Progetto Reggia di Rivalta: molte ombre e poche luci
Sarà un’abbuffata di lavori disordinati?
Intanto l’ala nord crolla nel fallimento Tecton: nessuna decisione

4/10/2020 – Il comune di Reggio ha presentato i progetti di recupero della “Reggia di Rivalta“. Ma nelle opere presentate nel corso di una conferenza stampa presieduta dal sindaco Luca Vecchi, mancano l’ala nord e la chiara destinazione d’uso di tutto l’immobile storico ducale.

L’impressione è che una grande opportunità di rilancio del vero patrimonio storico di Rivalta, si stia trasformando in un’abbuffata di lavori disordinati e senza un vero fine, per spendere 8.800.000 euro.

C’è confusione oggettiva tra il vero recupero dello straordinario edificio storico, miracolosamente sopravvissuto e la dubbia conservazione di manufatti posteriori aggiunti e la trasformazione in parco pubblico dell’antico Giardino Ducale, famoso in tutto il mondo dell’epoca.

Rendering del recupero del palazzo dei Notabili

Il Comune, come già successo recentemente, in altri casi in Città, collegati con il Progetto Estense, come per piazza Roversi, piazza Gioberti, viale Umberto, mira a spendere, il prima possibile, i 2.000.000 di contributi pubblici, destinati al Palazzo Ducale, senza un chiaro progetto, uno scopo d’uso ed un vero recupero del reale patrimonio storico.

Rendering del nuovo parco: i filari di gelsi sopravvivono

Si temono quindi stravolgimenti non coerenti con la storia della Reggia che oltretutto farebbero perdere quell’ attrattività turistica, quell’ unicità culturale, potenziale che ha ancora la Reggia di Rivalta. L’architetto incaricato, Francesca Vezzali, è stata chiarissima: senza l’acquisizione ed il salvataggio dell’ala nord della Reggia di Rivalta, che comprende anche il torrione originale nord-ovest, tutti i lavori previsti, dal Comune di Reggio Emilia, presentati anche dalla stessa Vezzali, perdono spessore, appaiono del tutto incompleti e privi di una prospettiva architettonica reale di come si presentava veramente, storicamente, interamente la Reggia di Rivalta, nel ‘700, quando fu costruita dal Duca di Modena e Reggio.

L’ala diroccata nord: è della Tecton, cooperativa in liquidazione coatta

L’ala nord della Reggia è ancora di proprietà della coop fallita Tecton ed è in condizioni disperate: la copertura è rotta da anni e si temono crolli e perdite definitive anche di preziosi affreschi e pregiati pavimenti in legno dell’epoca, conservati miracolosamente nei secoli, quasi intatti, fino a pochi anni fa.

L’architetto Francesca Vezzali?

Le pavimentazioni, nella parte nobile nord del complesso, sono in legno intarsiato, a diversi disegni, la cui presenza a Rivalta, è testimoniata dall’architetto Walter Baricchi. Questi originali pavimenti, sono ancora presenti nella Torre di nord ovest, come scritto in una recente pubblicazione, del 2016, curata anche dal Prof. Alberto Cadoppi. Speriamo quindi che l’Amministrazione Comunale valuti seriamente un’acquisizione ed il salvataggio dell’ala nord della Reggia.

Il sindaco Luca Vecchi, accanto a lui l’architetto Magnani

Tra le buone notizie emerse nella conferenza stampa c’è il salvataggio, in extremis, dopo notevoli proteste e pressioni dei cittadini, dell’attuale filare centrale di antichi gelsi, che secondo il Comune dovevano essere abbattuti, per la prevista trasformazione, dell’antico Giardino Ducale Estense in un moderno parco pubblico, incongruo col disegno originale.

Il plastico del palazzo da recuperare

Si paventano comunque, ancora i costosissimi lavori, per ben € 6.800.000,00 che potrebbero stravolgere definitivamente, completamente, la zona est dell’originario Giardino Ducale, per trasformarlo nel confusionario arlecchino dei rendering mostrati nella Sala Rossa di palazzo Civico. L’Amministrazione Comunale è talmente confusa sulla destinazione d’uso futuro dell’edificio sud della Reggia di Rivalta, che sta costringendo i progettisti, nominati dallo stesso Comune, ad opere da equilibristi, per installare un’impiantistica moderna, praticamente per tutti gli usi immaginabili e possibili, come cita il Comune stesso: culturali, ricreativi, di accoglienza ed ospitalità, tanto da far temere che per nessuno dei possibili usi, i costosissimi nuovi impianti, saranno completamente adeguati e funzionali, adatti ad un tesoro architettonico come la Reggia.

La Reggia di Rivalta in un dipinto d’epoca

Nessuno cita chiaramente, ad esempio, la necessità di comprendere adeguati spazi per la ristorazione dei visitatori alla Reggia, una moderna caffetteria, come hanno già tutti i musei del mondo. È prevedibile un pasticcio tecnologico che richiederà, forse, presto, nuovi lavori, modifiche, se si deciderà, finalmente, chiaramente, per una destinazione d’uso consona al prestigio storico della Reggia, mancando nella lista prevista dal Comune molti usi prevedibili e più coerenti, come ad esempio l’uso museale. Speriamo che l’antica e straordinaria dimora voluta dalla Duchessa Charlotte Aglaé d’Orléans, nipote del Re Sole, Luigi XIV, non sia mai trasformata in un improvvisato ostello comunale. L’architetto Vezzali ha menzionato che gli impianti prevederanno una moderna modularità, senza però citare se sarà considerata una netta decarbonizzazione, non utilizzando cioè il discusso gas metano, con relative emissioni di gas nocivi e CO2, per il riscaldamento invernale e per l’acqua sanitaria, dei nuovi servizi igienici che sono compresi nei lavori presentati.

La traccia dell’antica fontana

Tra le opere mancanti nei lavori previsti dal Comune c’è anche una seria valutazione sull’eventuale pavimentazione del cortile d’onore storico, originale, della Reggia, oggi è un semplice prato verde, che con i nuovi lavori rimarrà tale ed ingloberà anche una nuova, discutibile, rampa d’accesso che taglierà in due parti asimmetriche lo spiazzo e la facciata neoclassica, in origine simmetrica, del Palazzo Ducale.

Il prato attuale è storicamente incongruo, non esisteva nella Corte d’Onore Estense di Rivalta, del ‘700: questo enorme spazio, meriterebbe di diventare la piazza che manca oggettivamente a Rivalta, creando proprio uno spazio pubblico ed attrattivo.

Altra buona notizia è che in questi ultimi mesi il Comune ha effettuato dei rilievi che hanno riportato alla luce, le due fontane ovali e l’antica scalinata d’accesso al giardino ducale, che sembra saranno conservate e valorizzate adeguatamente.

Non sembrano essere ancora considerati i diffusi e giusti scavi archeologici a tutto il Giardino Ducale, consigliati anche dal prof. Carlo Mambriani, dell’Università di Parma, esperto in giardini antichi locali.

I progetti saranno approvati dalla Giunta Comunale la prossima settimana, cioè dal 5 ottobre 2020. Andranno in gara entro l’anno e se andrà tutto bene cominceranno in primavera, per concludersi, sembra, nel 2023.

Venerdì alla conferenza erano presenti anche le due assessore Rabitti e Bonvicini, insieme al Sindaco e all’architetto Massimo Magnani. . Invitiamo tutti all’attenta visione dei render ufficiali, forniti dal Comune, poiché sono ampiamente eloquenti, sui timori di lavori, ancora una volta, come successo anche ai Chiostri Benedettini di San Pietro, con opere aggiuntive incongrue e che preservano parti non storiche, visibili anche nel plastico ufficiale.

(Angelo F. Rainusso)

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2 risposte a Progetto Reggia di Rivalta: molte ombre e poche luci
Sarà un’abbuffata di lavori disordinati?
Intanto l’ala nord crolla nel fallimento Tecton: nessuna decisione

  1. giusuè Rispondi

    07/10/2020 alle 19:39

    Finché non cambiano Magnani la città non risolverà i suoi problemi.Anzi si corre il rischio che intervengano tali e tanti pasticci che deturpano definitivamente la città , distruggendo anche quel po’ che ancora di valido esiste. E il tutto con i soldi pubblici.

    • Angelo F. Rainusso Rispondi

      11/10/2020 alle 08:44

      Grazie per condividere questo commento che confermo in pieno.
      I resposabili di troppi errori a Reggio hanno chiari nomi e cognomi, l’Arch. Massimo Magnani, cugino di Graziano Del Rio è un dei responsabili di troppi lavori sbagliati, da Piazza del Cristo, a Piazza Martiri, Piazza della Vittoria, per non parlare dell’ecomostro di Villa Cella.

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