Addio all’on. Giuseppe Amadei , grande socialdemocratico della Prima Repubblica
Aveva 101 anni, i funerali lunedì a Guastalla

7/11/2020 – Addio a Giuseppe Amadei: l’ex parlamentare, deputato per otto legislature a Montecitorio e infine a Bruxelles, ultimo grande vecchio del partito socialdemocratico (Psdi), critico d’arte e collezionista, è morto ieri all’età di 101 anni. Lascia le figlie Gabriella e Rosanna, e quattro nipoti. I funerali lunedì mattina alle 10 nel Duomo di Guastalla, la città dove era nato il 23 settembre 1919, e dove aveva sempre vissuto. E’ spirato al Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, dove era ricoverato da alcuni giorni.

Giuseppe Amadei, detto Peppino, è stato un protagonista della politica italiana del secondo Novecento: nel 1947 ebbe il coraggio di rompere col frontismo e di seguire Saragat nella fondazione del Psdi. Come ha ricordato Del Bue in occasione del centesimo compleanno di Amadei (era nato il 23 settembre 1919) oggi è facile dire che Saragat aveva ragione, “ma molto più complicato era affermare le sue ragioni allora”, quando a Reggio i socialdemocratici veniva chiamati “piselli” e il futuro presidente della Repubblica “veniva aggredito e spatazzato a Guastalla”.

Ma “Peppino” aveva la stoffa del vero politico, col fegato di andare controcorrente, e la storia gli ha dato ragione.

Giuseppe Amadei

Insegnante di liceo, nel 1945 si iscrive al Partito Socialista di Unità Proletaria, e il Cln lo nomina assessore nella Giunta della Liberazione a Guastalla. Entra in consiglio comunale con le elezioni del 1946, è ancora assessore all’istruzione e diventa consigliere della Società Veneta.

Nel 1947 aderisce alla scissione di palazzo Barberini seguendo Saragat e il deputato Alberto Simonini.

Nel 1953 è segretario della federazione reggiana del Psdi ed entra nel consiglio nazionale del partito. Nello stesso anno venne nominato capo della segreteria del Ministro delle Poste e Telecomunicazioni, Alberto Simonini, oltre che sindaco della Società telefonica Timo.

Nel 1960, alla morte di Simonini, entra alla Camera dove viene rieletto deputato per otto legislature, fino al 1989.

E’ presidente della Commissione Istruzione e Belle Arti di Mopntecitorio; vicepresidente dell’Unione Interparlamentare, è per 25 anni presidente del gruppo parlamentare Italia-Israele e, come tale, partecipa alla prima delegazione parlamentare italiana in visita a Tel Aviv. È inoltre membro, con Renato Guttuso, della delegazione parlamentare che visita più volte l’URSS.

È direttore del settimanale “La Giustizia”, fondato nel 1886 da Camillo Prampolini e membro della direzione nazionale del PSDI, di cui diventa vicesegretario nazionale, quando segretario è Giuseppe Saragat. Nel 1960 è presidente dell’Opera Benefica Camillo Prampolini, presidente del Centro di Addestramento Professionale di Reggio Emilia e consigliere comunale di Reggio Emilia.

È sottosegretario di Stato all’Industria, Commercio e Artigianato nel governo Colombo (1970-1972) e alle Finanze nel II e V Governo Andreotti (1972-73 e 1979), nel IV e V Governo Rumor (1973-74), nel Governo Cossiga I (1979-80), nel Governo Forlani (1980-81) e nel Governo Spadolini I (1981-82).

Membro del Consiglio d’Europa, per 2 legislature nel 1976 e nel 1984 è eletto al Parlamento europeo, diventando prima presidente della Commissione Immunità Parlamentari e poi presidente della Commissione Regolamento e Petizioni.

Nel 1989 insieme a Pietro Longo, Pier Luigi Romita e altri esponenti socialdemocratici, aderisce al Movimento di Unità e Democrazia Socialista (UDS), con il quale nello stesso anno rientra nel Psi. Nel 1992 si ritira dalla politica attiva, e non si iscrive più ad alcun partito.

Giuseppe Amadei

Peppino Amadei è stato anche un autorevole critico d’arte, tra i principali conoscitori di Ligabue e dei naif. Anche lui si deve la valorizzazione di non pochi giovani artisti oggi conosciuti a livello internazionale. E non si può non ricordarne, oltre che alla cultura e all’intelligenza, la carica umana, la disponibilità nei confronti degli altri, la convivialità come stile di vita: un politico, anche in questo, diverso e più vicino al popolo di molti altri.

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