Il debito virtù da premiare, il risparmio peccato da scontare: quanto durerà?
Scenari della prossima crisi mondiale

DI FILIPPO BIANCHI DE MARENCHES

25/9/2020 – In tempi di Covid, MES e Recovery Fund, le cronache ci martellano di preoccupazioni circa l’eccessivo indebitamento degli stati, Italia in primis.

Questa continua, legittima quanto morale ossessione sugli effetti dell’eccesso di debito pubblico, distrae su quanto nel mondo sta concretamente accadendo in questo frangente all’esposizione debitoria di Stati, persone, famiglie ed aziende, a livello globale, con le differenze del caso.

La verità, che consegue dall’evidenza, è che il potere finanziario sta nei fatti capovolgendo i canoni debito-credito dominanti nell’era, che sembra oramai preistorica, dei tassi di interesse positivi.

La realtà è che l’attuale sistema finanziario – da cui promanano, ahinoi, in questo mondo alla rovescia, quello economico e sociale – non può assolutamente permettersi tassi anche solo lievemente positivi, semplicemente perché tutto il sistema andrebbe in default in brevissimo tempo, iper-indebitato com’è, ad ogni livello; in particolare in testa (sistema bancario finanziario; Stati e relative partecipate) più che in coda (persone, famiglie, piccole e medie imprese).

Poiché il sistema dei tassi negativi è drogato allo stremo di liquidità senza valore intrinseco, e poichè la liquidità da strumento è divenuto il fulcro del sistema bancario e finanziario, viviamo nel contesto in cui questa tossicodipendenza, anziché essere curata, viene alimentata ed abusata.

Se la moneta non vale nulla, piuttosto che restituirle valore ed utilizzarla in modo equo, se ne abusa, aggravando i mali della dipendenza. Non più dunque moneta come strumento di funzionamento e supporto dell’economia reale, ma moneta come nucleo fondante delle deviazioni dell’economia finanziaria.

Cash is King, come si suole dire. Ma il re è nudo, perché non vale nulla e usa male il suo potere, essendo usato da geni del male.

Non c’è allo stato metadone che possa disintossicare il sistema da questa tossicodipendenza; ci vorrebbe una cura da cavallo che dovrebbe passare dal diniego e dallo sfascio del sistema medesimo, intrinsecamente marcio, per poi ripartire dalle sue macerie, per ricostruirlo, dalle fondamenta. Su questo punto torniamo poi.

Quanto premesso, cosa vuol dire, oltre il significato prettamente monetario, sistema finanziario-economico-sociale a tassi negativi?

Vuol dire, banalmente quanto drammaticamente, che il denaro vale meno che zero.

Che, al netto di disquisizioni giuridiche e sociali su natura intrinseca di debito e credito, chi si indebita va remunerato. E che chi fa credito, deve pagare. Debitore ricompensato, creditore punito, in altri termini. Non è solo un fatto monetario. E’ una rivoluzione (rectius, perversione) culturale, ideologica, (dis)valoriale. Specie se si pensa al fatto che questa regola vale per i comandanti, più che per i comandati.

E’ quanto già da tempo accade sui mercati finanziari, ad esempio quello dei derivati scambiati fra istituzioni finanziarie: il debitore incassa, il creditore paga, interessi. Peccato non accada, ad esempio, per i TAN e I TAEG di finanziamento per l’acquisto di beni di consumo necessari da parte della gente. Perché l’economia reale, come sempre, paga il prezzo per l’economia finanziaria. E il popolo paga il prezzo per le scelte del potentato finanziario.

Vale la pena evidenziare come l’affermazione di questo canone inverso fra debito e credito sia frutto non solo di deviazioni private, ma anche e soprattutto di manovre pubbliche, che vedono coinvolti in primis le banche centrali e tutto il sistema bancario-finanziario, oltre che le grandi corporation internazionali, che oramai agiscono e fungono da vere e proprie entità private sovranazionali, finanziarie occulte, in senso letterale: sopra gli stati e le nazioni.

Anziché governare la politica monetaria e gestirla in modo sano, il sistema economico finanziario pubblico asseconda lo status quo, perseguendo i fini di un piano diabolico, in base al quale “con la leva del debito si può sollevare il mondo”. Metadone, condizioni irreversibili, quindi eutanasia del sistema. Leva del disastro.

Canone inverso, dunque: il debitore incassa interessi, il creditore paga interessi. Poteva sembrare follia. Invece è realtà. C’è un mondo dietro.

Cosa vuol dire, in fondo, che il creditore deve pagare interessi? Che fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Che regna la cultura del sospetto, della speculazione, della truffa, dell’abuso di diritto e di fiducia. Che promettere, senza dare e senza avere, è la regola. Che, andando più al fondo e indietro nei tempi, l’esperienza economico – sociale benedettina medioevale è crocifissa, perché non possa più risorgere a vita nuova, dopo aver resuscitato l’umanità dall’incubo dei fasti, divenuti nefasti, dell’impero romano, per secoli, fino all’altro ieri.

Significa che il risparmio, in Italia costituzionalmente garantito quale frutto del lavoro, pietra angolare della laicità e della fede, sebbene in termini diversi, diventa peccato. Se risparmi e credi di avere diritto a un equo ritorno dalle tue eccedenze da sacrificio, hai sbagliato tutto. Se invece sprechi, e ti indebiti dopo aver sprecato, vai premiato. Se consumi e vuoi consumare più di quel che produci e possiedi – quindi, ti indebiti – fai bene, sarai ricompensato. Se pretendi ciò che non hai, a tutti i costi, vai aiutato in questa mission impossible verso il baratro.

E’ la cultura del no limits, del vorrei anche se non posso. Del sogno che si involve a pretesa, contro la realtà.

In un mondo dominato dalla finanza che fa leva, ossessivamente, sul debito, il debito da vizio diventa virtù. Non una con-versione, ma una per-versione, l’affermazione di questo canone inverso, che pervade l’intera società, originando dal sistema finanziario a monte e contagiando il sistema sociale a valle.

Perversione che, non da ultimo, opprime il valore, il coraggio e la visione di investimenti virtuosi. Perché investire sano non conviene nel mondo dei tassi negativi. In questo mondo pervertito, domina l’investimento speculativo ed il consumismo ossessivo.

Debito ossessivo e investimento speculativo sono il mix letale, fatale, per un economia sostenibile che mette al centro la persona, la società, la famiglia, il lavoro.

E v’è di più: vige una convinzione luciferina circa il fatto che questo circolo vizioso potrà continuare all’infinito, con la dolosa combutta delle istituzioni pubbliche: basterà stampare moneta, aumentare a dismisura la massa monetaria in circolazione, trappola della liquidità all’infinito, debito e denaro comodo (per pochi, non per tutti), per continuare ad essere premiati per queste condotte nefaste.

Questa convinzione, basata sulla supremazia del potere finanziario, dimentica però un dettaglio (!) non trascurabile: la realtà, fatta di persone, popoli, comunità – come piace chiamarla a quelli del nuovo umanesimo – che potrebbe, forse, un giorno, sovvertire il canone della finanza al potere, affermando il canone inverso del canone inverso, così ripristinando il canone della dignità dell’uomo.

La suggestione di un certo potere finanziario umanoide parte dal postulato che le masse sono e saranno sempre buoi, servi, schiavi, da opprimere col dolcetto scherzetto che si riserva ai bimbi (e ai grandi) di Halloween. Questo postulato è assai fragile, inverosimile.

Ci sono esperienze nel mondo che dimostrano che fra le masse c’è desiderio di verità, di giustizia. C’è voglia di combattere per una nuova vita, a costo della propria vita. Perché la realtà la puoi abusare ed occultare, ma non si può estirpare. Alla fine si prende ciò che è suo.

Per questo non è così probabile che la prossima crisi globale, come le precedenti, abbia una origine finanziaria.

Potrebbe essere invece una crisi del reale, una ribellione della realtà sugli artifici finanziari, una crisi sociale che determina quella finanziaria ed economica. Una rivoluzione catartica dei popoli molto differente da quelle passate, per ragioni, obiettivi e modalità, che metta al centro la dignità dell’uomo, oltre le ideologie. Guardiamo alla Cina, ai fatti di Hong Kong, per fare un esempio.

E’ davvero realistico che due miliardi di persone siano disposte a farsi trattare così all’infinito da una stretta cerchia di comunisti capitalisti al potere? Può bastare la svalutazione competitiva e illegale di una moneta a risolvere questo dramma umano?

Ma guardiamo anche a questa Europa unita nel nome di una moneta di facciata, che ha due facce, opposte per quanto vicine, proprio come quelle della moneta che la (de)costituisce.

Che ne è dell’Europa dei popoli e delle nazioni? Se crisi, ad oriente e/o occidente del mondo ci sarà, è più probabile che sia sociale o finanziaria? Contro le attese, chiamiamole pure certezze, di un certo potere dominante, potrebbe essere la crisi sociale, la crisi identitaria di un uomo che rivendica la sua centralità, a causare una crisi finanziaria ed economica, ripristinando il canone oggi invertito, fino al requiem dell’umano.

Una nuova alba sociale, di stampo umano, che ben potrebbe valere il ritorno al pagamento di un tasso ragionevole sul debito sano. E di una equa remunerazione del credito meritevole, come degli investimenti virtuosi. Che ci possa fare sanamente ricredere sulla bontà e l’opportunità del tasso zero, o negativo. Ripristinando così le sane origini dell’esperienza benedettina, che non a caso fulgeva splendente nell’era oscura – lasciamo che il mainstream progressista continui a crederlo – del Medioevo.

Perchè possiamo, finalmente, uscire, dall’oscurità – questa sì, vera oscurità, di false luci che abbagliano – di questa era, che a furia di propinarci la pretesa e la suggestione del no limits, sta imprigionando l’umanità lontano dalla realtà, che è invece il primo dei sogni da vivere, pienamente e intensamente, e gratis, per una gioia vera. E’ questo l’investimento, è questo il credito, che dobbiamo alla nostra vita, al nostro presente. Per il nostro futuro. Altro che tasso zero, o negativo, per possedere ciò che non si ha, indebitandosi, alla conquista di una euforia effimera, che alla fine restituisce solo disperazione.

Perché, in fin dei conti, l’interesse negativo riflette la negazione dell’interesse, reale, dell’uomo: la propria consistenza, la sua felicità.

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