Billions in odore di ‘ndrangheta
Valutazioni diverse tra i capo dell’Anticrimine e il procuratore Mescolini

23/9/2020 – L’ombra della ‘ndrangheta si allunga sull’indagine “Billions” di Reggio Emilia, scattata
contro un’organizzazione manageriale dedita alla falsa fatturazione in favore di imprese che eludevano il fisco. I punti di contatto tra l’organizzazione criminale e i clan radicati in Emilia, i cui affari illeciti marciavano pero’ separatamente, li mette in luce Francesco Messina, direttore della centrale Anticrimine della
Polizia. “Qui – dice- sebbene non venga contestata l’aggravante mafiosa, non c’è dubbio che sullo
sfondo si staglia pesantemente questo convitato di pietra che pervade la realtàdi Reggio Emilia da anni. E’ chiaro che le fatture per
operazioni inesistenti non rappresentano il know how specifico di questa organizzazione che l’ha poi esportato in altre parti d’Italia. E non c’e’ dubbio che anche qui da qualche parte, nonostante sia una terra nota per il suo senso civico così diffuso, c’e’ qualcuno che di senso civico ne ha poco e si è prestato a favorire lo sviluppo di questo cancro”.

Il procuratore Mescolini e il capo dell’Anticrimine Messina


A proposito di mafie inoltre, secondo Messina “qui purtroppo non sono più infiltrazioni, c’è una stanzialità evidente”.
Due elementi emersi dalle carte dell’indagine avvalorano la tesi del capo nazionale dell’Anticrimine. Il primo e’ che tra i
destinatari delle misure detentive emesse oggi -cinque gli arrestati in carcere e 17 le persone ai domiciliari – figura anche un esponente di spicco della criminalità
cutrese, tra i protagonisti della guerra di ‘ndrangheta
combattuta a Reggio Emilia negli anni ’90.
Ad avvicinare i clan di Cutro all’organizzazione specializzata in reati finanziari, vi sarebbe un conflitto dei suoi membri con esponenti della famiglia Giardino di Verona, dove i primi avevano subito il furto di 50.000 euro che sarebbero dovuti servire a finanziare un’operazione illegale. A dirimere la questione fu
inviato uno dei vertici dell’associazione, già condannato nel processo Aemilia e oggi in carcere.

Tuttavia il procuratore di Reggio, Marco Mescolini, ha invitato a non confondere “fatti distinti”: perché “se uno produce false fatturazioni non significa che sia un mafioso – spiega- e se un mafioso fa false fatturazioni con altri, ciò non li rende mafiosi a loro volta”.

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