Catturato a Boretto omicidia pakistano ricercato in tutto il mondo
Era ai domiciliari per violenze verso moglie e figli

29/9/2020 – E’ fuggito dal Pakistan, dove il 27 maggio del 2007, nel villaggio di Langiral, distretto di Gujrat, a causa di una lite per una casa, con altri tre complici, ha ucciso a colpi d’arma da fuoco un connazionale. Per questo, un cittadino pakistano 37enne, ricercato a livello internazionale, è stato arrestato ieri sera nella bassa reggiana dai carabinieri che lo hanno raggiunto nel suo domicilio di Boretto, dove era ristretto in regime di arresti domiciliari per gravi maltrattamenti in famiglia verso moglie e figli e violenza sessuale nei confronti della consorte. L’operazione è stata condotta dai militari della stazione di Boretto.

L’arresto ai fini dell’estradizione è stato reso possibile dopo che il servizio Interpol di Islamabad ha esteso le ricerche in ambito internazionale per la cattura dell’uomo, colpito in Pakistan sin dal 7 aprile 2010 da un ordine di cattura emesso dal giudice di Kharian nel Distretto di Gujrat, per il reato di omicidio. L’uomo, dopo il grave fatto di sangue, era fuggito dal Pakistan, trovando rifugio in Italia dove, giunto nel 2008, ha confermato la sua indole violenta, tanto da essere arrestato, il 15 febbraio del 2019, unitamente ad altri due connazionali, per il reato di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. Quest’ultima è stata una vicenda portata alla luce dai carabinieri di Guastalla, in un contesto di assoluta omertà per la paura delle vittime a denunciare i soprusi. 

Il ricercato, unitamente a due connazionali che, con i rispettivi nuclei familiari vivevano nello stesso immobile, era finito in carcere con le pesanti accuse di concorso in maltrattamenti continuati e aggravati ai danni delle rispettive tre mogli e dei loro figli minori (una decina). Il Gip del Tribunale di Reggio Emilia, accogliendo le richieste della Procura reggiana, concorde con le risultanze investigative dei carabinieri di Guastalla, aveva emesso a carico dei tre pakistani (il 37enne, il fratello 48enne e un loro cugino 50enne), un’ordinanza di custodia cautelare in carcere poi tramutata per il 37enne in arresti domiciliari.

Secondo le risultanze investigative dell’epoca, i tre, in concorso morale e materiale tra loro, istigandosi reciprocamente, maltrattavano le loro mogli in presenza dei figli minori e gli stessi minori con continue vessazioni fisiche e psichiche. In particolare, si lasciavano andare ad eccessi d’ira, lesinavano i medicinali, urlavano per un nonnulla, colpivano anche più volte al giorno i figli con schiaffi e le mogli con pugni alla testa, usando anche delle sedie, scarpe, bastoni ed altri oggetti contundenti. L’indagine, che prese il via da una segnalazione del servizio sociale giunta ai carabinieri alla luce del riserbo e della scarsa collaborazione delle vittime, terrorizzate dalle possibili ripercussioni, ha visto i carabinieri coordinati dalla Procura reggiana avviare attività tecniche che hanno portato ai riscontri alla base del loro arresto. 

L’ingresso del pakistano nella caserma dei Carabinieri di Boretto



Per il 37enne, oggi colpito da provvedimento internazionale di cattura, oltre all’accusa di maltrattamenti in famiglia anche quella di violenza sessuale continuata ed aggravata per aver costretto la moglie a subire, in più occasioni, rapporti sessuali dopo averla ridotta in uno stato di soggezione ed incapacità a reagire mediante continue percosse e minacce. L’odierna esecuzione del provvedimento di cattura internazionale, che ha visto l’uomo finire in carcere in attesa dell’estradizione, è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra l’Arma di Boretto e il personale del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia. Dal tardo pomeriggio di ieri, il 37enne pakistano si trova in carcere a Reggio Emilia in attesa di essere consegnato alle Autorità di Polizia del Pakistan. 

ARAGONA (FRATELLI D’ITALIA): “STORIA TERRIBILE: NON SAPEVA NIENTE IL SINDACO DI BORETTO?

Leggiamo la notizia dell’arresto nella bassa reggiana, precisamente a Boretto, di un cittadino pakistano, ricercato a livello internazionale per aver ucciso a colpi d’arma da fuoco un connazionale. Reggio Emilia e provincia sembrano essere diventati il luogo perfetto per consentire ai criminali di nascondersi e ormai non c’è settimana in cui la nostra città non sia alle cronache nazionali. È evidente un grave problema di sicurezza che impone risposte urgenti sul territorio”.lO AFFERMA il vice coordinatore regionale FDI Alessandro Aragona, che commenta la notizia della cattura da parte dell’arma del ricercato internazionale per fatti di sangue, ponendo diversi quesiti sull’accaduto. 

“Questo criminale, oltretutto, risultava recidivo nella sua condotta violenta, tanto più che si ritrova già ristretto in regime di domiciliari per abusi sulla compagna e maltrattamenti nei confronti dei figli. Perché le istituzioni appaiono all’oscuro di queste sacche di degrado e non vi mettono mano con forza e decisione? Il sindaco di Boretto era a conoscenza di questa situazione di marginalità?”. 

Conclude Aragona:” L’attività eccellente e meritoria delle nostre forze dell’ordine compensa la grave mancanza delle istituzioni locali, impegnate in una retorica di accoglienza e integrazione che non ha riscontro alcuno nei fatti. I fatti parlano invece di criticità da affrontare e verso le quali non si può mettere la testa sotto la sabbia”.

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Una risposta a 1

  1. Drone Rispondi

    30/09/2020 alle 07:57

    Dalla Reggio bene alla Reggio cloaca totale è stato un attimo.

    Avete rovinato una città dove una volta si stava benissimo.

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