Addio a mons. Pietro Iotti, prete di Reggio nei Sacri palazzi e al ministero degli Interni
Aveva 97 anni. E’ spirato 24 ore dopo don Incerti

21/11/2020 – Un nuovo lutto per la Chiesa reggiana. Ieri sera a 97 anni è spirato monsignor Pietro Iotti, ad appena un giorno di distanza dalla scomparsa dell’amico e confratello don Gaetano Incerti, che di anni ne aveva 101. In 24 ore la Diocesi di Reggio e Guastalla ha perso due decani, due preti di quelli che non abbandonarono mai l’abito talare e che pur con percorsi molto differenti hanno scritto un pezzo ragguardevole della storia della Chiesa reggiana nel secondo Novecento.

Monsignor Iotti si è spento nel suo appartamento del Palazzo dei Canonici. Lo piange tutta la Diocesi “profondamente grata alla nipote Lisa e agli assistenti Domnica, Ludmila e Bruno per le amorevoli cure e premure con lui l’hanno accompagnato nell’ultimo tratto della sua vita”.

Nel pomeriggio di sabato 21 novembre la salma verrà trasportata alla camera ardente allestita in Cattedrale nella “cappella del tesoro”.

Le esequie, con la Messa presieduta dal vescovo Camisasca, saranno celebrate lunedì 23 novembre alle ore 10.30 in Cattedrale. Don Pietro riposerà nella cappella dei Canonici nel cimitero Monumentale di Reggio Emilia.

Monsignor Iotti con Papa Francesco

Monsignor Iotti, canonico onorario della cattedrale, era di fatto l’agente della Curia reggiana a Roma. Di casa nei Sacri Palazzi e Santa Marta, dove aveva incontrato Papa Francesco, ebbe per lungo tempo un ufficio in Vaticano intrattenendo relazioni ai massimi livelli dello Stato e anche della politica. Era conosciuto per circolare con le vecchie auto dei Papi, coi parabrezza coperti di pass per entrare dappertutto. Cappellano della Polizia, fu tra i principali sostenitori e anche vicepostulatore della causa di beatificazione del servo di Dio Giovanni Palatucci, il questore di Fiume morto nel lager nazista di Dachau. E fu proprio monsignor Iotti a fondare e presiedere l’associazione nazionale intitolata a Palatucci.

Davanti al mosaico dedicato a Giovanni Palatucci


I ragazzi e i giovani sono stati per decenni il campo dove “don Pietro” ha seminato ed ha esercitato il suo ministero subito dopo l’ordinazione sacerdotale ricevuta in Duomo il 29 giugno 1946 dal vescovo Beniamino Socche: i giovani di Azione Cattolica della parrocchia cittadina di San Giacomo, poi gli atleti e i dirigenti del Centro Sportivo Italiano, di cui è stato a lungo consulente ecclesiastico, gli studenti dell’IPSIA, i ragazzi e le ragazze delle colonie della POA e della SRAT, gli allievi della Polizia di Stato e i Vigili del Fuoco.

Mons. Iotti col casco de Vigili del Fuoco


Nato a Bagno il 26 aprile 1923 da Augusto e Francesca Ruggerini, don Pietro ha frequentato il Seminario in San Rocco; negli anni scolastici 1943/1944 e 1944/1945 fu “prefetto” nel Seminario di Marola dapprima della camerata “Immacolata Concezione” e poi della “San Carlo”, a cui apparteneva il beato Rolando Rivi.
Mons. Iotti fu ordinato sacerdote dal vescovo Socche il 29 giugno 1946, proprio nei giorni terribili contrassegnati dall’assassinio di don Umberto Pessina, caduto quel 18 giugno nel sagrato della chiesa di San Martino Piccolo sotto i colpi di un commando di killer comunisti. Il “sacerdote novello”, celebrò il giorno dopo la sua prima Messa in san Giacomo, assistito dal parroco mons. Antonio Fornaciari, suo maestro. Profondo il legame che ha mantenuto con la parrocchia cittadina dei Santi Giacomo e Filippo dove ha voluto ricordare tappe importanti del suo lungo ed entusiastico ministero sacerdotale.


E poi, gli impegni romani: in Vaticano la Fondazione Centesimus Annus e al Ministero degli Interni l’Associazione Giovanni Palatucci da lui fondata e presieduta per ricordare l’eroico questore deportato e morto a Dachau.

“Don Pietro aveva raggiunto i 74 anni di sacerdozio – ricorda Giuseppe Adriano Rossi – Decine di migliaia le Messe da lui celebrate in questo lungo arco di tempo – in chiesa, al campo, nei campeggi -, ognuna, però, come fosse la prima, con la stessa devozione, con la stessa gioia, con lo stesso raccoglimento, seguita dalla preghiera personale di ringraziamento. E poi un altro calcolo certamente impossibile: quante le migliaia di ragazzi e giovani che don Pietro ha incrociato nel suo ministero, a cui ha dato consiglio, sostegno, conforto? “.

Don Iotti con i giovani dopo la prima Messa in San Giacomo


“E’ stato un prete che ha fatto dell’amicizia la costante della sua vita: di quanti è stato, per una vita, amico fedele e fidato raccogliendone confidenze e accompagnandoli all’incontro con il Padre! Scriveva l’apostolo Giacomo che la fede senza le opere è morta: mons. Iotti, come ricordava l’amico Camillo Rossi in occasione del 60° di sacerdozio del suo coetaneo ex-curato in San Giacomo, ha saputo ben coniugarle. senza dimenticare l’intensa devozione mariana verso la Mamma Celeste “.

Don Iotti durante una celebrazione


Nel suo lungo ministero don Iotti ha “servito” in diocesi cinque vescovi – Socche, Baroni, Gibertini, Caprioli, Camisasca – e ben setto Papi: da Pio XII a Papa Francesco che lo ha incontrato in occasione del 90° compleanno.
“Un’altra dote che va riconosciuta a don Pietro è certamente l’entusiasmo contagioso – ancora Giuseppe Adriano Rossi che parla – contagioso, che non lo ha mai abbandonato e la capacità indiscussa di coinvolgere tanti nelle sue iniziative, a volte veramente coraggiose.
Nonostante l’età e le difficoltà motorie, don Pietro non era certo andato in quiescenza: la Santa Messa quotidiana in Duomo -, la recita del Santo Rosario, il breviario, i contatti e le telefonate con la nipote Lisa Bellocchi, gli amici e i confratelli hanno scandito sino all’ultimo la sua giornata”.

Don Gaetano Incerti e Mons. Pietro Iotti

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