“Reggiana senza campo? La colpa è del Comune, e spiego perché”
Lettera di fuoco di Savino, direttore della Fondazione Sport

5/9/2020 – Se il campo sportivo di Cavazzoli è inagibile e la Reggiana calcio non può allenarsi, a tre settimane dall’inizio delcampionato di serie B, la colpa non è della Fondazione dello Sport, bensì del comune di Reggio, che non ha provveduto, nonostante mail, lettere, documenti e sollecitazioni, a mettere a norma gli impianti.

In questa situazione si trovano non soltanto cavazzoli, ma le palestre di via Mazzacurati e molte palestre scolatiche che almomento sarebbero prive di agibilità. Lo scrive il direttore della Fondazione Domenico Savino in una lettera lunga e documentata, che Reggio Report pubblica integralmente, in cui si spiega perchè e per quali responsabilità si è arrivati a questo punto.

In sostanza,spiega Savino, gli impianti sono fuori norma da anni, e il 20 agosto il comando dei Vigili del Fuoco ha di fatto tolto l’agibilità degli impianti perchè i termini di adeguamento alle prescrizioni antincendio “sono ampiamente scaduti“, e di conseguenza ha intimato di procedere senza indugio con la messa a norma. La fondazione, aggiunge Savino, visto l’assenteismo del Comune, ha chiesto alle società sportive interessate di farsi carico dei lavori che il Consiglio di gestione della Fondazione avrebbe dovuto deliberare in una riunione convocata oggi 4 settembre. Tuttavia da Piazza Prampolini “non è arrivata la delega all’effettuazione dei lavori“.

E’ probabile che, messa alle strette, l’amministrazione riuscirà a darsi un colpo di sveglia (posto che dovrà pagare comunque le sanzioni per la mancata messa a norma nei termini). Nondimeno la vicenda, come la racconta Savino nella lettera che segue, appare emblematica della situazione in cui versano l’amministrazione e la Giunta di Reggio Emilia.

LA LETTERA DI DOMENICO SAVINO

“In relazione alle vicende che hanno interessato la cronaca di questi giorni, relative alla indisponibilità di molti impianti sportivi tra cui particolarmente l’impianto C. Campioli di Cavazzoli,, si precisa che non la Fondazione per lo sport, ma il Comune di Reggio Emilia è responsabile della loro chiusura.

La Fondazione per lo sport al pari di Reggio Audace (la Reggiana,ndr.) e di molte altre società sportive ne è la prima vittima. La Fondazione per lo sport non è il Comune (pur essendone una partecipata): siamo due soggetti distinti, con personalità giuridiche distinte, con competenze distinte, con responsabilità distinte, con organi di decisione politica distinti, con personale distinto. Prima di ogni altra cosa, perciò, voglio pubblicamente ringraziare il Consiglio di Gestione della Fondazione (Lucia Spreafico, Paolo Bellei, Emanuele Maccaferri, Roberto Montagnani) ed in particolare il Presidente Mauro Rozzi per avere – non appena insediati – preso con enorme serietà ciò che il Comune ha continuato per troppo tempo ad ignorare, cioè l’urgenza della messa a norma degli impianti e voglio evidenziare l’immenso sforzo che stanno facendo per risolvere i problemi.

E voglio anche ringraziare tutto il personale della Fondazione per essersi fatto e per continuare a farsi carico di oneri che sanno bene dovrebbero essere invece del personale del Comune. All’interno del Comune una menzione di merito va all’Assessore Raffaella Curioni, che tra mille difficoltà, che il Covid-19 ha moltiplicato, è stata la prima e l’unica a prendere seriamente in considerazione il problema della mancata messa a norma degli impianti da parte dei Servizi comunali competenti.

Veniamo al merito: ciò che sto per dire è contenuto in moltissime mail di sollecitazione al Comune fin dal 2016, sicché dello stato degli impianti ne era già informata la precedente Giunta, il precedente Consiglio di Gestione (di cui faceva parte come Vicepresidente anche Nicola Simonelli, oggi dirigente di Reggio Audace), i vertici dirigenziali del Comune. Si tratta di mail che ho inviato al Comune e che sono rimaste senza alcun riscontro.

Precisato che il rapporto tra Comune e Fondazione è disciplinato da un apposito Protocollo d’Intesa, ove sono fissate con chiarezza le competenze in materia di ognuno, riporto (posso documentare) il testo dell’ultima delle mail, datata 24 dicembre 2019 (sì, lo scorso Natale!) e inviata tra l’altro a tutta la Giunta e al nuovo Direttore Generale.

Ecco il testo: “L’art. 5 co. 13 del Protocollo d’intesa che regolamenta i rapporti tra il Comune di Reggio Emilia e la Fondazione per lo sport recita : ” Il Comune e la Fondazione danno atto che lo stato di fatto oggettivo e documentale degli immobili e degli impianti sportivi a quest’ultima dati in concessione con determinazioni del Dirigente del Servizio Gestione del Patrimonio Immobiliare in attuazione della Deliberazione di G.C. n. 20862/218 del 06/11/2012, è quello risultante a detta data dalle oggettive condizioni strutturali ed impiantistiche degli stessi. Il Comune, tramite propri Servizi competenti, e la Fondazione per lo Sport si impegnano concordemente a redigere, entro 180 gg. dall’approvazione del presente atto, una puntuale elencazione delle documentazioni tecniche relative ad ogni singolo impianto o immobile concesso nonchè alla individuazione degli eventuali interventi ancora necessari ai fini del presente articolo. L’affidamento in concessione ed uso degli stessi alla Fondazione e da parte di quest’ultima a terzi è consentito nel rispetto di quanto stabilito ai commi successivi, dandosi atto che non sussistono riguardo a ciò situazioni di manifesto pericolo per l’utenza”. Da tale elenco emergono da anni una serie di inadeguatezze strutturali sugli impianti, tra cui la non conformità a norme stabilite in materia di sicurezza. Il medesimo Protocollo d’Intesa al comma 23 del medesimo articolo stabilisce che: “Con riferimento agli obblighi degli adeguamenti strutturali ed impiantistici degli impianti sportivi e degli immobili assegnati alla Fondazione, necessari a renderli conformi alle norme vigenti in materia di sicurezza e salute, essi restano a carico dell’Amministrazione Comunale sulla base di risorse appositamente stanziate ed ai programmi di lavoro concordati, Ad ulteriore specificazione di ciò, in via esemplificativa e non esaustiva, sono a carico del Comune: A. – l’installazione di una adeguata segnaletica che avvisi sulle procedure da seguire; B.- a predisposizione di una planimetria generale che dovrà essere esposta bene in vista per le squadre di soccorso e dovrà indicare la posizione: a. – delle scale e delle vie di esodo; b.- dei mezzi e degli impianti di estinzione; c. – dei dispositivi di arresto (gas ed elettricità); d. – ei dispositivi d’arresto del sistema ventilazione; e. – del quadro generale e del sistema di allarme; f. – degli impianti che presentino rischio; g. – degli spazi calmi; C. – in ciascun piano dell’edificio e nella zona uscita spettatori una planimetria di orientamento che indichi schematicamente la posizione in cui ci si trova in quel momento e le istruzioni da seguire rispetto alle vie di esodo. Prosegue il comma 24: “Relativamente agli obblighi di cui al primo periodo del comma precedente, questi si intendono assolti da parte dei Concessionari/Gestori con la richiesta del loro adempimento alla Amministrazione Comunale e per conoscenza alla Fondazione. Nelle more della effettuazione dei relativi lavori a carico del Comune, resta comunque a carico dei Concessionari/Gestori l’onere dell’attuazione delle conformi pratiche gestionali, compensative di eventuali carenze strutturali ed impiantistiche, tali da garantire la fruibilità in sicurezza degli impianti sportivi, concordandone la loro attuazione con i competenti Servizi comunali”.

Nonostante reiterate mail inoltrate negli ultimi anni a tutti i Servizi comunali ed anche agli organi politici, non si ha notizia di un serio programma di messa a norma degli impianti sportivi da parte del livello politico decisionale.

Tale programma in base a norme di legge non può evidentemente essere considerato come opzionale, ma come urgente e necessario. Tra l’altro – come più volte e inutilmente lamentato – a questa Fondazione non è dato neppure di conoscere quali certificazioni siano presenti e quali no, sicché neppure si è in grado di valutare se gli impianti possano o meno restare aperti o debbano invece essere chiusi.

Di più: i Servizi comunali competenti neppure danno riscontro alle mail di sollecitazione inviate, sicchè il Consiglio di Gestione della Fondazione ha dovuto affidare a terzi la ricerca documentale di atti che dovrebbero essere immediatamente forniti a richiesta. Ciò è gravissimo, tanto più che il Protocollo d’intesa sopramenzionato all’art. 5 comma 20 stabilisce che “i Servizi del Comune, ciascuno per la propria competenza, collaboreranno con la Fondazione e con il Concessionario/Gestore, mettendo a disposizione ogni conoscenza, documentazione e certificazione in possesso della Amministrazione Comunale e predisponendo (anche per la parte spettante ai Concessionari, relativa alle materie della “sicurezza”) la documentazione necessaria pure ai fini del pagamento dei relativi oneri, fino alla sottoscrizione delle pratiche da parte del medesimo Concessionario/Gestore. Ove necessario, se richiesta formalmente per iscritto da parte dei competenti Servizi comunali, anche la Fondazione si renderà parte diligente nel procedimento istruttorio, collaborando tecnicamente ed amministrativamente alla redazione della documentazione citata. In tal caso il valore dei relativi oneri e/o costi sopportati saranno portati in detrazione dalla somma dovuta dalla Fondazione al Comune, ai sensi del successivo art. 8 co. 3 e verranno considerati ai fini della determinazione del relativo conguaglio finale.

Prosegue il comma 21: “I competenti Servizi del Comune eserciteranno la propria funzione riguardo alle materie di cui ai commi precedenti, garantendo ogni collaborazione e fornendo ogni indicazione richiesta, a beneficio della Fondazione e dei suoi partecipanti alle condizioni indicate al successivo comma”.

Alla luce di quanto precede si richiede formalmente:

– che gli organi politico decisionali assumano ogni decisione necessaria a rendere conformi gli impianti sportivi in materia di sicurezza e salute per quanto essi attualmente non lo siano, secondo gli obblighi stabiliti dalle norme e secondo la ripartizione di competenze delineata nel citato Protocollo d’intesa; –

che i Servizi comunali competenti mettano a disposizione della scrivente Fondazione entro e non oltre il 24 gennaio 2020 tutta la documentazione in loro possesso, onde poter verificare se e quali impianti possano restare aperti, quali possano e debbano essere chiusi, quali programmi di lavori necessitino e chi li debba programmare, finanziare ed attuare.

A tal fine, rimaste inevase le molte richieste sin qui inoltrate, mi affido agli organi politici perchè siano in grado di sollecitare i Dirigenti competenti;.

Da ultimo chiedo – come almeno verbalmente più volte già concordato con l’Assessore Raffaella Curioni e con il Presidente Rozzi – che venga istituito al più presto per gli impianti sportivi assegnati alla Fondazione un “disco” condiviso, ove – impianto per impianto – ciascuno inserisca in formato digitale i documenti urbanistici, edilizi, autorizzatori e di sicurezza in proprio possesso, da mantenersi aggiornato a cura delle parti.

Non avendo mai sin qui avuto riscontro alle molte richieste formali ed informali inoltrati sui temi sopraindicati, informo l’Amministrazione Comunale e il Consiglio di Gestione che declino ogni responsabilità per eventi che possano accadere negli impianti sportivi che il Comune non abbia messo a norma e – a seguito di richieste formali che rimangano ancora prive di riscontro scritto – mi riservo di denunciare alle Autorità competenti la persistenza di eventuali comportamenti omissivi e di comunicare al Consiglio di Gestione l’eventuale chiusura degli impianti non a norma o rispetto ai quali non siano verificate o verificabili le condizioni di sicurezza e conformità alle norme stabilite.

Analoga mail è stata inoltrata il 31 gennaio 2020, dopo che nel silenzio generale i Vigili del Fuoco avevano chiuso le due palestre di Via Mazzacurati. Posso documentare. Da anni chiedo ai servizi comunali di provvedere a mettere a norma gli impianti. Non solo non provvedono, neppure rispondono. Ha letto sopra che la Fondazione ha dovuto affidare a terzi la ricerca documentale di atti che dovrebbero essere immediatamente forniti a richiesta, cioè che dovrebbero semplicemente essere “a fascicolo”, estratti, fotocopiati, spediti e riposti. Ci è invece toccato spendere soldi pubblici per fare quello che dovrebbero fare naturalmente il Comune. Posso documentare. Potrà constatare anche che il Comune – sempre per Protocollo d’Intesa – dovrebbe garantire per la sede della Fondazione il servizio di Prevenzione e protezione, ma esso è stato disdettato unilateralmente.

E anche qui siamo stati costretti (specie dopo il COVID) a bandire una gara per un affidamento esterno, spendendo soldi pubblici. Posso documentare. In entrambi i casi un “atto di Giunta”, cioè il Protocollo d’Intesa, è stato disdettato unilateralmente da figure Dirigenziali, senza che nessuno, dico nessuno della Giunta abbia mosso un dito, nonostante le mie denunce. Posso documentare. Di questa situazione in Comune sono informati tutti da anni e tutto rimane in una immobilità senza soluzione. Posso documentare.

Per questo durante il lockdown abbiamo per disperazione chiesto alle società sportive di provvedere laddove il Comune era inadempiente (posso documentare) ed abbiamo bandito un Avviso per l’indennizzo delle spese sostenute ai fini della messa a norma degli impianti: cioè le società sportive hanno provveduto con la Fondazione a quello che i Servizi comunali non hanno mai fatto. Posso documentare.

Il 25 agosto, cioè una settimana fa, è giunto il parere dei Vigili del Fuoco sull’esame progetto presentato dalle società sportive.

Il 27 agosto scrivevo al Consiglio di Gestione ed all’Assessore la disponibilità – pur in carenza di organico – di farci noi carico degli adempimenti che spettano invece al Comune!

Il 29 decidevamo la convocazione straordinaria di un Consiglio di gestione per oggi 4 settembre, con la quale – pur di aprire – la Fondazione ha dato disponibilità ad accollarsi l’onere dei lavori per la messa a norma. La delega all’effettuazione dei lavori non è arrivata. Alla richiesta di Reggio Audace, giunta solo il 31 agosto non potevamo che rispondere il giorno dopo come abbiamo risposto e come le chiedo di riportare integralmente:

“A riscontro di Vostra mail delle ore 18:51 di ieri, informiamo di comunicazione dei Vigili del Fuoco n. 45201 del 20 agosto u.s., trasmessa tramite P.E.C. in data 25 agosto u.s. e acquisita in atti in pari data al n. 2020/01337/E di protocollo, contenente la seguente specificazione: “Atteso che il termine di adeguamento per l’attività esistente in oggetto, è ampiamente scaduto, ai sensi del D.P.R. 151/11, la stessa, fermo restando le sanzioni di cui all’art. 3 comma 8 del D. Lgs. N. 2017/97, è in difetto di autorizzazione all’esercizio ai fini antincendio. Pertanto l’adempimento delle prescrizioni di cui sopra dovrà avvenire nei tempi tecnici strettamente necessari secondo l’iter procedurale della S.C.I.A. previsto dall’art. 4 del D.P.R. 151/11. Questo comando in assenza di riscontro alle disposizioni in premessa si riserva di eseguire successivi controlli nel periodo ritenuto congruo con l’adeguamento e di adottare i provvedimenti che si renderanno necessari a norma di legge”. Si specifica che ai sensi dell’art. 5, co. 23 del Protocollo d’intesa che regola i rapporti tra Comune e Fondazione “con riferimento agli obblighi degli adeguamenti strutturali ed impiantistici degli impianti sportivi e degli immobili assegnati alla Fondazione, necessari a renderli conformi alle norme vigenti in materia di sicurezza e salute, essi restano a carico dell’Amministrazione Comunale sulla base di risorse appositamente stanziate ed ai programmi di lavoro concordati. Alla luce di quanto precede spiace quindi dover comunicare che la richiesta di utilizzo dell’impianto non può essere accolta fino alla data di messa a norma degli impianti”.

E’ la stessa risposta che ci è toccato dare alle società che svolgono attività nelle palestre per la Ginnastica ed il Tennistavolo in Via Mazzacurati, ove i Vigili del Fuoco in gennaio hanno chiuso gli impianti per una pratica che si trascina dal 2004. Posso documentare.

E’ una situazione analoga a quella delle palestre scolastiche in cui la SCIA è scaduta dal 2019 e che il Comune non ha rinnovato. Posso documentare. E poi potremmo parlare della palestra Guidetti, ove si è imbarcato il pavimento nuovo in parquet, perché entra acqua dalle vetrate, che sono lì forse da quando c’era la Gioventù Italiana del Littorio. E si potrebbe andare nella Palestra di Via don Sturzo, dove sta accadendo lo stesso, dove il pavimento in parquet lo ha pagato la Fondazione e dove, come per la Palestra Guidetti, alla prossima “bomba d’acqua” sarà irrimediabilmente rovinato. Posso documentare. Bisognerebbe chiedere cosa ha patito la società che opera nella palestra Bergonzi e chiedere come mai la piscina De Sanctis, che la Fondazione ha recentemente sistemato, resterà chiusa. In Comune hanno la risposta, perché lì stanno i problemi”.

Domenico Savino Direttore della Fondazione per lo sport

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Una risposta a 1

  1. Luciana pederzoli Rispondi

    07/09/2020 alle 21:17

    Sei un mito! Spero ti seguano altri.

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