Biogas Gavassa: i comitati non mollano
Ricorso al Consiglio di Stato contro il mega impianto Iren
“Il Comune ha il piede in due staffe, la gestione rifiuti torni pubblica

22/10/2020 – Non e’ ancora archiviata la battaglia legale sulla costruzione dell’impianto “Forsu” (ovvero per produrre metano e compost dal rifiuto organico e dalla frazione della raccolta differenziata del verde) che Iren prevede di realizzare nella frazione reggiana di Gavassa. Contro la sentenza del Tar di Parma arrivata lo scorso 2 settembre, che ha in parte respinto nel merito e in parte giudicato inammissibile il ricorso per bloccare l’opera, il coordinamento dei comitati Ambiente e Salute di Reggio Emilia presenta infatti appello al Consiglio di Stato. 
L’atto di impugnazione della sentenza e una nuova richiesta di sospensione dei lavori (che nel primo grado di giudizio era stata accolta) saranno depositati la prossima settimana a Roma.

Il verdetto del massimo tribunale della giustizia amministrativaè atteso per la prossima primavera. Firmatari dell’appello -annunciato nella mattinata di oggi davanti al municipio di Reggio- sono una dozzina di cittadini, esponenti di associazioni ed aziende agricole ubicate nell’area (tra i Comuni di Reggio, Correggio, e San Martino in Rio) dove sono già iniziati alcuni carotaggi della centrale biogas, assistiti dallo studio legale Della Fontana di Modena. Nel corso della conferenza stampa all’aperto, il busto di Camillo Prampolini, nell’atrio del comune, sfoggiava una mascherina anti-covid e “No biogas”.

Il comitato davanti al Municipio di Reggio


“Non ci fermiamo, andiamo avanti. Noi non abbiamo nulla da perdere mentre qualcun altro, se la nuova sentenza ci dara’ ragione, perdera’ tutto”, afferma Emiliano Codeluppi, portavoce degli ambientalisti reggiani. La decisione, sottolinea, “e’ stata presa dopo settimane di riflessione perche’ abbiamo ricevuto ‘un abbraccio’ da tutto il territorio, che ci ha chiesto di continuare. Un gesto inaspettato e bellissimo, una rivoluzione dal basso che dovrebbe far riflettere l’azienda e anche i nostri amministratori”.

Camillo Prampolini con la mascherina No biogas

Per Alessandro Filippini, titolare di un’azienda agricola, “essere arrivati a questo punto è una sconfitta per la partecipazione. Ma l’aspetto positivo è che gli agricoltori sono compatti contro questo impianto pericoloso per la salute, per l’ambiente ed espressione di un’economia di certo non circolare”. 
I comitati, Covid permettendo, proseguiranno anche le iniziative di sensibilizzazione della cittadinanza, che saranno pero’ “più centrate sul web”. 

Ilsostegno dellapopolazione e degli agricolori, del resto,è tangibile: il comitato ha raccolto 35 mila euro in sottoscrizioni per le spese legali. La raccolta continua perchè – sottolinea Codeluppi – dobbiamo arrivare a 60 mila euro”.
L’impianto di Iren, con un investimento di 54 milioni circa, prevede di produrre annualmente biometano sufficiente a riscaldare 4.600 famiglie o, in alternativa, alimentare 7.600 autovetture oppure 190 autobus. Le “materie prime” cioe’ i rifiuti organici e gli sfalci verdi, arriveranno su camion dalle province di Reggio e Parma. 

Il comitato no biometano di Gavassa, intanto, ha fatto Lega con analoghi comitati sorti aSanto Stefano Magra-sarzana e in altre città del Nord contro impianti analoghi, i cosiddetti “biodigestori”.

Ogni situazione fa un po’ storia a sè, però sono legate dalla medesima sorte: i vari progetti, nelle diverse dimensioni, hanno tutti capacità vistosamente eccedenti la produzione di rifiuti organici dei territori di riferimento. “Si tratta di impianti – afferma ancora Codeluppi- che rischiano di incentivare il cosiddetto “turismo dei rifiuti”, soprattutto da filiere non pienamente controllabili”.

Su Gavassa, inoltre, grava un conflitto d’interessi stridente: il comune di Reggio siede nel patto di sindacato Iren (di cui il sindaco Vecchi era, ed è ancora, il coordinatore) e ha dato il via libera al progetto dei tre digestori da 156 mila tonnellate/anno. Il comune che dovrebbe tutelare i cittadini, è al tempo stesso l’azionista che costruisce l’impianto.

Com’è possibile, e cosa chiede il Comitato per superare questa situazione? “Sì è una situazione delicata e paradossale: un impianto di rilevanza pubblica, con soci pubblici, ma con gestione privatissima- risponde Codeluppi – Il sindaco che rappresenta i cittadini e il territorio è al tempo stesso azionista di riferimento di una società quotata in Borsa, e quando partecipa alle assemblee deve guardare ai conti e ai dividendi”.

La soluzione ? “E’ una sola: il Comune deve ripubblicizzare il ciclo dei rifiuti, lasciando la gestione Iren. Come ha fatto Forlì, che ha abbandonato Hera”.

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Una risposta a 1

  1. Magda Rispondi

    22/10/2020 alle 22:11

    RI grazio x la determinazione, la coerenza in questa lotta,e la strada da percorrere,fatti non solo parole, come fa la politica8

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