Il Covid, la paura e la parte violenta dell’Islam
Camisasca: “Europa, riprendi coscienza della tua storia”

3/11/2020 – I morti di Vienna, le vittime del terrorismo islamico “sono dei martiri”, e non si può mettere in dubbio che esista una parte “islamista o islamica violenta”: “L’ Europa deve prendere maggiore consapevolezza di questa realtà, prima di tutto riprendendo coscienza della propria storia“. Dichiarazioni forti, quelle del vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca, ospite lunedì sera di Nicola Porro nello studio di Quarta Repubblica.

“Uno degli obiettivi dell’eccidiom di Vienna è stata una sinagoga, l’unica che era uscita indenne dalla shoah. Sono dei martiri – ha detto Camisasca riferendosi alle vittime e e agli obiettivi deglòi assalti terroristici che insanguinano l’Europa: “Ci sono i martiri anche nel popolo ebraico, che nel secolo scorso è stato martirizzato durante l’Olocausto – ha detto – Il popolo ebraico è sotto attacco in Europa, lo è stato tante volte in Francia e ora a Vienna”.

Nicola Porro e il vescovo Massimo Camisasca

E ha aggiunto, rispondendo a Porro: “Ci sono un’infinità di problemi che si intrecciano. Va fatta prima di tutto una lettura dell’Islam. L’Islam ha nella sua origine e nei suoi testi degli elementi di violenza? Gli studiosi in proposito si dividono, ma è indubbio che se si arrivasse anche a dire che questa predicazione di violenza nei testi originari non è presente, c’è una parte di realtà islamica o islamista violenta. Lo si è visto soprattutto dal 2001 in poi”, con un riferimento evidente all’11 Settembre delle Torri Gemelle.

Ne consegue che “l’Europa deve prendere maggiore consapevolezza di questa realtà. Prima di tutto riprendendo coscienza della propria storia – ha detto Camisasca – L’Europa si è indebolita perché ha voluto tranciare il rapporto con la propria storia di tremila anni, dai greci, ai romani, ai cristiani, fino all’Illuminismo e anche l’ebraismo. Non si può scrivere il futuro senza tenere conto di ciò che ha fatto grande la storia di un popolo.

Non si possono cancellare Giotto, Verdi, Galilei. Michelangelo, che possono darci impulsi, orgoglio e suggerimenti per il nostro futuro.

In secondo luogo va tenuto presente che l’Islam è una realtà variegata, non è un monolite. Al di là delle interpretazioni, vanno trovati dei luoghi di incontro per favorire un’evoluzione”.

Il vescovo di Reggio Emilia, fondatore della fraternità San Carlo Borromeo, ha quindi citato Benedetto XV:L’Islam non ha ancora vissuto il suo Illuminismo”, e ciò è vero – ha proseguito – perché il fondamento dell’Islam è un intreccio di fede e politica”. Alla domanda di Porro sul problema dell’accoglienza, Camisasca ha sollecitato il ritorno “a un dialogo serio coi popoli di Nord e Centro Africa perché possano affrontare a livello locale i loro problemi. Non è possibile né facile realizzare questo dappertutto e in tempi brevi, ma è essenziale.

Monsignor Massimo Camisasca

Dobbiamo capire che siamo in presenza di un mercato di uomini donne e bambini, venduti, rivenduti e portati in Libia. Servono pertanto corridoi umanitari per portare via queste persone dai loro paesi, allo stremo per guerre, lotte tribali o motivi politici. La responsabilità dell’accoglienza però non può essere accollata solo ad alcuni paesi come Grecia Italia e Spagna: in questo – ha evidenziato –  l’Europa è stata vergognosa, tante promesse crollate il giorno dopo. E’ necessario accogliere, ridistribuire e fare percorsi di accoglienza, dove si può, perché non è sano e non è cristiano accogliere e poi abbandonare. Chi sta morendo in mare deve essere salvato, poi è necessario capire dove e come accogliere queste persone e chi se ne deve assumere la responsabilità”.

NO ALLA PAURA: NON RIPIEGATEVI SU VOI STESSI

La conversazione con Porro aveva preso le mosse dalla lettera scritta qualche settimana fa da Camisasca – lettera che ha avuto ampia eco non solo negli ambienti ecclesiali – esortando sacerdoti e fedeli a non rinchiudersi in casa per la paura del Covid. “Ho scritto questa lettera perché avvertivo uno stato di ansia e di disorientamento molto forte nelle persone con cui parlavo”, ha detto Camisasca. Disorientamento che ha come fonti anche le deformazioni e le polarizzazioni accentuate dai mass media, il dissidio emerso tra gli scienziati e le difficoltà della politica a dare risposte chiare sul futuro. E allora “Non potevo lasciare la gente della mia terra in questo stato: l’ansia porta a richiudersi su se stessi o alla visione dell’altro come nemico“.

Da qui la spiegazione del senso autentico di quelle parole: “Ho detto “non chiudetevi in casa”, frase che alla luce di quanto sta succedendo può risultare impropria, ma che io ripeterei perché il suo significato è “non ripiegatevi su voi stessi. Cercate di trovare in voi e fuori di voi le ragioni per una lucidità capace di affrontare questo momento”.

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