lavoratori;
  • riqualificando lo spazio pubblico;
  • potenziando la sicurezza e le infrastrutture per l’accessibilità e la connettività.

Ulteriore finalità del Piano è quella di attrarre nuovi investimenti, in particolar modo su attività e settori ad elevato valore aggiunto ed alta occupabilità. La rapidità dei procedimenti edilizi ha, per tali contesti, un valore rilevante che occorre tenere in considerazione.

2) Per quanto attiene gli ambiti produttivi polifunzionali diffusi, la priorità è rappresentata dalla massima flessibilità nei cambi di destinazione d’uso, garantendo al contempo il rispetto di elevati standard ambientali e la tutela degli ambiti non omogenei confinanti in particolar modo sulle matrici rumore, traffico ed aria.

3) Per quanto attiene le Attività produttive in Zona agricola, se ne conferma la disciplina speciale discendente dal Psc in termini di pianificazione e prescrizioni in particolare modo relativamente alla riduzione dell’impatto ambientale e paesaggistico, escludendo la possibilità di ulteriori significativi ampliamenti.

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Una risposta a 1

  1. Carlo Menozzi Rispondi

    26/11/2020 alle 09:02

    RIDICOLI. I buoi sono già scappati e adesso si chiude la stalla…. Ma vergognatevi….

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