Terapia intensiva Covid: il pasticcio delle classificazioni
“Ora la Regione considera grave anche chi non lo è”
Denuncia e interrogazione della Lega

“La Regione ci spieghi quali sono le motivazioni che hanno portato a considerare ricoverati in terapia intensiva (Icu) non solo gli intubati, ma anche i pazienti in UTIR (Unità di terapia intensiva respiratoria). Un improvviso cambio di classificazione che non consente il paragone con i dati passati e che rischia di mandare nel panico i cittadini”.

Il consigliere regionale della Lega Emilia-Romagna Daniele Marchetti, vicepresidente della commissione Sanità, spiega così i motivi che lo hanno portato a depositare un’interrogazione alla Giunta regionale.
“C’è una significativa differenza fra Terapia intensiva (Icu) e Unità di terapia intensiva respiratoria (Utir): la prima è una terapia intensiva generale, la seconda una terapia intensiva d’organo.

Nelle unità di terapia intensiva (ICU – Intensive Care Unit) vengono ricoverati pazienti in gravi condizioni di salute, che hanno bisogno di assistenza continua, per il mantenimento nella norma delle loro funzioni vitali, pazienti che sono generalmente intubati e in coma o in coma farmacologico. Vi operano medici anestesisti e personale infermieristico specializzato ed hanno letti ad hoc con dotazioni tecniche specifiche come la ventilazione meccanica. Richiedono spazi più ampi rispetto a normali reparti per agevolare gli interventi da parte degli operatori che si ruotano su turnazioni H24.


Le Utir, Unità di Terapia Intensiva Respiratoria (anche definite Unità di Terapia semi-Intensiva Respiratoria) sono invece unità che rientrano nell’ambito della pneumologia e si occupano del trattamento dei pazienti affetti da Insufficienza Respiratoria Acuta. Utilizzano spesso tecniche di ventilazione meccanica non invasiva (per intenderci i famosi caschi) ed i pazienti che vi sono ricoverati non sono – tendenzialmente – in coma farmacologico”, aggiunge Marchetti.
“E’ evidente che, se da una parte la politica nazionale sta tornando ad accennare a un nuovo “lockdown”, questo nuovo sistema di classificazione dei dati rischia ancor di più di aggravare una situazione che non ha certamente bisogno di infondere ulteriori dubbi” ha sottolineato il leghista.
“Ci rendiamo conto della serietà della situazione e dei rischi che comporterebbe un secondo lockdown tanto più se motivato non solo da numeri già altissimi di contagio (per lo più sintomatici) ma anche da dati forniti sulla base di classificazioni che variano dal giorno alla notte? Quello che si chiede è serietà e dati certi e incontrovertibili visto che qui c’è in gioco la tenuta del sistema sociale, economico e sanitario della Regione con migliaia di famiglia che rischiano di trovarsi senza lavoro”, sottolinea Marchetti.

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