Migranti, perchè le coop hanno disertato il bando della Prefettura
“No a strutture collettive”
A repentaglio il sistema reggiano dell’accoglienza diffusa

30/11/2020 – Così come era accaduto nella primavera del 2019, le cooperative sociali reggiane hanno disertato il bando della Prefettura per la gestione dell’accoglienza dei migranti, scaduto alle 14 del 30 novembre. Un affare tenuto saldamente in mano, sia pure con varie vissicitudini, da due Raggruppamenti d’imprese che fanno capo a Domora d’Abramo e alla cooperative L’Ovile.
A darne notizia è Confcooperative, alla quale aderiscono tutte le cooperative sociali reggiane (Dimora d’Abramo e L’Ovile come capofila, unitamente a Centro Sociale Papa Giovanni XXIII, Coress, La Vigna, Madre Teresa) che in questi anni, insieme al Ceis e alla cooperativa Ballarò, hanno gestito i servizi d’accoglienza per quasi oltre 3.000 rifugiati in terra reggiana circa 1.200 dei quali ancora presenti nel nostro territorio.
“Le ragioni che hanno determinato la decisione comunicataci dalle cooperative – sottolinea Confcooperative – sono di rilevante interesse pubblico ed espressione di un senso di responsabilità verso le comunità locali e i richiedenti asilo “.
“In questo percorso che ha garantito sinora integrazione e sicurezza – spiega Confcooperative – si è inserito un profondo cambio di rotta, con l’evidente primato accordato dal bando alle forme d’accoglienza collettiva in strutture fino a 50 posti (per un totale di 900 posti), ritenute del tutto inidonee a garantire qualità dell’accoglienza, a limitare gli impatti e i possibili conflitti nelle comunità (e quante potrebbero ospitare strutture di tali dimensioni?) e ad assicurare quella sicurezza che è a maggior ragione richiesta nel pieno dell’emergenza pandemica”.

La cooperativa dimora d’Abramo


“Gli apprezzabili sforzi della Prefettura atti a migliorare alcuni aspetti che in passato erano stati oggetto di critiche – prosegue Confcooperative – non sono stati sufficienti a modificare i pesanti limiti che si legano proprio ad un passaggio che, se accolto con l’adesione pur legittima delle cooperative, avrebbe sconfessato tutti i risultati d’eccellenza raggiunti nella nostra provincia grazie ad un’accoglienza diffusa che si sviluppa nel territorio in 300 appartamenti.”.
“Le strutture collettive – sottolinea Confcooperative – sono stati utilizzate nel nostro territorio per brevi periodi e in fasi assolutamente emergenziali quanto a intensità dei flussi in ingresso, ma  nel tempo vanno a cozzare con evidenza tanto con i principi di buona accoglienza sottoscritti in apposito documento e praticati dalle cooperative reggiane quanto con la necessità di evitare concentrazioni più gravide di rischi e di possibili tensioni nelle comunità locali; a questo, poi, si aggiunge lo specifico e grave problema legato ad assembramenti – di qualunque natura – che andrebbero a scontrarsi con le politiche di contenimento dei contagi da Covid-19”.

“Per questo, nel rispetto delle specifiche competenze e responsabilità –conclude la centrale cooperativa di largo Gerra . chiediamo il rilancio immediato di un confronto sul tema dell’accoglienza che coinvolga i diversi soggetti che ne sono nei fatti protagonisti e che sono contemporaneamente chiamati al rispetto di norme e diritti, a garantire sicurezza, coesione nelle comunità, sostenibilità economica dei percorsi e una qualità dei servizi tale da assicurare un’accoglienza che continui a rappresentare un valore per il nostro territorio”.

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