Via Paradisi, il Comune fa marcia indietro sugli espropri
Via alla trattativa con il comitato
Ma che ci fa il Centro di mediazione dell’Ovile?

16/10/2020Marcia indietro del comune suglie espropri di via Paradisi. Lo si desume da un comunicato col quale l’amministrazione comunale annuncia con la solita pompa intrisa di “percorsi” e “condivisioni” (ormai, secondo il politically correct, bisogna condividere pure la lettiera del gatto, ndr.) che ha inizio una trattativa con gli abitanti dei complessi coinvolti nel piano di recupero urbanistico “per una soluzione – parole testuali – che ne preveda la permanenza nell’area“. Marcia indietro, dunque: non si faranno interventi senza il consenso degli attuali proprietari? La parole sembrano chiare, anche se molti temono che sotto vi siano i soliti trucchi semantici, per dire una cosa in modo abbastanza nebuloso da permettere poi di farne un’altra.

Ma sicuro una trattativa, un “confronto di condivisione” ha inizio, apparentemente col tavolo sgombro dal ricatto degli espropri.

“L’Amministrazione comunale e il Comitato “Abitanti di via Paradisi” – si legge nel comunicato – avviano un percorso di confronto con l’obiettivo di definire strumenti condivisi per garantire ai residenti oggi proprietari dei civici 6, 8 e 10 una soluzione che ne preveda la permanenza nell’area oggetto dell’intervento “902/Abitare Solidale”, in coerenza con gli obiettivi del Piano. Il percorso coinvolge l’assessorato alla Casa, i servizi comunali competenti al progetto, Acer e una rappresentanza del Comitato.

Il comparto di via Paradisi oggetto del piano “abitare solidale”

“Il percorso si svolgerà con almeno 3 incontri, a partire da lunedì 19 ottobre, con cadenza bimensile, di esposizione di proposte e strumenti per arrivare all’obiettivo”. viene benignamente ottriata”la possibilità di assumere anche contributi documentali elaborati dal Comitato”.

Alla fine del ciclo di incontri “si terrà un’assemblea pubblica di restituzione del percorso fatto. I contenuti degli incontri e delle proposte formulate saranno comunque resi disponibili e accessibili a tutti tramite la pubblicazione dei verbali di seduta sul sito internet del Comune”. Ciligina sulla torta, “al percorso parteciperà il Centro di mediazione sociale e dei conflitti“.

Tale Centro, la cui esistenza è nota a pochi iniziati, non è una struttura indipendente, bensì un servizio comunale che fa capo alla Dirigente Germana Corradinie che dipende politicamente dalla Giunta ed è gestito da una struttura esterna, in questo caso la cooperativa di solidarietà sociale L’Ovile (insomma, da “compagni di banco”). Prodotto tipico della cultura del dossettismo alla reggiana, in questo caso il Centro è oggettivamente dalla parte del padrone, vale a dire di quel Comune che vuole (o voleva) espropriare le famiglie di via Paradisi per deportarle altrove.

In ogni caso il percorso – ancora questa parola magica – “è stato definito in un incontro preliminare svoltosi nei giorni scorsi in Comune con la presenza di Lanfranco de Franco, assessore a Casa e Partecipazione, Marco Corradi, presidente Acer Reggio Emilia, i funzionari comunali coinvolti, Alessandro e Laura Scillitani in rappresentanza del Comitato Abitanti di Via Paradisi. I presenti, pur conservando visioni differenti sulla gestione del percorso nei mesi passati, hanno concordato sulla necessità di avviare da subito un confronto fattivo per una soluzione che garantisca un quartiere vivo”.

“MA COSA C’ENTRA LO PSICOLOGO PUBBLICO?”

Nondimeno sulla bontà del “percorso” hanno da ridire Marco Eboli e Giuseppe Manzotti di Fratelli d’Italia, a cominciare dai tempi del confronto: “un’anomalia” . “Almeno tre incontri a partire dal prossimo 19 ottobre, a cadenza bimensile-scrivono gli espoenti reggiani di Fratelli d’Italia – Solitamente, quando si avvia un percorso, si fissa solo l’inizio, non una probabile fine”. Il secondo aspetto “curioso” – aggiungono – è che al confronto parteciperà anche il Centro di mediazione sociale e dei conflitti, come se tra Comune e cittadini vi fosse bisogno di un “interprete” o “psicologo pubblico” affinché possano trovare un accordo. Da ultimo, il confronto partirà anche se tra cittadini e Comune non vi è convergenza di vedute sulla gestione del percorso nei mesi passati (in realtà I cittadini avevano accusato il Comune di averli messi davanti al fatto compiuto)”. Con queste “bizzarre” premesse, Fdi, che sul Progetto 902/abitare solidale è intervenuta nei mesi scorsi concludono – non può che augurare ai cittadini di trovare davvero una soluzione soddisfacente ai loro problemi, essendo stato il Progetto definito, in passato, “operazione di deportazione” o “esproprio proletario“. 

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