Cento anni di Gianni Rodari: uno spazio unico al mondo nella Casa dei Burattini di Otello Sarzi

27/10/2020Gianni Rodari e Otello Sarzi si incontrarono per la prima volta a Novara nel 1951 . E’ stato Mauro Sarzi, burattinaio come il padre Otello, a raccontare di un rapporto d’amicizia e di collaborazione durato quasi trent’anni, fino alla scomparsa di Rodari nel 1980. Questa bella e intensa collaborazione fra artisti della scrittura e del mondo del teatro d’animazione è oggi ricostruita e visibile all’interno della Casa dei Burattini di Cavriago, a Reggio Emilia.

Qui dal 23 ottobre 2020, nella città che è anche “delle scuole più belle del mondo”- ove da cinquant’anni Reggio Children presenta e promuove una esperienza pedagogica elaborata da Loris Malaguzzi e sostenuta dall’Amministrazione Comunale – è stato realizzato e aperto uno spazio unico al mondo dedicato a Gianni Rodari, in occasione del centesimo anniversario della nascita di Gianni Rodari e Loris Malaguzzi, nella nuova Casa dei Burattini di Otello Sarzi, a Corte Tegge.

Lo spazio Rodari alla Casa dei burattini della fondazione Sarzi

“Nello spazio nominato ‘la lunga,lunga barba bianca di Rodari’ – spiega Cesare Mattioli Direttore della Fondazione Sarzi – abbiamo raccolto, custoditi e ora resi visibili a tutti (su prenotazione fino a nuova modalità) pupazzi e burattini originali realizzati dai Sarzi per film e spettacoli scritti da Rodari. Qui sono consultabili anche sceneggiature dattiloscritte di Rodari, con appunti dei Sarzi e dei registi che hanno poi realizzato i film o spettacoli ”.

Aggiunge Rolando Gualerzi, vicepresidente della Fondazione Sarzi: “E’ ricordata nello Spazio Rodari quanto sia evidente e rilevante – per l’esperienza reggiana, leader mondiale nell’educazione della prima infanzia-, la collaborazione fra  Loris Malaguzzi, Otello Sarzi e Gianni Rodari , tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta del secolo scorso”.

Otello Sarzi in un pannello della mostra permanente

La presidente della Fondazione, Rossella Cantoni sottolinea come “ grazie al sostegno e al contributo di istituzioni nazionali, regionali e locali, nonché all’apporto di organizzazioni dei cittadini e di Fondazioni bancarie, continueremo a far crescere negli anni questo spazio dedicato a Gianni Rodari. Raccoglieremo testimonianze, altri documenti e ricordi del lavoro importante che lo portò a scrivere il libro “La grammatica della fantasia” con la dedica in apertura “ Alla città di Reggio Emilia”.

Un libro che da decenni continua ad essere pubblicato in Italia e tradotto in molte lingue del mondo. E’ li che scrisse nel 1973: “Sarzi e i suoi amici hanno fatto molto per i burattini. Ma io credo che abbiano fatto la cosa più importante quando hanno cominciato ad andare nelle scuole non solo per fare degli spettacoli, ma per insegnare ai bambini a fabbricarsi i loro burattini e a muoverli, a costruirsi le baracche, a preparare le scene. Le luci, il commento musicale, a inventare storie, sceneggiarle e recitarsele… Ci sono bambini che parlano solo attraverso il burattino”.

Burattini di Sarzi ispirati da Gianni Rodari

Pochi mesi prima del compleanno dei suoi sessant’anni – e della sua scomparsa, nel 1980- Gianni Rodari risponde, in una intervista RAI alla domanda di Nico Orengo: «Quando smetterai di lavorare e diventerai grande, qual è il mestiere che vorrai fare?» e Rodari : «Ho un progetto sicuro, molto serio, importante: la prima cosa sarà di farmi crescere una grande barba bianca, e se non sarà bianca la tingerò di bianco, ma lunga, molto lunga e voglio fare il burattinaio: cioè voglio andare a lavorare con una compagnia di burattinai e scrivere storie solo per burattini, storie di qualsiasi tipo, anche avventure fantascientifiche, storie dell’orrore, di vampiri, ma tutto con i burattini».

Per corrispondere a questo desiderio la Fondazione famiglia Sarzi e Mauro Sarzi hanno “invitato e accolto ” il burattinaio Rodari nella Baracca che fu di Otello , e dove oggi Rodari ritrova i suoi burattini e pupazzi realizzati per le sue storie e racconti. Sarà in compagnia di altre centinaia e di straordinari burattini e pupazzi realizzati dalla famiglia Sarzi in oltre 120 anni di storia e qui custoditi per poter essere ammirati e studiati, grazie al progetto di allestimento espositivo, realizzato dai designer Milo e Pietro Mussini.

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