Affaire Vismara: dure accuse del commissario alla famiglia Ferrarini
“Scelte private e avventate per rappresentare una situazione falsa”

25/11/2020 – Scelte finanziarie “private” e “avventate”. “Crescente opacità dei comportamenti” che ha finito per infragilire la Vismara “fino al punto di non ritorno” . “Disordinati intrecci di garanzie” tra le società, con i quali “i Signori Ferrarini hanno coinvolto le società operative, al punto, da condizionare le scelte industriali per la necessità di non far trasparire la gravità della situazione finanziaria personale e del Gruppo” . Comportamenti “finalizzati a rappresentare una situazione falsa, su cui hanno sorvolato tutti gli organi di controllo che si sono susseguiti nel tempo”… E’ il j’accuse messo nero su bianco dal commissario giudiziale Franco Cadoppi, uno dei più noti commercialisti di Reggio Emilia. nella sua relazione per l’assemblea dei creditori del concordato Vismara, il famoso salumificio di Casatenovo (Lecco) travolto dal crac finanziario del gruppo di Rivaltella, leader in Italia nel prosciutto cotto.

L’assemblea si è riunita giovedì scorso, 19 dicembre in Tribunale a Reggio Emilia davanti al giudice delegato Niccolò Scansani Maserati. Presente anche Lisa Ferrarini, amministratore delegato del gruppo proprietario dell’azienda schiacciata da 118 milioni di debiti, aiquali si aggiungono i 193 del concordato Ferrarini.

Lisa Ferrarini con Matteo Renzi, in tempi migliori

Dell’assemblea e della relazione Cadoppi, con le sue clamorose affermazioni, riferisce in un ampio articolo il sito specializzato Alimentando (QUI IL LINK).

” Il commissario giudiziale Franco Cadoppi illustra la proposta che prevede il rimborso al 100% per i creditori privilegiati – scrive Alimentando – Ai creditori chirografari, in gran parte fornitori, viene proposto di accettare titoli in misura pari al 20% del loro credito. Un primo piano prevedeva che i creditori conservassero i titoli per 15 anni, percependo un dividendo pari al 2,5% all’anno. Il Consiglio di amministrazione di Vismara introduce una modifica: vengono eliminati sia il limite dei 15 anni e sia quello del 20% dei crediti da recuperare.

“E’ sempre prevista”, sottolinea Sido Bonfatti, legale del gruppo Ferrarini, “la possibilità, per dare una ipotesi di sviluppo alla società, che un nuovo investitore riscatti questi strumenti finanziari. A questo punto, li pagherà e non ci sarà più questo flusso eterno, altrimenti il flusso resterà fino al soddisfacimento integrale”.

I creditori hanno 20 giorni di tempo per decidere se approvare il piano o bocciarlo. 

Il salumificio Vismara di Casatenovo (Lecco)

I MOTIVI DEL DISSESTO 

Fin qui la cronaca che fa tornare alla ribalta la vicenda della “piccola” Vismara, un tempo fiore all’occhiello della salumeria lombarda. “Erano i tempi in cui le famiglie si costruivano, pezzo a pezzo, posti di primato nell’imprenditoria italiana ed europea. Poi arrivarono i Ferrarini e comprarono tutto, a debito, come si usava nella “new economy” a cavallo del millennio e senza avere le spalle sufficientemente robuste. Non solo, utilizzarono anche la Vismara per operazioni finanziarie “private” e “avventate”.

Lo scrive lo stesso commissario giudiziale della procedura di concordato preventivo di Vismara, Franco Cadoppi, nella sua relazione per l’assemblea dei creditori: “Per tentare di sorreggere e mantenere la sostenibilità finanziaria per le loro avventate operazioni finanziarie, i Signori Ferrarini hanno coinvolto le società operative, sovrapponendo disordinati intrecci di garanzie con le società e tra di esse, al punto, come si è detto, da condizionare le scelte industriali per la necessità di non far trasparire la gravità della situazione finanziaria personale e del Gruppo. La crescente opacità dei comportamenti ha finito infragilire la Società (Vismara S.p.A., ndr) fino al punto di non ritorno”.

E ancora: “Le inopinate scelte di investimento dei soci sono certamente la causa della crisi… come detto per Vismara non sono mancate scelte commerciali e/o industriali errate”.

Di più: “I comportamenti (della famiglia Ferrarini, ndr) finalizzati esclusivamente a rappresentare una situazione falsa, su cui peraltro hanno sorvolato tutti gli organi di controllo che si sono susseguiti nel tempo (non se ne trova cenno in nessun verbale o documento del collegio sindacale e nelle relazioni di bilancio redatte dai revisori che si sono succedute negli anni), confermano, anzi evidenziano e aggravano, la responsabilità degli organi sociali e di controllo riguardo la veridicità e correttezza di tutti i bilanci di esercizio relativi agli esercizi fino al 2016”.

Gruppo Ferrarini, la sede di Rivaltella

Da ultimo, un nota bene: “Se la società avesse fornito le informazioni corrette, le banche, comprese le Banche Venete che pure erano coinvolte in queste operazioni, e i fornitori avrebbero potuto allertarsi molto prima e valutare in modo diverso la convenienza e il rischio di continuare a operare con Vismara”.

In altre parole, la necessità di ricorrere a uno strumento di risoluzione della crisi sarebbe emersa prima, di certo ciò avrebbe contenuto le perdite che i creditori subiranno da questa procedura”. Si potrebbe continuare a lungo – nota Alimentando – “Il lavoro del commissario giudiziale è stato preciso, molto professionale e accurato. Tutte le affermazioni riportate sopra sono state accuratamente dimostrate con l’esposizione di dati e tabelle. Un lavoro certosino che ha smascherato la grave situazione in cui versava la società gestita dai Ferrarini”. 

“DE PROFUNDIS PER LA PROPOSTA CONCORDATARIA” 

“L’ultima proposta di concordato Vismara era stata presentata dalla famiglia Ferrarini l’8 giugno 2020. Ma si comprende subito che è troppo fragile: non prevede l’ingresso di un partner industriale di rinforzo e in particolare del Gruppo Pini che, secondo quanto invece stabilito nella nuova proposta di concordato Ferrarini del 31 agosto, provvederà a subentrare integralmente nella Ferrarini S.p.A., escludendo, come in molti si augurano, la storica famiglia. Sempre nelle pagine della relazione del commissario nominato dai giudici c’è quindi un vero e proprio “de profundis” per l’asfittica proposta Vismara.

Che così scrive: “La società non assume alcun obbligo giuridico e non assicura affatto ai creditori chirografari che, in futuro, tali SFP potranno trasformarsi effettivamente in denaro o meno”. Di conseguenza: “Credo non possa dubitarsi che il valore economico ragionevolmente attribuibile oggi agli SFP (destinati ad essere assegnati ai chirografi ed ai degradati) tende a zero”.

Gli SFP o Strumenti Finanziari Partecipativi sono dei titoli (carta) che la proposta assegna ai creditori chirografi e che dovrebbero rappresentare, via via che maturassero i risultati post concordato, il loro diritto a partecipare ai riparti, sino a percepire la percentuale del 20% dei loro crediti (opzione successivamente cancellata, vedi sopra) prevista dal primo Piano. Ma le Sezioni Unite della Cassazione da tempo hanno stabilito che il riconoscimento in favore dei creditori di una sia pur minima consistenza del credito vantato rappresenta l’essenza di un concordato che – altrimenti – è nullo. In sostanza il Commissario, ossia la massima autorità tecnica del concordato Vismara, sostiene che la proposta “non sta in piedi”. 

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2 risposte a Affaire Vismara: dure accuse del commissario alla famiglia Ferrarini
“Scelte private e avventate per rappresentare una situazione falsa”

  1. L'Eretico Rispondi

    27/11/2020 alle 09:00

    Gli addetti ai lavori sapevano. Se quello che scrive il dott. Cadoppi è vero la Procura cosa aspetta?

  2. llibero Rispondi

    02/12/2020 alle 07:20

    E’ una storia infinita. Intanto i creditori, fregati e mazziati, gridano Evviva, evviva !

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