Emersione immigrati: Reggio 3 mila 600 domande, quasi tutte di colf e badanti

4/9/2020 – Sono oltre 3.600 le domande di regolarizzazione di lavoro presentate da lavoratori immigrati non in regola nella provincia di Reggio Emilia:in gran parte (3.509) riguardano il lavoro domestico e di assistenza e la parte restante (145) il lavoro subordinato nel settore agricolo. In Emilia Romagna sono state inviate 18.107 domande riferite al settore domestico e 2101 domanda riferite al settore agricolo.
Dopo una prima fase piuttosto convulsa dovuta principalmente alla carenza di provvedimenti procedurali, durata dal 1° giugno al 15 agosto, in cui non senza notevoli difficoltà si potevano inviare le istanze di regolarizzazione, da metà agosto è scattata la cosiddetta ‘fase due’ con l’istruttoria delle domande e la vera e propria regolarizzazione del rapporto di lavoro.
“Un intento, quello della regolarizzazione ed emersione dei rapporti di lavoro, che va certamente nella direzione giusta, ma che nella pratica si è concluso con una risposta parziale, come dimostrato dalla proroga dei termini per presentare le istanze di regolarizzazione dal 15 luglio al 15 agosto, senza comunque raggiungere il numero di domande stimate” afferma Domenico Chiatto, segretario Cisl Emilia Centrale, che sottolinea come “oltre a colf e badanti e lavoratori agricoli, l’iter avrebbe potuto e dovuto comprendere anche altri settori come l’edilizia, la logistica, il turismo…, diventando in questo modo un’occasione per quantificare e far emergere dall’invisibilità questi lavoratori, in modo da offrire loro risposte in termini di tutele e garanzie lavorative, sanitarie e sociali. Senza contare che la regolarizzazione sarebbe stata un naturale freno al loro reclutamento illegale, una pratica purtroppo molto utilizzata anche nella nostra provincia”.


“Ora, visto lo stato dell’arte, siamo in una fase in cui – aggiunge Franco Saracino, responsabile Caf Cisl Emilia Centrale, che ha al suo interno uno sperimentato servizio Colf e Badanti – il datore di lavoro che ha presentato istanza per assumere un cittadino migrante ha due strade percorribili: aspettare la chiamata della Prefettura che potrebbe comportare tempi molto lunghi con il rischio del venir meno delle condizioni del rapporto di lavoro; oppure nell’attesa se intenzionato a iniziare da subito il rapporto di lavoro, procedere alla stesura di un vero e proprio contratto. Al di là di quale percorso si scelga, il nostro appello è che per evitare pasticci e complicazioni, il datore di lavoro si affidi sempre a operatori professionali, seri e qualificati”.
“E ciò per un duplice motivo – prosegue Saracino – Da un lato si tutela il datore di lavoro, visto che proprio questa seconda fase, sulla base delle indicazioni della circolare n.2399 del 24 luglio 2020, redatta in modo congiunto del ministero dell’Interno e da quello del Lavoro e delle Politiche Sociali, pone in capo allo stesso datore una serie di obblighi e doveri; dall’altro si tutela l’opera dello stesso lavoratore immigrato”.

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