Centomila libri maltrattati
“Quella moneta per la cultura è una pagina nera per la storia di Reggio e della Diocesi”
Lettera aperta di uno studioso al vescovo Camisasca

27/9/2020 – Luigi Rigazzi, bibliofilo, saggista, studioso dell’Antico Testamento e storico libraio antiquario di Reggio Emilia, ha inviato questa lettera aperta al Vescovo Massimo Camisasca sulla recente iniziativa “Una moneta per la cultura”.

DI LUIGI RIGAZZI

Eccellenza,

Vorrei esprimerLe una mia personale riflessione sull’iniziativa “Una moneta per la cultura”. Questa operazione da Lei voluta e perpetrata è stata annunciata da un suo messaggio in data 4 settembre col quale ha dato il via all’evento poi ripreso dai vari comunicati stampa ai quotidiani reggiani che ne hanno dato ampio risalto.

Si è tentato di far passare come una grande operazione culturale lo
smembramento della Biblioteca del Seminario, Biblioteca storica, importantissimo patrimonio della Diocesi e della città di Reggio Emilia, e non una semplice vendita di libri propri del Vescovo Camisasca.
Le esequie non erano evidenti ma camuffate dietro il paravento di una
apparentemente lodevole iniziativa: “Una moneta per la cultura”, ovvero: paghi un euro e porti a casa un libro, doppio o inutile, scartato in seguito all’unificazione della Biblioteca del Seminario e della Biblioteca dei Frati Cappuccini.
Il ricavato, a detta del promotore, il vescovo Massimo Camisasca, è finalizzato a favorire lo sviluppo di quella che sarà la nuova Biblioteca Teologica Città di Reggio.
Il silenzio assordante nel quale si è consumato il tutto ci rende immeritevoli perfino di lamentarci.

La Biblioteca del Seminario aveva una storia lunghissima, vi erano confluiti lasciti di grandi personaggi di questa città, sia presbiteri sia laici, che avevano avuto la bellissima idea di regalare il loro patrimonio culturale alla suddetta Istituzione, affinché generazioni presenti e future ne potessero beneficiare.

Fra i più importanti donatori ricordo Mons. Leone Tondelli, uno dei più insigni uomini di cultura di Reggio Emilia e fra i più grandi studiosi dell’abate Gioacchino da Fiore; Don Pietro Lombardini, tra i massimi studiosi del Giudaismo, professore di ebraico, e insigne biblista e di cui mi onoro di essere stato amico fraterno e allievo per oltre trent’anni. Spero e mi auguro che il “fondo Don Lombardini” sia stato salvato e risparmiato da questo scempio.

Eccellenza, non si può venire a raccontare, che gli oltre centomila volumi sono doppioni della Biblioteca del Seminario e della Biblioteca dei frati cappuccini. Per la tipologia di biblioteche dei due enti, che sono
centri di studio e di consultazione, i libri doppi e alle volte tripli, possono anche servire. Io stesso per oltre trent’anni ho usufruito della consultazione dei testi delle due biblioteche per i miei studi e per la pubblicazione dei miei libri.
Ora intervengo anche come vecchio libraio antiquario, quasi ottantenne, e che per moltissimo tempo è stato il mio mestiere.
Eccellenza, ho comprato e venduto migliaia di libri che acquisivo da raccolte private o da colleghi, libri, che prima di essere messi in vendita, catalogavo, facevo una scheda, li cellofanavo e solo dopo entravano sul mercato. Le posso assicurare, che lo scempio, la mancanza di cura e di amore verso la miriade sterminata di volumi che ho visto in Piazza Prampolini non mi era mai capitato di vederlo.

Il restauro della biblioteca Capitolare (detta dei Canonici)

Ho partecipato a centinaia di mercati e di mostre specializzate, e le posso garantire che l’ordine e la cura con cui i miei colleghi ed io li trattiamo non l’ho certo riscontrata in Piazza. Al contrario i libri erano letteralmente buttati alla rinfusa per terra, o in scatoloni, o alla rifusa sui banchetti, senza cura, senza amore.

I libri sono “sacri” sono l’avvenire dell’homo sapiens, sono la fonte dove le generazioni di oggi e quelle future possono e potranno abbeverarsi e attingere dagli autori contemporanei o del passato, come abbiamo fatto noi sino ad oggi.

Ancora adesso a distanza di oltre duemila anni, l’umanità intera piange la distruzione della Biblioteca di Alessandria, dove secondo
alcune fonti bruciarono oltre settecentomila volumi. Eccellenza, il restauro della Biblioteca dei Canonici e il trasferimento di parte dei volumi della Biblioteca del Seminario in quella dei Frati Cappuccini non compensa la scomparsa di una istituzione storica come la raccolta del Seminario.

Il Draco Magnus dal Liber Figurarum di Gioachino da Fiore, tesoro principale della biblioteca del Seminario. E’ il primo codice, uno dei tre esistenti al mondo, scoperto a Reggio da monsignor Leone Tondelli nel 1937. Sino ad allora il Liber Figurarum si riteneva perduto, o leggendario

Le biblioteche non sono una massa di libri, ma organismi viventi che raccolgono le memorie di chi ci lavora, di chi ci ha lavorato, di chi le frequenta, i lasciti, le donazioni, l’acquisto, la schedatura ecc..
E mi permetto di insinuare che con l’operazione sul Seminario ristrutturato per l’Università si sarebbero potuti trovare finanziamenti per la collocazione della Biblioteca del Seminario.
Eccellenza, la missione delle biblioteche è fondamentale: tre sono i pilastri su cui poggiano la loro esistenza: la conservazione, la fruizione e la valorizzazione dell’intero patrimonio culturale dei testi contenuti. Perché il patrimonio ivi conservato non è per pochi, ma è un bene di tutti e per l’articolo 5 della legge finanziaria del 1986 le biblioteche di conservazione sono considerate “giacimenti culturali”, cioè patrimonio culturale ed economico di questo paese.

Quello che esce da questa operazione pseudoculturale è, da una parte, la svalutazione del libro in sé, ridotto a merce di scarto senza valore se non residuale e, dall’altra, la diminuzione dell’importanza degli studi biblici e teologici nel cammino di formazione dei preti e di quanti hanno a cuore la ricerca delle radici del proprio essere cristiani o semplicemente uomini che pongono domande e cercano risposte.
Eccellenza concludo, ed è un mio personale giudizio, l’operazione portata a termine con la dicitura: “ Una moneta per la cultura” non è stata un’operazione “culturale”, ma una giornata nera per la storia di questa Città e della Diocesi. (Luigi Rigazzi)

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38 risposte a Centomila libri maltrattati
“Quella moneta per la cultura è una pagina nera per la storia di Reggio e della Diocesi”
Lettera aperta di uno studioso al vescovo Camisasca

  1. Dino Angelini Rispondi

    27/09/2020 alle 22:04

    “La cultura non sarà al suo posto” –> profetico!!

    • Tartaglione Maria Giulia Rispondi

      29/09/2020 alle 14:55

      Mi domando come una alta autorità della chiesa cattolica non riesca a capire che la città e la diocesi che amministra abbiano una sua storia una sua cultura una sua identità . Storia che è stata descritta studiata da chi ci ha preceduto da preti , da studiosi che hanno dedicato con passione e amore i loro studi e loro ricerche fatte non certo i n era computer ma ricercando negli archivi, nelle biblioteche che li avevano gelosamente conservati perchè le generazioni future ne potessero usufruire. E non mi si venga adire che tanti di quei libri buttati a terra senza un minimo di riguardo e rispetto erano dei doppioni, non c’era la possibilità di utilizzarli o conservarli in altro modo ? .E poi 1 euro è il massimo dell’indecenza neanche un foglio di carta bianca costa un euro è lo spregio più significativo fatto dal Vescovo a Reggio ,ai suoi abitanti e alla sua storia.

  2. Maria Grazia Rigazzi Rispondi

    28/09/2020 alle 09:41

    Sono pienamente d’accordo su tutto quello scritto da Luigi Rigazzi

  3. Susanna Fattori Rispondi

    28/09/2020 alle 10:35

    Coraggioso Rigazzi! Condivido, senza riserve, il suo pensiero. Grazie

  4. Giacomo Cruvetti Rispondi

    28/09/2020 alle 12:48

    Mi ricorda la distruzione della biblioteca di Alessandria d ‘ Egitto…..

  5. Antonia Rispondi

    28/09/2020 alle 15:16

    Grazie, Luigi, per aver messo nero su bianco al suo pensiero che penso sia anche quello di molti reggiani come me che si sono sentiti, ancora una volta, presi in giro da personalità altolocate facendo passare per “bene” collettivo ciò che in realtà è solo puro tornaconto personale o quanto meno di una ristrettissima elite.

  6. Carlo Menozzi Rispondi

    28/09/2020 alle 15:29

    Sono passato la domenica. Mi si è stretto il cuore a vedere quella moltitudine di libri buttati a terra, su tavolini improvvisati. Io che quando cerco qualche libro o stampa antica nei mercatini, li sfoglio in punta di dita per non rovinarli… Se si voleva fare veramente una operazione culturale, secondo me, si sarebbe dovuto agire in modo diverso. Soprattutto per il rispetto verso i libri stessi e per chi, come diceva il sig. Rigazzi, per coloro che hanno donato le loro biblioteche alla diocesi. Mi è sembrata proprio una mera operazione commerciale.

  7. Anna Rispondi

    28/09/2020 alle 15:32

    Concordo pienamente con quanto scritto. Ho acquistato diversi libri perchè volevo conservare un po’ della cultura ecclesiastica della biblioteca del seminario e di quella dei Frati cappuccini .

  8. Paola Scopece Rispondi

    28/09/2020 alle 17:32

    “Uno sfregio e uno scempio che rimarrà come macchia sull’operato della Diocesi, e che molte persone non potranno dimenticare”. E’ questa la frase conclusiva della bella e commovente lettera del professore Luca Manini a commento della funesta iniziativa “Una moneta per la cultura” censurata da “Il Resto del Carlino” e seguita da una ben penosa risposta della Direzione del giornale.Cosa aggiungere? “C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare” leggiamo nel Qoèlet (3,7). Anche per una eremita che ha fatto del silenzio e del nascondimento la forma del suo vivere. Sono giorni carichi di amarezza e di sofferenza, che vanno posti nella mano misericordiosa del Signore perché fasci le nostre ferite e guidi i nostri cuori alla pace e alla conversione. Il sig Rigazzi, che ringrazio, rileva il silenzio assordante. “Ubi solitudinem faciunt pacem appellant (Tacito). Creano il deserto e lo chiamano pace. Nell’Apocalisse leggiamo: “Sì-dice lo Spirito-essi riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono” (15.13). Riposeremo tutti nel Signore e tutti, finalmente, nella Luce, comprenderemo. (Apocalisse 15,13)

  9. Gloria Braicovich Rispondi

    28/09/2020 alle 17:42

    Complimenti signor Rigazzi, bella lettera, molto chiara, rispecchia certamente il pensiero di molti di noi reggiani. È stato davvero un peccato….

  10. Noris Rispondi

    28/09/2020 alle 17:48

    Noris
    Confermo quanto già detto a Luigi : sono completamente d’accordo. Niente da aggiungere se non pensare che l’improvvida operazione sia dovuta ad improvvisazione e mancanza di umiltà nel non coinvolgere le persone che nella comunità dei presbiteri e dei laici possono dare indicazioni professionali e/o disponibilità. Sempre personalmente non penso che siamo dinanzi ad un “malvagio disegno di un gruppo di potere” ma … vedi sopra.

  11. Gianpaolo Anderlini Rispondi

    28/09/2020 alle 19:09

    Bravo Luigi!
    Quando muore una biblioteca piangono le generazioni passate, presenti e future!
    Speriamo che il Liber figurarum non vada disperso… o che non sia stato venduto a 1 euro!

  12. Giovanna farri Rispondi

    29/09/2020 alle 08:47

    Quando quel giorno sono passata per la piazza non credevo ai miei occhi: tutti quei poveri libri accatastati su bancarelle improvvisate in balia di potenziali acquirenti che frugavano tra la “merce” ,magari speranzosi di portarsi a casa il libro raro al modico prezzo di 1 euro. Che tristezza e che vergogna!

  13. Dimma Rispondi

    29/09/2020 alle 15:36

    Concordo con il Sig. Luigi. Ero stata informata di tale iniziativa da una email inviatami dall’AC. Ammetto che ci sono andata: non credevo ai miei occhi! Ho consultato tanti libri, ma mentre li sfogliavo mi si stringeva il cuore, li riponevo con tatto, consapevole del fatto che stavo assistendo ad una violazione ed un maltrattamento “fisico” di quell’immenso patrimonio librario SENZA PRECEDENTI. Perfino gli avventori portavano rispetto per quei libri!!!

  14. OMAR LONGAGNANI Rispondi

    29/09/2020 alle 22:18

    Concordo con lo sgomento degli interventi precedenti.Sarei peraltro molto curioso di conoscere le ragioni di chi ha apprezzato la mesta iniziativa.

  15. maria alberici Rispondi

    30/09/2020 alle 09:03

    quando ho letto che offrivano dei doppioni ci ho creduto.ho altro per la testa e non mi sono preoccupata di verificare a cercare a mia volta un testo,ad esempio una bibbia dato che quella che ho è diversa da quella che ho letto cinquantacinque anni fa. grazie.
    maria

  16. Gian Franco Riccò Rispondi

    01/10/2020 alle 11:23

    Un caro saluto per Rigazzi ma non lo seguo quando sembra confondere “una moneta per la cultura” con i falò che illuminavano i roghi dei libri nel novecento. Sono andato due volte, mi è sembrata una bella festa per i reggiani che amano leggere i libri, qualche libro malconcio ci sarà stato però anche collocati negli scaffali quando non sono rilegati si rovinano se non viene fatta manutenzione. Per me è confortante che tanta letteratura abbia ripreso a vivere nelle abitazioni private e non finisca nel sepolcreto della cultura. I libri non tramonteranno mai tuttavia a Reggio e provincia un esame del settore andrebbe compiuto, piccole librerie hanno chiuso mentre hanno aperto alcuni librai dei modernariato, i mercati del libro sono asfittici e ci mancava solo il “covid” a rendere la situazione difficile. L’iniziativa della Diocesi ha messo in rilievo che c’è vita e passione di una parte dei reggiani per il libro stampato, e dico grazie al Vescovo Camisasca per averlo posto in evidenza con un incontro pubblico bello e utile.

  17. Paola Rispondi

    01/10/2020 alle 15:15

    Ringrazio il sig. Riccò per il suo commento, che dimostra come sia potuto perpetrare l’assassinio di una storica biblioteca dopo anni di agonia. Consumata,è da notare, nell'”assordante silenzio” soprattutto del clero reggiano.

  18. Filippo Sentimenti Rispondi

    01/10/2020 alle 15:30

    Una delle cose che mi ha colpito di questa triste vicenda è l’uso del linguaggio: l’espressione “Una moneta PER LA CULTURA” fa pensare ad una azione a favore della cultura e del sapere mentre, in questo caso, è esattamente il contrario.
    Si chiude una biblioteca e si disperdono e perdono migliaia di libri.
    Quante volte abbiamo visto il potere usare le parole per rendere ambigua o coprire la propria volontà e i propri veri obiettivi.
    MI ricorda un vicino di casa che, mentre bruciava dei libri in strada, diceva di apprezzare il calore derivante dalla cultura.Mah

  19. Fiamma Rispondi

    01/10/2020 alle 16:33

    Mi spiace di essere venuta a conoscenza di questa vicenda, per me surreale,in ritardo.
    Mi sembra impossibile disfarsi di una biblioteca così importante, scrivendo che si tratta di smaltire doppioni.Mi pare che mentire,sapendo di farlo,è veramente assurdo.
    Una biblioteca che si rispetti come questa, almeno per sentito dire da studiosi che l’hanno frequentata regolarmente e da addetti ai lavori,non deve neppure svendere doppioni o tripli,come buona regola e serietà.
    Capisco che la stampa non abbia agevolato una protesta che doveva esserci da parte della popolazione in genere attenta alla cultura, ma neppure dagli addetti ai lavori,dai politici. Silenzio assordante, come è stato scritto, da Luigi Rigazzi, che certamente conosce da studioso e da libraio la situazione della Biblioteca del Seminario.

  20. Giorgio de Giorgi Rispondi

    01/10/2020 alle 17:14

    Chi ha pianificato diabolicamente questa operazione sa bene che, soprattutto oggi, l’etichetta vale più del contenuto. Piantate una selva di deturpanti pale eoliche, chiamatela liricamente “Parco eolico” e la bruttura e lo scempio diventano un “valore”! Una sottile operazione di marketing c’è dietro le studiate parole utilizzate per comunicare un altro olocausto, quello di un patrimonio incalcolabile sputtanato come stracci vecchi e inutili col falso e calunnioso pretesto di doppi, tripli, o libracci.
    Quante bugie da chi dovrebbe seminare Verità!
    Un serpente disse a una donna(così mi pare sia scritto in un vecchio forse ormai svenduto libro!) che mangiando un certo frutto sarebbe ascesa al livello di Dio… Cosa si perde nel credere ad astute menzogne di chi di falsità e doppietta ha fatto uno stile di vita lo si capisce solo quando è troppo tardi…e ci si scopre “nudi”. Ma non c’è da temere: certamente lo sfregio alla città avrà un bis, visto il celebrato successo della edizione precedente, favorito non da sacerdoti dell’informazione, ma da stregoni dello scoop!

  21. Rossana Benevelli Rispondi

    02/10/2020 alle 07:33

    “La cultura non sta al suo posto” – slogan dell’amministrazione comunale-
    “Una moneta per la cultura “ – ignoro l’autore – entrambi espressione “culturale” della brutale fase storica che stiamo vivendo. Marketing, tutto e sempre marketing in tutti i settori…..per là visibilità per il consenso ecc

  22. gioia Rispondi

    03/10/2020 alle 10:04

    Non allarmiamoci. E’la cultura all’insegna del dio quattrino e del marketing, come giustamente ha detto qualcuno. Mi ricorda il vecchio detto cittadino ” la cesa l’ee una botega” che usa i paroloni per fare affari e dividere la gente .Non a caso si pensa, con molta presunzione, di far dei corsi di cultura politica per cattolici,così come qualcun altro potrebbe organizzare corsi similari per atei.Nel contempo si agevola lo sviluppo di santoni illuminati, che ricordano il profondo medioevo e i paesi del sottosviluppo. Come se la società, anziché essere un tutt’uno, fosse invece divisa fra gruppi diversi. Anziché progredire si torna indietro. Ma nessuno potrà fermare, neanche i fautori di divisione o quelli convinti di possedere la verità,l’evolversi in positivo della società.

  23. Cesarino Rispondi

    03/10/2020 alle 15:08

    Se gli giovasse un po’ di visibilità, avere il proprio nome nella storia associato (anche se sproporzionatamente) a quello del califfo Omar (585-644) non sarebbe cosa da poco!

  24. giu Rispondi

    03/10/2020 alle 16:19

    Ognuno ha i suoi obiettivi. Gli si può predisporre anche un mezzo busto da mettere sull’ingresso magnificamente ( ?????!!!!) sistemato del Duomo. Il pericolo è che prima o poi le statue possono essere abbattute, specie per quelli che più che santi pretendono di fare i politici.

  25. giu Rispondi

    03/10/2020 alle 16:20

    Ognuno ha i suoi obiettivi. Gli si può predisporre anche un mezzo busto da mettere sull’ingresso magnificamente ( ?????!!!!) sistemato del Duomo. Il pericolo è che prima o poi le statue possono essere abbattute, specie di quelli che più che santi pretendono di fare i politici.

  26. Pietro & Anna Rispondi

    04/10/2020 alle 20:26

    Abitiamo a Verona, ma siamo originari di Reggio. Condividiamo l’amore per i libri e per la cultura. Le biblioteche sono per noi fari nel mare dell’ignoranza. Non capiamo come sia stato possibile cancellare un tale riferimento per la Città di Reggio, divenuto grande anche grazie alle donazioni ed ai lasciti. Apprezziamo la voce di Luigi Rigazzi che si è alzata coraggiosa e autorevole a difesa di un bene così prezioso.

  27. Francesco Veroni Rispondi

    05/10/2020 alle 08:15

    Sono senz’altro d’accordo con Luigi, che ringrazio per il suo prezioso contributo.
    Trovo tutta questa iniziativa un fatto esemplare di come la cultura e, più specificatamente, lo studio vengano tenuti in considerazione dalle istituzioni ecclesiali, quantomeno quelle reggiane.
    Certo aver cura dei libri può essere lavoro impegnativo, ma senz’altro necessario.

  28. Notaio Maria Panessa Rispondi

    05/10/2020 alle 22:13

    Sono appena rientrata a Reggio dopo tre mesi, non ero a conoscenza di tale poco lodevole iniziativa e con tutto il rispetto per mons. Camisasca non posso nascondere la mia delusione , tanto più che il nostro vescovo oltre che pastore è stato uno scrittore di libri da lui personalmente autografati in occasione della vendita presso la libreria delle Paoline in via Emilia . Sinceramente devo ammettere che proprio non me lo sarei aspettato.

  29. Laura Rispondi

    06/10/2020 alle 11:18

    E così abbiamo la prova di come le azioni promozionali finalizzate alla vendita siano ben altra cosa dall’amore e dal rispetto per la cultura. Ma stiamo in pace: andranno avanti per la loro strada senza curarsi delle nostre parole. Altro che pastore!!

  30. Giorgio Rispondi

    06/10/2020 alle 18:13

    Tra le testimonianze più interessanti di promozione culturale cattolica c’è la messa a disposizione di biblioteche ecclesiastiche aperte al pubblico ben prima della rivoluzione francese. La conservazione di questo patrimonio oggi assume almeno due valenze: una di “giustizia sociale”, grazie alla pubblica fruizione che consente a chiunque di accedere a branche di conoscenza e di farlo gratuitamente; l’altra di conservazione e preservazione del materiale in un momento in cui tutta la trasmissione dei dati sembra trasmigrare su supporto “immateriale”, con forti rischi di perdita di tanta parte di testi letterari, storici, artistici, scientifici.
    Questo sembra non interessare guru improvvisati del marketing culturale! Ma dai frutti si riconosce la pianta e i frutti manifestano le radici…
    Svegliati Reggio! Reagisci! Sii degna delle radici di civiltà che hanno caratterizzato la tua identità. Alza la voce. Fa che l’eco della tua indignazione sia sentito fino a Roma!

  31. giuseppe d'arimatea Rispondi

    07/10/2020 alle 19:29

    A dir il vero prima della rivoluzione , anche reggiana, le biblioteche dei Gesuiti erano riservate ai nobili ed agli ecclesiastici, così come la scuola, che era privata e gestita dagli stessi Gesuiti. Poi con la rivoluzione reggiana del ’96 la biblioteca divenne pubblica e si potenziò, come divennero pubbliche le scuole con l’inserimento di molti insegnanti per combattere l’analfabetismo( a reggio eravamo al 90%). Con la restaurazione tutto tornò al potere privato ecclesiastico e ritornarono i Gesuiti che si impossessarono di nuovo della scuola e della biblioteca pubblica, ma il seme era stato gettato.

  32. Giorgio Rispondi

    08/10/2020 alle 04:08

    Pregiatissimo Giuseppe, mi riferivo ovviamente a casi illuminati,che ho evitato di circostanziare per ovvie ragioni di spazio. Malgrado posizioni ideologiche che inficiano o minano ancora l’oggettività della promozione culturale messa in atto dalla Chiesa nei secoli, le istituzioni ecclesiastiche hanno sempre agito puntando alla elevazione culturale.Tenuto conto del generale analfabetismo,abbastanza comprensibile che i più non avessero accesso ai libri. Ma accanto ai gesuiti, che hanno puntato progressivamente alle elite, c’era chi operava per strati sociali meno fortunati e perfino per l’alfabetizzazione femminile. Questo tanto in Italia come in altri paesi europei. E, sottolineo, con episodi di apertura al pubblico delle proprie biblioteche da parte di vescovi che istituzionalizzano un servizio culturale con ricadute sociali. E questo si chiama CULTURA, ovvero trasmissione di saperi. Mi scusi se mi sono permesso di tentare di articolare meglio il mio pensiero. Resta il fatto che Reggio ha visto distruggere un importante e fondamentale giacimento culturale tra menzogne melensi, indifferenza dei più, speculazioni di qualcuno, ignavia e omertà della classe politica, complicità dei media, apatia e sonnolenza perfino del mondo intellettuale locale. E questo è triste. Forse tragico!

  33. Carlo Rispondi

    08/10/2020 alle 17:43

    Buonasera, mi sono trovato alla mattina di quel funesto sabato in piazza e ho visto e fotografato una situazione inverosimile. Libri antichi e libri timbrati sparpagliati ovunque. Commercianti che si accaparravano i “pezzi” migliori(è il loro lavoro) e persone che scavavano letteralmente dentro a cartoni colmi di volumi.
    Cito da un giornale locale del 2018:
    “La biblioteca del Seminario andrà poi poco lontano. Verrà infatti trasferita a due passi, nel convento dei Frati Cappuccini, dove sarà affiancata alla biblioteca provinciale “Bartolomeo Barbieri” che apre le porte nell’adiacente piazza Vallisneri. Due realtà che sono sovrapponibili e capaci così di dar vita a un nuovo unico grande ente custode di ben 200 mila volumi”
    Allora, devo ricordare al clero che mentire è un peccato grave tanto quanto “l’assordante silenzio” che ha circondato questa iniqua operazione. Questa chiesa piccola, arrogante e presuntuosa che si è permessa di cancellare il passato della nostra Diocesi svendendo il suo patrimonio per pochi soldi, e che continuerà a farlo, non è la mia Chiesa.

  34. Giorgio Rispondi

    10/10/2020 alle 12:14

    Stupisce che i media locali si limitino a essere tonfa cassa di risonanza di pomposi e altisonanti comunicati stampa, accecata al punto da non vedere che dietro il paravento di “esposizioni straordinarie” ed eventi pianificati a imbonire il “popolino”, c’è ben altro.
    Ché forse la fondazione Manodori non avrebbe potuto acquistare quel patrimonio sputtanato in piazza come fosse stato meno di rotoloni Regina, dando così un significato al recupero di palazzo da Mosto? O si deve davvero ritenere che l’abbraccio tra diocesi e consiglio di amministrazione della fondazione sia così asfissiante che al cervello dei vertici non arrivi ossigeno?
    Del resto l’asse trono-altare che lega mani e lingua a chi amministra la città non fa sperare nessuna azione da parte della giunta Vecchi.
    Povera Reggio,che alla spasmodica ricerca di tesori che la lancino nell’empireo della contemporaneità, distrugge e disperde i pilastri della propria identità. Un giorno, Reggio cara, ti sveglierai e, troppo tardi, capirai quanto ti sei fatta impunemente rubare. Ma allora potrai sterilmente rimpiangere il mal tolto come oggi rimpiangi i portici di s. Rocco… Ma nessun seme trarrà beneficio dalle tue lacrime!!!

  35. gianni Rispondi

    11/10/2020 alle 04:34

    Finalmente i cittadini scoprono gli altari ! Era ora.

  36. Franca Rispondi

    11/10/2020 alle 18:20

    Meglio:gli affari

  37. geremia Rispondi

    20/10/2020 alle 16:45

    Importante apparire e vendere per cultura una meschina svendita di libri, qualcuno anche di pregio, che, senza sceneggiata di questo tipo, si potevano collocare presso qualsiasi venditore di libri usati o meglio arricchire qualche biblioteca scolastica o di un Comune della provincia. Importante imbonire i cittadini e far crescere che sono lanterne anche le lucciole. Che sia lo stile della scuola politica che si vuol realizzare ?

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