Infiltrazioni mafiose a Reggio
Sotto controllo giudiziario società di costruzioni entrata nell’orbita dei cugini Salvo

13/9/2020 – I tentacoli delle mafie continuano ad allungarsi sull’economia reggiana. Un nuovo tentativo di infiltrazione, che interessa una importante società di costruzioni immobiliari – la LG Costruzioni – che opera nel territorio provinciale, è venuto a galla di recente, e per questo il Tribunale di Bologna ha disposto un decreto di applicazione della misura di prevenzione del Controllo giudiziario per la durata di 1 anno. La società sarebbe finita sotto il controllo di una famiglia palermitana collegata ai cugini Salvo.

Si tratta di un provvedimento che, con riferimento alla sua genesi, è il primo sul territorio nazionale, in quanto proposto all’organo giudicante in forma congiunta da un procuratore distrettuale di Bologna e da un questore di Reggio Emilia, con il supporto investigativo del Servizio centrale anticrimine della Polizia di Stato (lo Sca diretto da Francesco Messina)

La società in questione è la LG costruzioni srl e opera da circa dieci anni nel territorio reggiano e di recente, in seguito ad una modifica della compagine aziendale, è finita sotto esame della Questura reggiana.

“Si è infatti appurato che i soci erano
riconducibili ad un nucleo familiare, facente capo ai cugini Salvo,
originario della provincia di Palermo e il cui capofamiglia, già
condannato per associazione mafiosa in quanto appartenente alla
“famiglia” di Salemi, nel 1992 era stato ucciso in un agguato
di stampo mafioso ordinato e perpetrato dai boss di Cosa Nostra Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca e Antonino Gioè“.

Il collegamento con i cugini Salvo, Ignazio e Nino Salvo – schierati con Totò Riina – sarebbe venuto a galla a seguito della richiesta di rinnovo di iscrizione alla white list della Prefettura di Reggio Emilia.

L’ufficio del governo ha scoperto che la Lg Costruzioni è controllata per l’83% da Giuseppa Puma, la vedova di Ignazio Salvo ucciso nel ’92, e per il 17% dal figlio Luigi. La figlia Maria risulta vicepresidente della società reggiana, ma non ha quote a lei intestate. La vedova e i figli si erano trasferiti dalla Sicilia ad Albinea tra il 2002 e il 2011.

Dalle indagini è emerso che la società favoriva aziende e ditte riconducibili a gruppi di criminalità organizzata di matrice `ndranghetista, appartenenti al clan Grande Aracri di Reggio Emilia e Cutro.

La decisione di sottoporre l’azienda al controllo giudiziario è motivata in un’ordinanza di dodici pagine nella ripercorrono anni di operazioni immobiliari e di intrecci societari. La Lg costruzioni risulta così una società con un numero limitato di dipendenti, ma con un ricorso massiccio al subappalto, condizione tipica di aziende esposte alle infiltrazioni, nonostante sia specializzata in realizzazioni immobiliari di elevata qualità. E infatti le investigazioni dello Sca mettono in luce legami non soltnto con Cosa Nostra, ma con ditte considerate legate o contigue alla ‘ndrina Grande Aracri, che del resto per decenni ha allungato le mani sulla industria edilizia, la compravendita di aree e l’urbanistica del reggiano.

Nondimeno, a conclusione della indagini, la Lg Costruzioni è risultata “un’impresa in bonis”, come rilevato dal Tribunale di Bologna. Ma resta l’imperativo di “arginare le infiltrazioni mafiose nelle attività economiche” . Da qui la scelta di un procedura, quella del controllo giudiziario, meno drastica e invasiva dell’amministrazione giudiziaria o della confisca, che “permette di salvaguardare la continuità dell’attività produttiva“, anche alla luce del piano d’azione presentato dall’azienda nell’udienza del 28 aprile, “per l’introduzione di misure di prevenzione contro le infiltrazioni mafiose nell’organizzazione aziendale” firmato da ricercatori Crime &Tech, spin off dell’università Cattolica, e del Dipartimento di scienze politiche e relazioni internazionali dell’università di Palermo.

Dunque, per effetto del provvedimento, l’azienda continuerà ad esercitare la propria attività imprenditoriale sotto il costante controllo di un giudice delegato e di un amministratore giudiziario individuati dal tribunale. Per adempiere al mandato l’amministratore potrà effettuare continui accessi nella ditta, intrattenere costanti rapporti con i soci per controllare atti di acquisto o disposizione, esaminare scritture contabili, monitorare prestatori d’opera e partner commerciali.

Il Controllo giudiziario, misura meno pervasiva rispetto quella dell’Amministrazione giudiziaria, è stato disposto ai sensi dell’art. 34 bis del decreto legislativo 159/2011, norma che tende a preservare, in una chiave di pura salvaguardia occupazionale, le realtà produttive le quali, per quanto interessate da tentativi di infiltrazione mafiosa, presentino un quadro non del tutto compromesso e tale da consentire la prosecuzione dell’attività economica, pur se in forma “controllata”.

Be Sociable, Share!

3 risposte a Infiltrazioni mafiose a Reggio
Sotto controllo giudiziario società di costruzioni entrata nell’orbita dei cugini Salvo

  1. Marco Rispondi

    14/09/2020 alle 12:01

    Senza nessuno accusare a priori, la cittadinanza chiede verità e giustizia, anche laddove in passato ci si sia fermati per ragioni, tu chiamale se vuoi, di ‘relazioni’, fra pubblico e privato. L’alternanza non e’ contro il potere dominante. E’ il sale della democrazia. Perché a questo può portare l’assenza di alternanza. Siano questi sviluppi quindi da stimolo per chi oggi governa e per chi, ad oggi, fa finta di opporsi o ci riesce male. Verità e Giustizia non hanno colore partitico. Questo vuole la comunità reggiana. Per cambiare pagina, e conferire un nuovo volto alla città. Avanti, con coraggio!

  2. DANIELE Rispondi

    14/09/2020 alle 19:51

    E LA ZINI E ZAMBELLI?

  3. Francesco Rispondi

    15/09/2020 alle 00:13

    A me inquieta che si usino due pesi e due misure. Chi è l’ amico dell’amico, che rischia di andare a fondo? A chi ha ha da perderci? Banche, consulenti, ditte in subappalto, forse cooperative? Oppure è un’ altra delle tante sfaccettature di quella Trattativa, che ha impedito la nomina del procuratore Nino Di Matteo al DAP e che ha scarcerato centinaia di boss che erano in isolamento, per un’ improbabile rischio Covid?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.